Iniziative
IL NUOVO TREND TOSCANO: I CAMPI DA GOLF
Mariarita Signorini, Consigliere nazionale di Italia Nostra
La Toscana si sta orientando verso un nuovo tipo di sviluppo, quello legato ai campi da golf, uno sport questo destinato a ceti sociali alti, basta guardare i costi d’iscrizione a un qualsiasi club e con pochissima ricaduta sul territorio, dato che tutte le esigenze si prevede di soddisfarle all’interno delle club-hauses di nuova costruzione, affiancate, nella migliore delle ipotesi, ad antiche coloniche stravolte da restauri in funzione della loro nuova vita. Com’è ovvio si dovrà poi procedere alla costruzione di nuove strade, e a reperite le risorse idriche necessarie per mantenere ettari di pratino, che necessita dell’uso di concimi e pesticidi che di sicuro non giovano all’ambiente, né alla salute delle popolazioni, col pericolo di prosciugare pozzi e sottrarre acqua potabile per gli usi agricoli.
A Bagnaia dunque si costruiranno 65.000 metri cubi di nuove costruzioni nonostante il recupero di volumetrie esistenti per 41.000 metri cubi, per permettere a golfisti d’oltralpe vacanze doc, se non addirittura l’acquisto di case in zone tutelate.
A Capolona, (Ar) si sta predisponendo un enorme campo da golf (36 buche) anche in questo caso si progetta di trasformare irreversibilmente il territorio, stravolgendo ‘invarianti strutturali’: aree boscate ciglionate, terrazzamenti, oliveti e alberature esistenti) a vantaggio di pochi e sottraendo, alla fruizione degli abitanti locali e ai turisti, aree di pregio di alto interesse storico.
Eppure ovunque si avanzano ancora richieste di nuovi campi da golf: a Montalcino, a Chianciano, a Monticiano, Italia Nostra sostiene che anche a questo modello di sviluppo si debba porre subito un freno, e per concludere si ribadisce che la legge regionale 1/2005 è incompleta, mancando ancora il PIT (piano d’indirizzo territoriale della Regione), che dovrà essere conforme con il tanto atteso Piano Paesistico dotato di norme di tutela cogenti, come prevede il Decreto Urbani.
Iniziative
MONTICCHIELLO & CO.
COSA STA ACCADENDO IN TOSCANA?
Mariarita Signorini, Consigliere nazionale di Italia Nostra
Il libro nero degli ecomostri ogni giorno che passa diventa più corposo. Mostri già nati come il villaggio della Santa Maria, a mezza collina di Castiglione della Pescaia, per il quale si auspica la fine dell’albergo di Punta Perotti o i mega insediamenti, magnificamente sorti in sostituzione dei pini marittimi nella pineta di Scarlino, a supportare l’ampliamento del porto del Puntone e sfruttando le ben più esigue metrature di vecchie colonie in abbandono.
Mostri in fieri come a Monticchiello, dove profili tra i più poetici della Val d’Orcia cambieranno irreversibilmente, e avranno un bel da fare gli architetti paesaggisti incaricati dal Ministero e dalla Regione per mitigare l’impatto di un macroscopico ‘errore-orrore’ urbanistico. Farà la fine del mostro del Poggetto a Firenze dove dopo dieci anni di contenzioso e una collina saturata di cemento si dovrà completare l’opera con nuovi volumi per ‘consolidare’ l’esistente?
Eppure basterebbe che la Regione ricorresse all’articolo 150 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio per bloccare la speculazione di Monticchiello, non si dica dunque che non si può fare niente, Monticchiello è compreso entro il Parco artistico naturale e culturale della Val D’Orcia ed è perciò tutelato per legge.
E ciò fa emergere la prima incongruenza della legge 1/2005: la delega al Paesaggio data dalla Regione ai comuni è in contrasto con il Codice dei beni culturali ed è di sicuro da revocare: una recente sentenza della Corte Costituzionale stabilisce infatti che il Piano Paesistico deve essere fatto su scala regionale insieme al Ministero e non è prevista la delega ai comuni.
I Comuni toscani, col venir meno di un malinteso principio di sussidiarietà, sono troppo deboli per sostenere le pressioni politiche dei potentati locali, e sono troppo appetibili gli introiti da oneri di urbanizzazione, che peraltro rappresentano un gettito effimero che va a scapito di uno sviluppo futuro legato alla sostenibilità e alla qualità. In sostanza essi non dovranno più assumere il controllo paesaggistico di luoghi che sono patrimonio dell’umanità, pena l’esclusione dei siti dalla lista da parte dell’Unesco e la distruzione di un bene comune di enorme valenza.
In un recente convegno è stato annunciato che si farà finalmente il Piano Paesistico, molto in ritardo rispetto alla legge 1/2005, ma si si farà il tanto agognato Piano, sarà importante capire, da qui in avanti, come s’intenderà procedere, per evitare il proliferare di nuovi orrori.
Bene ha fatto la Regione a bloccare la variante di Montescudaio e bene farebbe nel frattempo a prevenire gli altri ecomostri in agenda, a Contignano per esempio, un caso analogo a Monticchiello nella stessa Val d'Orcia.
Infine Italia Nostra ribadisce che la legge regionale 1/2005 è incompleta, mancando ancora il PIT (piano d’indirizzo territoriale della Regione), che dovrà essere conforme al tanto atteso Piano Paesistico dotato di cogenti norme di tutela del Codice Urbani.


Segnalazioni
PAROLE E VISIONI INTORNO AL VIAGGIO
Asuni, Oristano 21/24 settembre 2006
Si inaugura giovedì 21 settembre, la terza edizione del progetto PAROLE E VISIONI INTORNO AL VIAGGIO, promosso dal Comune di Asuni, l’Associazione Su Disterru e con la direzione artistica del poeta Alberto Masala.
Invariata la formula già sperimentata negli anni precedenti: accanto alla grande poesia internazionale, quest’anno rappresentata da Pablo Armando Fernandez (Cuba), Carmen Yanez (Cile) e Lance Henson (Cheyenne), l’evento si articola in incontri con la scrittura contemporanea, installazioni d’arte visiva ospitate nelle lollas, in laboratori, performances, readings e concerti che si tengono a partire dal tramonto fino a notte inoltrata, in un percorso che parte dalle domus de janas, per poi dipanarsi lungo le vie del centro storico e i cortili delle case.
Parole e visioni intorno al viaggio costituisce uno dei momenti più significativi del progetto ASUNI e si propone come laboratorio che cerca di lasciare tracce e favorire possibili sviluppi (partecipazione, gestione) con effetti duraturi e diffusi nel corso dell’anno, riversando un indotto economico interamente gestito dalla comunità e, soprattutto, dando motivazioni, coraggio operativo e prospettive ai giovani? evento fruibile agevolmente per una reale possibilità di relazione col pubblico? luogo di sperimentazione in cui gli artisti invitati, oltre ad avere uno spazio di presentazione del loro lavoro, possano creare eventi interattivi improvvisati.
IL PROGRAMMA DELL’EDIZIONE 2006
L’anteprima
La prima giornata, giovedì 21 settembre costituisce una sorta di anteprima ed è un omaggio a Grazia Deledda nell’anno in cui si celebra il doppio anniversario dei settant’anni dalla morte e ottanta dal premio Nobel: con inizio alle ore 21.30 presso l’anfiteatro comunale, si assisterà alla proiezione del film restaurato ‘La Grazia’ del 1929, ispirato ad una novella della scrittrice nuorese. La proiezione sarà accompagnata dalle musiche dal vivo composte ed eseguite da Romeo Scaccia.
Da venerdì 22 a domenica 24, secondo la formula già collaudata negli anni scorsi, l’evento si articola in installazioni d’arte visiva ospitate nelle lollas, in laboratori, e in incontri, performances, readings e concerti che si tengono a partire dal tramonto fino a notte inoltrata, in un percorso che parte dalle domus de janas, per poi dipanarsi lungo le vie del centro storico e i cortili delle case, senza orari precisi e tassativi,
Le installazioni d’arte visiva
Per l’arte visiva, si ripropone anche quest’anno il progetto Is manus, realizzato dall’artista catalano Anton Roca, che continua a ritrarre la geografia palmare della popolazione asunese.
