




Iniziative
UNA PROPOSTA DI ITALIA NOSTRA:
IL MAGISTRATO DEL MARE
A tutela della risorsa mare nei Paesi del Mediterraneo
Teresa Liguori
Presidente Consiglio regionale ItaliaNostra-Calabria
La regione Calabria, con i suoi numerosi chilometri di costa, tra fascia ionica e tirrenica, appare quasi un’isola nella penisola. Tanti antichi borghi della regione, grazie alla favorevole posizione geografica ed alle attività collegate alla marineria, sono diventati marine e poi città, acquisendo fama e benessere. Non sempre le attività umane si sono armonizzate con una fruizione ecocompatibile della risorsa mare. Succede così che interessi meramente speculativi, nel nome del progresso e dello sviluppo economico, hanno prodotto alterazioni ormai difficilmente sanabili. Le conseguenze di questi “interventi” sono immediatamente visibili, sopra tutto nei litorali, con la scomparsa delle dune marine e della vegetazione spontanea, ormai presente in pochi areali. Spariscono le orme della natura mentre avanzano i segni di una antropizzazione incontrollata e di una speculazione edilizia sempre più selvaggia, che non ha risparmiato persino aree di alta valenza archeologica e naturalistica come la scogliera di San Martino, a Copanello di Stalettì nel golfo di Squillace, per citare uno dei casi più eclatanti di sfregio paesaggistico. L’orribile manufatto non è stato ancora demolito, benchè la Corte Suprema di Cassazione abbia emesso, in data 27 Febbraio 2003, sentenza di condanna nei confronti del proprietario. ItaliaNostra, che si è costituita parte civile per nove lunghi anni nei tre gradi di giudizio, auspica che le Autorità responsabili intervengano al più presto per restituire alla scogliera la bellezza di un tempo, mentre i reperti archeologici, (di epoca cassiodorea, VI secolo d.C.), ormai distrutti, non potranno più essere recuperati. Anche la costruzione indiscriminata di porti turistici ha avuto delle conseguenze negative in termini di impatto ambientale (come, ad esempio, la deviazione delle correnti costiere con la nota erosione sottoflutto), oltre che di spreco di ingenti risorse economiche. Nonostante ciò, se ne continuano a progettare altri, come quello previsto nei pressi di Capo Vaticano, in una delle più belle scogliere del Tirreno, a S.Maria di Ricadi, contro la cui realizzazione sono intervenuti. ItaliaNostra e WWF, che hanno invece proposto la creazione di un Parco culturale comprendente una riserva marina protetta. Alcuni dati, pubblicati su “ Lo stato del Paesaggio in Calabria” edito dall’Università della Calabria, risultano veramente allarmanti: ben il 52% delle spiagge sul versante tirrenico ed il 40% della costa ionica è sottoposto a rischio elevato, con gli insediamenti abitativi che raggiungono l’arenile, mentre i litorali sabbiosi si ritirano e la macchia mediterranea tende a scomparire, lasciando lo spazio ad un paesaggio completamente diverso: quello degli ecomostri. Nella passata stagione estiva, per il cattivo funzionamento di depuratori o collettori, nonché per la presenza di scarichi abusivi, le autorità sanitarie hanno imposto il divieto di balneazione ad un certo numero di litorali, mentre visibili erano le tracce delle sostanze inquinanti nelle acque marine, i cui fondali hanno subìto gravi danni, divenendo delle vere discariche. Il mondo sommerso deve essere controllato, protetto e tutelato adeguatamente anche con la creazione di nuove aree protette e di riserve marine. Nel 1991, è stata istituita l’Area marina protetta Capo Rizzuto, nel mar Ionio, con fondali ricchi di innumerevoli specie ittiche nonché di reperti archeologici. Auspichiamo che anche il mar Tirreno possa avere il suo Parco marino, denominato “Riviera dei Cedri”, lungo la fascia litoranea che va da Tortora ad Acquappesa, una costa in parte interessata all’erosione marina e all’abusivismo edilizio, ma suggestiva per la varietà del paesaggio e la ricchezza dei fondali: un patrimonio da salvare al più presto. Concordiamo con quanto affermato da Fulco Pratesi: “la protezione della natura può diventare un circuito virtuoso basato sull’ecoturismo e su un utilizzo oculato del patrimonio esistente, che garantirà uno sviluppo equilibrato e duraturo”. Proprio il contrario di quello che è avvenuto nella regione, come risulta dai dati che si riferiscono alla stagione turistica del 2005. Il calo del turismo e quindi le minori entrate del settore sono dovute anche alla cementificazione selvaggia, all’inquinamento del mare oltre che alla improvvisazione di una parte degli operatori turistici. Responsabilità da attribuire anche alle autorità locali, cui istituzionalmente è demandato il compito di sovrintendere alla gestione e tutela degli abitati costieri e dei litorali (dls.112/98, art.89). Auspichiamo comunque che ci possa essere un’inversione di tendenza per il 2006. Proprio per aver notato questa palese carenza di visione d’insieme e di coordinamento da parte delle Istituzioni, abbiamo condiviso la proposta di legge quadro tesa alla creazione di una figura unica a tutela e salvaguardia della risorsa mare: il Magistrato del mare o Garante della Balneazione. Una proposta avanzata da Domenico Maio, presidente della sezione di ItaliaNostra di Fuscaldo, e lanciata attraverso una petizione popolare, che ha ricevuto tanti consensi e l’adesione di ben 2000 firme tra la popolazione ed i turisti presenti nelle località turistiche del Tirreno e nei centri costieri situati sullo Ionio, collegando così virtualmente i due versanti, uniti da problemi ambientali comuni.
