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mercoledì, 28 giugno 2006

Segnalazioni
Esposto all'U.E. sulla Centrale Enel della valle del Mercure



Il Sindaco di Viggianello, Domenico Anastasio e un gruppo di Associazioni (“il riccio” di Castrovillari, il Co.S.A. di Rotonda, Medici per l’Ambiente-ISDE Italia, Italia Nostra Calabria e LIPU Calabria) hanno presentato una denuncia di infrazione alla Comunità Europea sulla Centrale elettrica ENEL della valle del Mercure, situata come è noto in pieno Parco Nazionale del Pollino. L’esposto riguarda diversi aspetti del progetto e riprende quanto emerso dallo studio indipendente Rabitti-Casson, presentato nei mesi scorsi. Nel ricorso vengono segnalati aspetti tecnico-giuridici e viene sottolineata la presenza, nella valle, della lontra, animale tanto raro quanto protetto, il cui habitat subirebbe danni irreversibili con l’avvio della Centrale. Danni che si andrebbero ad aggiungere ai rischi per la salute e ai danni economico-occupazionali per le popolazioni dei comuni del Parco.  Da parte ENEL c’è da segnalare la richiesta, agli Enti competenti – tra cui Amministrazione provinciale di Cosenza e Comune di Laino Borgo – di una ulteriore proroga, addirittura di un anno, per la messa a regime dell’impianto. Fatto questo che suggerisce come inadeguatezze e carenze più volte denunciate non fossero forse solo fantasie degli ambientalisti. Popolazioni, Associazioni ed Enti locali continuano dunque nelle comuni richieste di tutela della legalità e di difesa dei reali interessi e diritti della popolazioni del comprensorio. A chi di dovere, dare finalmente risposte concrete.
Castrovillari 24/06/2006
 
Associazione Ambientalista “il riccio” Castrovillari


lapis



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categorie: 03 segnalazioni

Iniziative
LUCCA/ L'ex caserma: per chi e per che cosa
"Per la nostra eccessiva sensibilità è uno scandalo"

Questo è il testo di un documento inviato il 24.06.06 dalla Sezione di Lucca, alla Soprintendenza ai BAPPSAE di Lucca, al Commissario Prefettizio  e al Direttore Regionale per i BB. CC. e PP. contro la grossa speculazione edilizia che si sta realizzando nell'area della ex Caserma Mazzini, nel centro storico di Lucca.
 
Ci permettiamo di inviare alcune considerazioni sull’importante intervento in oggetto che invitiamo a ponderare. Recentemente la stampa locale ha dato ampia documentazione sullo status dei lavori per il parcheggio interrato iniziato all’interno del grande spazio dell’ex caserma e del progetto di ristrutturazione e nuova costruzione di edifici nello stesso ambito. Non senza enorme sorpresa abbiamo constatato che il progetto (voluto dalla società pubblico-privata POLIS S.p.A., divenuta proprietaria del grande ‘contenitore’ a seguito della munifica ‘donazione’ del Comune di Lucca) prevede la costruzione ex novo di un chilometrico, uniforme edificio residenziale che copre l’intero lato nord dell’area, in una tipologia edilizia a quattro piani e con ballatoio che ricorda da vicino i “serpentoni” delle nostre squallide periferie e che noi pensavamo morta e sepolta. Questo nuovo edificio (di gran lunga il maggiore di tutto il complesso esistente) conterrà, 65 appartamenti di diversa ‘pezzatura’ da mettere in vendita. Complessa è la storia di questo biscione residenziale. Polis, per pubblica dichiarazione del suo precedente Presidente, ne voleva fare degli appartamenti da vendere in multiproprietà. Noi con forza intervenimmo contro questa ipotesi scandalosa, indirizzata tutta verso una visione di Lucca come città turistica, mentre contrapponevamo la necessità di un potenziamento del suo ruolo di centro residenziale stabile, pena la distruzione del suo carattere. Queste reazioni hanno portato ad un ripensamento e alla nascita di un accordo tra Comune e Polis che in qualche modo favorisse in quell’edificio l’impianto di una residenza stabile rispetto a quella vacanziera. È nata così l’intenzione (non ancora scritta) che a chi prometterà di risiedervi stabilmente per almeno 5 anni, la munifica Polis prevede anche uno sconto del 10% sul prezzo di acquisto. Si tratta in realtà di un favoreggiamento molto teorico e diremmo del tutto ipocrita perché Polis non dice che i futuri residenti avranno alcun diritto di prelazione sugli altri.
Ma come è possibile la nascita di questo nuovo casermone negli spazi liberi dell’ex caserma? Per realizzare il parcheggio interrato, Polis e i costruttori privati che ne fanno parte vengono ad assumere dei costi che non saranno solo coperti goccia a goccia dai guadagni derivanti dalle tariffe dei singoli stalli di sosta, che potranno essere affittati e, magari, anche venduti, ma devono immediatamente essere coperti e superati da immediate consistenti entrate. Polis (e i costruttori privati che ne fanno parte) non sono nati per fare beneficienza né per risolvere problemi urbani, ma per investire e guadagnare (possibilmente subito e tanto) e quindi quell’investimento deve essere in totale sicurezza economica, coperto e superato da immediate grosse entrate. Poi verranno anche gli utili delle tariffe goccia a goccia, che già da alcuni anni provengono