Un altro progetto viene riproposto per uno sviluppo ulteriore: Arianna Ulian, musicista e performer, ritorna dove un anno fa aveva registrato Is Boxis, le voci, per cogliere questa volta Le parole e le cose, racchiudere i racconti in piccole tracce sonore da celare/svelare attraverso gli abiti.
Inquietanti, sorprendenti, di forte interesse per il carattere innovativo delle loro opere gli artisti che si nascondono sotto il nome d’arte ‘Erica il cane: si sa che provengono dall’ambito della street art e dei centri sociali e che maneggiano con uguale maestria mouse e matita, web e pennelli, video e plastilina. Un’idea del loro lavoro si può avere visitando il sito www.ericailcane.org ma ad Asuni li si potrà vedere in azione, reale e virtuale al tempo stesso.
Un’altra casa contadina ospiterà l’opera-installazione di due giovani artiste sarde, Rita Chessa e Virginia Farina, classe 1978, studi d’arte alle spalle e l’obbligatorio esilio in cerca di lavoro e ambienti stimolanti per la creatività. Passaggio ponte è il titolo emblematico per un’ opera tra poesia e arte visiva espressamente ideata per ‘Parole e Visioni intorno al viaggio’.
I laboratori
Come d’abitudine, gli eventi di Asuni comprendono anche dei laboratori che si svolgeranno nell’arco di tre giornate: il primo è lo stage teatrale affidato alla guida esperta di Renata Palminiello e Leonardo Capuano, presenti alla rassegna anche con un loro spettacolo (Due previsto per domenica 24); il secondo è un laboratorio condotto dal musicista Luigi ‘Lullo’ Mosso e indirizzato ai bambini, i quali saranno portati alla scoperta dell’universo sonoro che li circonda per imparare a produrre con pochi mezzi suoni e musica. Per iscrizioni e informazioni si può contattare la Pro Loco al numero 0783 960112.
Gli incontri con i poeti e gli scrittori
Le installazioni si potranno visitare durante l’arco della giornata, mentre per l’inizio degli incontri con autori e artisti bisognerà attendere l’ora del tramonto: si apre allora lo scenario delle domus de janas, poco fuori il centro abitato, dove il silenzio, le piante dei fichi d’India cariche di frutti maturi e la luce radente del sole conferiscono al luogo un’aura di magia che favorisce l’ascolto e la concentrazione.
Nei giorni di venerdì 22 e sabato 23 questo sarà il luogo delle Parole rivelate, l’originale proposta di un gruppo di giovani donne, lettrici appassionate, che si divertono a scoprire e rivelare nuovi talenti letterari attraverso readings che sembrano riscuotere molto successo nell’ambiente della Œmovida cagliaritana.
Si ritorna, dunque, nel centro abitato e qui si aprono, l’una dopo l’altra le ‘lollas’ dove si trovano le installazioni e che, in serata, accolgono anche gli incontri con i poeti e gli scrittori.
Il primo di questi, venerdì 22, a Casa Dorè, è con Marc Porcu, proveniente dalla Francia, nato a Tunisi, ma il cui cognome denota sicure origini sarde. Ha vinto numerosi riconoscimento come poeta, ma in Francia è noto anche per essere traduttore di Sergio Atzeni. Ad Asuni è accompagnato dal figlio Dimitri, musicista. Si prosegue poi poco distante, a Casa Ricci, con uno degli incontri più attesi, quello con Pablo Armando Fernandez, considerato il maggiore poeta cubano vivente. Da qui si passa al cortile della casa Porcu Cau per il reading dell’opera ‘Getsemani’ di Francesco Abate, già ospite ad Asuni lo scorso anno, accompagnato in questa occasione dagli attori Giacomo Casti, Stefano Farris, Tiziana Martucci e i musicisti Sara Carucci e Corrado Loi. La serata di questa prima giornata si conclude presso l’anfiteatro con la musica di ASKUSORJU, duo di notevolissimi musicisti sardi, Gavino Murgia e Francesco Sotgiu.
Sabato 23, dopo le Parole rivelate alle domus de janas, le tre case del centro storico si aprono in successione per ospitare nell’ordine: Carmine Abate, autore di origine arbaresh, attualmente uno degli scrittori italiani più apprezzati sia dal pubblico che dalla critica; successivamente sarà casa Ricci ad accogliere la voce della poetessa cilena Carmen Yanez, che ad Asuni presenta tra l’altro anche la sua nuova silloge, di recente pubblicata in Italia, Terra di mele. Il percorso proseguirà dunque con Lello Voce, poeta e performer che si rivolge anche alle giovani generazioni, per la sua vicinanza con i rappers e le sfide poetiche degli ambienti metropolitani, i ‘Poetry Slam’ che l’artista ha introdotto in Italia. Dalla poesia rap si passa all’action painting di Paola Riascos, colombiana trapiantata da molti anni in Italia, la cui azione pittorica dialoga in diretta con la videoarte di Ilaria Turba e le ipnotiche armonie dei Terroritmo.
L’atmosfera psichedelica e di trance continua, verso la mezzanotte, presso l’anfiteatro comunale, con le tempeste sonore, gli ambienti rarefatti e fluttuanti dei Gastronauti, Vincenzo Vasi e Mirko Sabatini, duo ben noto negli ambienti della musica improvvisata e di ricerca in Italia, che si avvale di un armamentario a dir poco insolito: accanto a basso e batteria, figurano anche ‘theremin’ e ‘giocotronica’.
La giornata di domenica 24 si apre al mattino con la Tavola Rotonda sul tema:
LA COMUNICAZIONE INTERROTTA - Pregiudizi e difetti d’attenzione tra italiani di fuori e italiani di dentro. Il progetto di distretto culturale di Asuni come luogo fisico e ideale di ripresa del dialogo. All’incontro, promosso dalla onlus ‘Su Disterru’ parteciperanno diversi rappresentanti delle comunità italiane all’estero, alcuni parlamentari e rappresentanti del governo regionale. La tavola rotonda si svolgerà dalle ore 11.00 alle ore 18.00 presso la sala convegni del Comune di Asuni.
Gli eventi di Parole e Visioni proseguono quindi al tramonto presso le Domus de Janas dove è prevista una performance conclusiva del laboratorio musicale con Luigi Lullo Mosso e i bambini di Asuni, ai quali molto probabilmente si uniranno altri musicisti presenti nella rassegna.
Altro evento che intende illustrare il percorso condotto durante le giornate di Asuni, è quello di Arianna Ulian con una performance acustico-musicale costruita intorno ai racconti e le voci degli abitanti.
Domenica è anche il giorno che vedrà in scena una delle più grandi voci che testimoniano la storia e la lotta, ma anche la poetica e la cultura dei Nativi Americani, Lance Henson, appartenente alla nazione Cheyenne.
Gli incontri con la scrittura nelle ‘lollas’ si concludono con Antonio ‘Nello’ Rubattu, che ad Asuni gioca in casa: presidente de Su Disterru è tra i fondatori del ‘progetto Asuni’ e tra i primi promotori del Museo dell’emigrazione. Ma in questa occasione il direttore artistico, Alberto Masala, lo invita in quanto autore ad interpretare, in forma di ballata, la sua opera prima, edita da il Maestrale, Hanno morto a Vinnèpaitutti.
Ci si avvia dunque alla conclusione con due distinti eventi all’anfiteatro: prima la pièce teatrale Due con Leonardo Capuano e Renata Palminiello e, a seguire e chiudere, la consueta JAM con tutti i musicisti partecipanti con cui ‘Parole e Visioni intorno al viaggio’ si congeda dal suo pubblico e dà appuntamento al prossimo anno.
IL PROGETTO ASUNI
Fino a qualche anno fa, Asuni, paese di 400 abitanti nella Marmilla di Oristano in Sardegna, condivideva la medesima sorte dei tanti piccoli comuni destinati ad estinguersi nel giro di poco tempo a causa del continuo spopolamento. Ma nel 2004 succede qualcosa: tra l’Amministrazione Comunale, guidata da Sandro Sarai, e l’Associazione Su Disterru (formata da scrittori e intellettuali sardi, molti dei quali residenti fuori dall’isola) nasce una sinergia da cui prende le mosse il ‘Progetto Asuni’ che rappresenta un nuovo possibile modello di sviluppo attraverso l’investimento culturale.
