Chi siamo
Con la fine di aprile 2006 inizia per Italia Nostra il turno elettorale per il rinnovo degli organismi direttivi nazionali. In questo momento così delicato per Italia Nostra è stato deciso, su sollecitazione di tanti soci, di proporre candidature per questi Organismi con l’obiettivo di offrire specifiche e diversificate competenze per un rinnovamento di Italia Nostra nell’ambito di quella che è stata la Sua migliore tradizione, che è quella di un’Associazione che, sin dalla sua nascita oltre 50 anni addietro, si è distinta per essere un riferimento fondamentale della cultura, per la sua credibilità e per la sua indiscussa competenza. Rinnovamento Nella Tradizione presenta 17 Candidati al Consiglio Direttivo Nazionale, espressioni attive di varie importanti realtà regionali.
Questo apposito Blog raccoglie materiale programmatico e informativo sui Candidati e su ciò che propongono e concretamente fanno, materiale che non è stato possibile inserire sul Bollettino ufficiale dell’Associazione. Il fine è di fornire un servizio a tutti i soci di Italia Nostra, per meglio conoscerci, per facilitare la comunicazione reciproca, permettere un necessario scambio di contributi e per favorire l’espressione di un voto consapevole.La nostra aggregazione tuttavia non è causale, ma nasce dall’esigenza di accomunare persone di diversi territori le quali, pur nel rispetto dell’unicità aggregativa di IN e dei suoi valori statutari, hanno inteso dare una interpretazione delle sue finalità e dei suoi ideali in modo profondamente diverso da come si è potuto assistere negli ultimi tempi dall’attuale gestione. Questa ha compiuto passi assai contestabili come la vendita di Villa Astaldi disposta senza dibattito tra i soci e che sembra perseguire nei metodi e nei linguaggi, criteri che assomigliano più a quelli della politica di partito che ad una storica ed importante Associazione come la nostra. Ed è per questo che, pur guardando al futuro, vorremmo che non fossero dimenticate le anomale modalità con le quali il Consiglio in carica ha proceduto, nella scorsa estate del 2005, a eleggere il presidente e a rivoluzionare gli organi direttivi, ha disatteso per mesi la legittima richiesta di una assemblea straordinaria dei soci per discutere della crisi finanziaria (sulla quale mai è stato presentato un conto dettagliato e completo e un piano economico) e della vendita di Villa Astaldi, ha disatteso le positive indicazioni di Desideria Pasolini Dall’Onda sull’intervenuto finanziamento dei lavori di recupero della Villa, ha rivolto spregio verso tutti coloro che avevano mostrato opinioni diverse sul futuro dell’Associazione tanto da attaccarli, senza concedere replica, sullo stesso Bollettino dell’Associazione. Alla fine ci ha costretto ad una assemblea autoconvocata dei soci a Firenze il 4 dicembre 2005 nella quale sono stati fissati i punti etici fondanti del nostro agire che hanno poi ispirato la redazione del nostro programma.
Se ne vuoi sapere di più nell’apposita sezione “07 la nostra storia”, dedicata a questi eventi, potrai trovare alcuni contributi che sono stati a suo tempo formulati.
Appello
IN UN MOMENTO GRAVE RIDARE VOCE
E AUTOREVOLEZZA A “ITALIA NOSTRA”
A partire dalla fine di maggio si voterà per eleggere la nuova dirigenza nazionale di Italia Nostra. È un’occasione fondamentale per ridare una guida stabile e incisiva alla più antica fra le Associazioni che in Italia si battono per la tutela del patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Una guida che in questi ultimi mesi si è invece mostrata debole e talora silente di fronte agli attacchi portati al nostro Paese intaccando a fondo o addirittura azzerando una legislazione, a volte secolare, eretta a difesa del nostro splendido patrimonio, accettando tagli devastanti alle spese di mera sopravvivenza delle Soprintendenze, effettuando nomine di tipo clientelare, negando spesso il merito reale ad ogni livello. Occorre dunque che Italia Nostra riacquisti la propria voce, ritorni in campo, assieme alle associazioni con le quali ha collaborato per anni, con grande energia, con programmi precisi e con visioni chiare, insomma con competente autorevolezza, col fine di “ricostruire” una politica seria per la cultura e per i suoi beni minacciati di svendite, privatizzazioni, speculazioni di ogni genere. Per questi obiettivi siamo concordi nell’appoggiare una lista alternativa di candidati i quali vengono dal lavoro intenso delle Sezioni e dei Consigli regionali, da una coraggiosa attività negli organismi di tutela, da posizioni professionali di prestigio: Paolo Berdini, Irene Berlingò, Francesco Canestrini, Antonella Caroli, Beatrice Del Rio, Paolo Ferloni, Andrea Ferraretto, Fiammetta Lang, Teresa Liguori, Alberto Loche, Enrico Magrotti, Roberto Mannocci, Medardo Pelliciari, Evaristo Petrocchi, Gaetano Rinaldi, Mariarita Signorini, Federico Valerio. Candidati in buona parte giovani e tuttavia culturalmente attrezzati, in grado di riallacciare un discorso con le nuove generazioni, di ridare slancio e incisività alla nostra Associazione da oltre cinquant’anni sulla breccia a denunciare, proporre, correggere, informare, rinnovando così la grande tradizione degli Zanotti Bianco, dei Bassani, dei Cederna.