alla S.p.A. da tutti gli altri parcheggi cittadini! Cosa di meglio quindi di un grosso intervento edilizio da porre in vendita sulla carta prima ancora che sia costato una lira! Eh sì, il modo della ristrutturazione della ex caserma, cioè di uno spazio nell’area est del centro storico, urbanisticamente strategica e dimensionalmente enorme per la scala urbana di Lucca, trova solo questa giustificazione: la resa economica, la resa immediata di contro ad un investimento sostanzialmente inesistente. Per costruire questa fonte di reddito immediato si sono ‘raccattati’ tutti i volumi integri o diruti che si potevano individuare nel lotto, dall’edificio del comando dell’ex caserma, alle due capannette sparse nell’area a nord, a quelli seriali appoggiati al confine sul lato sud… demolendoli e cancellando così definitivamente una conformazione caratteristica, sicuramente non antica, ma storicamente stabilizzata da un secolo.
Così nasce l’orribile, estraneo, chilometrico (chi più ne ha ne metta!) biscione residenziale sul lato nord e nasce, nell’ampio spazio vuoto centrale, un sistema di aiuole prative dislivellate rispetto ai camminamenti e che ogni tanto si dota di siepi topiarie seriali e di sporadici arbusti e che relega qualche sparuto impianto arboreo nelle parti più periferiche per non interferire con il solaio del parcheggio sottostante. Un grande spazio libero unicamente da attraversare, non da vivere!
Ma ancora non tutto è definito nel grande complesso: quello che diventerà la palestra Bacchettoni e il suo intorno o quello che si farà nell’edificio ad ovest che già apparteneva al convento di S. Francesco e che poi conteneva le camerate militari… non è ancora ben definito, anche si ci sono ipotesi. Per la palestra si parla di una cittadella del fitness e del benessere con vasche calde, idromassaggi etc. e per l’ala ovest ove dormivano i militari (per assonanza) sembra debbano andare a dormire gli studenti dell’IMT, per i quali la Fondazione della Cassa di Risparmio di Lucca sta cercando una sistemazione definitiva. Questi possessori (per scellerata donazione) di un pezzo fondamentale della nostra città pensano che quest’assonanza funzionale sia elemento bastante per giustificare tutto. Niente di più falso. Creare camerette isolate e dotate di servizi esclusivi al posto di una teoria stupenda di 4, 5 o 6 ampie camerate che contenevano una miriade di letti a castello significa cancellare totalmente la spazialità esistente. Così come snaturamento spaziale è il creare tanti ambienti tecnologicamente attrezzati, individualmente definiti e chiusi all’interno del monovolume dell’ex maneggio e dell’ex palestra.  Ma certo che per questi possessori immobiliari la sirena di poter vendere subito in un colpo solo, con immediato e sicuro guadagno, un’altra grande ala del complesso alla Fondazione della CRL è troppo attraente per non lasciarsene piacevolmente travolgere o addirittura per non esserne parte attiva! Queste sirene invece non dovrebbero travolgere altri organismi pubblici, quali Comune e Soprintendenza, che sono chiamati, il primo a verificare che la donazione del complesso a suo tempo elargita alla Polis porti ad un progetto/investimento veramente utile alla città e non alla sua semplice vendita con vantaggio esclusivo dei soci della S.p.A., la seconda a permettere solo sistemazioni urbanisticamente e architettonicamente compatibili con la struttura storica del complesso. Ad oggi i due organismi ci appaiono invece totalmente assenti e supini. Infine non possiamo non toccare l’aspetto della qualità che si sta profilando per questo intervento, per lo meno per quanto fino ad ora è stato pubblicizzato. Anni addietro noi chiedemmo che, definite le funzioni varie che dovevano inserirsi nel complesso, per una doverosa ricerca qualitativa si dovesse procedere con il bando di un concorso di progettazione. Anche l’Ordine provinciale degli architetti (in realtà in modo piuttosto timido) avanzò tale richiesta. Si preferì una strada diversa formando variegati gruppi di progettazione totalmente locali (uno per la parte edilizia, uno per il parcheggio e uno per la sistemazione degli spazi esterni). Da un anno a questi gruppi tutti locali, così noti in zona da essere quasi familiari, è stato affiancato un professionista romano, sconosciuto ai comuni lucchesi, per il progetto del biscione residenziale. Non sappiamo i motivi di questa integrazione, il perché di queste scelte e chi ha suggerito questa sopravvenuta necessità e questa personalità, ma sarebbe opportuno conoscerli visto che la Polis, in fondo, è una società mista a maggioranza comunale… Anche perché visitando il sito internet dello studio romano con una certa sorpresa abbiamo visto che questo studio si assume la totale paternità intellettuale del biscione (l’altro gruppo locale è stato estromesso?) e soprattutto, nell’illustrazione del progetto, lo qualifica non come complesso abitativo di 65 appartamenti (tra l’altro da dare ‘preferibilmente’ a residenti stabili), ma come “residenze per studenti universitari”. Viva la chiarezza e la progettazione mirata! Per la nostra eccessiva sensibilità è uno scandalo!
Distinti saluti.