La piccola, grande scommessa è da subito supportata da artisti e intellettuali, tra i quali il poeta Alberto Masala, che cura la direzione artistica del progetto ‘Parole e Visioni intorno al viaggio’ e che ha portato ad Asuni la dimensione internazionale e plurilingue della sua scrittura. È così che, negli anni scorsi, si sono potute ascoltare le voci del poeta statunitense Jack Hirschman, del franco-occitano Serge Pey, della poetessa anglo-svedese Agneta Falk, insieme a tante altre, senza mai trascurare di mettere in rilievo anche la migliore produzione dei sardi e dei giovani artisti.
Si rinnova così, per il terzo anno consecutivo, l’appuntamento con la grande poesia internazionale, la scrittura contemporanea, l’arte visuale, la musica sperimentale. Il tutto distribuito in un percorso che consente di apprezzare la cornice e il contesto ambientale, dal sito archeologico delle domus de janas alle lollas, le antiche case contadine abbandonate e deserte, che in queste giornate si trasformano in uno spazio ideale per accogliere gli interventi degli artisti.
L’evento è cresciuto in spessore e prospettive, ha già il suo pubblico, eccellente, interessato, preparato, un pubblico che riflette ed amplifica in positivo le qualità del progetto. E la popolazione continua a fornire un contributo vitale ed indispensabile al progetto, conferendo quell’inconfondibile nota di accoglienza che il visitatore esterno immediatamente percepisce e confermando, così, la compatibilità dell’intervento con il territorio.
Parole e visioni intorno al viaggio non vuole definirsi come festival o contenitore di spettacoli, ma piuttosto come tassello qualificante del più ampio progetto ‘Asuni’ volto alla costituzione di un distretto culturale, ispirato ad una ‘ecologia’ dell’azione culturale non colonizzante, che affianca l’operazione di recupero delle strutture abitative del paese e dell’ambiente circostante con metodologie di bio-architettura, che lascia tracce tangibili e indotto economico, in un rapporto reale ed equilibrato con il territorio secondo un modello di sviluppo sostenibile per conservare dignità, coscienza etica e tensione partecipativa nei suoi abitanti. Una festa che appartiene realmente agli asunesi e che, in auspicabile relazione armonica con loro, non vorrebbe sovraccaricare, né invadere, né destabilizzare l’equilibrio del paese, ma piuttosto innescare processi consapevoli di valorizzazione delle risorse umane, ambientali, culturali.
Un progetto che si evolve in modo continuo e tangibile: accanto agli eventi (oltre a ‘Parole e Visioni’ si ricorda anche l’Asuni Film Festival curato dal regista Enrico Pitzianti che si tiene in luglio), si creano le strutture stabili destinate a sviluppare azioni e servizi culturali. Il progetto di un Museo dell’Emigrazione, centro di documentazione della diaspora dei sardi, si trova già in una fase avanzata, mentre quest’anno si annuncia la prossima nascita di LOGOS, il progetto di un Centro residenziale di produzione artistica e progettazione culturale, il cui primo passo sarà la realizzazione di una struttura permanente che possa fornire servizi culturali al territorio e distribuire ovunque nel mondo le Produzioni LOGOS.
Organizzazione
Direzione artistica: Alberto Masala
Ideazione e Direzione organizzativa: Comune di Asuni e Su Disterru onlus, Alberto Loche, Giuseppe Loche, Antonio Rubattu
Segreteria organizzativa: Serena Vincenzi
Coordinamento tecnico: Vittorio Loria
con la collaborazione di:
Pro Loco Asuni, Ass. Culturale Su Nenniri, Ass. Musicale Araxisi, Ass. Sportiva Monte Molas e tutti i cittadini Asunesi.
Per informazioni:
Comune di Asuni, Tel. +39.0783.960134
Per ospitalità:
Alice e Laura Sanna, Tel. +39 0783.960112 +39 3341067359
Ufficio stampa: Enedina Sanna / enedin@tiscali.it / +39. 333 3757230
Website:www.paroleevisioni.org
Segnalazioni
Caltanissetta/Il tema delle miniere
Incontri e mostre
Il collega Leandro Janni ci trasmette questo interessante programma.
Ambiente Storia e Cultura delle Miniere in Sicilia
II° EDIZIONE
ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE "S.MOTTURA"
CALTANISSETTA
18-24 SETTEMBRE 2006
PROGRAMMA
LUNEDI 18 SETTEMBRE ORE 17.30
AULA MAGNA I.T.I. "S.MOTTURA"
"I TESORI DELLA TERRA":
MOSTRA DIDATTICA SU MINERALI, FOSSILI ED AMBIENTE DELLE MINIERE SICILIANE
A CURA DELLA SOVRINTENDENZA DI CALTANISSETTA
Inaugurazione
"LE MINIERE DI IERI, IL PARCO DI DOMANI"
Conferenza - Intervengono:
GIOVANNA CANDURA -ASS. REG. INDUSTRIA
ROSSANA INTERLANDI- ASS. REG. AMBIENTE E TERRITORIO
NICOLA LEANZA - ASS. REG. BENI CULTURALI ED AMBIENTALI E PUBBLICA ISTRUZIONE
DORE MISURACA - ASS. REG. TURISMO, COMUNICAZIONE E TRASPORTI
PIETRO LISI- PREFETTO DI CALTANISSETTA
ANTONIO MONTAGNINO - SOTTOSEGRETARIO
ANGELO LOMAGLIO - DEPUTATO NAZIONALE
FILIPPO MISURACA -DEPUTATO NAZIONALE
FILIPPO COLLURA - PRESIDENTE PROVINCIA REGIONALE DI CALTANISSETTA
FIORELLA FALCI - VICESINDACO CITTA’ DI CALTANISSETTA
SILVANO LICARI - ASS. AMBIENTE E TURISMO CITTA’ DI CALTANISSETTA
PUCCIO DOLCE- MANAGER PIT BIOVALLEY
ANTONIO GRUTTADAURIA- DIRIGENTE C.S.A. CALTANISSETTA
ROSALBA PANVINI - SOVRINTENDENTE BB.CC.AA CALTANISSETTA
MICHELE BRESCIA - ING.CAPO DISTRETTO MINERARIO DI CALTANISSETTA
ROBERTO CELLI - CONSIGLIERE DELEGATO BENI CULTURALI GESTIONI&SERVIZI S.p.A
EDOARDO BARTOLOTTA- DIRETTORE RISERVA “MONTE CAPODARSO - VALLE DELL’IMERA MERIDIONALE
IVO CIGNA- PRESIDENTE LEGAMBIENTE CL
AMEDEO FALCI- LIPU CL
LEANDRO JANNI- PRESIDENTE ITALIA NOSTRA SICILIA
Coordinatore : SALVATORE VIZZINI – DIRIGENTE SCOLASTICO I.T.I."S.MOTTURA"
MERCOLEDI 20 SETTEMBRE ORE 17.30
AULA MAGNA I.T.I. "S.MOTTURA"
"DISASTRI IN MINIERA"
MOSTRA STORICO- SCIENTIFICA SULLE MINIERE E SUI DISASTRI MINERARI IN SICILIA E IN EUROPA A CURA DEL COMUNE DI CALTANISSETTA, DEL DISTRETTO MINERARIO DI CALTANISSETTA E DELL’I.T.I. "S.MOTTURA" DI CALTANISSETTA
"LA SICUREZZA SUL LAVORO TRA PASSATO E FUTURO"
Conferenza - Intervengono:
GIOVANNA CANDURA -ASS. REG. INDUSTRIA
FILIPPO COLLURA – PRESIDENTE PROVINCIA REGIONALE DI CALTANISSETTA
SALVATORE MESSANA- SINDACO DI CALTANISSETTA
ALFONSO CICERO-VICEPRESIDENTE BENI CULTURALI S.p.A
MICHELE BRESCIA- ING.CAPO DISTRETTO MINERARIO DI CALTANISSETTA
ANTONELLO MONTANTE – PRESIDENTE ASSINDUSTRIA PMI
MICHELE PERNACI –PRESIDENTE CAMERA COMMERCIO CL
RAPPRESENTANTI REG. SINDACATI
VENERDI 22 SETTEMBRE
LA MINIERA NELL'ARTE :
ORE 10.00 " SCULTURE DI ZOLFO", A CURA DEL PROF.