Foto di Mimmo Maio
Cronache
PONTE SULLO STRETTO
TERZA PROCEDURA INFRAZIONE UE CONTRO L’ITALIA
tratto da IL SOLE 24 ORE del 23 GIUGNO 2006
Cultura del Turismo
Investire in natura per guadagnare domani
di Andrea Ferraretto, Università di Siena
da ECOMONDO – mensile di ambiente, energia risorse – giugno 2006
LO SFRUTTAMENTO INDISCRIMINATO PORTA A UN DECLINO DELLE METE TURISTICHE. PER QUESTO È GIUSTO TUTELARE. E ANCHE METTERE MANO AL PORTAFOGLIO PER FARLO…
L’ambiente ha un costo? Il consumo di beni naturali, di spiagge, coste, paesaggi, può essere considerato un costo per la collettività e quindi limitato e gestito? La regione Sardegna ha avviato dallo scorso anno un’azione complessa che ha il suo fondamento nel considerare i beni ambientali una risorsa esauribile, una risorsa che è necessario tutelare e gestire per assicurare un futuro all’economia e alla collettività. Si potrebbe parlare di sfide epocali, di capovolgimenti di visioni e strategie politiche: un bene comune, quale può essere la fascia costiera non viene più letto come un giacimento da sfruttare ed esaurire ma come un patrimonio collettivo da tutelare e valorizzare.
La definizione del Piano paesistico regionale pone vincoli seri rispetto all’inedificabilità nella fascia di 300 metri dalla costa, riconoscendo la scarsità, la fragilità e il valore economico, ambientale e sociale di tale risorsa. La notizia è quindi questa: la Sardegna decide di tutelare le proprie coste, impedendo che sia portato a termine un processo di cementificazione e stravolgimento di un bene che ha il proprio valore proprio nella capacità di mantenere intatti gli aspetti paesaggistici, naturali, biologici. Forse il clamore della notizia sta nel fatto che questa decisione avvenga nel 2006, dopo anni di saccheggi e devastazioni, con la realizzazione di insediamenti turistici “sul mare”, occupando spiagge e coste con lottizzazioni e infrastrutture che determinano vantaggi di breve periodo, per chi costruisce e vende ma con notevoli svantaggi di medio e lungo periodo a scapito della collettività e delle comunità locali. Come definire altrimenti quelle situazioni che caratterizzano ampi tratti del paesaggio costiero italiano (e non solo!) con costruzioni, villette e appartamenti, impedendo, talvolta, l’accesso al mare e la fruizione dei luoghi naturali? La logica del consumo degli spazi, del costruire per aumentare il consumo e il reddito del settore immobiliare viene contrastata con una decisione che parte dalla necessità di tutelare una risorsa scarsa, che può rappresentare il fattore di competitività economica per una regione come la Sardegna che deve collocarsi nel mercato globale del turismo. Si potrebbe dire che viene adottato il principio del “costo della conservazione” impedendo da un lato il consumo di ulteriori spazi naturali e dall’altro prevedendo un contributo, sotto forma di tassazione, per le seconde case, circa 250.000, costruite in Sardegna in questi anni.