Roberto Mannocci
Presidente della Sezione di Lucca



1. Veduta aerea dell'area della caserma Mazzini (1977).



2. Veduta aerea del centro storico di Lucca da est (2004). In primo piano il
grande vuoto dell'ex caserma con il  parcheggio di superficie che vi ha
avuto sede dall'inizio degli anni '90 al 2005.
(Foto Ghilardi per Italia Nostra, Lucca)


3. Particolare della foto precedente con il grande spazio dell'ex caserma
Mazzini e i vari edifici che lo contornano (2004).
(Foto Ghilardi per Italia Nostra, Lucca).


4. Immagine del plastico e breve descrizione del progetto di ristrutturazione
della ex caserma come apparivano in data 24.06.06 in una pagina del sito
www.archppm.it, dello studio professionale autore del nuovo edificio in
alto nella foto.
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categorie: 02 le nostre iniziative
sabato, 24 giugno 2006

Iniziative


UNA PROPOSTA DI ITALIA NOSTRA:
IL MAGISTRATO DEL MARE

A tutela della risorsa mare nei Paesi del Mediterraneo
 
 

Teresa Liguori
Presidente Consiglio regionale ItaliaNostra-Calabria

La regione Calabria, con i suoi numerosi chilometri di costa, tra fascia ionica e tirrenica, appare quasi un’isola nella penisola. Tanti antichi borghi della regione, grazie alla favorevole posizione geografica ed alle attività collegate alla marineria, sono diventati marine e poi città, acquisendo fama e benessere. Non sempre le attività umane si sono armonizzate con una fruizione ecocompatibile della risorsa mare. Succede così che interessi meramente speculativi, nel nome del progresso e dello sviluppo economico, hanno prodotto alterazioni ormai difficilmente sanabili. Le conseguenze di questi “interventi” sono immediatamente visibili, sopra tutto nei litorali, con la scomparsa delle dune marine e della vegetazione spontanea, ormai presente in pochi areali. Spariscono le orme della natura mentre avanzano i segni di una antropizzazione incontrollata e di una speculazione edilizia sempre più selvaggia, che non ha risparmiato persino aree di alta valenza archeologica e naturalistica come la scogliera di San Martino, a Copanello di Stalettì nel golfo di Squillace, per citare uno dei casi più eclatanti di sfregio paesaggistico. L’orribile manufatto non è stato ancora demolito, benchè la Corte Suprema di Cassazione abbia emesso, in data 27 Febbraio 2003, sentenza di condanna nei confronti del proprietario. ItaliaNostra, che si è costituita parte civile per nove lunghi anni nei tre gradi di giudizio, auspica che le Autorità responsabili intervengano al più presto per restituire alla scogliera la bellezza di un tempo, mentre i reperti archeologici, (di epoca cassiodorea, VI secolo d.C.), ormai distrutti, non potranno più essere recuperati. Anche la costruzione indiscriminata di porti turistici ha avuto delle conseguenze negative in termini di impatto ambientale (come, ad esempio, la deviazione delle correnti costiere con la nota erosione sottoflutto), oltre che di spreco di ingenti risorse economiche. Nonostante ciò, se ne continuano a progettare altri, come quello previsto nei pressi di Capo Vaticano, in una delle più belle scogliere del Tirreno, a S.Maria di Ricadi, contro la cui realizzazione sono intervenuti. ItaliaNostra e WWF, che hanno invece proposto la creazione di un Parco culturale comprendente una riserva marina protetta. Alcuni dati, pubblicati su “ Lo stato del Paesaggio in Calabria” edito dall’Università della Calabria, risultano veramente allarmanti: ben il 52% delle spiagge sul versante tirrenico ed il 40% della costa ionica è sottoposto a rischio elevato, con gli insediamenti abitativi che raggiungono l’arenile, mentre i litorali sabbiosi si ritirano e la macchia mediterranea tende a scomparire, lasciando lo spazio ad un paesaggio completamente diverso: quello degli ecomostri. Nella passata stagione estiva, per il cattivo funzionamento di depuratori o collettori, nonché per la presenza di scarichi abusivi, le autorità sanitarie hanno imposto il divieto di balneazione ad un certo numero di litorali, mentre visibili erano le tracce delle sostanze inquinanti nelle acque marine, i cui fondali hanno subìto gravi danni, divenendo delle vere discariche. Il mondo sommerso deve essere controllato, protetto e tutelato adeguatamente anche con la creazione di nuove aree protette e di riserve marine. Nel 1991, è stata istituita l’Area marina protetta Capo Rizzuto, nel mar Ionio, con fondali ricchi di innumerevoli specie ittiche nonché di reperti archeologici. Auspichiamo che anche il mar Tirreno possa avere il suo Parco marino, denominato “Riviera dei Cedri”, lungo la fascia litoranea che va da Tortora ad Acquappesa, una costa in parte interessata all’erosione marina e all’abusivismo edilizio, ma suggestiva per la varietà del paesaggio e la ricchezza dei fondali: un patrimonio da salvare al più presto. Concordiamo con quanto affermato da Fulco Pratesi: “la protezione della natura può diventare un circuito virtuoso basato sull’ecoturismo e su un utilizzo oculato del patrimonio esistente, che garantirà uno sviluppo equilibrato e duraturo”. Proprio il contrario di quello che è avvenuto nella regione, come risulta dai dati che si riferiscono alla stagione turistica del 2005. Il calo del turismo e quindi le minori entrate del settore sono dovute anche alla cementificazione selvaggia, all’inquinamento del mare oltre che alla improvvisazione di una parte degli operatori turistici. Responsabilità da attribuire anche alle autorità locali, cui istituzionalmente è demandato il compito di sovrintendere alla gestione e tutela degli abitati costieri e dei litorali (dls.112/98, art.89). Auspichiamo comunque che ci possa essere un’inversione di tendenza per il 2006. Proprio per aver notato questa palese carenza di visione d’insieme e di coordinamento da parte delle Istituzioni, abbiamo condiviso la proposta di legge quadro tesa alla creazione di una figura unica a tutela e salvaguardia della risorsa mare: il Magistrato del mare o Garante della Balneazione. Una proposta avanzata da Domenico Maio, presidente della sezione di ItaliaNostra di Fuscaldo, e lanciata attraverso una petizione popolare, che ha ricevuto tanti consensi e l’adesione di ben 2000 firme tra la popolazione ed i turisti presenti nelle località turistiche del Tirreno e nei centri costieri situati sullo Ionio, collegando così virtualmente i due versanti, uniti da problemi ambientali comuni.


Foto di Mimmo Maio

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categorie: 02 le nostre iniziative
venerdì, 23 giugno 2006

Cronache


PONTE SULLO STRETTO
TERZA PROCEDURA INFRAZIONE UE CONTRO L’ITALIA

tratto da IL SOLE 24 ORE del 23 GIUGNO 2006

La UE ha avviato una nuova procedura di infrazione contro l’Italia per le norme che regolamentano il General Contractor.  La notizia è apparsa ufficialmente oggi, venerdì 23 Giugno 2006, sul Sole 24 Ore. La denuncia, scritta da Stefano Lenzi per WWF Italia, ItaliaNostra, INU, Legambiente, ha sortito effetto. Sono diventate tre le procedure di infrazione in corso che interessano la “questione Ponte”: una diretta (Uccelli e Habitat), le altre indirettamente. Tra queste, la UE ha avviato anche la procedura di infrazione per la procedura VIA agevolata prevista dalla Legge Obiettivo.
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categorie: 06 cronache
mercoledì, 21 giugno 2006

Cultura del Turismo


Investire in natura per guadagnare domani

di Andrea Ferraretto, Università di Siena
da ECOMONDO – mensile di ambiente, energia risorse – giugno 2006

LO SFRUTTAMENTO INDISCRIMINATO PORTA A UN DECLINO DELLE METE TURISTICHE. PER QUESTO È GIUSTO TUTELARE. E ANCHE METTERE MANO AL PORTAFOGLIO PER FARLO…

