Contributi Culturali
PATRIMONIO PUBBLICO/UTILIZZO PUBBLICO
Un esperimento di alto interesse
Massimo Antoniucci, Presidente Sezione Alto Tevere Umbro
Evaristo Petrocchi, Presidente Regionale I.N. Umbria
A Monte Santa Maria Tiberina Italia Nostra ed il Comune sperimentano un modo nuovo di concepire il recupero e l'utilizzazione di beni culturali senza farne oggetto di trasformazioni che si risolvono in speculazioni economiche in contrasto con l'identità dei luoghi. Le proposte sono state presentate in un recente convegno che ha interessato anche le istituzioni regionali.
Presentazione
Lo spirito che ha mosso Italia Nostra Alto Tevere Umbro negli ultimi anni è stato quello di individuare strategie nuove per fronteggiare l'aggressione al bene comune che nella nostra realtà è diventata una vera e propria emergenza. Una situazione aggravata dalla logica del consumismo che sta avendo conseguenze sempre più gravi su un territorio che sta subendo gli effetti derivanti dalla globalizzazione. Abbiamo individuato nelle amministrazioni territoriali, specialmente nei sindaci, i terminali sui quali esprimere la nostra azione di sensibilizzazione, di denuncia e di dialogo progettuale laddove se ne presentino le condizioni, in quanto i sindaci determinano la qualità o il degrado del territorio. Nel caso specifico della bozza di convenzione e protocollo di intesa presentato l'Amministrazione comunale del Monte Santa Maria Tiberina si è voluto raggiungere un primo obiettivo: delineare la destinazione d'uso del Castello Bourbon del Monte per scongiurare la possibilità che finisse in mano a privati.
Clicca sull'estratto da “Il Corriere dell’Umbria” del 13.07.06 sul convegno di cui sopra:

Cultura del Turismo
RISPETTIAMO GLI SPAZI MONUMENTALI!
Lucca, regole per tutelare la città storica
dall'invasione di tavoli e ombrelloni
Roberto Mannocci, presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
Ci riferiscono che nella piazza S. Frediano c’è l’intenzione di aprire una nuova trattoria-pizzeria dotata di una modesta superficie interna per il consumo dei pasti. Presumibilmente nelle legittime aspettative degli imprenditori si fa affidamento sulla possibilità, purtroppo già attuata in precedenza nella stessa piazza per altri due locali pubblici, di potersi ampliare con sedute e tavoli all’aperto. Questa Associazione desidera segnalare, in via preventiva, il grave danno alla fruibilità della facciata della chiesa di S. Frediano, che sarebbe apportato da una ulteriore intromissione di questi spazi commerciali all’aperto che, anche se economicamente trainanti per gli imprenditori e graditi a parte dei turisti, non possono e non devono invadere gli spazi monumentali della città. Mentre richiediamo di rivedere, alla scadenza delle convenzioni, le attuali indiscriminate concessioni di suolo pubblico per questo uso (a partire proprio dalla piazza S. Frediano), facciamo istanza perché quanto prima si proceda ad una modifica del Regolamento apposito vigente che accolga l’osservazione, da noi presentata il 20.06.2001 già prima della sua approvazione, che si stabiliscano a priori quali spazi della città storica, per valore monumentale o per necessità funzionali, non possono essere occupati da strutture commerciali di questo genere. Sarebbe un punto di grande importanza, al quale la Soprintendenza potrebbe dare un prezioso apporto, che toglierebbe una troppo ampia discrezionalità agli Uffici e la loro sottoposizione alle pressioni di singoli operatori e che darebbe agli imprenditori stessi elementi di chiarezza per valutare la convenienza del proprio investimento. Ci riserviamo, comunque, di tornare in maniera più compiuta sul tema del drammatico arredo urbano che caratterizza la città e sul citato Regolamento comunale degli spazi commerciali, interamente disatteso ovunque e da chiunque. Con questa nota chiediamo che Commissario e Soprintendenza impediscano, con determinazione, qualsiasi estensione di sedute all’aperto nella piazza S. Frediano e che si avverta subito l’imprenditore che vorrebbe aprire questa nuova attività nella piazza (e che ancora non ha concluso l’iter per l’acquisizione dei locali e delle autorizzazioni) che non potrà usufruire della concessione di spazi all’aperto. Se quanto riferitoci nello specifico risulta privo di fondamento si prega considerare questo intervento solo per la sua valenza generale.