LEONARDO CUMBO I.S.A "F.JUVARA"
ORE 17.30 –AULA MAGNA I.T.I. "S.MOTTURA"
"LA MINIERA TRA LETTERATURA, POESIA, PITTURA E CINEMA"
Conferenza - Intervengono:
FIORELLA FALCI - VICESINDACO CITTA' DI CALTANISSETTA
GIUSEPPE D'ANTONA - ASS. PROV. CULTURA
FILIPPO FALCONE -STORICO
SALVO CUCCIA - REGISTA – ASS. BENI CULTURALI
SALVATORE GRANATA- EDITORE
MARIO ZURLI- SCRITTORE
MICHELE CURCURUTO- GEOLOGO E SCRITTORE
MARINA CASTIGLIONE- RICERCATRICE UNIVERSITARIA
SIMONA ARNONE- DOCENTE
MARIA GRAZIA FALZONE-DOCENTE
OSCAR CARNICELLI -ARCHITETTO
SABATO 23-DOMENICA 24 SETTEMBRE
PALESTRA I.T.I. "S.MOTTURA"
29° MOSTRA-SCAMBIO DEL MINERALE E DEL FOSSILE
A CURA DELL'ASSOCIAZIONE MINERALOGICA NISSENA E DELL’I.T.I. "S.MOTTURA" DI CALTANISSETTA
ORE 11.30 : INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA CON LE SCOLARESCHE CITTADINE
Italia Nostra - Onlus Sezione di Caltanissetta Consiglio Regionale Sicilia
Presidente - Arch. Leandro Janni
Uffici - viale Conte Testasecca 44 93100 Caltanissetta
tel. 0934.554907 tel. 0934.541722 fax 0934.542677 leandrojanni@tiscali.it
Iniziative
LUCCA - ANCORA SULL’EX CASERMA
Italia Nostra, Sezione di Lucca
Ecco il testo di un nuovo comunicato della Sezione lucchese di Italia Nostra contro il progetto di ristrutturazione della grande area nel centro storico di Lucca (v. in questa categoria anche il documento postato il 28 giugno 2006)
La stampa locale ha dato risalto all’operazione che la Società pubblico/privata POLIS sta conducendo in questo fondamentale brano di centro storico. Si concretizza così la vendita pressoché totale di quello che era un patrimonio interamente pubblico. Questo il desolante panorama.
- Si costruirà (e si venderà), lungo il lato nord della grande area, il nuovo edificio lungo 100 metri, a quattro piani, con 65 appartamenti di diversa pezzatura, volgarmente definito “il biscione” , ma che tanto entusiasmava l’attivo ex Soprintendente Ficacci, forse perché prodotto da un importato studio romano proprio sullo stile dei casermoni di periferia, con tanto di terrazza apicale e imbellettato sapientemente da pergolati sul fronte e sul retro a mo” di rustici agriturismi. Ciascuno di questi 65 appartamenti sarà posto in vendita a singoli privati sulla base di prezzi di mercato. Con buona dose di ipocrisia si afferma che questi saranno ceduti da POLIS favorendo l”acquisto da parte di residenti riducendo del 10% il prezzo per chi si impegna a risiedervi stabilmente per almeno 5 anni. Ipocrisia, ripetiamo, perché la precedenza ai residenti può essere garantita solo assegnando loro un diritto di prelazione.
- Si è venduta alla Fondazione della Cassa di Risparmio di Lucca l’ala più antica (la cosiddetta ‘stecca’, già facente parte del convento di S. Francesco e che conteneva le camerate della ex caserma) per farci le camerette degli studenti e dei docenti di IMT con mensa, attrezzature e ristorante, open space e magari winter garden, ma destinando qualche luogo anche all’accoglimento della gipsoteca (tutta la ‘stecca’ doveva accogliere attività culturali!).
- POLIS venderà agli abitanti del “biscione” (e ad altri) 114 dei 570 stalli che sta costruendo in interrato, ma altre convenzioni potrà stipulare (ad es. con i 75 studenti di IMT, con l’albergo di via Buiamonti con il quale c’è un impegno da parte del Comune, con residenti del centro storico.), tanto che quello che doveva essere un grande punto di approdo al centro nella parte est della città con 1000 stalli su due livelli interrati, offrirà soltanto la disponibilità di un quarto di quella cifra.
- Non sarà venduto, invece, il grande spazio libero di superficie, che sarà occupato da quadrati a prato tutti a quota rialzata rispetto ai camminamenti, sulla falsariga di alcune sistemazioni conventuali, senza alti fusti degni di tal nome per l’ostacolo portato dal solaio del parcheggio sottostante. Uno spazio che sarà di fatto inutilizzabile per la vita cittadina (non è una piazza, non è uno spazio verde), ma in grado di costituire solo un proscenio degno per il “biscione” e per la ‘stecca’. Ma se l’area non viene venduta a chi spetterà, poi, la manutenzione di questo proscenio?
- Nonostante i problemi di legittimità e regolarità nell’iter della pratica, che più volte abbiamo segnalato e a cui nessuno ha risposto, questa operazione ha potuto andare avanti per manifesta acquiescenza o per mascherati messaggi di non belligeranza da parte di quelle che dovrebbero essere le forze politiche.
Si ha un bel dire che con questo lussuoso residence e con questo campus si recupera l’ex caserma Mazzini alla città! Quello che era della città, perché totalmente pubblico, sarà privatizzato per una cittadella i cui requisiti principali sono il business speculativo di POLIS e l’estraneità totale dal contesto e dal paesaggio urbano.
Il Presidente
(arch. Roberto Mannocci)
Iniziative
LUCCA - VECCHIO SCALO MERCI/
NUOVO MOSTRO URBANO
Roberto Mannocci, Presidente della Sezione di Lucca
Comune e Provincia di Lucca hanno predisposto un piano di recupero per l'area dell'ex scalo merci ferroviario (in territorio totalmente urbano e a ridosso delle Mura) che è un vero e proprio favoreggiamento della speculazione edilizia. Il terminal bus e il polo di interscambio tra i mezzi di trasporto su ferro e su gomma, che dovevano essere la parte fondamentale del piano, ne costituiscono solo un'appendice del tutto insufficiente....Corona il progetto la distruzione delle testimonianze culturali lì ancora presenti.
Queste le Osservazioni al Piano presentate al Comune dalla Sezione di Lucca e inviate anche alla Provincia e alla Soprintendenza.
PREMESSA
Il piano adottato, che interessa una vasta area a nord della ferrovia, è stato elaborato congiuntamente da Comune e Provincia di Lucca e prevede, nella parte ovest del lotto (comparto B), la stazione per le autolinee pubbliche, un parcheggio scambiatore per auto ed uno per motori a due ruote. Nella parte orientale del lotto (comparto A), di gran lunga la più estesa dell’intera area per ben oltre i 2/3 del totale, si concentrano le volumetrie nelle quali si collocheranno funzioni direzionali di uso pubblico (destinate all’Amministrazione Provinciale di Lucca) e funzioni terziarie varie (direzionale, commerciale, ricettivo, ricreativo…) per un totale di ben 102.000 mc. Il Piano poi prevede il prolungamento della via Mazzini verso est fino a congiungersi in una rotonda con via N. Sauro e con la viabilità proveniente dal sovrappasso ferroviario oggetto di altro piano di intervento del Comune di Lucca. Sono anche previste due limitate zone a verde pubblico o di uso pubblico in aree residuali all’estremo nord e all’estremo est dell’area.
Per la realizzazione del Piano, si dovranno abbattere i tre magazzini ferroviari presenti all’interno del comparto B e rimuovere il sistema dei binari (i cosiddetti “binari bassi”) attualmente esistenti nel comparto A.
Se il centro di interscambio dei mezzi per la mobilità è stata la molla che ha determinato la decisione su questo intervento, l’analisi del Piano adottato fa emergere invece il ruolo marginale che viene assegnato a questa funzione, segregata nella limitatezza del comparto B (un terzo della superficie totale), privilegiando invece la nascita nel comparto A di esorbitanti volumetrie non aventi alcun rapporto con quella che invece dovrebbe essere la funzione primaria e giustificativa dell’intervento.