L’ambiente ha un costo? Il consumo di beni naturali, di spiagge, coste, paesaggi, può essere considerato un costo per la collettività e quindi limitato e gestito? La regione Sardegna ha avviato dallo scorso anno un’azione complessa che ha il suo fondamento nel considerare i beni ambientali una risorsa esauribile, una risorsa che è necessario tutelare e gestire per assicurare un futuro all’economia e alla collettività. Si potrebbe parlare di sfide epocali, di capovolgimenti di visioni e strategie politiche: un bene comune, quale può essere la fascia costiera non viene più letto come un giacimento da sfruttare ed esaurire ma come un patrimonio collettivo da tutelare e valorizzare.
La definizione del Piano paesistico regionale pone vincoli seri rispetto all’inedificabilità nella fascia di 300 metri dalla costa, riconoscendo la scarsità, la fragilità e il valore economico, ambientale e sociale di tale risorsa. La notizia è quindi questa: la Sardegna decide di tutelare le proprie coste, impedendo che sia portato a termine un processo di cementificazione e stravolgimento di un bene che ha il proprio valore proprio nella capacità di mantenere intatti gli aspetti paesaggistici, naturali, biologici. Forse il clamore della notizia sta nel fatto che questa decisione avvenga nel 2006, dopo anni di saccheggi e devastazioni, con la realizzazione di insediamenti turistici “sul mare”, occupando spiagge e coste con lottizzazioni e infrastrutture che determinano vantaggi di breve periodo, per chi costruisce e vende ma con notevoli svantaggi di medio e lungo periodo a scapito della collettività e delle comunità locali. Come definire altrimenti quelle situazioni che caratterizzano ampi tratti del paesaggio costiero italiano (e non solo!) con costruzioni, villette e appartamenti, impedendo, talvolta, l’accesso al mare e la fruizione dei luoghi naturali? La logica del consumo degli spazi, del costruire per aumentare il consumo e il reddito del settore immobiliare viene contrastata con una decisione che parte dalla necessità di tutelare una risorsa scarsa, che può rappresentare il fattore di competitività economica per una regione come la Sardegna che deve collocarsi nel mercato globale del turismo. Si potrebbe dire che viene adottato il principio del “costo della conservazione” impedendo da un lato il consumo di ulteriori spazi naturali e dall’altro prevedendo un contributo, sotto forma di tassazione, per le seconde case, circa 250.000, costruite in Sardegna in questi anni.
Una tassa “di scopo” che non intende colpire il “lusso” di possedere una casa ma una forma di partecipazione proporzionale e progressiva che riconosca il costo dell’utilizzo di una risorsa che appartiene alla collettività, capace di generare opportunità per lo sviluppo della Regione che è impegnata in una complessa strategia per innovare e rendere competitiva l’economia locale. Tutelare l’ambiente costa, è necessario investire per mantenere intatto il paesaggio, per garantire gli equilibri naturali, proteggendo le risorse naturali, l’acqua, il mare, i boschi: la tutela dell’ambiente diventa quindi, in questo modo, una garanzia perché il turismo continui a riconoscere la Sardegna come una meta in grado di attrarre e di offrire possibilità di svago, riposo e di godimento delle bellezze naturali e culturali di questa regione. Le analisi compiute sul ciclo di vita delle destinazioni turistiche dimostrano che il superamento delle soglie di consumo delle risorse naturali, il congestionamento, la diminuzione della capacità di accogliere i turisti sulle spiagge determinano un declino economico delle località, un’evoluzione negativa del settore e della creazione di reddito.
Oggi il passo compiuto dalla Giunta regionale guidata da Renato Soru (un imprenditore che ha accettato la sfida di rendere la Sardegna più competitiva) va proprio in questa direzione: uscire da una logica di sfruttamento indiscriminato e far diventare l’ambiente naturale un punto di forza per il rilancio dell’economia. Accade poche volte (purtroppo) di vedere tradotte le strategie per la sostenibilità dello sviluppo in politiche concrete: lo è ancor più se a farlo è una regione del Mezzogiorno, che, con grandi sforzi sta operando per inserirsi in un quadro europeo e mondiale che, proprio nel turismo, vede una delle forme più spinte di concorrenza.
La Sardegna, collocata al centro del Mediterraneo e che possiede un patrimonio ambientale che universalmente viene riconosciuto come inestimabile, con bellezze naturali e un patrimonio culturale che la rendono unica, ha riconosciuto la necessità di tutelare queste risorse, limitandone la disponibilità e garantendone la tutela. Le scelte compiute dalla Sardegna tengono conto della necessità di intervenire sulla qualità dell’offerta, riconoscendo alle politiche di tutela dell’ambiente la capacità di generare opportunità e reddito: non scelte di vincoli tout court ma una strategia complessa che intende assicurare valore, qualità e competitività all’economia turistica della regione.
Si tratta, in questo caso, di orientare lo sviluppo, determinando un quadro di regole e di certezze: anche le scelte imprenditoriali, di chi opera nel settore del turismo, saranno condizionate da queste decisioni superando una fase di sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali. Una maggiore competitività del settore turistico può derivare da un incremento del consumo e del degrado delle risorse naturali, dalla ridotta disponibilità di servizi e qualità? In questo caso è inequivocabile il rapporto tra gestione delle risorse naturali e qualità dell’offerta turistica: spiagge congestionate, inquinamento, coste cementificate, sono aspetti che contrastano un’idea di sistema turistico in grado di competere e di creare opportunità che durino nel tempo. Fin troppo diffusa è stata l’opinione di considerare che la liberalizzazione del mercato significasse concedere di costruire sempre e ovunque, nell’assenza di regole e di limiti: i condoni edilizi e le deroghe hanno significato, in molti casi, il degrado e la scomparsa di paesaggi e ambienti naturali ma, soprattutto, la negazione di un processo economico e sociale in grado di risultare continuo nel tempo. È il contrasto tra benefici di breve periodo, limitati a poche categorie legate al settore immobiliare, e costi diffusi, a carico dell’intera collettività, che è costretta a subire la negazione di ambienti naturali, risorse, opportunità di sviluppo. Altri aspetti andrebbero considerati, in questa azione che fondamentalmente tende a riconoscere il costo dell’ambiente come risorsa strategica per lo sviluppo: come non evidenziare, per esempio, il peso del mercato immobiliare, rappresentato dalle seconde case, e la quota di reddito prodotto che sfugge al controllo e alla possibilità di generare effetti positivi per l’economia dell’isola? Un aspetto di economia sommersa che rappresenta una parte considerevole di entrate che non partecipano né al ciclo di sviluppo interno né, aspetto ancor più evidente, a contribuire alle spese di gestione e di tutela dell’ambiente naturale. Sta avvenendo qualcosa di significativo: si sta cercando di invertire un processo. Dal consumo si tende alla gestione degli spazi, rendendo disponibili risorse per riequilibrare lo sviluppo delle aree interne. Tra qualche anno sarà possibile iniziare a comprendere l’efficacia di queste decisioni ma, fin d’ora, è possibile considerare la distanza tra questo tipo di scelte e l’orientamento di chi proponeva la vendita delle spiagge, del demanio, dei beni culturali, per ottenere, in cambio, entrate fiscali e la costruzione di ulteriori alberghi, villaggi e case.

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categorie: 10 cultura del turismo

Segnalazioni


CONVEGNO A ROMA
Effetti dell’inquinamento atmosferico sui beni di interesse
storico-artistico: le esperienze
  

Roma, 28 giugno, APAT- Via Curtatone, 3 - Sala Fazzini

Con lo scopo di studiare gli effetti degli inquinanti e dei fattori ambientali sui beni di interesse storico-artistico esposti all’aperto, da alcuni anni l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (APAT) e l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) hanno avviato una collaborazione il cui obiettivo specifico è stato quello di correlare il danno subito dal patrimonio culturale alla concentrazione dei principali inquinanti atmosferici. Tale attività trova la sua collocazione anche tra le tematiche affrontate dal Tavolo Tecnico Interagenziale “Inventari delle emissioni e piani di risanamento della qualità dell’aria”. L’evento si propone quindi come un momento di sintesi del lavoro svolto in questi anni dall’APAT, dall’Istituto Centrale per il Restauro, da alcune Agenzie regionali e da autorevoli Enti di ricerca nell’ambito delle tematiche relative all’effetto dell’ inquinamento atmosferico sul patrimonio culturale. 