Segnalazioni
AZIONI E COMUNICATI
Italia Nostra, Sezione Alto Tevere Umbro
1. COMUNICATO
gennaio 2005
La sezione di Alto Tevere Umbro di Italia Nostra comunica di aver depositato ieri un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica in merito ai lavori effettuati presso la chiesa di San Domenico. Con tale iniziativa Italia Nostra, che a suo tempo aveva denunciato la grave alterazione inferta al monumento, chiede senza mezzi termini che vengano accertati il rispetto delle procedure previste per interventi del genere ed eventuali responsabilità di reato. Come è riportato nell’esposto, per la nostra associazione i lavori hanno provocato un danno notevole ed irreversibile ad un bene vincolato e tutelato (vedi L. 1089/39 e succ. modifiche). In particolare, la facciata di sinistra della chiesa è stata inopinatamente oggetto di interventi tra loro contraddittori - una porzione di pietre è stata ricoperta con intonaco raso sasso - e che hanno determinato una diversità di trattamento che non sembra rispondere ad alcun criterio logico. Il trattamento eseguito, come purtroppo è ben visibile ad occhio nudo, compromette la percezione unitaria del monumento, ed impedisce la distinzione delle vicissitudini murarie seguite ai ricorrenti sismi da esso sofferti, risolvendosi appunto in un inaccettabile e dannosissima alterazione. Evidentemente nella conduzione dei lavori sembrano siano state del tutto ignorate le raccomandazioni stilate a livello centrale dall’Istituto Centrale del Restauro e dal Comitato per la prevenzione del patrimonio culturale e del rischio sismico e le procedure prescritte a livello territoriale dalla Sovrintendenza competente, procedure che prevedono di sottoporre alla preventiva approvazione della Sovrintendenza stessa le “campionature” di ogni ipotesi di trattamento ad intonaco o a faccia-vista. La richiesta di accertamento di eventuali responsabilità da parte dell’autorità giudiziaria è per Italia Nostra un atto dovuto. Al di là di tale aspetto, cogliamo l’occasione per ribadire come il silenzio che ha caratterizzato tale vicenda, abbia comunque evidenziato la mancanza di sensibilità e attenzione della classe politica, amministrativa e non solo, verso il patrimonio storico cittadino, del resto non nuovo ad interventi discutibili se non devastanti.
Il presidente Massimo Antoniucci
2. COMUNICATO
settembre 2005
Futuro dell’area Ex Fat e della Ex Bacchi, rifacimento dell’illuminazione, ipotesi di chiusura al traffico, questi gioco quello del centro storico tifernate: un puzzle con tanti tasselli (mutevoli e in parte coperti) ma senza nemmeno l’ombra del disegno da comporre. Un gioco in cui forse potranno vincere alcuni interessi privatistici ma per il quale la città rischia di perdere definitivamente la possibilità di un recupero vero del centro storico e del suo stesso rilancio. Italia Nostra lancia un appello alle associazioni culturali e di categoria, alle forze sociali e politiche, perché a tutto questo venga posta la parola fine e perché si avviino le basi per la definizione di un grande progetto complessivo di recupero, all’interno del quale possano essere affrontate le grandi questioni aperte e che delinei le linee guida anche per il futuro. Negli ultimi mesi si sta continuando ad andare invece nella direzione contraria: non solo i cittadini si trovano di fronte a proposte estemporanee e poco chiare ma addirittura rispetto a questioni fondamentali, come il recupero dell’area Ex Fat, gli amministratori hanno deciso di chiamarsi fuori. Italia Nostra, considerando cruciale la salvaguardia di tale area, lancia nuovamente l’invito agli amministratori ad attivarsi perché sia scongiurato un progetto rispondente solo ad interessi privati e ribadisce l’inadeguatezza del ricorso al contratto di quartiere. Il contratto di quartiere, per il quale per altro nel caso dell’Ex Fat si è proceduto ad un coinvolgimento dei cittadini che è stato solo di facciata, di fatto non solo toglie voce in capitolo a chi è chiamato a governare la città ma sottrae l’intervento ad ogni vincolo di salvaguardia. Rispetto a tale questione Italia Nostra torna a chiede un atto di coraggio al sindaco tifernate, per scongiurare una colata di cemento in una delle zone più antiche della città e garantire invece la realizzazione del parco archeologico e la piena tutela dei reperti. Ma al primo cittadino chiediamo soprattutto di porre fine alla estemporaneità e alla provvisorietà che caratterizza gli interventi riguardanti il centro storico (e a questo proposito riteniamo doverosa l’apertura di una riflessione circa il funzionamento e l’efficacia degli strumenti urbanistici esistenti) e un impegno ad aprire una fase nuova che garantisca la salvaguardia della qualità della vita dei cittadini e del territorio. Un segnale forte sarà la garanzia della disponibilità per un cambiamento di rotta, nel momento in cui – la vicenda della discussione in commissione edilizia del progetto di intervento nell’area Ex Bacchi è emblematica - si assiste alla minaccia di interventi edilizi di sempre maggiore impatto, avvallati trasversalmente all’interno dei vari schieramenti politici.Italia Nostra su questi temi si impegnerà a confrontarsi con tutte le associazioni e le realtà cittadine e si rende fin da ora disponibile per incontri e per discutere iniziative e proposte.
