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Cronache
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Brucia un pino loricato, simbolo del Parco del Pollino
Ancora una volta i volontari in prima linea contro i roghi
Teresa Liguori, Consigliera nazionale ItaliaNostra
Continuano i roghi nel Parco del Pollino.
Questa volta l’episodio è stato particolarmente odioso non per la vastità della superficie percorsa dal fuoco quanto per il fatto l’incendio ha interessato il tronco di un pino loricato. Il fatto è avvenuto il 23 settembre us, in località Piani del Pollino.
Le conseguenze sarebbero state ancora più pesanti, se alcuni escursionisti, presenti sul posto, non fossero subito intervenuti a spegnere il fuoco prima che si propagasse fino alla Serra delle Ciavole. Ancora una volta i volontari in prima linea contro i roghi.
Il pino loricato (Pinus leucodermis), è considerato un relitto di altri tempi, sopravvissuto alle grandi glaciazioni. Un albero monumentale, che cresce isolato su spuntoni di roccia, quasi una sentinella a proteggere il Parco.
Questa volta non è riuscito a proteggersi da mani assassine.
Tra le specie arboree più suggestive ed imponenti della flora italiana ed europea, è molto rara, la sua diffusione è limitata solo alla penisola Balcanica e ad alcuni massicci dell’Appennino meridionale: Monte Alpi e M. La Spina in Basilicata, Pollino e Monti di Orsomarso in Calabria.
L’incendio di domenica scorsa conferma quanto sia urgente che vengano adottate delle misure immediate di salvaguardia per questi pochi esemplari di pino loricati rimasti e per l’intero territorio del Parco del Pollino e quanto sia attuale l’appello del presidente Napolitano per la mobilitazione permanente dei cittadini contro i roghi.
ItaliaNostra chiede che, oltre a coinvolgere la popolazione nella “custodia” vigile del patrimonio naturale, siano chiamati alle loro responsabilità coloro che, pur avendo il compito istituzionale di controllare e tutelare, non hanno adottato le giuste misure di prevenzione e di protezione, mettendo così in serio pericolo l’esistenza di beni preziosi quali i pini loricati e tutta le superfici boscate percorse dai roghi all’interno del Parco del Pollino.
Iniziative
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LUCCA/ PAESAGGIO E LINEE ELETTRICHE
Sull'inaccettabile impatto paesistico della nuova linea elettrica ad alta tensione Vinchiana-Filettole è intervenuta la Sezione lucchese di Italia Nostra con la seguente nota inviata a Comune di Lucca e Soprintendenza il 28.09.07
Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
La Società Terna sta per iniziare la costruzione della nuova linea elettrica ad alta tensione Vinchiana-Filettole. Questa nuova linea attraverserà gran parte del territorio comunale che va dal Morianese alla Cappella, a S. Alessio, a Cerasomma impiegando enormi nuovi tralicci metallici variabili da 25 a 40 metri di altezza e portanti fili con una tensione di 132.000 kw.
Solo una minima parte di questo percorso è stato previsto in interrato così che la realtà paesaggistica (ma anche economica) delle colline ne risulterà gravemente danneggiata, se non addirittura compromessa. Questo, nonostante lo specifico vincolo paesistico che le interessa tutte, assieme alla fascia fluviale.
Gli invadenti nuovi tralicci interesseranno ambiti di insediamenti umani, di ville storiche, di case sparse, di territori boscati, di preziosi paesaggi agrari terrazzati con vigne ed olivi, di singoli edifici sottoposti a tutela (come il deposito per le acque minerali di Lorenzo Nottolini a S. Lorenzo di M.no) …..
Le varie attività agrituristiche impiantate in modo sostenibile in tutta la zona hanno contribuito finora al recupero del patrimonio edilizio e sono una risorsa essenziale per la manutenzione del paesaggio agrario, perché costituiscono una indispensabile integrazione economica per gli operatori agricoli ai fini della loro attiva permanenza in loco. Esse subiranno evidentemente un forte danno alla loro immagine, appetibilità e capacità di richiamo, perché incompatibili con l’impatto visivo diretto delle nuove strutture con probabili conseguenze negative sul ruolo di presidio ambientale svolto lì dagli attuali operatori.
La nuova linea elettrica taglierà anche quell’area agricola in margine al fiume Serchio e in località S. Alessio che questa Associazione da tempo invita a inserire tra i patrimoni paesistici da tutelare rappresentando forse l’ultimo lembo di ambiente agrario e di corti rurali rimasto ancora pressoché incontaminato in tutto il territorio lucchese. Qui, ove sembra di aver sventato definitivamente, con la nuova Amministrazione, lo snaturante progetto di campo e attrezzature per il golf, non vorremmo che ora gli enormi tralicci dell’alta tensione ne compromettessero un conveniente recupero a testimonianza della struttura agraria storica della pianura.
La linea ad alta tensione si rende utile e indispensabile per la vita e le attività della nostra società? Bene, non ostacoliamola, ma pretendiamo che sia fatta con un investimento idoneo in modo da non creare irreparabili danni ai valori paesaggistici e all’equilibrio ambientale presenti nella zona e che ne costituiscono anche il suo valore economico. L’interramento della linea progettata risponderebbe positivamente ad ambedue le esigenze, ed anche a quelle (mai completamente rassicuranti) nei confronti della salute dei cittadini. Non è più il tempo del disinvolto e selvaggio sfruttamento territoriale che ha caratterizzato gli anni del boom economico dello scorso secolo!