A. Strade e sfruttamento edilizio
Colpisce che ancora nell’anno 2006 la semplice ipotesi di tratti di strada (nel nostro caso il prolungamento di via Mazzini e il nuovo sovrappasso ferroviario) atti a migliorare la mobilità venga immediatamente interpretata e sfruttata come occasione di rendita fondiaria delle aree adiacenti. Questo “gioco” delle nuove strade che rendono murativi e remunerativi i terreni limitrofi, così abusato nel passato, annulla qualsiasi beneficio al traffico che le stesse strade dovrebbero apportare, causando inammissibili sprechi di risorse economiche e territoriali e lasciando fermo “al palo” il problema della mobilità.
In quest’ottica di intenso sfruttamento certamente rientra il fatto che l’indice di fabbricabilità di 2,5 mc/mq, previsto dal R.U., sia da calcolarsi sull’intera superficie fondiaria del Piano in modo che il comparto A possa sfruttare appieno anche le volumetrie residue offerte dal comparto B del terminal che, per la specifica funzione, risulta edificato solo in minima parte. Un favoreggiamento e una speculazione inaccettabili tenendo conto della diversa proprietà dei due comparti per cui alla Società FRE (proprietaria del Comparto A) viene assegnata anche la volumetria possibile, secondo quell’indice, nell’area di proprietà del Comune di Lucca (Comparto B).
Questo mercato di scambio tra Comune e Società FRE, si afferma, è generato dal favore ottenuto dall’A.C. nell’acquisto dell’area del comparto B alla cifra simbolica di 1 € dando, però, in cambio a questa Società delle Ferrovie la possibilità di introitare con la speculazione edilizia sul suo Comparto A tutti i fondi che le servono per la costruzione del nuovo scalo merci nella piana lucchese tra Capannori e Porcari. Così, seguendo questo mercato e questo mercanteggiare, un’area oggi totalmente inedificata accoglierà volumetrie di enorme impatto funzionale e di consistenza enorme (il complesso avrà un ‘peso’ analogo a quello delle Officine Lenzi!).
La speculazione che guida l’urbanistica è l’anti-urbanistica e rimane sempre speculazione anche se a permetterla e a farla sono Enti pubblici o para-pubblici.
Orbene il Piano viene a creare questa nuova grande volumetria nel comparto A che accoglierà funzioni urbane di forte richiamo trasformando la viabilità di collegamento (approvata con un piano apposito solo pochi mesi addietro) in viabilità per l’approdo e a servizio al nuovo polo terziario che si va a costruire.
La recentissima approvazione del piano attuativo del sovrappasso viario per motivi di snellimento del traffico in area urbana è in aperto contrasto con questo programma, che ne mina la funzionalità di base.
B. Funzionalità dell’intervento previsto
Il Piano, incredibilmente, non fornisce indicazioni e dettagli fondamentali per attestare la sua funzionalità nell’ambito urbano, come invece è compito specifico di un piano attuativo. Non esiste alcuna indicazione, infatti, sulle modalità di accesso ai parcheggi semi-interrati specifici dei due lotti che compongono il comparto A, accessi che tuttavia appaiono problematici per la presenza della rotonda e per il doppio senso di circolazione previsti sulla viabilità. Altresì mancano totalmente indicazioni sull’accesso e le uscite verso il comparto B del terminal e del parcheggio scambiatore sia per quello che concerne le automobili che gli autobus. Quello che si evince è che, per la funzionalità dell’insieme, gli stalli di sosta oggi esistenti in via Mazzini, via Monte Grappa, via Cairoli e via N. Sauro ecc. non potranno più sussistere per la notevole intensità del traffico conseguente le nuove funzioni, per l’attrazione del sovrappasso ferroviario, per il previsto doppio senso di circolazione, per il passaggio dei voluminosi autobus…). Questi stalli oggi sono utilizzati, oltre che da residenti, per le attività che lì si svolgono (anche magazzini con carico e scarico merci), per coloro che si recano nel centro storico, per chi deve prendere il treno. Di contro a questa perdita di stalli il parcheggio scambiatore di 360 posti irisulta del tutto insufficiente a rispondere alle richieste. A tal proposito riproduciamo una tabella sulla situazione degli stalli attualmente esistenti, come da noi rilevata il 4 settenbre u.s. confrontandola con quelli previsti e prevedibili:
Situazione attuale
Parco Ferroviario: 270 (blu, a pagamento)
V. Monte Grappa: 26 (bianchi) + 12 (gialli)
Via Cairoli: 38 (gialli)
Piccole traverse v. Mazzini/v. Cairoli: 10 (bianchi)
Via Mazzini: 65 (bianchi meno due o tre gialli)
Via N. Sauro: 75 (bianchi)
Piazza Ricasoli (lato est): 20 (bianchi)
TOTALE: 516
Situazione di progetto
Parco ferroviario: 360 stalli pubblici (blu a pagamento)
Nel computo della tabella non abbiamo riportato gli spazi di sosta previsti nei seminterrati dei lotti 1 e 2 che sorgeranno nell’area, sia perché il Piano non li quantifica sia perché saranno destinati ad accogliere solo le auto del personale e dei fruitori di ciascuno di questi lotti.
Osserviamo comunque che questo progetto, di contro ad un aumento di alcuni stalli a pagamento, provoca una perdita secca di stalli liberi di circa 150.
Se è vero che il Piano è limitato agli interventi attinenti l’area di pertinenza è altresì vero che deve dimostrare la sua compatibilità urbana, (cosa di cui non si preoccupa minimamente) tanto più che il piano è elaborato da un’Amministrazione come il Comune che ha competenza esclusiva anche sul contesto. I rapporti con il contesto non possono essere indefiniti. Il piano deve illustrare le interferenze e i cambiamenti che comporta per attestare la propria sostenibilità.
Questi aspetti fondamentali (indicazioni degli accessi e delle uscite ai e dai diversi settori dell’area, riflessi sulle modifiche alla sosta del contesto….) devono far parte integrante del piano.
C. Gli edifici storici
All’interno del comparto B (quello del terminal) oggi figurano tre edifici/magazzini a seguito della nascita della stazione ferroviaria. Soprattutto due di essi presentano, oltre che un valore storico e testimoniale, un’apprezzabilissima struttura architettonica secondo la tipologia caratteristica di queste attrezzature: monovolumi sviluppati in lunghezza, grande copertura a capanna con gronde molto sporgenti sostenute da travi/mensole in legno, camminamento perimetrale in quota in lastricato di arenaria sopra zoccolature in blocchi squadrati di calcare, cornici in arenaria trattata a porte e finestre. Una ricerca e una presenza materica oggi non più riscontrabili in edifici pur similari come funzione. Con l’insensibilità che ha caratterizzato tutta la politica urbanistica comunale nei confronti di ogni testimonianza dell’archeologia industriale, ma anche in contrasto con principi di conservazione dell’edificato storico applicati invece in altre situazioni (ad es. la variante sulle corti rurali oggi in discussione), il Piano prevede sic et simpliciter l’abbattimento di questi grandi mono-volumi per far posto (nel limitato spazio del comparto B) ai parcheggi e al terminal degli autobus. L’intervento globale ha avuto il benestare del Collegio ambientale, ma non è dato sapere se esiste un’autorizzazione all’abbattimento di questo patrimonio da parte della Soprintendendenza, dalla quale deve eventualmente essere autorizzato ai sensi delle norme vigenti. Teniamo presente che l’eventuale diniego di questo Organismo farebbe ‘saltare’ completamente tutto il Piano.
Rimarrà il muro di recinzione in cortine e pilastrini in cotto che delimita gran parte dell’attuale lato nord del parco ferroviario?
Orbene noi crediamo che non solo questi edifici non possano e non debbano essere distrutti, ma l’intero progetto dell’area doveva partire da questa presenza strutturale e dalla sua valorizzazione.
D. Rapporto con il centro storico
Nel comparto A del Progetto sono previste importanti funzioni urbane di richiamo: sia uffici direzionali di uso pubblico (lotto 2), in cui si collocheranno uffici della Provincia di Lucca (Ente che ha co-firmato il Piano comunale) sia funzioni del terziario privato, con uffici privati, negozi, alberghi….