Per informazioni:
www.apat.gov.it/site/it-IT/Modulo_Iscrizione/Convegno/default.html?PageID=9076

Segreteria organizzativa:
Raffaela Gaddi -
raffaela.gaddi@apat.it - tel 06 50072428
Tiziana Cagnazzo -
tiziana.cagnazzo@apat.it - tel 06 50072964
fax 06 50072834 -
www.apat.gov.it/site/it-IT/

 

lapis

 

 

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categorie: 03 segnalazioni

Cronache


PONTE SULLO STRETTO 

tratto da IL SOLE 24 ORE del 18 GIUGNO 2006

In una lunga intervista, il ministro dei Lavori Pubblici Antonio Di Pietro ha dichiarato di aver diviso le opere previste nella legge obiettivo in tre categorie, secondo le priorità (anche perché mancano i fondi). Il Ponte è nell'ultima, sicché nel prossimo DPEF disporrà lo "stralcio" (testuale) dell'opera. Ha aggiunto che del Ponte si potrà parlare solo dopo aver portato l'Alta velocità fino a Reggio Calabria. L'intervistatore nota che occorrono 20 miliardi. La risposta è, lo so, ma "a che servono i binari sul Ponte se sopra non passa il treno?"

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categorie: 06 cronache
martedì, 20 giugno 2006

Segnalazioni 


Complimenti per il vostro blog. È ben fatto tecnicamente, facilmente fruibile, ma soprattutto ricco di informazioni sull'associazione e non solo. Conosco ed apprezzo Italia Nostra calabrese con cui abbiamo comuni iniziative a tutela del patrimonio naturalistico e paesaggistico della nostra regione. Le difficoltà sono enormi (vedi lo scandalo, uno tra tutti, del Santuario della Madonna delle Armi, di Cerchiara calabra), ma, assieme, ce la possiamo giocare...
Cari saluti,

Ferdinando Laghi

Associazione Ambientalista "il riccio" Castrovillari
http://www.ilriccio.info  

lapis

 

 

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categorie: 03 segnalazioni

Segnalazioni


Salviamo il Borgo di Castelnuovo di Auditore (PU)
 
Una firma, mille firme, la vostra firma, la nostra firma

 Spett.le Italia Nostra,
abbiamo bisogno del Vs. aiuto nel rendere la nostra iniziativa efficace, abbiamo bisogno del Vs. aiuto per salvare il borgo di Castelnuovo. Non ignorateci, non lasciateci soli a combattere una battaglia che non è solo nostra, ma di tutti coloro i quali hanno a cuore il patrimonio architettonico e artistico della Nostra Italia. Abbiamo bisogno di firme che supportino la protesta che abbiamo messo in atto, per un problema reale,
per un problema che da sempre Voi combattete. Vi vogliamo con noi, non a parole, ma con i fatti. Dimostrateci solidarietà, con la sensibilità che vi riconosciamo.
 

SALVIAMO L'ANTICO BORGO MEDIEVALE di CASTELNUOVO DI AUDITORE!

 
Gentili amici,
la nostra passione per la storia e le discipline correlate, che qui coltiviamo con amore, giustifica senz'altro il nostro interesse per qualunque avanzo del passato.  Sopra la valle del Ventena, proprio al confine tra Pesaro e Rimini, esiste un antico borgo medievale (risalente al sec. XI) chiamato Castelnuovo. Già feudo dei Malatesta, e poi assorbito dal Ducato di Urbino, conserva intatto il sapore del tempo, con le sue poderose mura, le chiese, le case affastellate l'una all'altra. Oggi, tuttavia, Castelnuovo è un gioiello in totale abbandono, sul quale si stanno da tempo concentrando le brame della speculazione edilizia, che, con la scusa della ristrutturazione, complici le istituzioni, vorrebbero operare demolizioni e ricostruzioni del tutto irrispettose non solo dell'attenzione filologica di cui è meritevole un sito così integro, ma dell'autenticità di questo tesoro del passato.

Ora in rete è una petizione per arrestare questa pericolosa deriva, all'indirizzo
http://www.borgodicastelnuovo.it/concorso/pet.htm.

Se volete, potete dare aiutare anche voi Castelnuovo a salvarsi.
Grazie.
Gabriele Bartolini


Foto di Gabriele Bartolini

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Cronache
CONSUNTIVO 2005/ UNA REPLICA
Ripa di Meana risponde alle osservazioni al consuntivo 2005 elaborate da Guido Orlandini (v. nel BLOG “Cronache” del 14 giugno 2005) 
 
LA LETTERA
Gentile Dottor Orlandini,
 ho letto la Sua nota pubblicata sul blog relativa al bilancio
consuntivo 2005 di Italia Nostra. Le allego per conoscenza una nota
pervenutami dal Dottor Luigi Colombo, Presidente del Collegio dei Revisori
dei Conti, dopo gli ultimi articoli comparsi su quotidiani nazionali ed
organi di partito dove si parla del bilancio. I Revisori si erano già
espressi sulla questione e i loro pareri, la lettera del 10 gennaio 2006,
sono stati ampiamente diffusi tra i soci. Questa nota sarà ulteriormente
chiarificatrice e se crede potrà farla pubblicare sul Blog.
Roma, 16.06.06
Cordiali saluti.
Carlo Ripa di Meana
 