Il presidente Massimo Antoniucci
3. COMUNICATO
ottobre 2005
La denuncia della mancanza di una politica e di un progetto complessivo per il centro storico tifernate è stata da sempre al centro degli interventi di Italia Nostra. Con le scelte effettuatein materia urbanistica nelle ultime settimane, dobbiamo constatare chele decisioni dell’Amministrazione comunale sono state invece guidate da un unico filo conduttore. Peccato che l’orientamento seguito vada in senso opposto al recupero e alla salvaguardia del patrimonio storico e architettonico e alla difesa dell’identità della città e del suo territorio. È una constatazione che la nostra associazione fa con amarezza, perché oggi gli amministratori, e con loro la gran parte della classe dirigente, hanno scelto di chiudere nel modo peggiore le grandi questioni che abbiamo da sempre definito cruciali per il futuro di Città di Castello, rappresentate dal recupero dell’aerea Ex Fat e della Ex Bacchi. L’approvazione dei rispettivi progetti edilizi, rispetto ai quali ribadiamo il nostro giudizio negativo, ha visto trionfare la logica della tutela di interessi economici e privatistici, a discapito della salvaguardia degli interessi dell’intera città e della sua storia. Il tutto è avvenuto - e questa è certo un’aggravante - con un tempismo sospetto. A gettare un’ombra ancora maggiore è l’approvazione, avvenuta nel corso di uno degli ultimi consigli comunali, di ben ventisette varianti al Piano regolatore generale, vicenda che pensiamo non abbia bisogno di alcun commento! Con tali scelte non solo non ci si è posti l’obiettivo di riparare ai danni compiuti in passato, ma si è dato un vero e proprio “colpo finale”. Ciò vale in primo luogo per l’area “Ex Fat”: il via libera alla colata di cemento significa compromettere definitivamente il recupero della più importante realtà rinascimentale cittadina e negare la salvaguardia di testimonianze uniche delle sue origini. Un obiettivo che poteva essere garantito solo attraverso la realizzazione di un parco archeologico. Ma un giudizio negativo viene dato all’intera serie di interventi previsti nell’ambito del contratto di quartiere, strumento che Italia Nostra ha sempre ritenuto inadeguato. Nell’area “Ex Bacchi”, situata nelle immediate vicinanze delle mura urbiche, vedremo invece sorgere un mega complesso edilizio, che per la sua tipologia è totalmente estraneo alla tradizione architettonica e culturale di Città di Castello. Di fronte a tale realtà non possiamo più parlare di semplice indifferenza o mancanza di sensibilità rispetto alla tutela del patrimonio storico: siamo invece di fronte alla scelta di tutelare interessi privati, anche quando ciò signica, lo ribadiamo, compromettere l’identità della città e del territorio. In questo quadro risulta ‘sospetto’ l’annunciato via libera ad un progetto di recupero del parco della Montesca, lasciato da anni in una situazione di totale abbandono e degrado. Lo stato di degrado del Parco della Montesca, rispetto al quale il progetto sbandierato dall’Amministrazione comunale è del tutto inadeguato, essendo limitato alla semplice pulizia e non prevedendo un intervento di restauro vero e proprio, è un altro simbolo della disattenzione verso il patrimonio storico che rende la nostra realtà territoriale unica.
Il presidente Massimo Antoniucci
4. COMUNICATO
aprile 2006
Adeguamento della superstrada E 45 e ipotesi di trasformazione in autostrada e nodo della “Due Mari”, sviluppo della ferrovia, piastra logistica: le scelte che verranno effettuate rispetto alle grandi problematiche aperte in Alto Tevere in materia di trasporti e infrastrutture, saranno destinate a condizionare il futuro dell’intero territorio. Per Italia Nostra Alto Tevere Umbro è fondamentale che tali tematiche vedano fin dai prossimi mesi un impegno preciso da parte dei Comuni e dei soggetti interessati dell’intera valtiberina umbro-toscana, perché finalmente l’intera questione venga affrontata in modo complessivo e con una visione unitaria, con l’obiettivo di garantire uno sviluppo che abbia al suo centro la tutela e la salvaguardia del territorio. Rispetto alla sfida che l’intera vallata ha di fronte, Italia Nostra lancia un appello perché, in un momento così particolare per la vita politica, l’obiettivo di individuare i percorsi e le proposte sulle quali confrontarsi in modo globale e guardando al futuro dell’intero territorio, siano al centro del dibattito e del confronto. La nostra convinzione, è che solo se verrà garantita la priorità ai temi della tutela dell’ambiente e del patrimonio storico e architettonico e della salvaguardia della qualità della vita, si potranno gettare le basi per uno sviluppo sostenibile e per la promozione e per il rilancio anche economico della vallata. Una sfida, questa, che fino ad oggi ha registrato purtroppo limiti e ritardi da parte della classe amministrativa e politica nel suo complesso. Limiti che si sono evidenziati proprio rispetto alle questioni relative alle infrastrutture, che fino ad ora hanno visto prevalere interessi partitici e di campanile, che non solo non hanno portato ad una