Desideria Pasolini dall’Onda
Vittorio Emiliani
Gianfranco Amendola
Giuseppe Barbera
Piero Bevilacqua
Carlo Blasi
Vincenzo Cerulli Irelli
Marisa Dalai Emiliani
Silvia Danesi
Felice De Gregorio
Vezio De Lucia
Adriano La Regina
Paolo Leon
Athena Lorizio
Giorgio Nebbia
Arturo Osio
Gaia Pallottino
Antonio Paolucci
Maria Luisa Polichetti
Bernardo Rossi Doria
Simonetta Salacone
Luigi Squarzina
Bruno Toscano
Sauro Turroni
Pietro Valentino
Sofia Varoli Piazza
Renato Grimaldi
Anna Pacilli
Domitilla Senni
Giulietta Rak
Andrea Masullo
Carla Ravaioli
Loredana Mozzilli
Mirko Lombardi
Franco Barletti
Maggio 2006
Segnalazioni
L'incredibile guerra al capriolo
La premessa..."Il 24 Agosto scorso è iniziato l'abbattimento selettivo dei caprioli in Piemonte. Numerose le proteste delle associazioni ambientaliste e dei cittadini. Anche noi di ItaliaNostra siamo contrari a questo sterminio. Riportiamo, sull'argomento, un'intervista al prof. Franco Tassi pubblicata sul sito del Comitato Parchi.
Da qualche tempo, è scoppiata la “guerra del capriolo”. Per la verità, sembra trattarsi piuttosto di una lotta senza quartiere al capriolo, che segue a ruota quella contro il povero orso bruno delle Alpi. Mai le cronache italiane erano state tanto assorbite da argomenti del genere, su cui s’è inteso dire tutto, e il contrario di tutto. Ma l’uomo della strada si chiede se per caso vicende del genere non celino interessi e manovre all’italiana, e soprattutto se non esistano soluzioni più ragionevoli a questo tipo di problemi. Abbiamo voluto chiederlo a uno studioso di vasta esperienza, probabilmente l’unico vero “manager-naturalista” di cui l’Italia dispone… il professor Franco Tassi, che ha diretto per 33 anni il Parco Nazionale d’Abruzzo, ovvero l’Area Protetta più difficile d’Italia: salvandolo prima da sicura rovina, e facendone poi una delle realtà italiane più apprezzate nel mondo. E che tra le non poche “imprese impossibili” compiute, vi riportò caprioli e cervi, lanciò l’operazione San Francesco in difesa del lupo appenninico, sottrasse all’estinzione l’orso marsicano e diffuse i camosci nelle altre montagne abruzzesi.
Ecco il testo della nostra intervista.
Professor Tassi, ma è davvero necessario far strage di caprioli, o esistono anche altre soluzioni? Sono realmente così dannosi, invadenti e pericolosi per il traffico automobilistico?
Mi pare ovvio che il capriolo non rappresenta una calamità naturale, e non va considerato il nemico pubblico numero uno. Fortunatamente quest’animale, dal dopoguerra in poi, ha preso a diffondersi anche dove la sua memoria era quasi scomparsa, e sarei davvero curioso di sapere quali danni alle colture si pretenderebbe di attribuirgli. Quanto al traffico, esistono molti metodi semplici e poco costosi (come catarifrangenti luminosi, barriere seminaturali, corridoi-invito di attraversamento e altri: ma soprattutto limiti di velocità, le strade di foresta e montagna non vanno scambiate per piste), utilissimi per prevenire incidenti. Questa storia dei “caprioli che investono le automobili” mi ricorda un poco quella dei viali storici “pericolosi” in forza della quale qualche decennio fa l’ANAS fece piazza pulita di grandi alberi innocenti… Ma nessuno si chiede come mai, appena fuori dei confini italiani, è possibile ammirare uccelli, scoiattoli e anche caprioli che pascolano tranquillamente non lontani dalla strada, senza che nessuno dichiari loro una “guerra santa”?