L’ALLEGATO
“Caro Presidente,
Alcuni articoli apparsi sulla stampa in questi giorni meritano un breve commento da parte del Collegio dei Revisori dei Conti di Italia Nostra.
Nel secondo semestre del 2OO5 l’indebitamento complessivo dell’Associazione aveva raggiunto il livello di circa un milione di euro, come accertato nel corso delle nostre visite.
Come È evidente, disavanzo di gestione ed indebitamento sono concetti diversi ma, anche volendo procedere per semplificazioni, il risultato di fine esercizio, da noi valutato in positiva controtendenza rispetto all’anno precedente, È stato anche generato dagli interventi sulla posizione debitoria realizzati nella seconda parte dell’anno.
 Ciò che peraltro preoccupava maggiormente il Collegio era la situazione di tensione finanziaria, che poteva mettere a rischio anche il pagamento dei debiti correnti e che non era rimediabile con le entrate ordinarie.
Da qui la vautazione positiva da noi data alla decisione di procedere ad un’operazione straordinaria come la vendita di Villa Astaldi, il cui ricavato, oculatamente investito, permette di guardare con serenita’ al futuro finanziario dell’Associazione.
Che, poi, gli immobili siano appostati nel consuntivo a valore inferiore a quello di mercato, È consuetudine che da tempo abbiamo suggerito di modificare ma che non ha rilevanze significative sui risultati finanziari.
Mi permetta, infine, di spendere poche parole sulla posizione del Dr. Roberto Giliberti, eletto membro supplente e divenuto effettivo a seguito di dimissioni di altro componente.
 Il Collegio ha valutato la sua posizione regolare in quanto non legato a componenti di organi soggetti a controllo da parte dei Revisori.
Rimango a Sua disposizione per ogni occorrenza e Le porgo i miei migliori saluti
Luigi Colombo
 
 
UN COMMENTO DELLA REDAZIONE
Il Presidente Ripa di Meana ci chiede di pubblicare sul nostro BLOG questa sua replica. Noi puntualmente e volentieri accogliamo questa richiesta perché riteniamo fondamentale il confronto libero e civile delle idee e delle posizioni, sempre… Non possiamo tuttavia non ricordare come lo stesso Presidente non abbia voluto ospitare sulle pagine del Bollettino ufficiale dell’Associazione, e quindi di tutti i soci, alcuna nostra replica ad una sua pesante nota apparsa sul N° 411.
 
 
Cronache
CONSUNTIVO 2005/ UNA CONTROREPLICA
Guido Orlandini risponde a Ripa di Meana
 
“Caro Presidente,
la ringrazio della Sua nota e dell’attenzione portata alle mie annotazioni,
che non concernono la gestione in quanto tale, ma la forma assai sintetica
di presentazione dei risultati della stessa.
La nota dei Revisori è perfettamente corretta nella sostanza, e la faccio
seguire a chi gestisce il Blog per dovuta informazione ed eventuale
pubblicazione. I commenti da me fatti a proposito del Bilancio non trovano
risposta nella nota stessa, dato che per una esaustiva comprensione del
Bilancio stesso occorrerebbe disporre di una nota esplicativa, in
particolare riguardo alla situazione di cassa e alle spese riassunte sotto
le varie voci “Oneri Diversi di gestione.
Sono certo che queste informazioni sono disponibili e dunque che possano
essere portate a conoscenza dei Soci, se Ella lo riterrà opportuno.
Castiglione della Pescaia, 17.06.06
Cordialmente,
Guido Orlandini
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Un Ricordo


PER OLIVIA




Il 13 Giugno scorso è scomparsa, per un tragico incidente in montagna, la giovane Olivia, secondogenita di Gaia Pallottino e di Bernardo Rossi Doria.
Siamo vicini alla famiglia in questo momento di dolore ed in particolare a Gaia, che per tanti anni ha svolto con dedizione il delicato ruolo di Segretario generale dell'Associazione, coordinando le attività delle numerose sezioni di Italia Nostra.

Il gruppo di Rinnovamento nella Tradizione

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lunedì, 19 giugno 2006

Segnalazioni
PARCO DEL POLLINO: CHIUSURA DELLO STORICO RIFUGIO DE GASPERI

Il rifugio De Gasperi chiuso dal primo gennaio di quest’anno è ridotto ai minimi termini: saccheggiato, pericolante e privo di gestore non è più fruibile da parte dei numerosi visitatori del Parco Nazionale del Pollino. Il rifugio che si trova al Piano di Ruggio ad oltre 1500 metri di quota era il fiore all’occhiello del Parco del Pollino. Fortemente voluto dalle autorità del tempo, fu costruito nel 1958 ed intitolato allo statista Alcide De Gasperi, fautore e promulgatore della famosa legge sulla valorizzazione della montagna, come punto di riferimento di escursionisti, alpinisti ma anche semplici gitanti che si apprestavano ad esplorare i monti del Pollino.
Ora, a causa dell’abbandono, in conseguenza allo scadere della concessione e alle rigide temperature dell’inverno passato, si trova in uno stato a dir poco pericolante in quanto i solai sono imbevuti di acqua che ha causato anche il sollevamento dei pavimenti e la rottura delle tubature mettendo in serio pericolo la staticità della struttura. I vandali hanno fatto il resto. La facilità di arrivo in automobile fin nei pressi del cancello d’ingresso ha favorito coloro che si sono recati nel rifugio non con fini di ricovero ma di saccheggio: mancano le suppellettili, si sono portati via tutte le attrezzature e perfino gli arredi. Un vero peccato per un parco che stenta a decollare la perdita di uno dei suoi gioielli storici.

Emanuele Pisarra
Articolo tratto da: Tribuna Sud n.6 /2006



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sabato, 17 giugno 2006

Segnalazioni


SICILIA: ALLARME DESERTIFICAZIONE

Leandro Janni
Presidente Consiglio Regionale ItaliaNostra Sicilia

I dottori agronomi e forestali siciliani lo hanno detto chiaro e forte: la Sicilia continua ad essere interessata da uno dei processi più distruttivi per le risorse ambientali e agricole: la “desertificazione”. Il 7% del territorio dell’Isola è altamente vulnerabile, mentre il 5,7% della superficie agricola utilizzata è potenzialmente a rischio “salinizzazione”. La piana tra Licata e Gela, intensamente coltivata a serre, e le vaste zone argillose a cavallo tra le provincie di Caltanissetta ed Enna sono tra le aree maggiormente a rischio. Ancora una volta i tecnici, gli studiosi hanno messo in evidenza ciò che la politica ignora, sottovaluta. E invece i politici, gli amministratori, i dirigenti degli enti preposti, ma anche le categorie professionali interessate dovrebbero occuparsene. Subito. È necessaria una decisa azione di contenimento volta ad impedire ulteriori e più gravosi danni ambientali ed economici. È giusto chiarire che la desertificazione non è la “desertizzazione” cioè il deserto arido e inesorabile ma certamente la sua preoccupante anticamera. Il fenomeno della desertificazione provoca la degradazione dei suoli e la conseguente riduzione della capacità produttiva dei beni agricolo-alimentari e l’impoverimento della biodiversità.