Comune di Lucca e Soprintendenza possono, anzi debbono, richiedere e pretendere questo.
Iniziative
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ANCORA DISTRUZIONI DI CORTI RURALI!!!
Gli ennesimi cascinali di corte possono essere abbattuti e ricostruiti per farne abitazioni. Questa volta è interessato il territorio di Segromigno. Ecco la nota inviata il 25 settembre 2007 al Sindaco di Capannori (Lucca).
Roberto Mannocci, presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
Ancora un'altra corte rurale sta per essere distrutta!
Ci segnalano che in via dei Gheghi, a Segromigno, si sta per abbattere un'intera ala di corte Frosi per costruirvi, ex-novo, alcune abitazioni. Questa corte ha subìto nel tempo molti rimaneggiamenti, ma ha ancora pienamente leggibile il particolare impianto a tre file di edifici che si affacciano su due aie collegate alla strada con ponticelli arcuati sopra il rio Vione. Proprio la breve ala più a sud, costituita da cascine in apprezzabile muratura in pietra arenaria e cotto e in gran parte con mandolate, verrebbe completamente abbattuta. In precedenza nell'ala in questione si era insediata un'attività artigianale che la ha contornata di un'infinità di strutture precarie, strutture tutte utili (pensiamo) per il passaggio alla volumetria delle nuove abitazioni
Non sappiamo se quanto segnalatoci si è già concretizzato in un nuovo permesso dell'Amministrazione. Ma visti i precedenti la cosa appare più che credibile.
Sig. Sindaco, non chiediamo bizantinesche pezze pseudo-giustificative sulla regolarità dell'operazione da parte dei suoi Uffici, noi chiediamo semplicemente se quello che Lei e la Sua Amministrazione, ma anche le stesse norme globalmente interpretate, intendono e vogliono come "recupero" delle corti rurali è costituito da queste integrali distruzioni materiali e tipologiche che a più riprese abbiamo segnalato, come a Toringo e a Lammari.
Poiché ci auguriamo che Lei non possa condividere questo modus operandi, due sono le cose che ci sentiamo di indicare:
1. Che le contraddittorie norme vigenti del Regolamento siano considerate nella loro interezza prescrittiva e non solo negli aspetti permissivi che pure vi compaiono;
2. Che le fumose regole vigenti sulla salvaguardia di questo patrimonio tipologico vengano urgentemente riscritte cancellandone l¹inaccettabile aleatorietà e discrezionalità.
Ad integrazione della nota sovrastante ecco i seguenti dati:
1. L'intervento di demolizione e ricostruzione è stato autorizzato dall'A.C. in questo anno 2007
2. Al posto dell'ala di corte abbattuta sorgeranno ben 8 unità abitative. Inoltre altre unità abitative verranno costruite con altra concessione nei terreni adiacenti alla corte.
3. Lo strumento urbanistico non classifica questa ala di cascine che verrà abbattuta come appartenente ad una corte, ma come semplice sede di attività artigianale. Questo chiaramente connota come lo strumento urbanistico sia carente anche sulla rilevazione dello stato preesistente.
Proposte
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ItaliaNostra:
potenziamo il corridoio ferroviario jonico
Teresa Liguori, Consigliera nazionale ItaliaNostra
Su un settimale nazionale, in edicola in questi giorni, abbiamo letto un’intervista al ministro dei Trasporti Bianchi, dal titolo “L’Italia finirà a Gioia Tauro”.
Il ministro, riferendosi ai lavori di ampliamento dell’autostrada A3 nel tratto Gioia Tauro-Reggio Calabria, esprime timori per la prossima apertura dei cantieri ANAS che dureranno 4 anni e che metteranno a dura prova il traffico da e per la Sicilia.
L’on.le Bianchi pensa a soluzioni alternative per affrontare sopra tutto l’emergenza da traffico pesante, utilizzando dei collegamenti per via aerea dalle città del Nord fino alla Sicilia e via mare dai porti di Vibo Valentia, Gioia Tauro, Salerno fino a Reggio e Messina.
Tra le proposte che il Ministero dei Trasporti adotterà dal 1°ottobre pv. dovrebbe scattare quella di un ecobonus per quei trasportatori che accetteranno di privilegiare il trasporto su nave a quello su gomma, mentre verranno acquistati una decina di treni,
finanze permettendo, per creare una sorta di metropolitana extraurbana tra Reggio C. e Gioia Tauro per la mobilità dei pendolari.
Tutto questo caos dei trasporti nel tratto calabrese della A3 si sarebbe potuto evitare da tempo se i governi nazionali e regionali avessero rivolto, negli anni passati, maggiore attenzione allo sviluppo ed al potenziamento doveroso ed improcrastinabile delle reti ferroviarie joniche e del traffico marittimo dello stesso versante, le famose Autostrade del Mare che ItaliaNostra nazionale aveva proposto sin dal 1999 nel corso
dell’importante Convegno di Portoferraio (Isola d’Elba).
Una politica regionale poco o affatto lungimirante ha fatto sì che, all’interno della Calabria, ci fossero figli e figliastri, si investissero molte risorse per lo sviluppo delle infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali e marittime nel versante tirrenico e poco o nulla si programmasse per il lato jonico della regione, che è rimasto sempre più isolato e, pertanto, poco sviluppato.