Sottoscrivendo questo piano, la Provincia (assieme al Comune) avalla la fuoriuscita dal centro storico di suoi uffici ovvero di una delle funzioni fondamentali per la sopravvivenza della città antica quale polo di riferimento territoriale. Portare fuori del C.S. funzioni direzionali come queste significa abbandonarlo a diventare preda assoluta del turismo, con tutte le distorsioni e le implicazioni che questo comporta. Se la Provincia ha bisogno di spazi per la propria funzionalità questi dovrebbero essere ricercati all’interno del centro storico… e qui non mancano i cosiddetti “contenitori”! Dagli anni ’60 in poi abbiamo assistito ad un progressivo impoverimento di ruolo della città storica con l’emigrazione di importanti funzioni direzionali pubbliche che servivano a mantenere un legame tra il centro, il territorio e gli utenti della piana. Sempre più, una larga parte dei cittadini che abitano l’interland lucchese si trova a non avere più motivazione alcuna per accedere al centro storico. E in questo senso va tutta la “politica” del Piano anche con il previsto complesso di uffici, privati, negozi etc.
Fa comunque piacere che da parte dell’attuale Presidente della Provincia siano state avanzate ultimamente informali perplessità sul proprio interesse a questo tipo di soluzione. Ci auguriamo che questi dubbi si trasformino quanto prima in ritiro formale dalla propria compartecipazione a questa iniziativa.
E. Aree a verde
Le aree verdi, pur sempre puntualmente previste, sono sempre una nota dolente dei Piani attuativi perché ad esse viene assegnato il ruolo di imbellettamento puramente cromatico dell’intervento. A verde si destinano (sempre!) quei triangoli marginali di risulta dall’operazione edilizia e che non possono essere sfruttati in modo più conveniente. Il nostro caso non fa eccezione con un triangolo, ‘avanzo’ del lotto di partenza, a nord del taglio dovuto al prolungamento di via Mazzini, e con un altro triangolino nell’estrema punta sud-est del lotto a fianco del previsto sovrapasso ferroviario.
Non prendiamoci in giro! O il verde e la sua progettazione diventano un elemento caratterizzante e strutturale del Piano in cui la stessa Amministrazione ‘crede’ oppure evitiamo di qualificare come tali delle aree non costruite e non costruibili e semplicemente utili per il calcolo delle superfici permeabili, magari con l’impianto di due alberelli ed un pratino!
Osservazioni
Stante quanto sopra descritto questa Associazione pur condividendo il principio dell’utilità di dotare la città di un polo di interscambio tra diversi mezzi di trasporto osserva quanto segue.
- Si evidenziano nella soluzione proposta gravi mancanze di completezza e di analisi con il contesto oltre ad inaccettabili soluzioni funzionali e formali, pertanto si chiede che il Piano stesso non solo venga debitamente integrato, ma che venga ritirato e re-impostato anche in variante allo stesso R.U. tenendo conto dei principi di seguito specificati. Evidenziamo che già ora il Piano non rispetta lo schema funzionale e tipologico indicato dal R.U. vigente, e quindi anche per questo deve essere rielaborato.
- Gli immobili storici (magazzini), presenti nella parte più vicina alla stazione del comparto B, non vengano abbattuti, ma, per il loro valore, restaurati e recuperati alle funzioni complementari del terminal (amministrazione, ristoro, edicola, libreria….) con riqualificazione urbana dello spazio circostante (anche con aree a verde) in modo da costituire una piazza/anello di congiunzione tra Piazza Ricasoli e il terminal vero e proprio.
- Spostamento verso est dell’area da destinare ai bus e al parcheggio scambiatore, aumentandone convenientemente la superficie e la capienza in modo da costituire una vera attrezzatura territoriale e da rispondere anche alle esigenze della zona. La maggiore distanza che verrebbe a crearsi tra queste attrezzature e la stazione ferroviaria potrebbe facilmente essere superata eventualmente con l’impianto di tapis-roulant, utili tra l’altro per i viaggiatori con valigia.
- Annullamento dell’attuale enorme edificabilità del comparto A, sia per rispettare le esigenze funzionali della viabilità di scorrimento che saranno portate con il sovrappasso, sia l’equilibrio della zona (sulla quale graveranno anche altre insostenibili grosse operazioni edilizie, quali il recupero dell’ex Safil, del mercato ortofrutticolo, dei magazzini tabacchi e i vari interventi privati). Che l’Amministrazione comunale rinunci al “dono/capestro” del comparto B per 1 €, acquisti secondo i prezzi di mercato l’intera area dello scalo merci (che non dovrebbe avere un costo proibitivo vista l’attuale destinazione), chiedendo eventualmente il contributo di Provincia e Regione, e programmi liberamente eventuali volumetrie aggiuntive che possono essere lì costruite seguendo unicamente gli interessi e la funzionalità della città e da rivendere successivamente ai privati. Il protocollo di intesa con le Ferrovie prevede anche questo tipo di soluzione senza penali alcune. Un’operazione del genere è anche auspicata dal prof. Leonardo Benevolo che così, in un’intervista su La Repubblica del 21 Luglio u.s., ribadisce questo principio urbanistico generale: L'autorità pubblica dovrebbe acquistare l'area soggetta a trasformazione per poi rivendere agli operatori privati i lotti edificabili. Così si elimina l'interesse speculativo, ma non il legittimo profitto dei privati. Dal canto suo l'ente pubblico guadagna la libertà di progettare e di mantenere il controllo.
- Per garantire un futuro multifunzionale al centro storico, il Piano non deve accogliere destinazioni direzionali pubbliche (come gli uffici provinciali) che lì dovrebbero essere mantenute e potenziate.
Cronache
PATRIMONIO UNESCO, SITI ITALIANI
A RISCHIO
Luigina D'Emilio, 13.09.06
"Che il "marchio" dell´Unesco sia un valore aggiunto è cosa ben nota, così come l´importanza dei monumenti, siti archeologici, luoghi di vario genere definiti "patrimonio dell´umanità" dall´organizzazione delle Nazioni unite per l´educazione, la scienza e la cultura. La novità è la speculazione che vi ruota attorno. E si perché l´ultima redditizia trovata è quella di costruire in aree che vantano la "certificazione" dell´organizzazione e poi rivendere incrementando il prezzo.
La denuncia arriva dal presidente per la commissione italiana per l´Unesco, Giovanni Puglisi, in riferimento alle speculazioni edilizie della Val D´Orcia (vicino a Siena). Ma la situazione sembra essere di vera emergenza perché, in base a quanto dichiara l´Unesco, numerosi dei siti italiani che rientrano nell´elenco, rischiano di esserne esclusi.
Il Belpaese è l´unico a poter vantare ben 41 "luoghi" dichiarati patrimonio dell´umanità. E adesso molti di questi sono considerati adesso a rischio. Si va dalle ville palladiane a Vicenza che rischiano di essere attraversate da un´autostrada, alle cinque terre liguri che potrebbero essere invase da 42 villette con piscina nel borgo di Corniglia. Non va di certo meglio alle Isole Eolie, dove, da tempo, l´Unesco ha chiesto al comune di Lipari di interrompere gli scavi nelle cave di pomice. Gravi abusi anche ad Amalfi, dove nuovi insediamenti turistici hanno portato alla cementificazione di diverse zone ancora intatte della costiera. Ma la lista si allunga con altri nomi eccellenti come il borgo di San Gimignano, in Toscana, il parco archelogico di Ercolano e i mosaici della città di Piazza Armerina in Sicilia.
I motivi del degrado sono tanti dal solito cemento illegale, al turismo di massa incontrollato, alla totale incuria delle amministrazioni. E allora che fare se, come aveva denunciato anche Legambiente, si decide di costruire un parcheggio sotterraneo sotto i sassi di Matera (inseriti nelle liste come patrimonio umanitario nel 1993), oppure se ad Agrigento, nella valle dei templi sorgono costruzioni abusive coperte anche dalla mafia?
Parla chiaro Puglisi che enuncia le numerose violazioni e gli abusi segnalati quotidianamente all´Unesco : «Si costruisce ovunque, senza rispetto e attenzione. La superficialità in diverse circostanze rischia di aggravare situazioni al limite». Ma Puglisi se la prende anche con i condoni: «Ad ogni condono se ne va un pezzo d´Italia».....
