Rinnovamento nella Tradizione

Rinnovare Italia Nostra conservandone la migliore tradizione.

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sabato, 26 agosto 2006

Chi siamo


Con la fine di aprile 2006 inizia per Italia Nostra il turno elettorale per il rinnovo degli organismi direttivi nazionali. In questo momento così delicato per Italia Nostra è stato deciso, su sollecitazione di tanti soci, di proporre candidature per questi Organismi con l’obiettivo di offrire specifiche e diversificate competenze per un rinnovamento di Italia Nostra nell’ambito di quella che è stata la Sua migliore tradizione, che è quella di un’Associazione che, sin dalla sua nascita oltre 50 anni addietro, si è distinta per essere un riferimento fondamentale della cultura, per la sua credibilità e per la sua indiscussa competenza. Rinnovamento Nella Tradizione presenta 17 Candidati al Consiglio Direttivo Nazionale, espressioni attive di varie importanti realtà regionali.
Questo apposito Blog raccoglie materiale programmatico e informativo sui Candidati e su ciò che propongono e concretamente fanno, materiale che non è stato possibile inserire sul Bollettino ufficiale dell’Associazione. Il fine è di fornire un servizio a tutti i soci di Italia Nostra, per meglio conoscerci, per facilitare la comunicazione reciproca, permettere un necessario scambio di contributi e per favorire l’espressione di un voto consapevole.La nostra aggregazione tuttavia non è causale, ma nasce dall’esigenza di accomunare persone di diversi territori le quali, pur nel rispetto dell’unicità aggregativa di IN e dei suoi valori statutari, hanno inteso dare una interpretazione delle sue finalità e dei suoi ideali in modo profondamente diverso da come si è potuto assistere negli ultimi tempi dall’attuale gestione. Questa ha compiuto passi assai contestabili come la vendita di Villa Astaldi disposta senza dibattito tra i soci e che sembra perseguire nei metodi e nei linguaggi,  criteri che assomigliano più a quelli della politica di partito che ad una storica ed importante Associazione come la nostra. Ed è per questo che, pur guardando al futuro, vorremmo che non fossero dimenticate le anomale modalità con le quali il Consiglio in carica ha proceduto, nella scorsa estate del 2005, a eleggere il presidente e a rivoluzionare gli organi direttivi, ha  disatteso per mesi la legittima richiesta di una assemblea straordinaria dei soci per discutere della crisi finanziaria (sulla quale mai è stato presentato un conto dettagliato e completo e un piano economico) e della vendita di Villa Astaldi, ha disatteso le positive indicazioni di Desideria Pasolini Dall’Onda sull’intervenuto finanziamento dei lavori di recupero della Villa,  ha rivolto spregio verso tutti coloro che avevano mostrato opinioni diverse sul futuro dell’Associazione tanto da attaccarli, senza concedere replica, sullo stesso Bollettino dell’Associazione. Alla fine ci ha costretto ad una assemblea autoconvocata dei soci a Firenze il 4 dicembre 2005 nella quale sono stati fissati i punti etici fondanti del nostro agire che hanno poi ispirato la redazione del nostro programma.
Se ne vuoi sapere di più nell’apposita sezione “07 la nostra storia”, dedicata a questi eventi, potrai trovare alcuni contributi che sono stati a suo tempo formulati.  

 

 Appello


IN UN MOMENTO GRAVE RIDARE VOCE 
E AUTOREVOLEZZA A “ITALIA NOSTRA”

A partire dalla fine di maggio si voterà per eleggere la nuova dirigenza nazionale di Italia Nostra. È un’occasione fondamentale per ridare una guida stabile e incisiva alla più antica fra le Associazioni che in Italia si battono per la tutela del patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Una guida che in questi ultimi mesi si è invece mostrata debole e talora silente di fronte agli attacchi portati al nostro Paese intaccando a fondo o addirittura azzerando una legislazione, a volte secolare, eretta a difesa del nostro splendido patrimonio, accettando tagli devastanti alle spese di mera sopravvivenza delle Soprintendenze, effettuando nomine di tipo clientelare, negando spesso il merito reale ad ogni livello. Occorre dunque che Italia Nostra riacquisti la propria voce, ritorni in campo, assieme alle associazioni con le quali ha collaborato per anni, con grande energia, con programmi precisi e con visioni chiare, insomma con competente autorevolezza, col fine di “ricostruire” una politica seria per la cultura e per i suoi beni minacciati di svendite, privatizzazioni, speculazioni di ogni genere. Per questi obiettivi siamo concordi nell’appoggiare una lista alternativa di candidati i quali vengono dal lavoro intenso delle Sezioni e dei Consigli regionali, da una coraggiosa attività negli organismi di tutela, da posizioni professionali di prestigio: Paolo Berdini, Irene Berlingò, Francesco Canestrini, Antonella Caroli, Beatrice Del Rio, Paolo Ferloni, Andrea Ferraretto, Fiammetta Lang, Teresa Liguori, Alberto Loche, Enrico Magrotti, Roberto Mannocci, Medardo Pelliciari, Evaristo Petrocchi, Gaetano Rinaldi, Mariarita Signorini, Federico Valerio. Candidati in buona parte giovani e tuttavia culturalmente attrezzati, in grado di riallacciare un discorso con le nuove generazioni, di ridare slancio e incisività alla nostra Associazione da oltre cinquant’anni sulla breccia a denunciare, proporre, correggere, informare, rinnovando così la grande tradizione degli Zanotti Bianco, dei Bassani, dei Cederna.