Nessuna guerra in famiglia, per carità. A nostro avviso, le risorse economiche dovevano essere stanziate in misura equilibrata sui due versanti della regione.
La debolezza di un’area così vasta della Calabria non aiuterà la regione nel suo complesso a decollare, alla stessa stregua della debolezza del meridione a confronto con l’Italia intera, come ha recentemente affermato il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi.
Ritornando al nocciolo del problema, incentivare l’ utilizzo della tratta ferroviaria jonica, particolarmente per il traffico pesante, nei collegamenti dall’Adriatico, dalla Puglia, dalla Basilicata e non solo fino alla Sicilia, avrebbe comportato la decongestione del traffico merci sul versante tirrenico, ed in particolare quello su gomma, con conseguente alleggerimento del volume di traffico sull’autostrada A3 sempre a rischio di collasso, con conseguente risparmio di numerose vite umane e con la riduzione dell’inquinamento atmosferico.
Speriamo che i tempi siano maturi per un’auspicabile inversione di tendenza.
Qualche segnale lo abbiamo colto. Abbiamo notato infatti che, a seguito della pubblicazione il 10 settembre scorso di un nostro articolo su un quotidiano locale sul problema “degrado degli ambiti ferroviari a Crotone e sicurezza, potenziamento e sviluppo delle l inee ferroviarie joniche”, ci sono stati degli interventi autorevoli sia a livello comunale che regionale.
Identica attenzione anche da parte dei media, che hanno posto questo tema al centro del dibattito sul futuro sviluppo di Crotone e del suo territorio.
A questo punto, la cittadinanza, nelle sue varie componenti, non stia più a guardare gli eventi, ma svolga quel ruolo di vigilanza e di stimolo sulle Istituzioni che fa parte integrante delle sue prerogative.

Iniziative
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LUCCA: SI NEGA L'URBANISTICA E SI FA SOLO SPECULAZIONE!
Il piano attuativo presentato dalla società Valore spa nell'area del quartiere di S. Anna, a Lucca, moltiplica i devastanti effetti di un piano urbanistico che è solo favoreggiamento di operazioni edilizie, operazioni sempre più grosse e sempre più incapaci di rapportarsi all'esistente e di rappresentare una qualsiasi idea di città.
Ecco l'allarmata e articolata nota inviata dalla Sezione lucchese di Italia Nostra a tutti gli Organismi comunali.
Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
CONSIDERAZIONI GENERALI
Valutazioni di politica territoriale - Lo scopo dei Piani attuativi è quello di fornire proposte dettagliate di forme urbane. Quando uno strumento urbanistico generale rimanda alla discussione e all’eventuale approvazione successiva di questi micro-strumenti urbanistici è perché ha constatato che l’importanza dell’intervento richiede un approfondimento che abbisogna di una proposta dettagliata che non necessariamente deve essere accettata tout court, ma deve essere valutata nella sua “compatibilità urbana”. E’ in questo senso, quindi, che l’A.C. deve fare le sue valutazioni sul significato e sui riflessi urbani che ogni proposta di Piano attuativo riveste. La previsione del passaggio intermedio costituito dal Piano attuativo che si pone tra Piano generale e singole autorizzazioni edilizie apre (per l’importanza della funzione, per la consistenza volumetrica possibile, per il significato e il valore del contesto...) il campo ad ogni considerazione non solo tecnica, ma anche e soprattutto di politica territoriale, pur nell’ambito delgli strumenti generali vigenti.
Questo per chiarire, in generale, che non basta che una qualsiasi proposta di Piano attuativo resti negli ambiti massimi quantitativi e/o qualitativi fissati dallo strumento generale perché debba essere recepito in forma automatica, ma, trattandosi di strumento urbanistico con lo stesso iter di coinvolgimento collettivo proprio degli strumenti urbanistici, ne deve essere verificata la sua compatibilità urbana, ambientale, architettonica, funzionale… assieme alla sua coerenza e convenienza con gli interessi generali. A fare queste valutazioni infatti (sia nella fase di adozione del Piano attuativo che in quella di approvazione) è chiamato il Consiglio Comunale ovvero l’Organo che fa le scelte di politica territoriale.
Verifica dei limiti di sostenibilità - Ogni proposta di Piano attuativo non solo deve rispettare i limiti previsti dal Regolamento Urbanistico, ma deve essere contemporaneamente coerente con le indicazioni generali dettate dal Piano Strutturale (che è sovra-ordinato rispetto a tutti gli altri strumenti urbanistici) e deve essere verificata, in particolare, la sua compatibilità con i limiti quantitativi massimi da questo fissati sia in generale che per ogni singola UTOE (Unità Territoriale Organica Elementare), ovvero per quegli ambiti funzionali in cui il Piano Strutturale stesso ha suddiviso tutto il territorio comunale. La norma di questi limiti e la suddivisione in UTOE hanno lo scopo fondamentale di non snaturare le singole realtà e di fissare la sostenibilità delle trasformazioni possibili per ognuna di esse a seconda delle proprie caratteristiche.
Il territorio lucchese è stato interessato dalla costruzione di enormi volumetrie sparse in ogni dove. I Piani vigenti hanno fissato i limiti massimi generali di queste trasformazioni, limiti che non possono essere travalicati. L’Amministrazione però non ha mai reso noto se sta svolgendo un dovuto monitoraggio della situazione per verificare se quanto si sta facendo e quanto sta autorizzando rientra ancora in questi limiti e pertanto se risulta legalmente “sostenibile”. E’ giunto l’indifferibile momento in cui (con numeri, autorizzazioni e volumetrie alla mano) si controlli e si dimostri pubblicamente se questi parametri inderogabili (generali e per singole UTOE) sono stati rispettati e quali sono ancora gli eventuali margini rimanenti per ulteriori trasformazioni.