visione di insieme ma hanno determinato ritardi ed anche danni al territorio e ai cittadini. Per Italia Nostra il primo passo che gli Enti locali del comprensorio altotiberino devono compiere una volta insediatesi le nuove Amministrazioni comunali, è ribadire unitariamente un fermo No al raddoppiamento della superstrada E 45, un progetto che se realizzato rappresenterebbe un’opera devastante per l’ambiente. A suo tempo abbiamo accolto con soddisfazione la posizione espressa ufficialmente contro tale prospettiva dal Consiglio comunale di Città di Castello. Una posizione che ci auguriamo venga ribadita con forza anche in futuro e un modo unitario. Allo stesso tempo, un’azione decisa deve essere intrapresa a favore della realizzazione del potenziamento dei collegamenti ferroviari. Se negli ultimi tempi qualcosa di concreto sembra essersi mosso, senza un impegno unitario dei vari Comuni ogni progetto rischierà di rimanere sulla carta. La tutela del paesaggio e del territorio nel suo complesso, deve essere l’obiettivo principale che dovrà portare ad individuare le soluzioni rispetto alla questione della “Due Mari”. È proprio su tale questione gli amministratori dei vari comuni sono venuti meno nel ruolo che li vorrebbe chiamati alla gestione dei problemi, alla programmazione e alla progettazione, all’interno di una logica di insieme finalizzata alla valorizzazione dell’intera Valtiberina. Così, oggi, il rischio è che per un progetto già di per sé vecchio, concepito in un momento in cui a prevalere non era certo la preoccupazione di garantire il minor impatto possibile, si arrivi a soluzioni determinate da logiche di potere e di equilibri politici-economici e di campanile. A questo proposito Italia Nostra, pur ritenendo legittime le istanze portate avanti nelle varie realtà a
difesa di ogni singolo territorio, ribadisce che la logica da seguire è quella di affrontare la questione solidarmente, guardando al territorio nel suo complesso: questo è l’unico ambito sul quale Italia Nostra ribadisce di essere aperta a ogni confronto e di essere disponibile a dare il proprio contributo. Per la “Due Mari”, chiediamo la costituzione di un comitato scientifico, che garantisca una valutazione seria delle varie soluzioni proposte, con l’obiettivo principale della tutela del territorio visto nella sua totalità. Italia Nostra auspica che rispetto a tali problematiche, si arrivi alla individuazione di nuovi strumenti, anche culturali, che permettano di arrivare a definire un grande progetto di governo del territorio altotiberino, superando ogni egoismo e campanilismo. Arrivare a ciò significherebbe compiere quel salto di qualità indispensabile per veder garantiti la difesa e il rilancio della valtiberina umbra-toscana in ogni suo aspetto.
Il presidente Massimo Antoniucci
5. COMUNICATO
settembre 2005
Italia Nostra accoglie positivamente e con soddisfazione la bocciatura da parte del Consiglio comunale tifernate del progetto edilizio relativo all’area “Ex Bacchi”. Un progetto verso il quale la nostra associazione aveva espresso a suo tempo un giudizio nettamente critico e del quale con il tempo, visti anche i contorni poco chiari che sta via via assumendo l’intera questione, siamo sempre più convinti. Italia Nostra non ha mai mancato di esprimere il proprio giudizio critico e le proprie perplessità sui tanti progetti edilizi o sugli stessi interventi di restauro che hanno interessato il centro storico, non facendo certo sconti agli amministratori e a tutte le forze politiche cittadine. Le problematiche ed i limiti che hanno caratterizzato fino ad ora la politica relativa al centro storico e alla tutela del suo patrimonio storico e architettonico continuano ad essere al centro delle nostre preoccupazioni e saranno al centro dei nostri interventi. Ma non possiamo non sottolineare come in questo caso la decisione assunta nella massima assise cittadina abbia visto prevalere la tutela dell’area e degli interessi generali della città, al di là delle ombre e dei risvolti possibili che dovranno essere chiariti. In merito a quest’ultimo aspetto ci limitiamo a ricordare che proprio Italia Nostra non aveva mancato di denunciare come progetti edilizi di forte impatto, e tra questi quello relativo all’area EX Bacchi, siano con sempre più evidenza avvallati trasversalmente all’interno dei vari schieramenti, compresi quelli di opposizione che dovrebbero essere chiamati invece ad un’azione di controllo. Ci auguriamo quindi che tale vicenda possa offrire l’occasione per una profonda riflessione da parte dell’intera comunità. Soprattutto, il nostro auspicio è che rappresenti una svolta che segni una politica che veda riportati al centro della propria azione il recupero ed il rilancio del centro storico e della qualità della vita in genarale. È con questo obiettivo-guida che ancora più convintamente Italia Nostra continuerà a portare avanti la propria azione e che in particolare continuerà a seguire gli sviluppi della vicenda “Ex Bacchi” che oggi, al di là della questione strettamente urbanistica, rappresenta un nodo cruciale per il futuro di Città di Castello.