Desideria Pasolini dall’Onda
Vittorio Emiliani
Gianfranco Amendola
Giuseppe Barbera
Piero Bevilacqua
Carlo Blasi
Vincenzo Cerulli Irelli
Marisa Dalai Emiliani
Silvia Danesi
Felice De Gregorio
Vezio De Lucia
Adriano La Regina
Paolo Leon
Athena Lorizio
Giorgio Nebbia
Arturo Osio
Gaia Pallottino
Antonio Paolucci 
Maria Luisa Polichetti
Bernardo Rossi Doria
Simonetta Salacone
Luigi Squarzina
Bruno Toscano
Sauro Turroni
Pietro Valentino 
Sofia Varoli Piazza
Renato Grimaldi
Anna Pacilli
Domitilla Senni
Giulietta Rak
Andrea Masullo
Carla Ravaioli
Loredana Mozzilli
Mirko Lombardi
Franco Barletti
 

Maggio 2006

postato da: gruppo17 alle ore 12:06 | link | commenti
categorie: 01 chi siamo

Segnalazioni


L'incredibile guerra al capriolo

La premessa..."Il 24 Agosto scorso è iniziato l'abbattimento selettivo dei caprioli in Piemonte. Numerose le proteste delle associazioni ambientaliste e dei cittadini. Anche noi di ItaliaNostra siamo contrari a questo sterminio. Riportiamo, sull'argomento, un'intervista al prof. Franco Tassi pubblicata sul sito del Comitato Parchi.

Da qualche tempo, è scoppiata la “guerra del capriolo”. Per la verità, sembra trattarsi piuttosto di una lotta senza quartiere al capriolo, che segue a ruota quella contro il povero orso bruno delle Alpi. Mai le cronache italiane erano state tanto assorbite da argomenti del genere, su cui s’è inteso dire tutto, e il contrario di tutto. Ma l’uomo della strada si chiede se per caso vicende del genere non celino interessi e manovre all’italiana, e soprattutto se non esistano soluzioni più ragionevoli a questo tipo di problemi. Abbiamo voluto chiederlo a uno studioso di vasta esperienza, probabilmente l’unico vero “manager-naturalista” di cui l’Italia dispone… il professor Franco Tassi, che ha diretto per 33 anni il Parco Nazionale d’Abruzzo, ovvero l’Area Protetta più difficile d’Italia: salvandolo prima da sicura rovina, e facendone poi una delle realtà italiane più apprezzate nel mondo. E che tra le non poche “imprese impossibili” compiute, vi riportò caprioli e cervi, lanciò l’operazione San Francesco in difesa del lupo appenninico, sottrasse all’estinzione l’orso marsicano e diffuse i camosci nelle altre montagne abruzzesi.

Ecco il testo della nostra intervista.

Professor Tassi, ma è davvero necessario far strage di caprioli, o esistono anche altre soluzioni? Sono realmente così dannosi, invadenti e pericolosi per il traffico automobilistico?

Mi pare ovvio che il capriolo non rappresenta una calamità naturale, e non va considerato il nemico pubblico numero uno. Fortunatamente quest’animale, dal dopoguerra in poi, ha preso a diffondersi anche dove la sua memoria era quasi scomparsa, e sarei davvero curioso di sapere quali danni alle colture si pretenderebbe di attribuirgli. Quanto al traffico, esistono molti metodi semplici e poco costosi (come catarifrangenti luminosi, barriere seminaturali, corridoi-invito di attraversamento e altri: ma soprattutto limiti di velocità, le strade di foresta e montagna non vanno scambiate per piste), utilissimi per prevenire incidenti. Questa storia dei “caprioli che investono le automobili” mi ricorda un poco quella dei viali storici “pericolosi” in forza della quale qualche decennio fa l’ANAS fece piazza pulita di grandi alberi innocenti… Ma nessuno si chiede come mai, appena fuori dei confini italiani, è possibile ammirare uccelli, scoiattoli e anche caprioli che pascolano tranquillamente non lontani dalla strada, senza che nessuno dichiari loro una “guerra santa”?

Vuol dire allora che alla base di questa vicenda, per molti aspetti sconcertante, si celano altre ragioni? E quali potrebbero essere?

Premetto anzitutto che stiamo parlando di caprioli, e non di cervi o di daini, né tanto meno di cinghiali, perché ogni caso è diverso dagli altri. L’italiano non ha perso il suo atavico istinto di cacciatore-bracconiere, e trova ogni pretesto per sparare a tutto ciò che vola o si muove. Se poi gli eccessi venatori fanno terra bruciata nelle zone aperte alla caccia, allora bisogna inventare qualche buona ragione per entrare a divertirsi nelle altre: e cioè nelle bandite, e nelle aree protette, là dove la fauna stava trovando tranquillità e rifugio, le madri di cervi e caprioli allattavano i piccoli senza continue fughe da cardiopalma, e i visitatori riuscivano finalmente ad ammirare animali diventati più confidenti. Ecco nascere allora i “selecontrollori”, che soddisfano non solo la voglia insana di cacciare dove è proibito, ma anche – non dimentichiamolo – gli interessi di coloro che fabbricano fucili e cartucce, ai quali il deserto faunistico rischiava di  compromettere gli ottimi affari di sempre.

Ma catturare caprioli e altri ungulati è davvero così difficile? Costerebbe tanto quanto traslocare elefanti e balene? Causerebbe alle povere bestiole traumi troppo penosi? Non esistono soluzioni semplici praticabili?