Venendo al caso particolare del Piano in oggetto, pertanto, evidenziamo quanto segue.
CONSIDERAZIONI SPECIFICHE
Viabilità ed edificabilità - Via Einaudi è nata, come già il Viale Luporini, quale viabilità di collegamento ai caselli autostradali di S. Donato. La seconda di queste strade ormai è già divenuta strada urbana perché i piani urbanistici hanno reso edificabili i terreni adiacenti. Ma la stessa fine si sta prospettando per via Einaudi come dimostrano alcune costruzioni ivi già realizzate e come sancisce il piano attuativo in oggetto. La previsione dei 200 appartamenti contemplati in questo Piano, i 300 uffici e le attività direzionali, l’attrezzatura della multisala cinematografica, l’albergo e le residenze turistico/alberghiere, le attività commerciali con la possibilità di impianto, “per trasferimento o per accorpamento” di licenze, anche per medie strutture di vendita ecc. ecc. daranno un bel colpo al ruolo primario di viale Einaudi quale collegamento autostradale. Contro questa illogica urbanistica che trasforma tutta la viabilità di collegamento in viabilità urbana, favorendo speculazioni edilizie nei terreni adiacenti agli assi viari, questa Associazione si è sempre battuta, a cominciare dai mega-centri commerciali (Carrefuor, Media-world, Cornacchie) in aderenza all’”asse suburbano”, fino alle recenti speculazioni edilizie allo scalo merci in margine del nuovo collegamento del sovrappasso ferroviario. C’è la totale mancanza di qualsiasi obiettivo di “buona pianificazione” in questo atteggiamento che porta ad un’escalation perversa di nuovo consumo di suolo con la richiesta di nuova viabilità di collegamento perché quella precedentemente costruita viene offerta alla speculazione edilizia.
Il ruolo urbano delle varie zone – Nell’autorizzare ogni intervento consistente sul territorio non può non considerarsi come questo si pone nei confronti delle strutture insediative esistenti anche a vasto raggio. E’ innegabile che oggi il centro storico soffre drammaticamente per la perdita di qualsiasi ruolo, di qualsiasi identità e di qualsiasi richiamo per i lucchesi: in calo vertiginoso i residenti stabili, ormai quasi totalmente assenti gli uffici privati, l’attività commerciale sempre più limitata a quella ad indirizzo turistico, la funzione direzionale in accelerata dismissione (dagli uffici comunali finanziari a S. Anna, a parte di quelli provinciali allo Scalo merci, a quelli dell’Agenzia delle Entrate a Guamo, all’Arpat che trasloca da via Vallisneri ….). Orbene cosa provocheranno in questo panorama già desertificato del centro storico i 200 nuovi appartamenti contemplati nel piano (cui vanno sommate le previste residenze turistico- alberghiere che molto spesso sono solo degli stratagemmi che nascondono nuove residenze ordinarie), i 300 nuovi uffici, la nuova multisala cinematografica che farà chiudere l’ultima funzione di attrattiva ancora presente nella città antica, il nuovo centro commerciale di media distribuzione possibile per “accorpamento di licenze”?
Cosa provocheranno nel centro storico e cosa provocheranno localmente? Sono domande che l’Amministrazione deve porsi per fare, con coerenza le scelte conseguenti perché altrimenti non hanno senso le recenti lamentele per la fuga dell’Agenzia della Entrate.
Quale nuovo pezzo di città? – Il Piano presentato dalla Società Valore, per consistenza e impatto (132.000 mc, H massima 22 ml, quindi fino a 7 piani di vita) si propone come un nuovo quartiere urbano da costruirsi ex novo. Ma quale disegno urbano esprime, quale idea di città? Nonostante ogni edificio contempli in interrato un proprio parcheggio di riferimento, l’intera superficie lasciata libera dall’edificazione è ossessivamente coperta da parcheggi di superficie. Le poche aree verdi (ma veramente poche) sono in dotazione privata dei soli edifici residenziali. Con esclusione di una piccola, insignificante e invivibile “piazza pubblica con fontana”, che è solo proscenio all’edificato, non esiste alcun tessuto connettivo per la vita pubblica di relazione e il “verde” pubblico è limitato ad alcuni filaretti di alberi collocati nei “marciapiedi” che separano una fila di auto dall’altra. Ovvero tutto questo spazio comune assumerà, moltiplicandolo, l’aspetto dei parcheggi del Palafiera o del viale Carducci, anche se la superficie sarà “drenante”. Se questo così alto numero di parcheggi auto non è altro che quel minimo prescritto dagli standard per le varie funzioni ivi previste e se questi stalli comportano l’esaurimento della superficie disponibile, tanto da non permettere che il complesso abbia alcuna degna articolazione di spazi per la vita urbana di relazione, questo è indice che il Piano è concettualmente e sostanzialmente sovradimensionato, anche se “burocraticamente” rispetta i parametri “burocraticamente” espressi dal R.U. Qui spetta alla valutazione dell’Amministrazione comunale se vuole che sia costruito un “pezzo di città” per i suoi cittadini oppure un assurdo agglomerato di auto ed edifici ammonticchiati. Se l’obiettivo che si persegue è il primo (come ci auguriamo), il drastico ridimensionamento quantitativo e qualitativo dell’intervento è indispensabile, per ricondurlo, almeno, da operazione speculativo-edilizia in operazione urbanistica.