Vuol dire allora che alla base di questa vicenda, per molti aspetti sconcertante, si celano altre ragioni? E quali potrebbero essere?
Premetto anzitutto che stiamo parlando di caprioli, e non di cervi o di daini, né tanto meno di cinghiali, perché ogni caso è diverso dagli altri. L’italiano non ha perso il suo atavico istinto di cacciatore-bracconiere, e trova ogni pretesto per sparare a tutto ciò che vola o si muove. Se poi gli eccessi venatori fanno terra bruciata nelle zone aperte alla caccia, allora bisogna inventare qualche buona ragione per entrare a divertirsi nelle altre: e cioè nelle bandite, e nelle aree protette, là dove la fauna stava trovando tranquillità e rifugio, le madri di cervi e caprioli allattavano i piccoli senza continue fughe da cardiopalma, e i visitatori riuscivano finalmente ad ammirare animali diventati più confidenti. Ecco nascere allora i “selecontrollori”, che soddisfano non solo la voglia insana di cacciare dove è proibito, ma anche – non dimentichiamolo – gli interessi di coloro che fabbricano fucili e cartucce, ai quali il deserto faunistico rischiava di compromettere gli ottimi affari di sempre.
Ma catturare caprioli e altri ungulati è davvero così difficile? Costerebbe tanto quanto traslocare elefanti e balene? Causerebbe alle povere bestiole traumi troppo penosi? Non esistono soluzioni semplici praticabili?
A questo punto entriamo nel grottesco, perché chi spara al capriolo per evitargli lo “stress” di un trasferimento altrove mi ricorda la dottrina Bush che beatificava i tagli a raso nelle magnifiche foreste di conifere del Pacific Northwest, perché in questo modo si sarebbero evitati gli incendi. Catturare i caprioli è possibile, e noi lo facevamo con grande successo già una trentina d’anni fa nel Parco d’Abruzzo, quando mezzi, tecnologie e competenze erano assai più limitati. Portando nel Parco una sessantina di individui, ponemmo le basi perché il capriolo si diffondesse in tutto l’Appennino Centrale. Il costo può risultare elevato, solo se si affida questo compito a ditte e a santoni para-accademici che vi vedono un altro eco-business. Potrebbe invece trasformarsi in una splendida risorsa, se si impiegassero come volontari gruppi di studenti o neolaureati veterinari, diretti da un veterinario professionista naturalista o animalista (Franco Tassi ha insegnato per anni ecologia applicata alla facoltà di veterinaria dell’Università di Napoli, n.d.r.). Sarebbe uno splendido tirocinio per futuri professionisti che sempre più dovranno affrontare le problematiche degli animali selvatici, e non solo di quelli domestici, e un ottimo investimento per l’intera comunità. Ovviamente dovrebbero essere sostenute spese tecniche e logistiche, ma dividendole tra coloro che donano e coloro che accettano i caprioli, e i ministeri, le regioni e le province competenti, i costi verrebbero ripartiti in quote sostenibili. Molte località del Mezzogiorno si avvantaggerebbero di un nuovo richiamo turistico. E non dimentichiamo una cosa: quando trasportammo i camosci d’Abruzzo al Gran Sasso e alla Maiella, impiegammo elicotteri dell’esercito, che collaborò con gioia e orgoglio a queste insolite operazioni. Tutti i mezzi di trasporto militare, aerei e marittimi soprattutto, debbono compiere periodicamente un certo numero di ore di esercitazione: assegnare ai nostri giovani che li guidano compiti civili come questi sarebbe assai meglio che farli girare senza scopo, o lanciarli in missioni dubbie e rischiose.