A questo punto entriamo nel grottesco, perché chi spara al capriolo per evitargli lo “stress” di un trasferimento altrove mi ricorda la dottrina Bush che beatificava i tagli a raso nelle magnifiche foreste di conifere del Pacific Northwest, perché in questo modo si sarebbero evitati gli incendi. Catturare i caprioli è possibile, e noi lo facevamo con grande successo già una trentina d’anni fa nel Parco d’Abruzzo, quando mezzi, tecnologie e competenze erano assai più limitati. Portando nel Parco una sessantina di individui, ponemmo le basi perché il capriolo si diffondesse in tutto l’Appennino Centrale. Il costo può risultare elevato, solo se si affida questo compito a ditte e a santoni para-accademici che vi vedono un altro eco-business. Potrebbe invece trasformarsi in una splendida risorsa, se si impiegassero come volontari gruppi di studenti o neolaureati veterinari, diretti da un veterinario professionista naturalista o animalista (Franco Tassi ha insegnato per anni ecologia applicata alla facoltà di veterinaria dell’Università di Napoli, n.d.r.). Sarebbe uno splendido tirocinio per futuri professionisti che sempre più dovranno affrontare le problematiche degli animali selvatici, e non solo di quelli domestici, e un ottimo investimento per l’intera comunità. Ovviamente dovrebbero essere sostenute spese tecniche e logistiche, ma dividendole tra coloro che donano e coloro che accettano i caprioli, e i ministeri, le regioni e le province competenti, i costi verrebbero ripartiti in quote sostenibili. Molte località del Mezzogiorno si avvantaggerebbero di un nuovo richiamo turistico. E non dimentichiamo una cosa: quando trasportammo i camosci d’Abruzzo al Gran Sasso e alla Maiella, impiegammo elicotteri dell’esercito, che collaborò con gioia e orgoglio a queste insolite operazioni. Tutti i mezzi di trasporto militare, aerei e marittimi soprattutto, debbono compiere periodicamente un certo numero di ore di esercitazione: assegnare ai nostri giovani che li guidano compiti civili come questi sarebbe assai meglio che farli girare senza scopo, o lanciarli in missioni dubbie e rischiose.

Eppure anche contro i trasferimenti dal Nord al Sud sono esplose polemiche, e pare che molti esperti non siano d’accordo…

Non si tratterebbe certo di paracadutare a caso caprioli dove capita, ma di studiare un piano ben congegnato. So bene che qualche superspecialista pone il veto per difendere la purezza del capriolo italico dei Monti di Orsomarso, ma quando noi, soli contro tutti, rischiavamo parecchio per difenderlo dalla caccia e dal bracconaggio, nessuno di loro interveniva in appoggio. Per la verità, è nel loro stesso codice genetico schierarsi sempre all’ombra del potere, magari per emungerne risorse. E forse si dovrebbe far loro sapere che Sila, Serre ed altre zone demaniali calabresi sono già state invase, fin dal secolo scorso, di caprioli settentrionali portati a più riprese dai forestali. Informandoli anche del fatto che in futuro il capriolo presente nell’Appennino Centrale, espandendosi, arriverà comunque prima o poi nei  luoghi più intatti del Mezzogiorno, anche a dispetto delle legioni di fucilieri in agguato. E poi perché non vedere i molti vantaggi dell’operazione? L’Aspromonte, alla fama sinistra del passato, sostituirebbe il messaggio della rinascita della natura. I lupi calabresi inseguirebbero caprioli secondo le dure, ma ineluttabili leggi della natura, anziché dover sbranare pecore spinti dalla fame,  finendo poi avvelenati…


Insomma, sembra che lei immagini un’Italia verde e ricca di animali felici, ma siamo certi che sogni del genere potranno realizzarsi?

Un “bel Paese” non turbato da troppi spari, rumori e inquinamenti deve occupare il nostro immaginario, e non costituisce un’utopia: deve rappresentare per tutti un obiettivo e una “missione”. O forse sarà meglio coprire anche le colline e le montagne, dopo le coste,  di strade e case, asfalto e cemento, creando quella squallida “megalopoli” diffusa di cui rischiamo di diventare presto prigionieri senza scampo? Negli anni Sessanta la “visione comunitaria” dell’Europa, attraverso il Piano Mansholt (oggi dimenticato nella febbre del mattone e delle grandi opere) era proprio questa. Abbiamo occupato già i nostri spazi, forse troppi. Lasciamo che la natura possa riespandersi su ciò che resta della vera Terra, abbiamo bisogno anche di questo. E per i caprioli dico semplicemente: non rendiamoci ridicoli, non consentiamo che anche la vita di creature straordinarie diventi terreno di conquista della “partitica” sempre più invasiva. E non mi riferisco alla vera alta politica, che potrebbe essere qualcosa di assai più nobile, ma di cui da queste parti sembra si stia appannando anche il ricordo. Il novanta per cento degli interventi sparati a raffica in questi giorni sui quotidiani (abbiamo raccolto memorabili antologie di incompetenze, deliri e farneticazioni provenienti da superspecialisti, politicanti, responsabili istituzionali, e anche giornalisti) poteva francamente esserci risparmiato. Ma almeno ci ha fatto capire meglio, o confermato per chi lo sapeva già, quale idea e cultura della natura dominino l’attuale classe dirigente del Paese. Se dovessi concludere con una frase semplice e chiara? Non esiste alcuna “emergenza capriolo”, ma solo uno squallido letargo della sensibilità e dell’intelligenza umana, tipico delle “società marcescenti” che vivono capovolte, rinnegando principi e valori e adorando idoli falsi e virtuali. Offrire ai nostri figli e nipoti, e ai giovani in genere, un messaggio diverso è possibile, e questo capriolo tanto innocente quanto perseguitato può esserne il miglior ambasciatore. Anziché portare la morte dove esplode la natura pulsante, portiamo la vita là dove il miracolo ecologico può fiorire ancora.

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martedì, 22 agosto 2006

Cronache
LUCCA -
VIVERE E RISPETTARE LE MURA URBANE
 
Italia Nostra, Sezione di Lucca
 
Dopo una triste serie di luttuose cadute dalle Mura urbane di Lucca qualcuno ha avanzato l'ipotesi di  “staccionate” il monumento...
 
Questo un articolo di Vincenzo Tessandori sul tema, apparso sulle pagine de LA STAMPA del 15 Agosto 2006.
Cliccare sull'icona per visualizzare il file LaStampa 
postato da: gruppo17 alle ore 18:56 | link | commenti
categorie: 06 cronache

Segnalazioni
Decreto Legge 16 agosto 2006, n. 251
 
Disposizioni urgenti per assicurare l’adeguamento dell’ordinamento nazionale alla direttiva 79/409/CEE in materia di conservazione della fauna selvatica. (GU n. 191 del 18-8-2006)
Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

 
Dato a Roma, addi’ 16 agosto 2006.
 