Una tassa “di scopo” che non intende colpire il “lusso” di possedere una casa ma una forma di partecipazione proporzionale e progressiva che riconosca il costo dell’utilizzo di una risorsa che appartiene alla collettività, capace di generare opportunità per lo sviluppo della Regione che è impegnata in una complessa strategia per innovare e rendere competitiva l’economia locale. Tutelare l’ambiente costa, è necessario investire per mantenere intatto il paesaggio, per garantire gli equilibri naturali, proteggendo le risorse naturali, l’acqua, il mare, i boschi: la tutela dell’ambiente diventa quindi, in questo modo, una garanzia perché il turismo continui a riconoscere la Sardegna come una meta in grado di attrarre e di offrire possibilità di svago, riposo e di godimento delle bellezze naturali e culturali di questa regione. Le analisi compiute sul ciclo di vita delle destinazioni turistiche dimostrano che il superamento delle soglie di consumo delle risorse naturali, il congestionamento, la diminuzione della capacità di accogliere i turisti sulle spiagge determinano un declino economico delle località, un’evoluzione negativa del settore e della creazione di reddito.
Oggi il passo compiuto dalla Giunta regionale guidata da Renato Soru (un imprenditore che ha accettato la sfida di rendere la Sardegna più competitiva) va proprio in questa direzione: uscire da una logica di sfruttamento indiscriminato e far diventare l’ambiente naturale un punto di forza per il rilancio dell’economia. Accade poche volte (purtroppo) di vedere tradotte le strategie per la sostenibilità dello sviluppo in politiche concrete: lo è ancor più se a farlo è una regione del Mezzogiorno, che, con grandi sforzi sta operando per inserirsi in un quadro europeo e mondiale che, proprio nel turismo, vede una delle forme più spinte di concorrenza.
La Sardegna, collocata al centro del Mediterraneo e che possiede un patrimonio ambientale che universalmente viene riconosciuto come inestimabile, con bellezze naturali e un patrimonio culturale che la rendono unica, ha riconosciuto la necessità di tutelare queste risorse, limitandone la disponibilità e garantendone la tutela. Le scelte compiute dalla Sardegna tengono conto della necessità di intervenire sulla qualità dell’offerta, riconoscendo alle politiche di tutela dell’ambiente la capacità di generare opportunità e reddito: non scelte di vincoli tout court ma una strategia complessa che intende assicurare valore, qualità e competitività all’economia turistica della regione.
Si tratta, in questo caso, di orientare lo sviluppo, determinando un quadro di regole e di certezze: anche le scelte imprenditoriali, di chi opera nel settore del turismo, saranno condizionate da queste decisioni superando una fase di sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali. Una maggiore competitività del settore turistico può derivare da un incremento del consumo e del degrado delle risorse naturali, dalla ridotta disponibilità di servizi e qualità? In questo caso è inequivocabile il rapporto tra gestione delle risorse naturali e qualità dell’offerta turistica: spiagge congestionate, inquinamento, coste cementificate, sono aspetti che contrastano un’idea di sistema turistico in grado di competere e di creare opportunità che durino nel tempo. Fin troppo diffusa è stata l’opinione di considerare che la liberalizzazione del mercato significasse concedere di costruire sempre e ovunque, nell’assenza di regole e di limiti: i condoni edilizi e le deroghe hanno significato, in molti casi, il degrado e la scomparsa di paesaggi e ambienti naturali ma, soprattutto, la negazione di un processo economico e sociale in grado di risultare continuo nel tempo. È il contrasto tra benefici di breve periodo, limitati a poche categorie legate al settore immobiliare, e costi diffusi, a carico dell’intera collettività, che è costretta a subire la negazione di ambienti naturali, risorse, opportunità di sviluppo. Altri aspetti andrebbero considerati, in questa azione che fondamentalmente tende a riconoscere il costo dell’ambiente come risorsa strategica per lo sviluppo: come non evidenziare, per esempio, il peso del mercato immobiliare, rappresentato dalle seconde case, e la quota di reddito prodotto che sfugge al controllo e alla possibilità di generare effetti positivi per l’economia dell’isola? Un aspetto di economia sommersa che rappresenta una parte considerevole di entrate che non partecipano né al ciclo di sviluppo interno né, aspetto ancor più evidente, a contribuire alle spese di gestione e di tutela dell’ambiente naturale. Sta avvenendo qualcosa di significativo: si sta cercando di invertire un processo. Dal consumo si tende alla gestione degli spazi, rendendo disponibili risorse per riequilibrare lo sviluppo delle aree interne. Tra qualche anno sarà possibile iniziare a comprendere l’efficacia di queste decisioni ma, fin d’ora, è possibile considerare la distanza tra questo tipo di scelte e l’orientamento di chi proponeva la vendita delle spiagge, del demanio, dei beni culturali, per ottenere, in cambio, entrate fiscali e la costruzione di ulteriori alberghi, villaggi e case.