La notizia dell'allarme dell'Unesco ha fatto il giro anche di alcuni parlamentari come Ermete Realacci...... Di «situazione gravissima» parla il presidente della commissione ambiente del Senato, Tommaso Sodano: «È il frutto del completo abbandono della tutela operato dal precedente governo. Nel corso di quei cinque anni tra il condono edilizio e l'abbattimento delle strutture ministeriali preposte alla tutela, pensiamo alla mortificazione dei soprintendenti tanto per citare solo un aspetto, ciascuno a potuto speculare e massacrare il territorio, soprattutto in aree di grande pregio naturalistico e storico artistico. Insieme alle associazioni ambientaliste abbiamo molte volte denunciato abusi e soprusi che venivano compiuti: ora è il momento di ripristinare la tutela e difendere i siti Unesco e tutto il territorio dalla speculazione»."
PATRIMONIO UNESCO:
"MAPPARE IL DEGRADO"
ANSA, Roma - 13.09.06
Il ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Alfonso Pecoraro Scanio, ha dato mandato al Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente e all'Osservatorio sui Crimini Ambientali, istituito al Ministero, ''di attivarsi per acquisire tutte le informazioni utili per realizzare una precisa mappatura delle cause che hanno portato alla condanna da parte dell'Unesco per i nostri luoghi inclusi nell'elenco dei siti patrimonio dell'Umanita'''. Lo rende noto lo stesso Ministero dell'Ambiente. ''Questa condanna - ha dichiarato Pecoraro - e' senza precedenti. Degrado ambientale e abusivismo edilizio, alimentato anche da una politica scellerata di condoni, hanno provocato una situazione intollerabile. Il significato della denuncia dell'Unesco e' che il nostro Paese non e' riuscito a tutelare nemmeno i siti dichiarati patrimonio dell'Umanita'. Credo quindi che il Governo abbia il preciso dovere di attivarsi e in questo senso l'azione dei Carabinieri e dell'Osservatorio sui crimini ambientali e' necessaria''. Il ministro lo scorso agosto ha istituito un Osservatorio sui Crimini Ambientali presso il Ministero dell'Ambiente, coinvolgendo due magistrati con una grande esperienza nella lotta alla criminalita' in relazione ai temi ambientali, Donato Ceglie Maurizio Santoloci. Tra i compiti di Ceglie e Santoloci, che operano a titolo gratuito, precisa il ministero, vi e' proprio l'analisi della situazione dell'abusivismo nelle aree demaniali e sottoposte a particolare protezione, individuando proposte volte al superamento del problema. ''E' evidente - ha concluso Pecoraro - che serve una mappatura dei problemi e, successivamente, vanno coordinate, d'intesa con gli enti territoriali e il ministero dei Beni Culturali, le azioni volte a ristabilire la legalita' e, tra queste, l'effettiva messa in pratica degli abbattimenti disposti e non realizzati delle opere abusive''.
Segnalazioni
SALVARE LE TAVOLE PALATINE
Allarme - Si sta costruendo una superstrada a 4 corsie in prossimità degli eccezionali resti del tempio greco
Piero Scutari
Vice Presidente Italia Nostra Potenza
Scrivo questa email per mettervi al corrente di un fatto che ritengo un grave danno al patrimonio culturale Italiano e non solo per il valore che ha nella storia della Magna Grecia. Vi invito a diffondere tale informazione affinchè si crei un'opinione pubblica capace di arginare quanto segue.
Ieri passavo sulla SS Jonica è con orrore ho visto che sul tracciato della vecchia Jonica a 20 metri dal museo nazionale, a 80 metri dalle tavole Palatine stanno iniziando i lavori della superstrada a 4 corsie. Una follia, nessuno si è preoccupato di pensare di allontanare il tracciato, anche con solo una piccola deviazione di un migliaio di metri per salvaguardare e valorizzare la magia delle Tavole Palatine che dopo Paestum s, nell'Italia peninsulare, sono l'unico templio greco con le Colonne ancora in piedi ed altresì casa di Pitagora. Il fatto che l'antica Jonica passava vicino al sito non giustifica nulla, in quanto una cosa è una strada larga di appena sei metri che ha origine da un passato dove il traffico era sconosciuto, un'altra cosa è una superstrada a scorrimento veloce a 4 corsie simile all'autostrada. Senza tenere conto dell'effetto delle vibrazioni causate da una "autostrada" sulla quale le vetture corrono molto più veloci e su quattro corsie simultaneamente. Sfregiare l'atmosfera ed il paesaggio di una così preziosa eredità culturale antica di oltre duemila anni e metterla probabilmente a rischio con l'intensità ed il moltiplicarsi delle vibrazioni è a dir poco sconcertante. Tale inconsapevolezza del bello è di ciò che l'umanità crea nelle sue massime espressioni culturali è molto preoccupante, tale indifferenza nel proteggere e nel valorizzare da parte di progettisti e da parte delle Sovraintendenze, dimostra che l'oscurantismo stà crescendo nella società italiana. Sicuramente conoscete il sito in questione e il suo alto valore storico archeologico, per cui sicuramente vi potrete rendere conto della gravità di quanto stà succedendo. In fondo a volte basta veramente poco, in questo caso è mancato in assoluto la benchè minima consapevolezza.

Segnalazioni
BAMBY COMPLEX OPPURE BAMBY KAPUTT?
Ancora un’intervista al professor Franco Tassi
(vedi post del 26 agosto "L'incredibile guerra al capriolo)
Comitato parchi, Roma
Sembra riaccendersi di nuovo un compatto fronte anti-doppiette. Ma da che mondo è mondo l’uomo non ha sempre cacciato?
Sì, ma lo faceva per sopravvivere, e vi sono parti del mondo in cui ciò avviene ancora, ovviamente senza suscitare proteste animaliste. Quando però lo fa per divertimento o sport, lucro o esibizione, o peggio per sadismo e sfogo di complessi è qualcosa di diverso, no?
E’ incredibile come oggi si tenti di etichettare il bene e il male senza alcuna capacità di contestualizzazione e raffronto… Chi criticherebbe l’uomo preistorico che caccia per sfamare la famiglia? Ma Ceausescu che massacrò centinaia di orsi per vanto, mettendo nelle loro fauci ramoscelli d’abete, rappresentava un’umanità ben diversa, non vi pare?
Eppure le doppiette più adirate tacciano gli animalisti di ipocrisia…
Come diceva Metastasio, “Ciascun dal proprio cor l’altrui misura…” Premetto che, se proprio volete affibbiarmi etichette, io mi sento piuttosto naturalista e ambientalista. Mi pare però di scorgere ipocrisia in coloro che ci attaccano con tanta violenza e rabbiosità, travestendosi da tutori dell’ecologia e dicendo di voler semplicemente applicare la legge. Anche un bambino capisce subito che sono mossi da scopi ben diversi: carne arrosto, storie da raccontare alla locanda del cacciatore, evasione, consumo di cartucce, dimostrazione di potenza… Eppure un tempo avevamo convinto i migliori tra loro che era assai più bello e difficile filmare o fotografare dal vivo uno splendido animale selvatico, anziché abbatterlo.
Ma non sarete vittime anche voi di quella fissazione “buonista”, una sorta di pietismo da cartone animato verso Bambi? Non si tratterebbe dunque di un eccesso opposto, ma equivalente a quelli che si vorrebbe combattere?
D’accordo, ogni fondamentalismo ecologico, come etico o religioso o sportivo cela insidie, e allontana dall’equilibrio, spingendo a guerreggiare a ogni piè sospinto: mentre per vivere in armonia con gli altri e con la natura occorrerebbero apertura e comprensione. Un certo integralismo zoofilo esiste, è vi è pure il fenomeno ben noto nel mondo mitteleuropeo come Bamby-complex. Ma qui siamo lontani anni luce, e l’amore talvolta un po’ esagerato verso gli animali, certamente disinteressato, mi pare ben più accettabile del Bamby-kaputt dominante… La verità è che ciascuno di noi, di fronte a un bivio, deve saper scegliere secondo la propria coscienza. Per molti ciò significa la chiara scelta di non uccidere nessuno, se non per necessità assoluta di sopravvivenza. Hanno capito che si può vivere bene lo stesso. Anzi, meglio.
Come spiegare allora che molti politici sembrano davvero convinti di operare correttamente, magari trincerandosi dietro ai verdetti dei “grandi esperti”?