Il presidente Massimo Antoniucci

Segnalazioni
LE MURA DI ARPINO/ Un comunicato
Un prodigioso monumento di pietra fatto di enormi monoliti di puddinga sovrapposti senza alcun legame di malta, né fondazioni, a formare un circuito murario che si sviluppa complessivamente per circa 3 Km con un altezza che in alcuni punti supera i 6 metri: sono le mura poligonali di Arpino, raccontate con cognizione e competenza dall’ing. Manuel Spalvieri nel nuovo numero de Le Foglie N° 34 – luglio 2006, pubblicazione periodica dei L.E.A. di Acuto ed isola del Liri dell’Assessorato Ambiente e Pianificazione territoriale della Provincia di Frosinone.
Erroneamente considerate preistoriche e fatte risalire ai Pelasgi, da cui il nome di mura pelasgiche, secondo alcuni potrebbero essere riferite alla fase volsca, e datate V sec. a.C., secondo altri sarebbero da porre in relazione alla presenza romana, e quindi essere datate verso la fine del IV sec. a.C., le mura di Arpino si dipartono dalla sommità più elevata della città dall’acropoli di Civitavecchia da dove prendono a scendere attraverso il declivio fino ad abbracciare e chiudere l’altura minore di Civita Falconieri. Le cinte fortificate in opera poligonale, che si conservano talora in modo imponente in molti centri del Lazio meridionale interno, rappresentano un elemento fortemente caratterizzante della natura insediativa di questo territorio e ne costituiscono quasi il tessuto connettivo dello sviluppo storico e paleografico. Segno tangibile del sovrapporsi dei vari gruppi etnici e delle vicende politiche e belliche che li hanno coinvolti, dalle quali sono derivate le esigenze di difesa e di controllo del territorio, necessiterebbero di una più adeguata cura e valorizzazione. Le Foglie N°34 – luglio 2006 è consultabile sul sito del LEA all'indirizzo:
www.leafr.it/images/stories/foglie/lefoglie_n34.pdf
Le Foglie, il Bollettino di Storia Locale e il Bollettino Ambientale sono pubblicazioni periodiche che i Laboratori di Educazione Ambientale propongono per la conservazione e la diffusione delle conoscenze dei beni culturali ed ambientali della provincia di Frosinone. Sono disponibili in versione cartacea e telematica. Consultando il sito www.leafr.it è possibile accedere all’archivio completo delle pubblicazioni finora redatte. Il Laboratorio di Educazione Ambientale è una struttura pubblica di servizio. In provincia di Frosinone è presente con le sedi di Acuto e di Isola del Liri. Svolge attività di informazione, formazione ed educazione sui temi della tutela e salvaguardia dell'ambiente per uno sviluppo sostenibile. Nodo strategico del Sistema Nazionale INFEA (Informazione Educazione Ambientale) del Ministero dell'Ambiente finalizzato alla diffusione sul territorio di strutture di informazione, formazione e di educazione ambientale, il Laboratorio opera di concerto con i Centri di Esperienza e i Centri di coordinamento regionale, mettendo in rete esperienze, organizzando attività comuni, collaborando con il mondo della scuola, della ricerca e dell'impegno civile per l'ambiente.
Tratto da:
Le Foglie N° 34 – luglio 2006, pubblicazione periodica di arte e cultura



Iniziative
SALVIAMO IL PATRIMONIO CULTURALE /1
MA LA SOPRINTENDENZA LATITA!
Roberto Mannocci
Presidente della Sezione di Lucca
In data 13 Luglio 2006 la Sezione di Lucca ha inviato questo drastico sollecito per l’apposizione del vincolo ex 1089 alla piccola chiesa di S. Giusto alla Caipira (nel territorio comunale di Capannori). L’edificio, da anni in stato di completo abbandono, recentemente è stato venduto dal vecchio proprietario privato ad altri privati, proprio per la mancanza di qualsiasi tutela specifica sopra l’immobile, nonostante che dagli storici dell’arte sia considerato “l’esempio più antico di edificio ecclesiastico della lucchesia e forse di tutta la Toscana”(Luporini, Filieri). Questa nota, oltre che alla Soprintendenza locale e alla Direzione Regionale è stata inviata anche al Ministro Rutelli e alla Direzione Centrale competente del Ministero per i BB e AA. CC. per evidenziare le gravi disfunzioni operative della situazione locale. Ad un anno e mezzo dall’istituzione della nuova Soprintendenza lucchese non può essere ammessa alcuna mancanza organizzativa! (v. in questa sezione il documento postato il 30.07.06 Salviamo il Patrimonio Culturale /2).