Segnalazioni
CONVEGNO A ROMA
Effetti dell’inquinamento atmosferico sui beni di interesse
storico-artistico: le esperienze
Roma, 28 giugno, APAT- Via Curtatone, 3 - Sala Fazzini
Con lo scopo di studiare gli effetti degli inquinanti e dei fattori ambientali sui beni di interesse storico-artistico esposti all’aperto, da alcuni anni l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (APAT) e l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) hanno avviato una collaborazione il cui obiettivo specifico è stato quello di correlare il danno subito dal patrimonio culturale alla concentrazione dei principali inquinanti atmosferici. Tale attività trova la sua collocazione anche tra le tematiche affrontate dal Tavolo Tecnico Interagenziale “Inventari delle emissioni e piani di risanamento della qualità dell’aria”. L’evento si propone quindi come un momento di sintesi del lavoro svolto in questi anni dall’APAT, dall’Istituto Centrale per il Restauro, da alcune Agenzie regionali e da autorevoli Enti di ricerca nell’ambito delle tematiche relative all’effetto dell’ inquinamento atmosferico sul patrimonio culturale.
Per informazioni:
www.apat.gov.it/site/it-IT/Modulo_Iscrizione/Convegno/default.html?PageID=9076
Segreteria organizzativa:
Raffaela Gaddi - raffaela.gaddi@apat.it - tel 06 50072428
Tiziana Cagnazzo - tiziana.cagnazzo@apat.it - tel 06 50072964
fax 06 50072834 - www.apat.gov.it/site/it-IT/

Cronache
PONTE SULLO STRETTO
tratto da IL SOLE 24 ORE del 18 GIUGNO 2006
In una lunga intervista, il ministro dei Lavori Pubblici Antonio Di Pietro ha dichiarato di aver diviso le opere previste nella legge obiettivo in tre categorie, secondo le priorità (anche perché mancano i fondi). Il Ponte è nell'ultima, sicché nel prossimo DPEF disporrà lo "stralcio" (testuale) dell'opera. Ha aggiunto che del Ponte si potrà parlare solo dopo aver portato l'Alta velocità fino a Reggio Calabria. L'intervistatore nota che occorrono 20 miliardi. La risposta è, lo so, ma "a che servono i binari sul Ponte se sopra non passa il treno?"
Segnalazioni
Complimenti per il vostro blog. È ben fatto tecnicamente, facilmente fruibile, ma soprattutto ricco di informazioni sull'associazione e non solo. Conosco ed apprezzo Italia Nostra calabrese con cui abbiamo comuni iniziative a tutela del patrimonio naturalistico e paesaggistico della nostra regione. Le difficoltà sono enormi (vedi lo scandalo, uno tra tutti, del Santuario della Madonna delle Armi, di Cerchiara calabra), ma, assieme, ce la possiamo giocare...
Cari saluti,
Ferdinando Laghi
Associazione Ambientalista "il riccio" Castrovillari
http://www.ilriccio.info
Segnalazioni
Salviamo il Borgo di Castelnuovo di Auditore (PU)
Una firma, mille firme, la vostra firma, la nostra firma
Foto di Gabriele Bartolini


Un Ricordo
PER OLIVIA 
Il 13 Giugno scorso è scomparsa, per un tragico incidente in montagna, la giovane Olivia, secondogenita di Gaia Pallottino e di Bernardo Rossi Doria.
Siamo vicini alla famiglia in questo momento di dolore ed in particolare a Gaia, che per tanti anni ha svolto con dedizione il delicato ruolo di Segretario generale dell'Associazione, coordinando le attività delle numerose sezioni di Italia Nostra.