Iniziative
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IL MOSTRO SUL LAGO/3
Sull'annosa questione del nuovo teatro pucciniano, in costruzione a Torre del Lago, è stata inviata da Italia Nostra una nuova lettera ai Ministri Rutelli e Pecoraro Scanio richiedendo l'irrinunciabile abbattimento delle mostruose torri sceniche in cemento.
Giovanni Losavio, Presidente nazionale di Italia Nostra
Nicola Caracciolo, Presidente Consiglio toscano di Italia Nostra
Roberto Mannocci, Consigliere nazionale di Italia Nostra
Mariarita Signorini, Consigliere nazionale di Italia Nostra
Antonio Dalle Mura, Presidente di Italia Nostra, sezione Versilia
Lo scorso 4 settembre questa Associazione ha organizzato un convegno per trattare le varie emergenze ambientali e paesaggistiche che interessano il lago di Massaciuccoli e la Versilia.
In tale occasione a più riprese abbiamo evidenziato il tema del grande nuovo Teatro Pucciniano in costruzione sulle rive del lago. Come nelle nostre precedenti note, ribadiamo le ragioni che si oppongono alla localizzazione di una così complessa opera.
•Aspetti paesaggistici e urbanistici - L’area che è stata scelta per il nuovo teatro interessa un lembo di terra a ridosso del lago che invece era necessario recuperare alla sua naturalità dopo la dismissione dell’attività estrattiva della torba. Si tratta dunque di un’”area tutelata per legge” a norma dell’art. 142, comma 1, lett. b), del Codice dei beni culturali e del paesaggio, in ragione appunto della speciale naturalità del luogo. E non solo si è operato sulla riva, ma per il ricercato contatto diretto con il lago si è proceduto ad estendere la superficie della costruzione nell’area del bacino tramite un sistema di palificazioni, non considerando la drammatica situazione ambientale che grava sul lago stesso e che rischia di farlo scomparire definitivamente. Una scelta che è un assurdo paesaggistico e ambientale in un’area protetta.
•Aspetti culturali – Se la finalità della nuova costruzione era quella di celebrare il genio musicale di Puccini (nel 2008 cade il 150° anniversario della nascita) il modo più corretto sarebbe stato quello di conservare nella sua naturalità e nella sua wildness le sponde lacustri tra le quali il Maestro amava cacciare, riposarsi e trovare ispirazione. Insomma il lago nella sua naturalità non è soltanto un luogo di grandissima valenza ambientale, ma deve essere considerato anche un vero e proprio parco culturale intimamente legato alla vita e all’arte di Puccini. La costruzione del nuovo teatro (e l’abbattimento dell’indegna struttura provvisoria del vecchio teatro che oggi ancora esiste) poteva essere fatta con impatto di gran lunga inferiore salvaguardando naturalità e cultura di questo ambiente, allontanando convenientemente la nuova costruzione da queste sponde.
•Aspetti architettonici – Materiali e forme prescelti per questo macro-intervento (teatro all’aperto per 3200 posti, sala sottostante coperta per 500 posti, oltre a tutte le attrezzature necessarie alla funzionalità) sono davvero impropri. La presenza di quattro enormi torri per le attrezzature di scena (originariamente nate anche con l’intenzione di dare una copertura al palcoscenico) portano a ridosso dell’acqua una dimensione verticale che è del tutto estranea al piatto paesaggio lacustre e che nessuna correzione dei materiali sarà in grado di mitigare. L’impatto delle torri sceniche non può essere né corretto né mitigato con qualche stratagemma cromatico o materico, come ha dovuto riconoscere lo stesso Vittorio Sgarbi. A margine, non possiamo non considerare come, nonostante il consistente investimento di istituzioni pubbliche (Comune di Viareggio, Fondazione Festival Pucciniano, Provincia di Lucca, Regione Toscana) e della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena, l’opera, che ha avuto un iter assai controverso e “avventuroso”, non abbia mai perseguito quel requisito della qualità che doveva essere il primo obiettivo necessario per una degna celebrazione di Puccini.
A fronte di questa situazione e anche considerando che a seguito delle nostre precedenti segnalazioni il Ministero per i BB. e AA. CC. ha incaricato l’arch. Roberto Cecchi di verificare lo stato dell’opera e di studiare assieme agli altri Enti una riduzione dell’inaccettabile impatto (ormai riconosciuto da tutti), Italia Nostra sottolinea come, per far questo e per ridare dignità ad una iniziativa celebrativa alla quale guarda il mondo intero, l’operazione minima, ma indispensabile, sia l’abbattimento totale delle attuali quattro torri sceniche in cemento e la loro sostituzione con elementi “telescopici” che le attuali tecnologie possono permettere. Ben sappiamo che per far questo occorrono nuovi investimenti, ma il nome di Puccini e l’assoluta necessità di una sua degna celebrazione non dovrebbero rendere difficile il reperimento dei necessari finanziamenti.
Questa è la proposta, concreta e fattibile, che ci sentiamo di avanzare, ferme rimanendo le ragioni di radicale incompatibilità ambientale della localizzazione del nuovo teatro (che non si è saputo e voluto contrastare).