“Con nostra nota del 21 marzo scorso abbiamo avanzato richiesta di urgente apposizione del vincolo sulla storica piccola chiesa romanica in oggetto allegando, con lo spirito della massima collaborazione, materiale documentario per semplificare l’iter degli Uffici competenti. Nel frattempo non solo nessuna risposta è pervenuta alla nostra richiesta, non solo il prezioso immobile in oggetto, di proprietà privata, è stato nel frattempo venduto ad altro acquirente privato pur in presenza della disponibilità pubblicamente dichiarata dal Comune di Capannori di acquisire il bene a fini pubblici (v. pag. de Il Tirreno del 14.04.06), non solo sappiamo che dalla nuova proprietà sono state avanzate proposte di adeguamento sul manufatto storico inammissibili per l’idonea conservazione della “chiesa più antica della lucchesia e, forse, dell’intera Toscana” (quali ad esempio di dotare l’immobile di servizi igienici per la sua piena “vivibilità”) connotando destinazioni d’uso incompatibili con il concetto di conservazione, ma non sappiamo nemmeno se l’Ufficio competente ha iniziato l’iter per il riconoscimento dell’interesse culturale dell’immobile che oggi è del tutto privo di qualsiasi strumento di tutela. Non ci interessano le carenze logistiche e i molti irrisolti problemi organizzativi eventualmente presenti all’interno dell’Ufficio che deve istruire la pratica di vincolo (cioè la nuova Soprintendenza lucchese), quello che chiediamo è l’immediato riconoscimento dell’indiscutibile valore culturale dell’immobile di fronte a concreti pericoli di trasformazioni oppure una risposta chiara ed esauriente che espliciti compiutamente le motivazioni pratiche e ‘contenutistiche’ del rigetto di quella nostra richiesta.”
Pubblichiamo di seguito la richiesta di vincolo che la Sezione di Lucca aveva inviato, con lettera raccomandata e varia documentazione, il 21 marzo 2006 alla Direzione Regionale e alla Soprintendenza di Lucca.
“Questa Associazione da tempo sta dedicando il proprio interesse ai problemi di idonea conservazione che attengono le strutture e i contesti paesaggistici degli oratori e delle piccole chiese sparse nei territori della lucchesia, e a tal proposito ha messo in cantiere una catalogazione di questo patrimonio tramite idonea schedatura finalizzata ad offrire materiale conoscitivo su questi beni e per evidenziare necessità di interventi.
Già nel corso del 2002 e del 2004 questa sezione ha proceduto ad elaborare una piccola serie di contributi descrittivi delle gravi situazioni in cui versano alcuni di questi preziosissimi edifici e inseriti nel sito web http://italianostra.paesaggiotoscano.org .
Tra questi piccoli monumenti, che nel loro complesso costituiscono anche elementi di grande rilevanza paesaggistica, riveste particolarissima importanza la piccola chiesa di S. Giusto di Marlia, in via del Parco, località ‘alla Caipira’, nel Comune di Capannori, indicata dagli studiosi come “vero archetipo di architettura minima diffusa” ed addirittura come “l’edificio medievale più antico” del territorio lucchese e, forse, dell’intera Toscana (Luporini, Filieri). Questa importanza storica del complesso non è naturalmente venuta meno con le trasformazioni e le integrazioni che si sono succedute nel tempo (in particolare nel periodo romanico) e che hanno portato all’armonica configurazione attuale. Oggi l’edificio, eretto su un terrazzamento già inserito nella vasta proprietà a corredo del Parco della Villa Reale di Marlia, risulta di proprietà privata ed è in uno stato di totale e sempre più pericoloso abbandono: completamente privo di ogni suppellettile il suo interno, sfondata la porta di accesso sulla facciata, trafugati l’architrave e gli stipiti in pietra dell’apertura sul lato nord, gravi i segni di cedimenti strutturali sui fianchi e sull’abside, presenti specie rampicanti sul paramento murario, perso ogni collegamento con la viabilità comunale… Questa Associazione ritiene che per la salvezza dell’edificio sia indispensabile e urgente un atto che ne riconosca formalmente e amministrativamente l’assoluto valore e interesse di bene culturale onde rendere più facilmente possibile sia una sua acquisizione pubblica con scopi sociali e compatibili con la sua struttura (l’Amministrazione comunale di Capannori ha dimostrato a più riprese sulla stampa la propria disponibilità e il proprio deciso interesse) sia la programmazione e l’attuazione di interventi di ripristino e risanamento, anche tramite eventuali contributi delle Fondazioni bancarie locali per la cui concreta concessione è necessario tale riconoscimento.
Questa sezione, pertanto, richiede a codesta Direzione Regionale e alla locale Soprintendenza di voler valutare l’opportunità di avviare la procedura, ai sensi delle norme vigenti, per una urgente dichiarazione di interesse culturale nei confronti dell’edificio in oggetto e del suo immediato contesto.
A tale scopo alleghiamo un primo utile materiale documentario.
Fidando in una positiva accoglienza della nostra istanza, mentre dichiariamo la nostra totale disponibilità a fornire ulteriori chiarimenti, nell’attesa di un cortese riscontro, ringraziamo dell’attenzione e salutiamo distintamente.”
Questa che segue è la scheda che la Sezione di Lucca aveva elaborato sulla chiesa di S. Giusto alla Caipira nel Giugno 2004 e che è stata inserita nel sito web http://italianostra.paesaggiotoscano.org come prima di una serie di schedature di piccoli edifici ecclesiastici sparsi nel territorio lucchese, quale prima bozza per un censimento.