Entrambi apparirebbero assai più credibili se non mirassero agli evidenti vantaggi personali, spesso individuabili per gli uni nei voti delle doppiette, per gli altri negli incarichi ben remunerati, fino a trasformarsi nei casi estremi in veri “giullari del principe”. Gli unici che spendono risorse, tempo e fatica in questa contesa, senza guadagnarne nulla, sono invece proprio i veri appassionati della natura: preferisco quindi credere alla loro buona fede. Anche perché di ogni loro successo, anche parziale, si avvantaggia anzitutto la natura stessa…
Il “massimo esperto italiano di caprioli”, così definito perché pare li stia studiando con cura da ben 15 anni (sic!) ha comunque escluso ogni ipotesi di trasferimento altrove, esecrando l’idea di collocarli in Aspromonte e Calabria.
Premetto che ho il massimo rispetto per gli studiosi, anche se diffido molto di ogni “lider-maximo”. Alcuni di loro sono stati miei allievi, o si sono formati sul campo proprio nel Parco Nazionale d’Abruzzo: dove dal 1969 in poi vennero avviate tutte le più importanti ricerche sui grandi mammiferi (orso, lupo, lince, cervo, capriolo, camoscio)… Ma oggi l’eccessiva specializzazione sembra averli, come dire, “embedded”, e non sono più quelli d’una volta. Chini sui loro manuali, prostrati davanti al potere, spaziano ben poco verso l’orizzonte, offuscano la memoria storica e pensano soprattutto a pubblicazioni e carriere (quanto a gratitudine, è meglio non parlarne neppure). Ma quali sarebbero poi le difficoltà?
Problemi nei trasporti? C’è ben poco da dire: persino i non ricchissimi Paesi dell’Africa catturano e spostano continuamente elefanti e rinoceronti senza inutili geremiadi. Affermare poi che, una volta rilasciati altrove, i caprioli morirebbero presto, suona davvero ridicolo (almeno se non li aspettano al varco i soliti fucilieri!): perché quando noi liberammo nel Parco Nazionale d’Abruzzo, dal 1971 in poi, una cinquantina di caprioli, fu davvero un grande successo. Oggi sono diventati moltissimi, hanno praticamente colonizzato l’intero Appennino Centrale, e chi gridasse al disastro ecologico farebbe morire dal ridere.
L’unico argomento di un certo peso avrebbe potuto essere invece la “purezza” del cosiddetto capriolo italico, che però vive soltanto a Castelporziano e nei Monti di Orsomarso, a parte la piccola e rustica forma garganica, ben separata sull’omonimo Promontorio della Puglia. Ecco, forse i nostri studiosi farebbero bene a studiarne meglio la storia e la sistematica, perché qualche contaminazione si è registrata anche nell’Appennino Meridionale, così come in Maremma, fin dal secolo scorso. E la cosa più utile sarebbe ricostruire l’origine e le modalità dei molti rilasci di caprioli settentrionali effettuati negli ultimi cento anni, soprattutto ad opera dei forestali, in varie parti dell’Appennino, compreso il Mezzogiorno d’Italia…“Il capriolo…della Calabria e della Basilicata è sicuramente un incrocio fra forme alpine o europee e forse residui locali” : così scriveva, nella Fauna d’Italia del 2003, un certo Sandro Lovari. Era forse un omonimo del nostro attuale oppositore? O costui avrà oggi maturato una ben diversa concezione della “purezza” della razza? E ricordiamoci di un fatto molto semplice: prima o poi anche Basilicata e Calabria verranno raggiunte dai caprioli dell’Appennino Centrale, che già si sono diffusi fino al Molise e alla Campania.
Perché oggi, dopo la triste vicenda dell’Orso Bruno ucciso in Baviera, anche la vertenza capriolo occupa largamente le pagine nazionali?
Troppo a lungo, soprattutto nell’ultimo lustro, la gente ha dovuto assistere impotente a sfaceli ambientali, su cui i mezzi di informazione stranamente tacevano. Oggi le distruzioni di animali, alberi e foreste continuano, ma qualche voce incomincia a farsi sentire. Credo che persino per gli italiani, più innamorati del calcio che del verde, sia stato superato ogni limite. Si smantellano i parchi, si svendono i patrimoni collettivi, si vuol sparare sempre a tutto: e sono ripresi gli infami tagli di alberi secolari, in nome dei più risibili pretesti. A Roma un assessore che avrebbe dovuto difenderli proclamò solennemente che tagliava gli alberi per il loro bene (come fa il Piemonte con i caprioli?). Erano malati, erano troppi, erano pericolosi…
Chissà che la protesta della gente vera, finora troppo ignorata, non cresca e poi finalmente esploda, se non come un vero “tsunami”, almeno come basilare presidio di civiltà.
Un esempio, un ricordo personale? Sicuro, ve ne sono in quantità. Quando nel lontano 1972 reagimmo all’assalto ai parchi denunciando il taglio di migliaia di alberi, venne ad intervistarmi per la TV agli albori un giornalista aquilano allora sconosciuto, un certo Bruno Vespa. La notizia andò al telegiornale della sera, seguìto da tutti: era la prima volta che un fatto di cronaca ecologica occupava la prima serata. Scoppiò un finimondo, legioni di contro-informatori vennero spediti subito in azione, valanghe di contraccolpi piovvero su di noi, furono escogitati pretesti di ogni genere a giustificazione dell’arbitrio, e poi tutto piombò nel silenzio… Ma qualche tempo dopo, implacabile, arrivò finalmente la condanna penale, e allora le cose incominciarono a cambiare. Perchè la verità può essere magari lenta a rivelarsi, ma sa anche essere ineluttabile, travolgendo alla fine falsità e menzogne.
Orsi e caprioli, alberi e foreste sopravviveranno, solo se avranno sempre qualcuno che sappia battersi per loro. Solo se interverrà gente capace di scelte chiare e coraggiose, ripudiando le “capriolate” nutrite da ben evidenti interessi, ma ispirandosi piuttosto alla forza delle idee universali. Come quelle espresse sul tema nell’accluso Florilegio.
Andando avanti sulla strada maestra, a dispetto di qualsiasi ostacolo, menzogna o tradimento.
Non per vendetta. Forse per giustizia, se e quando questa arriverà. Sicuramente nel nome della più autentica verità.
Segnalazioni
APERTURA DELLA CACCIA:
INFURIANO LE POLEMICHE, MA AD AVERE LA PEGGIO SONO SEMPRE GLI ANIMALI
WWF Calabria
Con quindici giorni di anticipo rispetto alla data canonica prevista dalla legge, anche in Calabria si riapre la caccia, ufficialmente solo a Tortora, Colombaccio, Cornacchia e Gazza. Le quaglie, in teoria, dovrebbero essere risparmiate fino al nove settembre, mentre dalla terza domenica del mese via libera per abbattere le altre specie. Il calendario venatorio emanato dalla Giunta Regionale ha praticamente ignorato le indicazioni, pur richieste, suggerite dall'Istituto Nazionale della Fauna Selvatica con nota dello scorso 10 luglio, come ad esempio il divieto di caccia entro cinquecento metri dalla costa, la chiusura alla Beccaccia al 31 dicembre, la riduzione del periodo cacciabile per la lepre e il fagiano, la riduzione della mobilità dei cacciatori. I tre giorni fissi per le prime due settimane sono una ben magra consolazione di fronte alle aspettative degli ambientalisti e di qualche associazione di agricoltori, che avevano chiesto ufficialmente l'apertura unica e tre giornate fisse per tutto il periodo venatorio. Gli stessi limiti di carniere risultano poi del tutto incompatibili con una gestione appena più oculata della fauna selvatica, mentre rimane aperto il gravissimo problema della scarsità di controlli sul territorio aperto alla caccia (che rimane percentualmente sempre di gran lunga superiore alle aree protette) e del bracconaggio in tutte le sue forme (abbattimento di specie protette, forme di caccia non consentite - come la famigerata "posta alla beccaccia" - l'uso indiscriminato di registratori sempre più sofisticati, caccia nelle aree protette ecc.). In merito poi al contestato Decreto Legge del 16 agosto, per quest'anno l'unica limitazione riguarda il divieto di caccia nelle Zone di Protezione Speciale (ZPS), ma solo fino al 17 settembre, dopo di che, anche in quelle Zone che rivestono un valore particolare per l'avifauna, così come previsto dalla Direttiva CEE 409/79, si potrà, purtroppo, continuare a sparare. Al di là comunque delle polemiche rimane il fatto che, da domani, migliaia di uccelli, non voleranno più.