All’obiezione che da qui all’estate del prossimo anno non ci sono i tempi tecnici per la progettazione e la costruzione dei nuovi elementi scenici “telescopici”, rispondiamo che sono trascorsi sette mesi dalle nostre prime segnalazioni rimaste prive di ascolto e che il prossimo anno la struttura teatrale potrà funzionare eventualmente anche ricorrendo a strutture metalliche stagionali, mentre si potrà procedere successivamente alla realizzazione della struttura scenica definitiva nel modo anzidetto.
Fidando in un favorevole accoglimento della proposta, inviamo i migliori saluti.




Segnalazioni
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NO AL FAR WEST DEI CERTIFICATI VERDI
“Eolico e biomassa, rispettando la
sostenibilità dei territori e l’ambiente”
Premesso che:
in Italia è un proliferare di mega impianti eolici ed a biomassa industriali, con il conseguente e ripetuto ricorso da parte delle lobby energetiche all’uso del ricatto economico ed al non rispetto delle leggi, al solo scopo di accaparramento dei “certificati verdi”, ovvero gli incentivi che lo Stato mette a disposizione;
in moltissimi casi le società energetiche e gli enti titolari delle autorizzazioni non prendono in considerazione la sostenibilità territoriale e le norme di tutela dei territori ove tali impianti industriali sorgono, unitamente alle garanzie di trasparenza ed informazione ai cittadini;
le grandi potenze dispiegate per l’eolico sui crinali montuosi dell’Appennino avvengono in assenza di linee guida nazionali in materia che tengano conto dell’allocazione degli impianti e l’effettiva convenienza dal punto di vista della produttività energetica e spesso la “lobby del vento” agisce come se fosse nel Far West, al solo scopo di accaparrarsi i certificati verdi, peraltro in presenza di una totale reticenza da parte dei gestori degli impianti a fornire i dati sull’effettiva produzione di elettricità che, oltre a non garantire la trasparenza necessaria a queste attività industriali, solleva forti dubbi anche sulla validità tecnica di queste scelte;
le società che realizzano grandi impianti a biomassa, con potenze mediamente pari o superiori a 10 MW, talvolta di ben 35-40 MW (Mercure,Calabria, Basilicata, Liguria, Sannio, etc) impongono una “insostenibilità” rispetto al reperimento in loco della biomassa vegetale, dal momento che per far funzionare una centrale da 30 MW è necessario bruciare non meno di 400.000 tonnellate di biomassa vegetale e che tale fatto “innesca” un vero e proprio "disboscamento feroce", in molti luoghi all’interno di aree protette con futuro degrado, dissesti idrogeologico, ed effetti nefasti per le condizioni microclimatiche locali, così come sta avvenendo in silenzio sulla Sila e sul Pollino, dove nell’area dell’Orsomarso una società del nord si è dichiarata pronta a prendere in gestione i boschi comunali in cambio di "un piatto di lenticchie" per trasformali in “biopellets o cippato vergine”.
A meno che non si voglia importare legname dall'est o dall'Amazzonia questo disegno perverso mira a riconvertire le biomasse in impianti funzionanti a CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti) ovvero in veri e propri inceneritori di rifiuti camuffati, così come purtroppo sta accadendo in molte località italiane;
Le scriventi associazioni, comitati e cittadini, nel denunciare torbidi "affarismi” avallati sia a destra sia a sinistra con lo scopo di accaparrarsi i soldi dello Stato, con alcune associazioni di ispirazione ambientalista a fare da “sirene” contro i comitati di cittadini e associazioni schierate a favore del rispetto della legalità e delle garanzie per la salute dell’ambiente e dei cittadini che rischiano di pagare con i propri soldi in molti casi vere e proprie speculazioni ai danni dei contribuenti;
La Ola (Organizzazione Lucana Ambientalista) coordinamento Comitati di cittadini promotrice dell’appello, e le Associazioni firmatarie,
chiedono
che il Ministro dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare promuova l’emanazione, da parte del Governo, delle linee guide in materia di energia prodotta da fonte eolica e da biomasse, con le norme di salvaguardia delle ZPS (Zone di Protezione Speciale) e di tutela dei parchi, oggi esposti ad un degrado ed una distruzione sistematica legalizzata.
Si chiede inoltre una moratoria di tre anni per i tagli forestali produttivi nelle aree protette, SIC e ZPS anche al fine della compensazione delle superfici interessate dagli incendi dell’estate 2007, nella more dell’auspicabile nuova legge quadro forestale.
Organizzazione Lucana Ambientalista
Iniziative
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LUCCA/
È URGENTE UN NUOVO
PIANO URBANISTICO
La Sezione lucchese di Italia Nostra torna a sollecitare una profonda ri-scrittura degli strumenti urbanistici vigenti nella città murata per salvare storia, paesaggio e identità del territorio
Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
Con soddisfazione abbiamo letto sulla stampa della decisa presa di posizione da parte dell'Assessore lucchese Nanni Santini contro gli attuali strumenti urbanistici che regolano (si fa per dire!) il territorio comunale.
L'intervento di Santini è importante perché dà forza all'intenzione manifestata chiaramente dal Sindaco di addivenire alla revisione di questi strumenti, attestando che questa esigenza è condivisa all'interno della Giunta.