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di superare, nel termine fissato di due mesi, le procedure di infrazione n. 2006/2131 e 2006/4043 promosse dalla Commissione europea, con pareri motivati del 28 giugno 2006, per incompleto e insufficiente recepimento ed errata attuazione della direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, da parte della normativa statale e regionale, nonchÈ le procedure di infrazione 2004/4926 e 2004/4242, che alla stessa data del 28 giugno 2006 hanno dato origine a ricorsi alla Corte di giustizia da parte della Commissione europea per contrasto della normativa delle regioni Veneto e Sardegna con le disposizioni della citata direttiva 79/409/CEE; Ritenuta, altresi’, la straordinaria necessità ed urgenza di intervenire prima dell’imminente apertura della stagione venatoria 2006/2007 per evitare la non approvazione da parte della Commissione europea dei Programmi di sviluppo rurale, che comporterebbe gravissimi danni per l’intero comparto agricolo nazionale; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 4 agosto 2006; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e per le politiche europee, di concerto con i Ministri per gli affari regionali e le autonomie locali e dei trasporti;
 
E m a n a
il seguente decreto-legge:
 
Art. 1. Finalità
Il presente decreto È finalizzato ad assicurare la conformità dell’ordinamento italiano alla normativa comunitaria concernente la conservazione della fauna selvatica.
Art. 2. Misure di conservazione 1. Fermo quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 12 marzo 2003, n. 120, nelle Zone di protezione speciale (ZPS) di cui alla direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, si applicano le misure di conservazione previste agli articoli 3, 4 e 5. 2. I decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di designazione delle Zone speciali di conservazione (ZSC), adottati d’intesa con ciascuna regione interessata, secondo quanto previsto dall’articolo 3, comma 2, del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, e successive modificazioni, individuano le misure di conservazione necessarie a mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente gli habitat e le specie per il quale il sito È stato individuato.
Art. 3. Misure di conservazione inderogabili 1. Nelle Zone di protezione speciale (ZPS) È fatto divieto di: a) esercitare l’attività venatoria in data antecedente alla prima domenica di ottobre, con l’eccezione della caccia di selezione agli ungulati e al cinghiale; b) esercitare l’attività venatoria nel mese di gennaio con l’eccezione della caccia di selezione agli ungulati e al cinghiale e di quella da appostamento per due giornate prefissate alla settimana; c) svolgere attività di addestramento di cani da caccia, con o senza sparo, prima della seconda domenica di settembre e dopo la chiusura della stagione venatoria; d) effettuare la preapertura dell’attività venatoria; e) esercitare l’attività venatoria in deroga ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979; f) attuare la pratica dello sparo al nido nello svolgimento dell’attività di controllo demografico delle popolazioni di corvidi; g) effettuare ripopolamenti a scopo venatorio, ad esclusione di quelli realizzati nelle aziende faunistico venatorie e di quelli effettuati con fauna selvatica proveniente dalle zone di ripopolamento e cattura insistenti sul medesimo territorio; h) realizzare nuove discariche o nuovi impianti di trattamento dei rifiuti; i) abbattere esemplari appartenenti alle specie pernice bianca (Lagopus mutus), combattente (Philomacus pugnax) e moretta (Ayhytia fuligula), secondo le previsioni contenute nelle singole tipologie ambientali di cui all’articolo 5, comma 1. 2. In via transitoria, per la stagione venatoria 2006/2007, È fatto divieto di esercitare l’attività venatoria in data antecedente alla terza domenica di settembre, ad eccezione della caccia di selezione degli ungulati e al cinghiale. 3. Nelle Zone di protezione speciale (ZPS) È fatto obbligo di mettere in sicurezza elettrodotti e linee aeree ad alta e media tensione rispetto al rischio di elettrocuzione ed impatto.
Art. 4. Ulteriori misure di conservazione 1. Fino all’adozione dei provvedimenti regionali di cui all’articolo 5, comma 2, sono altresi’ vietate: a) la realizzazione di elettrodotti aerei di alta e media tensione e di impianti a fune permanenti; b) la realizzazione di nuovi impianti di risalita e di piste da sci; c) lo svolgimento di attività di circolazione motorizzata fuoristrada, fatta eccezione dei mezzi agricoli, dei mezzi di soccorso, controllo e sorveglianza, nonchÈ dell’accesso al fondo degli aventi diritto. 2. La realizzazione di centrali eoliche È sospesa fino all’adozione di specifici piani di gestione per le Zone di protezione speciale (ZPS). La valutazione d’incidenza relativa a tali interventi deve essere basata su un monitoraggio dell’avifauna presente nel sito interessato di durata compatibile con il ciclo biologico della stessa e la realizzazione dell’intervento È subordinata a conforme e obbligatorio parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS).
Art. 5. Criteri ornitologici e requisiti minimi 1. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, e con il Ministro dei trasporti per i profili di competenza, d’intesa con la Conferenza permanente tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono individuate specifiche tipologie ambientali di riferimento, sulla base dei criteri ornitologici indicati nella direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, e delle esigenze ecologiche delle specie presenti. 2. Con il decreto di cui al comma 1 sono determinati i requisiti minimi uniformi che le regioni devono rispettare nel definire: le misure di cui all’articolo 4, comma 1; le modalità di esercizio nelle Zone di protezione speciale (ZPS) di cui all’articolo 2 del potere di deroga ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 1, lettere a) e b), della citata direttiva 79/409/CEE; le altre Zone di protezione speciale (ZPS) per adeguarne numero e superficie a quanto richiesto dagli obblighi comunitari; le ulteriori misure specifiche di conservazione applicabili a ciascuna delle tipologie ambientali di cui al comma 1 e agli habitat esterni a dette Zone funzionali alla conservazione degli uccelli; le modalità di svolgimento di attività di arrampicata, parapendio e sorvolo a bassa quota. 3. Con il decreto di cui al comma 1 sono altresi’ individuati i tempi entro cui le regioni devono provvedere a definire tali ulteriori misure e, in caso di inerzia delle stesse, le misure da applicare in via sostitutiva.