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Segnalazioni


IL SENSO DEL LIMITE

 Leandro Janni
Presidente Consiglio Regionale ItaliaNostra Sicilia

Persino nella nostra bella Italia, nella mitica Sicilia siamo riusciti a perdere il senso del limite. La misura. Non concepiamo più la natura come terra da abitare - come pensavano gli antichi Greci - ma come terra da dominare. Non ci limitiamo all’uso della terra, ma ci spingiamo fino alla sua usura, alla sua consunzione. Rovina. Il nostro rapporto con la natura è mediato, dominato dalla tecnica: in questo mondo, in questa terra altra, spesso coltiviamo illusorie, assurde pretese. Tra queste può certamente annoverarsi lo “straordinario” ponte sullo Stretto: oggetto di inesauribili e incompatibili discussioni, ipotesi, progetti. Vero e proprio paradosso epistemologico. Follia tecnologica. Ottusa contesa politica. Sulle leggi della natura e sui limiti e le possibilità della tecnica, sul concetto di sviluppo sostenibile, il filosofo Martin Heidegger ci ha lasciato parole piuttosto illuminanti. Illuminanti, per chi voglia intendere, ascoltare. Ovviamente. “La legge nascosta della terra si mantiene nella moderata misuratezza del nascere e del perire di tutte le cose entro i limiti della loro possibilità, che ognuna di esse segue e che tuttavia nessuna conosce. La betulla non oltrepassa mai la sua possibilità. Il popolo delle api abita dentro l’ambito delle sue possibilità. Solo la volontà, che si organizza con la tecnica in ogni direzione, fa violenza alla terra e la trascina nell’esaustione, nell’usura e nella trasformazione artificiale. Essa obbliga la terra ad andare oltre il cerchio delle possibilità che questa ha naturalmente sviluppato, verso ciò che non è più il suo possibile, e quindi è impossibile. Il fatto che i piani e i dispositivi della tecnica riescano in numerose invenzioni e producano continue innovazioni non dimostra affatto che le conquiste della tecnica rendano possibile anche l’impossibile.”

lapis

 

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Segnalazioni


APPELLO PER L'ANTICO BORGO DI
ALTOMONTE

Come le Istituzioni non tutelano il Patrimonio Culturale loro affidato

Teresa Liguori
Presidente Consiglio regionale ItaliaNostra-Calabria

ItaliaNostra Calabria interviene ancora una volta a difesa di Altomonte, tra i borghi più belli e rinomati della Calabria, a poca distanza dal Parco del Pollino. Nonostante le denunce dell’Amministrazione Comunale, di alcuni politici, associazioni, tra le quali ItaliaNostra Calabria, sono ripresi i lavori di costruzione di un edificio in cemento armato, alto 5 piani, destinato a parcheggio, a ridosso dell’antico castello medioevale. Tali lavori erano stati sospesi con un’ordinanza del Tar Calabria. La ripresa della costruzione, dovuta ad una nuova sentenza del Tar, rischia di arrecare gravi danni al rinomato centro storico, così come sicuramente devastante sarà l’impatto sul suggestivo paesaggio circostante. Tra l’altro, l’edificio in cemento armato sorge in un’area destinata a verde attrezzato e sottoposta recentemente a vincolo diretto dal Ministero BBCC. Tra le conseguenze immediate, ci sarà il ritiro della Bandiera Arancione da parte del Touring Club Italiano proprio a causa di questa costruzione. L’ambito riconoscimento, ottenuto nella nostra regione soltanto da Morano Calabro e da Altomonte, rischia di non essere più confermato dal TCI, con grave perdita di immagine per l’antico borgo. La Giunta regionale ha affidato recentemente all’assessore all’Urbanistica il compito di mettere in atto iniziative atte a bloccare questo scempio. ItaliaNostra chiede alle autorità competenti di intervenire con urgenza per fermare questo ennesimo attentato all’integrità dei Beni Culturali di Calabria, sottoposti ancora una volta ad interventi irrispettosi della struttura originaria e ad abusi di ogni genere. ItaliaNostra chiede infine che sia rispristinato quanto prima lo stato dei luoghi, così da restituire al centro storico di Altomonte la bellezza e l’armonia che hanno dato fama e benessere alla vivace cittadina, rendendola tra le mete turistiche più frequentate ed ammirate della regione.



Castello_Banner

 














 

 

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Segnalazioni
A PROPOSITO DI EOLICO E DI NUCLEARE
Lettera della Sezione di Gubbio a Ripa di Meana
 