Noi condividiamo molti dei punti toccati da Santini, dallo sviluppo sostenibile all'inefficacia del PIT regionale, dalla necessaria salvaguardia dell'identità e funzionalità dei sobborghi alle pressioni dei piccoli e grandi poteri economici alla deleteria generale trasformazione di garages, serre, capannoni e annessi vari in appartamenti alberghi, strutture commerciali......
Il nostro appello avverso l'urbanistica del "tutto ovunque", sembra sia stato recepito almeno da qualcuno! Ci scandalizza, invece, l'assoluto silenzio delle forze di opposizione, che pure durante il trascorso mandato amministrativo si erano schierate con grandi parole e con dichiarazioni urlate contro questo modo di pianificazione territoriale e che oggi, quando bisogna dare forza e indicazioni per una drastica e urgente ri-scrittura degli strumenti urbanistici per salvare del territorio quello che ancora è possibile, tacciono totalmente, perpetuando l'ambiguità della campagna elettorale in questo settore.
Ribadiamo i principi essenziali che, secondo noi, devono stare alla base in questa revisione degli strumenti urbanistici, che deve essere drastica.
A. Che la revisione sia libera, nell¹esclusivo, superiore e generale interesse dei cittadini e del territorio. I diritti acquisiti esistono solo in casi limitatissimi, non esistono obblighi perequativi, ma devono essere tutelati gli interessi generali.
B. Che la ri-scrittura sia partecipata, chiamando l¹intera cittadinanza a portare idee su quelle che costituiranno le scelte fondamentali e le linee guida del futuro della città (specie in riferimento a quei grandi "contenitori" che definiscono l'assetto urbano e territoriale).
C. Che la ri-scrittura sia tecnicamente all¹altezza del valore del nostro territorio e dello strumento da elaborare e che in essa non siano coinvolte professionalità che possono essere espressione di interessi particolari.
D. Che, nelle more di questa generale ri-definizione, si proceda all¹adozione di norme di salvaguardia specifiche e generali perché le storture più macroscopiche oggi presenti non provochino ulteriori danni (terrazzi nel C.S., serre, volumi seminterrati, assurdi progetti-norma, corti rurali ecc. ecc.).
Ecco noi vorremmo vedere che tutte le forze politiche dessero forza a questi necessari cambiamenti, portando ciascuna un proprio autonomo contributo e coinvolgendo i cittadini per la ri-scrittura di un vero Piano urbanistico contro quello che è solo uno sfacciato lasciapassare di operazioni edilizie.
Cronache
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------RIFLESSIONI DOPO L'ESTATE DEI ROGHI
Teresa Liguori, Consigliera nazionale ItaliaNostra
Davanti alla tragica scomparsa di numerose vite umane, alla distruzione di molte migliaia di ettari di aree verdi e di vegetazione protetta andata in fumo, (ben 20.000 ha percorsi dal fuoco solo nei parchi nazionali e nelle riserve), alla perdita di numerosa fauna selvatica, avvenute nel nostro Paese ed in particolare nelle regioni meridionali nel mese di agosto, con il 70% di incendi in più rispetto all’anno precedente, non c’è che da restare impietriti per la vastità dell’emergenza ambientale che ha coinvolto direttamente ed indirettamente un gran numero di cittadini.
Riesce difficile tacere, tanto meno contenere la rabbia e l’indignazione per le sofferenze terribili conseguenti alle azioni criminose di coloro che papa Benedetto XVI non ha esitato a definire "criminali contro l'umanità", che "hanno messo a rischio l'incolumità delle persone" distruggendo "il patrimonio ambientale, bene prezioso dell' intera umanità".
Ad opporsi strenuamente alla distruzione, (ricordiamolo), sono state tanti uomini coraggiosi e generosi che hanno lavorato in condizioni durissime, giorno e notte, per fermare i roghi, per salvare vite umane in pericolo, per consentire ad alberi, siepi, animali di continuare a vivere.
A queste persone straordinarie, volontari, operai, vigili del fuoco e forze dell’ordine, che hanno fatto il loro dovere, anticipando il rientro dalle ferie, non restando negli uffici tra le carte, ma scendendo in azione con senso di responsabilità e spirito di sacrificio, va la nostra riconoscenza.
Ma, aldilà degli episodi di dedizione, bisogna chiedere conto alle autorità responsabili, a tutti i livelli, nessuno escluso, dei tanti errori commessi, a partire dalla scarsa o meglio inesistente prevenzione di questi incendi, pur sapendo che l’estate 2007 sarebbe stata torrida. L’emergenza roghi non è ancora conclusa, purtroppo, ma andrà fatta un’indagine approfondita sui ritardi negli interventi di soccorso, sul mancato coordinamento degli stessi, sui controlli che non si sono fatti, sul mancato rispetto delle leggi, che pure esistono, vedi la 353/2000, e della legalità, sull’nquinamento dell’atmosfera sia per l’incremento delle emissioni di CO2 nell’aria che per l’ aumento delle temperature, sulle pene non adeguate alla gravità ed all’estensione del fenomeno nonché all’allarme sociale che provocano.
Il Presidente Napolitano ha auspicato “una mobilitazione permanente”contro i roghi estivi.
Da parte nostra, faremo responsabilmente la nostra parte, cercando di essere testimoni di un’attenzione costante per l'ambiente, sviluppando e divulgando “l’etica della cura” anche attraverso attività di educazione, formazione e sensibilizzazione dei cittadini e non solo.