CHIESE SPARSE IN LUCCHESIA
1. CHIESA DI S. GIUSTO ALLA CAIPIRA (Capannori)
Cenni storici
Edificio a nave unica con abside. La prima attestazione documentaria (atto di compravendita di terre) risale al 987, ma Eugenio Luporini lo classifica come l’edificio ecclesiastico medievale più antico della lucchesia “e forse della Toscana medesima”, archetipo di “architettura minima diffusa nel contado tra VII e IX secolo”. La struttura preromanica originale con filari di bozze calcaree e arenarie, squadrate sommariamente e alternate a filari di ciottoli di fiume ‘a lisca di pesce’ è conservata soprattutto nei due fianchi, ciascuno dotato di due monofore. Facciata ed abside attuali sono sicuramente più tarde (ascrivibili all’XI secolo) come denotano i blocchi di pietra ben squadrati e distribuiti in filari regolari. L’apparato decorativo è invece ancora ispirato ai repertori altomedievali e talora proviene dal primitivo impianto della chiesa (archivolto della monofora absidale) (M.T. Filieri). L’interno dell’edificio, interamente intonacato, con copertura a capriata e privo di ogni arredo, è caratterizzato da un sedile perimetrale continuo in muratura, da un dislivello della pavimentazione a metà della lunghezza e da un ulteriore gradino in coincidenza con l’abside.
Stato dell’edificio
Attualmente l’edifico, già inglobato in epoca napoleonica nel parco esterno della villa Reale di Marlia assieme alle terre circostanti, è di proprietà privata. Da lunghissimo tempo chiuso al culto, l’edificio ha svolto anche la funzione di deposito agricolo. Oggi la chiesa è in totale abbandono: la porta principale di facciata aperta e sconnessa, trafugati gli stipiti e l’architrave in arenaria della porta sul fianco nord. Del campanile non rimane traccia visibile superficialmente. Segni di interventi successivi alla ristrutturazione dell’XI secolo sono evidenti in facciata, per la grande finestra rettangolare che ‘taglia’ l’archivolto del portale e nella parte superiore della testata absidale, ora in cotto. Segni evidenti di sconnessioni statiche si notano in facciata, nella congiunzione tra facciata e fianco sud e nel cilindro absidale. Presenza di rampicanti sul paramento murario dell’abside e vegetazione infestante in tutto l’intorno.
I manti di copertura della navata e dell’abside sono in coppi ed embrici.
Il paesaggio
Dal punto di vista paesaggistico la chiesa di S. Giusto è collocata su un piccolo rialzo pianeggiante fiancheggiato dalla sottostante via comunale del Parco. Totalmente nascosto da erbe infestanti e rovi è l’accesso alla chiesa, probabilmente collocato dalla privata via che costeggia il pianoro della chiesa. Un grosso cipresso è antistante la facciata e un paio di tigli si sviluppano nella superficie sud del pianoro. Queste specie arboree probabilmente costituiscono i resti della vecchia sistemazione dello spiazzo/pertinenza della piccola chiesa. Un disattivato palo per l’energia elettrica deturpa la visuale della facciata dalla via privata. Un nuovo impianto di olivi si sviluppa nel terreno pianeggiante ad ovest di detta via. Pochi resti di viticolture nelle immediate vicinanze. Diverse e piuttosto sparse le abitazioni nel circondario, le più antiche delle quali sono di origine agricola (corti rurali lucchesi).




Cronache
MOLTO COLORE...
da Corriere della Sera Magazine 4 luglio 2006
L’antiquaria romana Ida Benucci, in grande lancio mediatico dopo il discusso acquisto della sede nazionale di Italia Nostra, si guadagna il suo spazio sui rotocalchi sparlando dei salotti di Roma. Ma poi scopri (sempre sui rotocalchi) che al suo desco il sindaco Veltroni e altri commensali vip mangiano “con posate d’oro”. Se questa è l'alternativa ai salotti…
Cronache
...E MOLTISSIMO GRIGIO.
da Il Sole 24 Ore 2 luglio 2006
di Riccardo Chiaberge
Parco della Sila: lago Ampollino

Parco della Sila: fiume Tacina

Contributi Culturali
PIANIFICAZIONE TERRITORIALE
Proposta di legge “Principi in materia di pianificazione del territorio”
Paolo Berdini, Sezione di Roma
Pubblichiamo il testo della relazione introduttiva tenuta da Paolo Berdini all’incontro per la presentazione di una nuova proposta di Legge elaborata da un gruppo di urbanisti e di intellettuali che gravita intorno al sito Eddyburg http://www.eddyburg.it chiamando a discuterne i partiti del centrosinistra.