Art. 6. Disposizioni attuative 1. Qualora le Zone di cui all’articolo 2 ricadano all’interno di aree naturali protette o di aree marine protette, istituite ai sensi della legislazione vigente, si applicano le norme del presente decreto se piu’ restrittive rispetto alle misure di salvaguardia esistenti ed alle previsioni normative definite dai rispettivi strumenti di pianificazione. 2. Le misure di conservazione previste nel presente decreto sostituiscono tutte quelle precedentemente adottate per le Zone di cui all’articolo 2.
Art. 7. Modifiche in materia di deroghe al prelievo venatorio 1. All’articolo 19-bis della legge 11 febbraio 1992, n. 157, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 2 le parole da: «Le deroghe» a: «direttiva 79/409/CEE e» sono sostituite dalle seguenti: «Le deroghe sono provvedimenti di carattere eccezionale, e comunque di durata non superiore ad un anno, che devono essere motivati specificamente in ordine all’assenza di altre soluzioni soddisfacenti e alla tipologia di deroga applicata e devono essere adottati caso per caso in base all’analisi puntuale dei presupposti e delle condizioni di fatto stabiliti dall’articolo 9 della direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979. Le deroghe»; b) al comma 3 le parole da: «sentito l’Istituto» a: «livello regionale» sono sostituite dalle seguenti: «in conformità al parere obbligatorio dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS)» e la parola: «grave» È soppressa; c) il comma 4 È sostituito dal seguente: «4. Fatto salvo il potere sostitutivo d’urgenza di cui all’articolo 8, comma 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa diffida alla regione interessata ad adempiere entro dieci giorni, viene disposto l’annullamento dei provvedimenti di deroga posti in essere in violazione delle disposizioni della presente legge e della citata direttiva 79/409/CEE.».
Art. 8. Intervento sostitutivo urgente 1. Le regioni, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, adeguano il proprio ordinamento alle disposizioni dell’articolo 9 della direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, e dell’articolo 19-bis della legge 11 febbraio 1992, n. 157, come modificato dal presente decreto, abrogando o modificando le proprie leggi, le delibere e gli atti applicativi, nonchÈ i calendari venatori nelle parti difformi dalle suddette disposizioni. In attesa di tale adeguamento e al fine di assicurare l’immediato rispetto dell’ordinamento comunitario, sono sospesi gli effetti delle deroghe adottate dalle regioni in difformità dalle richiamate disposizioni. Decorso inutilmente il termine suindicato, le leggi e gli atti regionali difformi da tali disposizioni si intendono abrogati e annullati.
Art. 9. Adeguamento della legge 11 febbraio 1992, n. 157 all’ordinamento comunitario 1. Alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 1, dopo il comma 1, È inserito il seguente: «1-bis. Lo Stato e le regioni si adoperano per mantenere o adeguare la popolazione della fauna selvatica a un livello corrispondente alle esigenze ecologiche, scientifiche e culturali, tenendo conto anche delle esigenze economiche, nonchÈ ad evitare, nell’adottare i provvedimenti di competenza, il deterioramento della situazione attuale.» ; b) all’articolo 1, comma 5, primo periodo, le parole: «provvedono ad istituire» sono sostituite dalla seguente: «individuano», dopo la parola: «protezione» È inserita la seguente: «speciale» e, dopo il secondo periodo, È inserito il seguente: «Le Zone di protezione speciale (ZPS) si intendono classificate, o vvero istituite, dalla data di trasmissione alla Commissione europea da parte del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare dei formulari e delle cartografie delle medesime ZPS individuate dalle regioni, ovvero dalla data di trasmissione alla Commissione europea dei formulari e delle cartografie da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per le ZPS istituite prima della data di entrata in vigore della presente legge. I provvedimenti regionali devono riportare in maniera puntuale i confini di tali aree ed i relativi dati catastali e devono essere pubblicizzati.»; c) all’articolo 1, dopo il comma 7 È aggiunto, in fine, il seguente: «7-bis. Il Ministro per le politiche europee, d’intesa con i Ministri interessati, trasmette alla Commissione europea tutte le informazioni a questa utili per coordinare le ricerche e i lavori riguardanti la protezione, gestione e utilizzazione della fauna selvatica, nonchÈ quelle sull’applicazione pratica della presente legge.»; d) all’articolo 18, dopo il comma 1, È inserito il seguente: «1-bis. In ogni caso deve essere rispettato il divieto di caccia nel periodo di nidificazione e durante le fasi di riproduzione e di dipendenza e, nei confronti delle specie migratrici, durante il periodo di riproduzione e durante il ritorno al luogo di nidificazione.»; e) all’articolo 20, comma 3, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e previa consultazione della Commissione europea»; f) all’articolo 21, comma 1, lettera o), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «; distruggere o danneggiare deliberatamente nidi e uova, nonchÈ disturbare deliberatamente le specie protette di uccelli»; g) all’articolo 21, comma 1, lettera bb), dopo le parole: «detenere per vendere,» sono inserite le seguenti: «trasportare per vendere,».
Art. 10. Invarianza della spesa 1. Dall’applicazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri, nÈ minori entrate a carico della finanza pubblica.
Art. 11. Entrata in vigore 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
 
Dato a Roma, addi’ 16 agosto 2006
NAPOLITANO Prodi, Presidente del Consiglio dei Ministri De Castro, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Pecoraro Scanio, Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Bonino, Ministro per le politiche europee Lanzillotta, Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali Bianchi, Ministro dei trasporti Visto, il Guardasigilli: Mastella.
postato da: gruppo17 alle ore 17:57 | link | commenti
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Iniziative
LUCCA - CENTRO STORICO
UN ADDIO ALLO SKYLINE?
 