L’occasione del prossimo 1° Settembre, proclamato dalla Chiesa cattolica "Giornata per la salvaguardia del Creato", è davvero preziosa per promuovere una riflessione collettiva sulle nostre responsabilità di uomini e donne abitanti nell’unica terra che, per citare un antico detto pellerossa, “non abbiamo ereditato dai nostri padri ma abbiamo ricevuto in prestito dai nostri nipoti”…
Pubblichiamo di seguito una breve cronaca, scritta da un socio di ItaliaNostra, che vive in un piccolo centro montano ricadente nel Parco nazionale del Pollino, in Calabria, territorio percorso nei giorni scorsi da numerosi roghi di origine dolosa.
È una testimonianza delle ferite che il fuoco ha lasciato dietro di sé, sconvolgendo l'ecosistema di buona parte di un territorio montano di straordinaria bellezza, di un paesaggio suggestivo violato da incendiari assassini, delinquenti che hanno causato danni e perdite incalcolabili.
Una settimana di fuoco tra i monti del Parco del Pollino
Io non ho avuto il coraggio di fotografare quello che ho visto nelle ultime settimane nel mio paese. Nemmeno i vecchi con cui ho parlato si ricordano di aver assistito mai ad un disastro simile nei tanti anni della loro vita.
Hanno incendiato tutto nella valle del Lao: leccete, macchia, faggi, querce secolari: tutto. La Fresta (foresta), la Montagnola fino a Scorpani-Orsomarso, La Fagosa, Piano di Fosse, Colle di Trodo, Scaricapietre, Tremoli, Vignali, La Massa-Lariuso, San Rocco, San Filippo.
Gli animali dai boschi scappavano, faine e ricci investiti dalle auto sulla ss Scalea-Mormanno, i falchi gridavano nel cielo pieno di fumo forse avendo abbandonato i piccoli nei nidi tra le fiamme, mentre la gente cercava di salvare i propri orti, gli uliveti sbattendo sulle fiamme disperatamente rami verdi di ginestra. Il sole era rosso, si soffocava.
Ho chiamato alle 13,08 di lunedì 20 Agosto il 1515 per l'incendio che è partito sulla montagna di fronte al paese, poi diverse volte ogni giorno fino all'altro ieri martedì 28 Agosto quando ho lasciato Papasidero mentre il fuoco (quello del 20 trascurato all'inizio per 3 giorni e poi mai spento del tutto!) bruciava le verdi leccete di Lariuso al confine con Laino Castello sul fiume Lao e dove spero che gli imponenti lecci secolari abbiano fermato il fuoco con la frescura e la pulizia naturale del loro sottobosco.
In questi giorni ho parlato più volte col 1515 di Roma, col 800496496 di RC, con la sede operativa di CS. Dall'inizio dell'incendio del 20 Agosto hanno mandato i canadair solo dopo 3 giorni e non hanno nemmeno spento i focolai che il vento ha portato al monte Ciagola e poi giù alla Massa e quindi a Lariuso.
Intanto i piromani (uno vestito bianco è stato avvistato anche in un caso da alcuni anziani mentre innescava un incendio) hanno incendiato le altre località e non bastavano nemmeno 2 canadair solo per Papasidero o gli elicotteri di Mormanno. A Papasidero c'è la sensazione rassegnata che sia tutto finito, il verde si intende, non gli incendi. Alcuni volontari hanno spento un incendio appena appiccato sulla via di contrada Vitimoso nei pressi di una casa con un invalido all'interno. Ora si spera che qualcuno tagli i lecci bruciati per far ricrescere i giovani in modo che tra 10 anni qualcosa ritorni come prima, nuovi incendi permettendo.


Iniziative
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CAPANNORI (LUCCA)/
DISTRUTTE ALTRE CORTI RURALI
Un piano regolatore che non riesce a tutelare gli elementi identificativi di un territorio è un piano "da buttare" o almeno da rivedere integralmente. Non bastano buone parole... amministrare significa fare!
Questa volta è stata distrutta una corte rurale in frazione Lammari.
Ecco la nota inviata al Sindaco di Capannori dalla Sezione lucchese di Italia Nostra.
Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
A distanza di pochi mesi questa Associazione è costretta ad intervenire nuovamente sul tema in oggetto.
Questa volta ad obbligarci a questa segnalazione è la brutale “ristrutturazione” che interessa una corte in via dei Leri nelle immediate vicinanze della pieve di Lammari. Qui dei bei cascinali che ancora la caratterizzavano (v. foto1, immagine aerea eseguita per ns. conto solo 3 anni addietro ) ormai non rimane più segno, sostituiti in toto da un nuovo edificio che ha cancellato interamente mandolate e proporzioni, più alto di un intero piano rispetto al volume preesistente (v. foto 2 e 3, eseguite un mese addietro). L’integrale paramento murario misto pietra e laterizio è rimasto solo al piano terra. I muri superiori con mandolate sono stati abbattuti e sostituiti da leggere strutture di “foratini” interrotti da teorie di 7 aperture seriali per piano. Un’edilizia più da condominio di periferia urbana che da “corte rurale”. Qui è stata anche abbattuta una parte consistente dello storico muro di recinzione, in muratura mista pietra e cotto
Certamente si risponderà che quanto è in costruzione (DIA C03/0057 del 2 maggio 2005) è tutto in regola con le norme del Piano urbanistico vigente e che di questo Piano la Sua Amministrazione non è direttamente responsabile, ma solo in parte…
Giustificazioni che non ci confortano per niente! S