Roma, 28 giugno 2006
1. Legge sulla pianificazione e legge sul governo del territorio
Il programma del governo Prodi, è stato fondamentale per costruire la proposta di legge in materia di pianificazione che presentiamo. Nel capitolo che porta il titolo “La nuova alleanza con la natura: ambiente e territorio per lo sviluppo” è contenuta questa indicazione: “In particolare proponiamo di varare una nuova legge quadro per il governo del territorio che operi secondo i seguenti criteri: evitare il consumo di nuovo territorio senza aver prima verificato tutte le possibilità di recupero, di riutilizzazione e di sostituzione”.
In realtà, non sarà sfuggito che abbiamo subito contraddetto il proposito di dare attuazione a quella affermazione. La legge parla infatti di “pianificazione del territorio”, laddove si suggeriva “governo del territorio”. La contraddizione è obbligatoria, come sostiene Gigi Scano nel farci osservare che alla luce della riforma costituzionale del 2001, non è oggi possibile parlare di “governo del territorio”. All’articolo 117 di quella riforma, infatti, il governo del territorio è elencato insieme ad alcune materie che sono invece logicamente comprese in quel concetto, quali ad esempio i porti e aeroporti civili e le grandi reti di trasporto e navigazione. Il dettato costituzionale, quindi, non definisce strutture gerarchiche in cui il governo del territorio è il più complessivo contenitore, ma si limita ad un’elencazione omogenea e vincolante.
Ne consegue che abbiamo scelto consapevolmente –e a malincuore- di parlare di pianificazione, nell’auspicio che in questa legislatura possa portare all’auspicato superamento della visione economicistica delle città e del territorio dominante in questi ultimi anni e al superamento tra urbanistica e governo del territorio.
2. Il suolo è un bene comune
Il principio cardine della proposta è quello di limitare al massimo il consumo di suolo. Alcune regioni, come ad esempio la Toscana, hanno inserito nella propria legge articoli che tentano di fermare il dilagare dell’urbanizzazione. Altre, come la Sardegna, pongono con il Piano paesistico un concreto argine alla dissipazione del territorio costiero. Non è però un compito che può essere lasciato alle Regioni: è ruolo specifico dello Stato assumere come principio generale valido su tutto il territorio quello del risparmio di una risorsa ormai rara, il territorio. Alle Regioni spetterà la specifica competenza di dare concreta attuazione a quel principio, definendo le modalità di applicazione e le procedure.
La proposta afferma nel secondo comma del primo articolo che “Il territorio e le sue risorse sono patrimonio comune. Le autorità pubbliche ne sono i custodi e i garanti nel quadro delle specifiche competenze”. Il territorio è dunque un bene comune e spetta allo Stato promuovere politiche di indirizzo per il suo uso. All’articolo 7 si afferma “Nuovi impegni di suolo ai fini insediativi e infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative al riuso e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti”. Il perseguimento dell’obiettivo di risparmiare suolo agricolo è poi completato dall’articolo 19 in cui si propone che il territorio non urbanizzato sia inserito all’interno delle categorie di beni vincolati dalla legge Galasso (oggi d.lgs. 42/04).
Perseguire l’obiettivo del risparmio di suolo è un modo per rendere l’Italia uguale a tutti gli altri paesi d’Europa che attuano da anni -e in alcuni casi sotto la guida di governi conservatori- politiche di contenimento della diffusione urbana. La prospettiva che questi paesi stanno aprendo è quella della riutilizzazione dell’enorme patrimonio già realizzato, la sua riorganizzazione, l’evoluzione della dotazione tecnologica in coerenza con la più generale necessità di risparmio energetico. Le città e il territorio dell’Europa stanno diventando il campo su cui si misurano le capacità dei singoli paesi di saper costruire un futuro sostenibile.
Mentre l’Europa si interroga sul futuro scommettendo sul riuso e l’evoluzione tecnologica, l’Italia esce da cinque anni di elevatissima crescita del comparto delle nuove costruzioni, favorita dalle politiche dei condoni, della limitazione dell’efficacia delle tutele, dal forte indebolimento di ogni regola urbanistica. Se negli altri stati si costruiscono regole nuove, in Italia è stata penalizzata la pianificazione del territorio e delle città. Se negli altri paesi si guarda lontano, da noi è stata premiata la rendita immobiliare.
“Forse dovremmo chiederci come mai, all’improvviso, è spuntato tanto denaro accumulato nel settore immobiliare…..Incapaci di ridurre il numero dei dipendenti pubblici, abbiamo fatto quadrare i conti tagliando i trasferimenti ai comuni e questi, per sopravvivere, hanno usato il solo strumento di cui dispongono: le licenze edilizie e la possibilità di monetizzare le aree verdi, cioè chiedere a chi costruisce contanti, anziché standard edilizi”. Queste affermazioni sono di Francesco Giavazzi nel suo recente Lobby d’Italia. Non è un caso, dunque, che l’offensiva contro le regole urbanistiche sia stata la condizione preliminare –insieme al taglio dei trasferimenti agli enti locali- del trionfo della rendita immobiliare.
Questo processo ha radici lontane. Paradossalmente, la stessa proposta di legge Lupi aveva innovato poco in materia. Operava in assoluta continuità con le sper