 
Mario Franceschetti
Presidente della Sezione di Gubbio
 
Caro Presidente,
ho letto il suo articolo contro l’eolico e quello della Sezione di Asfodelo, che sembra praticamente favorevole al nucleare (Allegato al n. 415 gen/feb ’06 “Le tesi dell’Associazione”. Documenti presentati all’Assemblea Straordinaria ed alcune riflessioni di soci e sezioni). Perciò, deduco, Italia Nostra è sfavorevole al vento, ma favorevole all’atomo. Siamo petrolio-dipendenti da quando l’Italia è stata “venduta al petrolio” con tutti gli italiani in blocco. Per questo motivo sono rare le centrali termoelettriche italiane che, invece di gettare il calore nei fiumi o nel mare, lo usino per il teleriscaldamento delle città (cogenerazione, trigenerazione). Ora, visto che non ci basta la dipendenza dal petrolio, cerchiamo anche quella dall’uranio. Ma fosse solo questa! Sarebbe poco. A chi è favorevole al nucleare consiglierei di leggere il vecchio libro di Ballardin, “Morire per l’Enel” edito nel 1979 da Sugar e Co, dove sono elencati tutti i disastri compiuti dal nucleare, ma sottaciuti (e ancora non era accaduto il disastro di Chernobyl, di cui dopo 20 anni, ancora non si conosce la verità sugli effettivi danni, vittime e su cosa ci aspetta in futuro). Basterà soffermarsi su alcuni aspetti del problema. L’uomo, da apprendista stregone, ha riportato sulla faccia della terra, grazie alle centrali nucleari: il plutonio, elemento che dimezza la sua radioattività in poco tempo (solo 244.000 anni …più o meno), poi, ha un difettuccio: si autofertilizza come un tumore, che chiamerei il “tumore del pianeta”. Le centrali, nessuno lo dice, dopo 30/50 anni, cessano di funzionare, e dovranno essere mantenute controllate per l’eternità, altrimenti si potrebbero innescare reazioni a catena. Gli americani, negli anni ’50, avevano un programma di mille centrali termonucleari. Perché si sono fermati a circa 90? La loro risposta è stata: “economicamente non valide”. In America, l’energia non è nazionalizzata: tutti gli investitori sono privati e sanno bene ciò che conviene e ciò che non conviene, perciò questa è un’importante sentenza economica, tuttora attuale. La Francia avrà da piangere economicamente quando le centrali, divenute obsolete, verranno fermate e dovranno avere costose “badanti” per l’eternità: il Superfenix leggermente grettato, costato un occhio, non ha prodotto elettricità e ora ricosta un occhio mantenerlo disattivato. I rapporti Rasmussen e Ford-Mitre sconsigliavano la costruzione di centrali in zone densamente abitate e in paesi a vocazione turistica come l’Italia. Dopo Chernobyl tutti i turisti extraeuropei evitarono l’Europa per circa tre anni. L’uranio ora comincia a costare caro perché si è adeguato ai costi del petrolio, che dal 2002 è aumentato del 400%, e più di tutto costa la sua dipendenze dall’estero. Per realizzare una centrale nucleare, ammesso che la popolazione sia consenziente (vedi Tav, scorie in Basilicata, E45 da superstrada ad autostrada ecc.), occorrono 15/20 anni, mentre l’eolico, il solare, le biomasse possono essere più tempestivi: 5/8 anni per potenze di gran lunga superiori a quelle immaginabili con il nucleare. I patiti del nucleare trascurano l’efficienza energetica, che potrebbe abbattere il 30% dei consumi in tempi brevi con il teleriscaldamento, le biomasse, il biogas, la cogenerazione o la trigenerazione, l’idroelettrico, l’energia marina ecc. Dulcis in fundo, il nucleare comunque scalda, e non poco, questo pianeta già surriscaldato. Infine, dov’è tutto questo impatto ambientale dell’eolico, dov’è? Gli Appennini vanno da uno spessore di cento e più chilometri a qualche decina, rispettando le zone tipiche dei paesaggi delle nostre città, ci sono cime e cime nascoste dove l'eolico non disturba nessuno. Certo non penserei di mettere l’eolico sulla cornice dei monti della mia Gubbio, né sul monte Subasio di Assisi. Ma tra Gubbio e Assisi ci sono circa 40 km di monti dove anche grandi impianti eolici scomparirebbero. Il resto dell’impatto è la strada d’accesso agli impianti. Comunque l’impatto ambientale dell’eolico non è paragonabile neppure lontanamente all’impatto dovuto alla produzione di energia sia dai combustibili fossili sia dal nucleare. Non è corretto parlare di solo impatto dell’eolico se non lo si raffronta, con i dovuti termini di paragone all’impatto di altre soluzioni. Basti pensare, prescindendo dall’aspetto impattante delle strutture delle centrali termoelettriche e termonucleari, solo all’inquinamento che esse producono, senza pensare allo scompenso economico della nostra malata bilancia dei pagamenti dovuto alla dipendenza dall’estero. Il vento, sole, biomasse ecc. sono invece una illimitata risorsa nazionale. Rubbia ha detto che sui tetti italiani ci piove, grazie al sole, un barile di petrolio a metro quadrato l’anno. Avremmo, volendo, la possibilità non di importare energia, ma di esportarla! La Germania ha in programma per il 2010 di produrre, con l’eolico, il 25% dell’energia elettrica necessaria alla nazione, mentre la Danimarca nel 2030 conta di coprire totalmente i propri fabbisogni energetici con l’eolico. Concludo che non mi piace che l’Italia porti la maglia nera in merito all’energia pulita, al protocollo di Kyoto, alle direttive europee, anche per responsabilità di Italia Nostra.
lapis
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venerdì, 16 giugno 2006

Segnalazioni


BAGLIORI DI LUCCIOLE E SONNI DI LUMACHE

Comitato Parchi - Roma

È tempo di lucciole, sotto il terso cielo stellato. Negli ultimi angoli di campagna dove si celano prati non avvelenati si rinnova, ogni notte di primavera inoltrata, lo spettacolo meraviglioso della danza di luci intermittenti di migliaia di minute creature in amore, che sembrano quasi scambiare messaggi con il lontano firmamento. Ma è tempo anche di pigre e molli lumache, che si celano tra le erbe umide, strisciando invisibili alla ricerca di nutrimento, lasciando tracce poco gradite ai coltivatori e agli appassionati di giardinaggio. La realtà della lotta per la vita cela però verità inattese, perché le affascinanti lucciole, e in particolare le loro larve, si nutrono soprattutto di lumache, che mordicchiano leggermente iniettando a poco a poco un sonnifero paralizzante: così i molluschi restano vivi e immobili, fornendo cibo fresco che sarà poi completamente divorato. Qualcuno forse troverà qui una metafora dell’umanità in continua lotta con se stessa? Nella natura non esistono mai buoni e cattivi, ma nella vita dell’uomo la verità, la giustizia e la solidarietà fanno la differenza con l’inganno, l’oppressione e lo sfruttamento. Miti del tempo e idoli delle folle, divi e veline, calciatori e politici rampanti possono anche apparire luminosi e incantare, ma non è detto che meritino tanta adorazione. A meno che non si voglia far la fine delle povere lumache sempre passive, stordite e divorate, ma egualmente sempre ansiose di prostrarsi in adorazione di fronte a quelle meraviglie ed al potente di turno. La nostra vita, l’attuale politica, il destino di molte genti e dei popoli perennemente sudditi, che non sanno ancora raddrizzare la schiena né alzare la testa, ce lo testimoniano quotidianamente e la storia dovrebbe ricordarcelo in ogni momento. Un piccolo esempio? Ecco qui la straordinaria norma "ammazzabambi", regalataci a nostra insaputa da alcuni politici “benefattori” prima di passare il "testimone" ai loro successori.

APPROVATA NORMA “AMMAZZABAMBI”
Forse molti Italiani non lo sanno, ma di recente il nostro civilissimo Paese, Patria del Giure e Culla del Diritto, si è arricchito di una nuova gemma. Il 24 novembre 2005, infatti, la Camera ha definitivamente approvato una norma che non ha riscontri in altre parti del mondo, il cosiddetto “codicillo ammazzacaprioli”, che consente alle Regioni di aprire la caccia di selezione agli Ungulati (Cervi, Daini, Camosci e Caprioli) anche al di fuori dei periodi e degli orari giornalieri previsti dalla legislazione venatoria. Alpi e Appennini potranno così arricchirsi di valenti sparatori muniti di carabine di precisione, in giro tutto l’anno e magari anche di notte, alla ricerca degli animali più belli e con i palchi o le corna di maggior valore economico. Questa straordinaria norma “ammazzabambi”, germogliata dalla fertile fantasia dei “politici più sensibili agli autentici interessi della Nazione”, era stata inserita a sorpresa nella Proposta di Legge n. 3617: “Misure di contrasto all’evasione fiscale e misure urgenti in materia tributaria e finanziaria” (per la precisione al comma quinto dell’articolo 11-quattuordeci