Eppure anche contro i trasferimenti dal Nord al Sud sono esplose polemiche, e pare che molti esperti non siano d’accordo…
Non si tratterebbe certo di paracadutare a caso caprioli dove capita, ma di studiare un piano ben congegnato. So bene che qualche superspecialista pone il veto per difendere la purezza del capriolo italico dei Monti di Orsomarso, ma quando noi, soli contro tutti, rischiavamo parecchio per difenderlo dalla caccia e dal bracconaggio, nessuno di loro interveniva in appoggio. Per la verità, è nel loro stesso codice genetico schierarsi sempre all’ombra del potere, magari per emungerne risorse. E forse si dovrebbe far loro sapere che Sila, Serre ed altre zone demaniali calabresi sono già state invase, fin dal secolo scorso, di caprioli settentrionali portati a più riprese dai forestali. Informandoli anche del fatto che in futuro il capriolo presente nell’Appennino Centrale, espandendosi, arriverà comunque prima o poi nei luoghi più intatti del Mezzogiorno, anche a dispetto delle legioni di fucilieri in agguato. E poi perché non vedere i molti vantaggi dell’operazione? L’Aspromonte, alla fama sinistra del passato, sostituirebbe il messaggio della rinascita della natura. I lupi calabresi inseguirebbero caprioli secondo le dure, ma ineluttabili leggi della natura, anziché dover sbranare pecore spinti dalla fame, finendo poi avvelenati…
Insomma, sembra che lei immagini un’Italia verde e ricca di animali felici, ma siamo certi che sogni del genere potranno realizzarsi?
Un “bel Paese” non turbato da troppi spari, rumori e inquinamenti deve occupare il nostro immaginario, e non costituisce un’utopia: deve rappresentare per tutti un obiettivo e una “missione”. O forse sarà meglio coprire anche le colline e le montagne, dopo le coste, di strade e case, asfalto e cemento, creando quella squallida “megalopoli” diffusa di cui rischiamo di diventare presto prigionieri senza scampo? Negli anni Sessanta la “visione comunitaria” dell’Europa, attraverso il Piano Mansholt (oggi dimenticato nella febbre del mattone e delle grandi opere) era proprio questa. Abbiamo occupato già i nostri spazi, forse troppi. Lasciamo che la natura possa riespandersi su ciò che resta della vera Terra, abbiamo bisogno anche di questo. E per i caprioli dico semplicemente: non rendiamoci ridicoli, non consentiamo che anche la vita di creature straordinarie diventi terreno di conquista della “partitica” sempre più invasiva. E non mi riferisco alla vera alta politica, che potrebbe essere qualcosa di assai più nobile, ma di cui da queste parti sembra si stia appannando anche il ricordo. Il novanta per cento degli interventi sparati a raffica in questi giorni sui quotidiani (abbiamo raccolto memorabili antologie di incompetenze, deliri e farneticazioni provenienti da superspecialisti, politicanti, responsabili istituzionali, e anche giornalisti) poteva francamente esserci risparmiato. Ma almeno ci ha fatto capire meglio, o confermato per chi lo sapeva già, quale idea e cultura della natura dominino l’attuale classe dirigente del Paese. Se dovessi concludere con una frase semplice e chiara? Non esiste alcuna “emergenza capriolo”, ma solo uno squallido letargo della sensibilità e dell’intelligenza umana, tipico delle “società marcescenti” che vivono capovolte, rinnegando principi e valori e adorando idoli falsi e virtuali. Offrire ai nostri figli e nipoti, e ai giovani in genere, un messaggio diverso è possibile, e questo capriolo tanto innocente quanto perseguitato può esserne il miglior ambasciatore. Anziché portare la morte dove esplode la natura pulsante, portiamo la vita là dove il miracolo ecologico può fiorire ancora.

Risultati Elettorali
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Pubblichiamo i risultati dello spoglio delle schede per il rinnovo degli organismi nazionali di Italia Nostra, comunicati dalla sede centrale.
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Ringraziamenti
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Terminato il turno elettorale e resi noti i risultati, tutti i candidati aderenti al gruppo “Rinnovamento nella Tradizione” desiderano esprimere i più vivi ringraziamenti alle personalità della cultura italiana che hanno voluto sottoscrivere un APPELLO a sostegno della loro candidatura condividendone le linee programmatiche.
Tale APPELLO è stato fondamentale per l’affermazione di coloro che sono stati eletti e gli stessi si impegnano a portare avanti in piena trasparenza e correttezza il programma condiviso nell’interesse superiore di Italia Nostra.
Un grazie sentito da parte di tutto il Gruppo a tutti quei soci che hanno voluto sostenerci calorosamente e darci la loro fiducia.
La prima seduta del nuovo Consiglio Direttivo Nazionale di Italia Nostra è stata convocata il 16 settembre 2006 con all’ordine del giorno l’elezione di Presidente, Vice Presidenti e Giunta.