Italia Nostra, Sezione di Lucca
 
A Lucca Soprintendenza e Comune permettono la riconformazione del paesaggio urbano delle coperture.
Favoritismi o sciatto permessivismo?
Italia Nostra segnala l’operazione “terrazze sui tetti” e richiama gli Enti al loro compito di salvaguardare le testimonianze storiche.
Questa la nota inviata il 21.08.06 a Comune e Soprintendenza ed anche all’Autorità giudiziaria.
 
LA NOTA DEL 21.08.06
 
Il Consiglio Direttivo di questa Associazione ha verificato la recentissima costruzione di una grande terrazza con fronte su corso Garibaldi, via della Polveriera e via S. Girolamo, (graziosamente poggiata su una copertura a coppi ed embrici esistente); l’intervento è vistosissimo e visibile sin da piazza del Giglio, da via Carrara e dalle Mura urbane e corona, a mo’ di merlatura su archi, una porzione di un edificio. Da un controllo delle pratiche edilizie abbiamo constatato che l’intervento (una DIA) ha avuto il silenzioso non obstat da parte dell’Amministrazione comunale, per la parte urbanistica, e il benestare del Collegio Ambientale (a maggioranza) e della Soprintendenza di Lucca, sotto l’aspetto dell’impatto ambientale.
Anzi, proprio la prescrizione/raccomandazione di quest’ultimo organismo ha indirizzato la soluzione presente perché riprodurrebbe una soluzione tradizionalmente adottata nella città.
Noi obiettiamo sull’effettiva grande diffusione nel nostro ambiente storico di questo tipo di soluzione (noi conosciamo il caso “storicamente accaduto” del fronte retrostante del Palazzo Poschi, quello, similare e anch’esso storico, sopra la volta sud-ovest dell’anfiteatro e quello, anch’esso ben datato, di un edificio su via della Fratta). Qualche caso non costituisce una tradizione!
Noi soprattutto obiettiamo sull’adozione del principio che oggi, nel XXI secolo, si possa riprodurre, riproporre e moltiplicare tranquillamente tutto quello che è stato fatto nel passato, valutando sufficiente che vengano imitati i lessici storici. Una posizione, questa, totalmente e doppiamente antistorica. Ci spaventa che sia stata suggerita e avallata da un’Istituzione come la Soprintendenza che dovrebbe avere nel proprio DNA la cultura della storia, della verità storica e della sua conservazione.
Noi obiettiamo sulla pericolosità di questo permissivismo e ci spaventa che sia possibile la moltiplicazione di questi tipi di interventi perché renderebbe irriconoscibile lo skyline del centro storico. Ciò che disinvoltamente è stato ammesso lì (tra l’altro con quell’altissimo grado di visibilità) non potrà essere negato da qualsiasi altra parte del nucleo storico!
Infatti questo tipo di intervento innalza enormemente il valore dell’immobile e la sua appetibilità sul mercato spingendo all’emulazione tutti i proprietari degli ultimi piani della città storica che si possano trovare in situazioni analoghe. E tutti avrebbero il diritto di chiederlo e nessuno, per la parità dei diritti, potrebbe negarlo.
Questa distruzione urbana è stata iniziata e permessa da chi (Comune, Collegio ambientale e Soprintendenza) aveva ed ha l’obbligo, morale, istituzionale e dato dalle norme, di impedirla.
Sicuramente la Soprintendenza ha dimostrato con questo atto dell’aprile e del maggio 2005 di non voler assolvere al suo compito specifico di tutelare e conservare idoneamente l’immagine della città, anche se obietterà che ha giudicato quell’intervento (nel pieno della sua arrogante discrezionalità) “non peggiorativo” dello stato antecedente e in quanto tale, ammissibile!
Beh, rispondiamo che talvolta la discrezionalità può sconfinare nell’arbitrio assoluto e nell’abuso.
Analogo inammissibile permissivismo ha guidato sia l’operato della maggioranza del Collegio ambientale (a proposito a cosa serve?) sia il silenzio assoluto degli uffici comunali che hanno l’obbligo specifico di verificare la rispondenza delle pratiche DIA alle norme urbanistiche vigenti ed hanno 20 giorni di tempo per obiettare qualcosa. L’Ufficio comunale che ha vistato la pratica ha voluto avallare un’interpretazione distorta degli artt. 53 e 64 del R.U. che predicano (inutilmente) l’intangibilità delle coperture e dei fronti esterni, aprendo così la strada alla riconformazione delle parti apicali degli edifici nel centro storico.
L’ipocrisia del fatto sta in quello che viene affermato nella relazione che accompagna la pratica DIA: la soluzione adottata del terrazzo poggiante sul tetto permette di mantenere inalterata l’esistente copertura, pertanto non contrasta con l’art. 53 del R.U. che recita “sono vietate trasformazioni delle coperture esistenti per la realizzazione di nuove coperture a terrazzo o a vasca”. Cioè l’intervento attuato sarebbe compatibile con le norme perché non modificherebbe la copertura esistente, ma si “limiterebbe soltanto” a sovrapporre un’altra copertura a questa!
Certamente occorre una buona dose di cecità “mirata” per accettare che la terrazza sovrapposta non costituisca un nuovo volume inammissibile e una trasformazione drastica della copertura esistente, anche se non avesse mutato alcunché del corpo edilizio sottostante (come invece si evince dai due diversi rilievi dello stato precedente e che Soprintendenza e Collegio ambientale non hanno minimamente segnalato).
 