Il gruppo di Rinnovamento nella Tradizione


Segnalazioni
SICILIA: ALLARME DESERTIFICAZIONE
Leandro Janni
Presidente Consiglio Regionale ItaliaNostra Sicilia
I dottori agronomi e forestali siciliani lo hanno detto chiaro e forte: la Sicilia continua ad essere interessata da uno dei processi più distruttivi per le risorse ambientali e agricole: la “desertificazione”. Il 7% del territorio dell’Isola è altamente vulnerabile, mentre il 5,7% della superficie agricola utilizzata è potenzialmente a rischio “salinizzazione”. La piana tra Licata e Gela, intensamente coltivata a serre, e le vaste zone argillose a cavallo tra le provincie di Caltanissetta ed Enna sono tra le aree maggiormente a rischio. Ancora una volta i tecnici, gli studiosi hanno messo in evidenza ciò che la politica ignora, sottovaluta. E invece i politici, gli amministratori, i dirigenti degli enti preposti, ma anche le categorie professionali interessate dovrebbero occuparsene. Subito. È necessaria una decisa azione di contenimento volta ad impedire ulteriori e più gravosi danni ambientali ed economici. È giusto chiarire che la desertificazione non è la “desertizzazione” cioè il deserto arido e inesorabile ma certamente la sua preoccupante anticamera. Il fenomeno della desertificazione provoca la degradazione dei suoli e la conseguente riduzione della capacità produttiva dei beni agricolo-alimentari e l’impoverimento della biodiversità.
Segnalazioni
IL SENSO DEL LIMITE
Leandro Janni
Presidente Consiglio Regionale ItaliaNostra Sicilia
Persino nella nostra bella Italia, nella mitica Sicilia siamo riusciti a perdere il senso del limite. La misura. Non concepiamo più la natura come terra da abitare - come pensavano gli antichi Greci - ma come terra da dominare. Non ci limitiamo all’uso della terra, ma ci spingiamo fino alla sua usura, alla sua consunzione. Rovina. Il nostro rapporto con la natura è mediato, dominato dalla tecnica: in questo mondo, in questa terra altra, spesso coltiviamo illusorie, assurde pretese. Tra queste può certamente annoverarsi lo “straordinario” ponte sullo Stretto: oggetto di inesauribili e incompatibili discussioni, ipotesi, progetti. Vero e proprio paradosso epistemologico. Follia tecnologica. Ottusa contesa politica. Sulle leggi della natura e sui limiti e le possibilità della tecnica, sul concetto di sviluppo sostenibile, il filosofo Martin Heidegger ci ha lasciato parole piuttosto illuminanti. Illuminanti, per chi voglia intendere, ascoltare. Ovviamente. “La legge nascosta della terra si mantiene nella moderata misuratezza del nascere e del perire di tutte le cose entro i limiti della loro possibilità, che ognuna di esse segue e che tuttavia nessuna conosce. La betulla non oltrepassa mai la sua possibilità. Il popolo delle api abita dentro l’ambito delle sue possibilità. Solo la volontà, che si organizza con la tecnica in ogni direzione, fa violenza alla terra e la trascina nell’esaustione, nell’usura e nella trasformazione artificiale. Essa obbliga la terra ad andare oltre il cerchio delle possibilità che questa ha naturalmente sviluppato, verso ciò che non è più il suo possibile, e quindi è impossibile. Il fatto che i piani e i dispositivi della tecnica riescano in numerose invenzioni e producano continue innovazioni non dimostra affatto che le conquiste della tecnica rendano possibile anche l’impossibile.”

Segnalazioni
APPELLO PER L'ANTICO BORGO DI
ALTOMONTE
Come le Istituzioni non tutelano il Patrimonio Culturale loro affidato
Teresa Liguori
Presidente Consiglio regionale ItaliaNostra-Calabria
ItaliaNostra Calabria interviene ancora una volta a difesa di Altomonte, tra i borghi più belli e rinomati della Calabria, a poca distanza dal Parco del Pollino. Nonostante le denunce dell’Amministrazione Comunale, di alcuni politici, associazioni, tra le quali ItaliaNostra Calabria, sono ripresi i lavori di costruzione di un edificio in cemento armato, alto 5 piani, destinato a parcheggio, a ridosso dell’antico castello medioevale. Tali lavori erano stati sospesi con un’ordinanza del Tar Calabria. La ripresa della costruzione, dovuta ad una nuova sentenza del Tar, rischia di arrecare gravi danni al rinomato centro storico, così come sicuramente devastante sarà l’impatto sul suggestivo paesaggio circostante. Tra l’altro, l’edificio in cemento armato sorge in un’area destinata a verde attrezzato e sottoposta recentemente a vincolo diretto dal Ministero BBCC. Tra le conseguenze immediate, ci sarà il ritiro della Bandiera Arancione da parte del Touring Club Italiano proprio a causa di questa costruzione. L’ambito riconoscimento, ottenuto nella nostra regione soltanto da Morano Calabro e da Altomonte, rischia di non essere più confermato dal TCI, con grave perdita di immagine per l’antico borgo. La Giunta regionale ha affidato recentemente all’assessore all’Urbanistica il compito di mettere in atto iniziative atte a bloccare questo scempio. ItaliaNostra chiede alle autorità competenti di intervenire con urgenza per fermare questo ennesimo attentato all’integrità dei Beni Culturali di Calabria, sottoposti ancora una volta ad interventi irrispettosi della struttura originaria e ad abusi di ogni genere. ItaliaNostra chiede infine che sia rispristinato quanto prima lo stato dei luoghi, così da restituire al centro storico di Altomonte la bellezza e l’armonia che hanno dato fama e benessere alla vivace cittadina, rendendola tra le mete turistiche più frequentate ed ammirate della regione.