In conseguenza di quanto sopra descritto, questa Associazione richiede:
Stante l’irregolarità nell’iter e nella illustrazione dello stato precedente all’intervento su ricordato (come dettagliatamente descritto nell’allegato 1), ambedue le pratiche (ambientale e urbanistica) che hanno portato all’intervento siano annullate e sia prescritta la rimessa in pristino dello stato antecedente.
Che l’Amministrazione comunale, al fine di evitare ulteriori deleterie moltiplicazioni di interventi similari a quello descritto, proceda immediatamente (attraverso una urgente variante integrativa delle norme di attuazione del R.U. e/o una circolare dirigenziale a tutti gli uffici e/o tramite quanto altro riterrà efficace ed opportuno) a definire in modo ancora più esplicito l’impossibilità di questi interventi di ri-conformazione del patrimonio storico del Comune.
Che il Collegio ambientale (che nel caso specifico ha avallato qualsiasi soluzione) cessi il suo ruolo totalmente pleonastico e sia all’altezza della sua funzione.
Che la Soprintendenza esplichi con la dovuta cautela e avvedutezza e con un corretto senso della storia il proprio compito di Organismo preposto alla tutela e che non disgiunga mai il proprio parere, pur discrezionale, dalle gravissime conseguenze particolari e generali che questo comporta.
 
Si rende noto che questa segnalazione, per volontà del Consiglio Direttivo, sarà inviata anche all’Autorità giudiziaria.
 
Di seguito pubblichiamo l’iter delle pratiche come ricostruito da Italia Nostra, Lucca.
 
ITER DELLE PRATICHE
 
A. Autorizzazione ambientale (prot. C. di Lucca 71147/2004)
Nel Dicembre 2004 il sig. P. N., proprietario dell’immobile di via della Polveriera 12, nel centro storico di Lucca, presenta domanda di autorizzazione ambientale (pratica 1018 del 14.12.2004) per un intervento di “Risanamento e consolidamento statico con modifiche di prospetto alle coperture di porzione di tetto”. L’intervento consiste in una riconformazione della copertura a falde di una porzione dell’immobile proponendone la trasformazione in terrazza, asportando la copertura in coppi ed embrici e la sua sostituzione con copertura piana. L’accesso alla terrazza viene previsto attraverso l’apertura di una porta al posto di una preesistente finestra posta in un corpo di fabbrica adiacente e più alto del nuovo piano di calpestio .
Il Collegio ambientale di Lucca esprime parere favorevole all’intervento in data 03.01.05.
Questo parere viene inoltrato alla Soprintendenza di Pisa in data 19.01.2005
La Soprintendenza apre un fascicolo sulla pratica con il N° 22742 assegnato per competenza territoriale all’arch. M. F.
Dal 10.01.05 frattanto si è installata la nuova Soprintendenza a Lucca, con la reggenza del dott. Luigi Ficacci. Il fascicolo 22742 passa alla competenza della Soprintendenza di Lucca.
Con nota prot. 292 del 12.04.05, a firma L.F. e visto di M.F., la Soprintendenza di Lucca, in risposta alla pratica 22742, osserva che non ravvisa motivi per annullare la proposta, ma pone la “raccomandazione” che “la copertura piana venga sorretta da una tradizionale serie di archetti e che vengano mantenute le falde sottostanti”.
Il 18.04.05 la seconda soluzione progettuale conseguente a questa prescrizione/raccomandazione viene esaminata dal Collegio Ambientale di Lucca, che a maggioranza esprime parere favorevole alla nuova soluzione con la terrazza su archi “raccomandata” dalla Soprintendenza.
In data 29.04.05 il nuovo progetto con questo parere del Collegio Ambientale viene trasmesso alla Soprintendenza di Lucca che apre la pratica 1302 del 13.05.05.
Con prot. 2099 dell’1.06.05 la Soprintendenza di Lucca dichiara di non obiettare niente sull’intervento prospettato e la nota viene inviata al Comune di Lucca.
In data 14.06.05 con prot.36928/05 avviene il rilascio definitivo dell’autorizzazione ambientale da parte del Comune di Lucca.
 
B. Pratica edilizia (prat. C. di Lucca 1441/2005 del 17.06.05)
Dopo aver ottenuto l’autorizzazione ambientale, il proprietario, in data 17.06.05, presenta dichiarazione DIA all’Ufficio comunale competente per gli aspetti edilizio-urbanistici.
Nella relazione che accompagna questa pratica urbanistica (titolata anch’essa “Risanamento e consolidamento statico con modifiche di prospetto alle coperture di una porzione di tetto di un fabbricato”), il progettista ing. P. N., afferma che l’intervento proposto “non contrasta con l’art. 53 del Regolamento Urbanistico” vigente. La nuova terrazza, si afferma, “permette di mantenere immutato l’esistente tetto” in quanto il terrazzo poggia sulla copertura sottostante, che rimane così inalterata. Pertanto il progettista assevera la conformità dell’opera di ristrutturazione alle norme urbanistiche vigenti.
In data 06.07.05 il tecnico comunale incaricato (geom. G. B.) pone il proprio visto sulla pratica non riscontrando niente da obiettare su quanto in essa rappresentato e affermato.
Decorsi così 20 gg. dalla data di presentazione della pratica DIA, stante nessun obstat dell’ufficio comunale, corrispondente ad un silenzio/assenso, come previsto dalle norme vigenti, l’intervento può essere realizzato anche sotto l’aspetto edilizio/urbanistico.
La terrazza in oggetto è stata realizzata nell’Aprile/ Maggio 2006.
 