Segnalazioni
BAGLIORI DI LUCCIOLE E SONNI DI LUMACHE
Comitato Parchi - Roma
È tempo di lucciole, sotto il terso cielo stellato. Negli ultimi angoli di campagna dove si celano prati non avvelenati si rinnova, ogni notte di primavera inoltrata, lo spettacolo meraviglioso della danza di luci intermittenti di migliaia di minute creature in amore, che sembrano quasi scambiare messaggi con il lontano firmamento. Ma è tempo anche di pigre e molli lumache, che si celano tra le erbe umide, strisciando invisibili alla ricerca di nutrimento, lasciando tracce poco gradite ai coltivatori e agli appassionati di giardinaggio. La realtà della lotta per la vita cela però verità inattese, perché le affascinanti lucciole, e in particolare le loro larve, si nutrono soprattutto di lumache, che mordicchiano leggermente iniettando a poco a poco un sonnifero paralizzante: così i molluschi restano vivi e immobili, fornendo cibo fresco che sarà poi completamente divorato. Qualcuno forse troverà qui una metafora dell’umanità in continua lotta con se stessa? Nella natura non esistono mai buoni e cattivi, ma nella vita dell’uomo la verità, la giustizia e la solidarietà fanno la differenza con l’inganno, l’oppressione e lo sfruttamento. Miti del tempo e idoli delle folle, divi e veline, calciatori e politici rampanti possono anche apparire luminosi e incantare, ma non è detto che meritino tanta adorazione. A meno che non si voglia far la fine delle povere lumache sempre passive, stordite e divorate, ma egualmente sempre ansiose di prostrarsi in adorazione di fronte a quelle meraviglie ed al potente di turno. La nostra vita, l’attuale politica, il destino di molte genti e dei popoli perennemente sudditi, che non sanno ancora raddrizzare la schiena né alzare la testa, ce lo testimoniano quotidianamente e la storia dovrebbe ricordarcelo in ogni momento. Un piccolo esempio? Ecco qui la straordinaria norma "ammazzabambi", regalataci a nostra insaputa da alcuni politici “benefattori” prima di passare il "testimone" ai loro successori.
APPROVATA NORMA “AMMAZZABAMBI”
Forse molti Italiani non lo sanno, ma di recente il nostro civilissimo Paese, Patria del Giure e Culla del Diritto, si è arricchito di una nuova gemma. Il 24 novembre 2005, infatti, la Camera ha definitivamente approvato una norma che non ha riscontri in altre parti del mondo, il cosiddetto “codicillo ammazzacaprioli”, che consente alle Regioni di aprire la caccia di selezione agli Ungulati (Cervi, Daini, Camosci e Caprioli) anche al di fuori dei periodi e degli orari giornalieri previsti dalla legislazione venatoria. Alpi e Appennini potranno così arricchirsi di valenti sparatori muniti di carabine di precisione, in giro tutto l’anno e magari anche di notte, alla ricerca degli animali più belli e con i palchi o le corna di maggior valore economico. Questa straordinaria norma “ammazzabambi”, germogliata dalla fertile fantasia dei “politici più sensibili agli autentici interessi della Nazione”, era stata inserita a sorpresa nella Proposta di Legge n. 3617: “Misure di contrasto all’evasione fiscale e misure urgenti in materia tributaria e finanziaria” (per la precisione al comma quinto dell’articolo 11-quattuordeci