C. Le norme del Regolamento Urbanistico vigente
L’art. 53.3 citato nella relazione del progettista con cui lo stesso assevera la conformità dell’opera al Regolamento vigente, recita: Sono altresì vietate trasformazioni delle coperture esistenti per la realizzazione, anche parziale, di nuove coperture a terrazzo o “a vasca”.
L’art. 64 del citato R.U., che regolamenta specificatamente gli interventi sugli edifici classificati come Palazzi plurifamiliari, categoria in cui è inserito l’edificio in questione, recita al punto 64.2: Gli interventi hanno l’obiettivo di assicurare la salvaguardia degli elementi strutturali, il rispetto dei caratteri tipologici e il mantenimento di tutti gli elementi architettonici e decorativi .
Al punto 64.2.1 si afferma: In particolare, gli interventi sugli elementi strutturali comportano la salvaguardia delle murature portanti esterne ed interne, solai, volte, scale e coperture.
Al punto 64.2.3 si prescrive: Gli interventi sugli elementi architettonici e le superfici comportano il mantenimento dei fronti esterni, salvaguardando integralmente sia la loro organizzazione (proporzioni, allineamenti, numero e forma di porte e finestre.), sia i materiali originari. Limitate modifiche delle aperture e altri elementi di facciata sono consentiti all’interno di corti e chiostrini, al fine di migliorare le condizioni di illuminazione interna e la qualità formale dei prospetti in questione.
I suddetti obiettivi conservativi delle coperture per la categoria dei Palazzi plurifamiliari contenuti nell’art. 64 sono del tutto analoghi, anche lessicalmente, a quelli prescritti per le tipologie dei Palazzi monumentali (art. 60), dei Palazzetti di impianto omogeneo (art. 62), dei Palazzetti ottenuti per rifusione di edifici più antichi (art. 63), delle Chiese (art. 58) etc, ovvero per le varie categorie edilizie di importanza storico-artistica, anche superiore al caso in esame.
 
 
D. Considerazioni
Soprintendenza e Collegio Ambientale, nelle loro valutazioni non sono tenuti a considerare il rispetto delle norme urbanistiche, ma solo a valutare l’impatto dell’intervento proposto. Evidentemente Collegio e Soprintendenza osano giudicare senza impatto alcuno la sovrapposizione di queste nuove coperture piane sulle falde dei vari tetti del centro storico.
Alla verifica del rispetto delle norme urbanistiche è tenuto invece l’Ufficio comunale che esamina le pratiche DIA nei 20 giorni a disposizione.
La raccomandazione della Soprintendenza lucchese contenuta nella nota 292/05 da un lato sovrappone una nuova copertura piana all’esistente tetto a falde, dall’altro comporta una pesante modifica dei prospetti su corso Garibaldi, via della Polveriera, via S. Girolamo.
Il permissivismo del Collegio Ambientale e della Soprintendenza nel caso in esame indica una linea precisa contraria alla conservazione del patrimonio storico del centro di Lucca, contraddicendo il ruolo specifico di queste Istituzioni; anzi noi leggiamo la rinuncia all’annullamento e la raccomandazione del 12 04.05 da parte della Soprintendenza quasi come una “istigazione” a procedere, per il ruolo attivo assunto nel favorire la ricerca di un “trucco pseudo-culturale” per far passare questa specifica operazione.
La considerazione urbanistica che l’intervento approvato non trasforma la situazione esistente perché la terrazza si sovrappone semplicemente alla situazione stessa è evidentemente un gioco formalistico. Questo edificio, oggi, risulta sopraelevato di un metro rispetto alla gronda preesistente e di un altro metro si innalzano i muretti e la ringhiera della terrazza, si è trasformato in un fabbricato con una nuova copertura piana assumendo prospetti esterni e un assetto figurativo globale del tutto nuovi. Questa soluzione, poi, ha comportato anche un’addizione di tipo volumetrico, per lo spazio racchiuso tra la gronda e il nuovo piano di calpestio, calcolabile in circa 40 mc (5,45x7,35x1), anche se trattasi di volume non abitabile.
Lo stato esistente riportato negli elaborati grafici della prima soluzione (che prevedeva la costruzione della terrazza con l’asportazione delle falde)   da quello della seconda soluzione (che, a seguito della prescrizione, doveva conservare inalterate le falde sotto la terrazza).
In particolare sono diverse la pendenza del tetto e l’altezza del colmo, che è indicato più basso di circa 60 cm. Né Collegio ambientale, né Soprintendenza hanno segnalato questa pur macroscopica, vistosissima e grave incongruenza. Notiamo che senza un colmo più basso (come figura nel rilievo del secondo stato attuale) questa soluzione non sarebbe stata concretamente fattibile: l’altezza del colmo come rilevata nella prima soluzione infatti avrebbe costretto a impostare il piano di calpestio della terrazza ad una quota così alta che avrebbe reso impossibile l’apertura della porta di accesso alla terrazza stessa dall’immobile adiacente.
Anche l’apertura di questa porta al posto dell’esistente finestra su un prospetto esterno chiaramente non è ammessa dal R.U. (art. 64.2.3).

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martedì, 01 agosto 2006

Risultati Elettorali
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Pubblichiamo i risultati dello spoglio delle schede per il rinnovo degli organismi nazionali di Italia Nostra, comunicati dalla sede centrale.  

Risultati  Cliccare sull'icona per visualizzare il file.

 


Ringraziamenti
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Terminato il turno elettorale e resi noti i risultati, tutti i candidati aderenti al gruppo “Rinnovamento nella Tradizione” desiderano esprimere i più vivi ringraziamenti alle personalità della cultura italiana che hanno voluto sottoscrivere un APPELLO a sostegno della loro candidatura condividendone le linee programmatiche.
Tale APPELLO è stato fondamentale per l’affermazione di coloro che  sono stati eletti e gli stessi si impegnano a portare avanti in piena trasparenza e correttezza il programma condiviso nell’interesse superiore di Italia Nostra.
Un grazie sentito da parte di tutto il Gruppo a tutti quei soci che hanno voluto sostenerci calorosamente e darci la loro fiducia.

La prima seduta del nuovo Consiglio Direttivo Nazionale  di Italia Nostra è stata convocata il 16 settembre 2006 con all’ordine del giorno l’elezione di Presidente, Vice Presidenti e Giunta.

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