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martedì, 31 ottobre 2006

Iniziative
PAESAGGIO E TERRITORIO
Situazioni critiche in lucchesia

Il contributo della Sezione lucchese di Italia Nostra al convegno di Monticchiello del 28 ottobre u.s. con una sintetica scheda su alcuni “casi” emblematici dell’allarmante situazione
 
Italia Nostra, Sezione di Lucca
 
Edilizia “da periferia” in centro storico! La ristrutturazione della Caserma Mazzini. Lucca, centro storico
L’intera area è sottoposta a vincolo ambientale (L.431/85). L’intervento, in realizzazione, prevede l’integrale ristrutturazione degli spazi della ex caserma, già appartenuti agli orti e ad un’ala del convento di S. Francesco. In particolare è stato abbattuto un edificio degli inizi del ‘900 (!), già sede del comando della caserma, per costruire ex novo un immobile più che doppio, un biscione lungo quasi 100 metri e alto quattro piani con terrazzamento apicale, contenente 65 appartamenti di diversa pezzatura da porre in vendita. Sottoposta a ristrutturazione l’ala trecentesca già appartenente al convento e che, fino agli anni ’90 conteneva le camerate dei militari. Vi troveranno collocazione le camere per studenti della Scuola di Alti Studi IMT. L’intervento si completerà con un parcheggio ad un piano interrato e con la creazione di un centro benessere nel mono-volume novecentesco dell’adiacente ex cavallerizza e con la ri-conformazione del grande spazio libero ridisegnato con grandi aiuole dislivellate rispetto ai camminamenti, di “ispirazione” conventuale. L’intervento ha avuto il benestare del Collegio ambientale e soprattutto l’entusiastico parere positivo personale del Soprintendente in carica agli inizi del 2006.
 
32 appartamenti al posto di una serra! – Lucca, fraz. S. Macario
Il recupero edilizio, con intervento diretto, interessa una vecchia serra agricola che sorge sulle colline di S. Macario sottoposte a vincolo ambientale (L. 431/85). L’area dell’intervento è classificata agricola dallo strumento urbanistico vigente, ma il manufatto, accogliendo l’interpretazione di un legale di parte, non è stato considerato agricolo in quanto l’attuale proprietario è una società che non è azienda agricola! Resa possibile quindi la destinazione residenziale. L’intervento prevede l’abbattimento della serra e il recupero della sua volumetria con la costruzione di alcuni blocchi residenziali (in totale 32 appartamenti + parcheggi + viabilità di servizio). Una prima versione dell’intervento prevedeva la costruzione di un monoblocco. La Soprintendenza ha prescritto lo spezzettamento volumetrico in più edifici prima di dare il proprio assenso. Il Collegio ambientale si è espresso positivamente su ambedue le soluzioni.
A seguito di queste concessioni sono in elaborazione altri progetti analoghi di recupero residenziale delle volumetrie di serre, anche queste in zone vincolate paesaggisticamente!
 
Via libera a terrazzare i tetti storici! – Lucca, centro storico
Con una pratica DIA un privato propone di realizzare una terrazza su un tetto del centro storico (vincolo L. 431/85) asportando la tradizionale copertura a falde. La Soprintendenza suggerisce di adottare questo escamotage: lasciare ‘inalterata’ la copertura a falde e sovrapporre a questo tetto una terrazza con piano oltre il colmo e poggiante, tramite archeggiature, sui sottostanti muri maestri, secondo quanto talvolta hanno fatto i nostri antenati. Scontato da parte della Soprintendenza il parere positivo a questa soluzione. Parere favorevole del Collegio ambientale ad ambedue le soluzioni!!
Il Regolamento urbanistico prescrive che non si possano modificare coperture e prospetti degli edifici del centro storico, ma gli uffici comunali niente obiettano sulla compatibilità urbanistica dell’intervento, che viene realizzato nel maggio scorso.
L’escamotage ha suscitato molto interesse da parte di professionisti e operatori immobiliari, in fila a studiare l’iter della pratica per imitarla. Per il centro storico di Lucca si prevede uno sky-line di terrazze poggiate sulle coperture!
 
Gli edifici storici ostacolano? Abbattiamoli! – Lucca, scalo merci ferroviario
Due magazzini ferroviari di fine ‘800/inizio ‘900 (zoccolatura in calcare e arenaria, copertura a capanna sostenuta da grandi mensole lignee forte aggetto, cornici e paraste in arenaria….) ostacolano la concretizzazione di un piano di ‘recupero’ nell’ex scalo merci, immediatamente ad est della stazione di Lucca, semplicemente perché nel fare il piano Comune e Provincia di Lucca non si sono accorti della loro presenza o l’hanno sottovalutata prevedendone la demolizione integrale. L’intero piano di recupero prevede, nella parte più prossima alla stazione e che contiene questi immobili, la realizzazione a cura dell’Ente comunale di un terminal bus, un parcheggio scambiatore di auto e un parcheggio per cicli e motocicli. Nella grande parte più ad ovest (2/3 del totale) a cura di Società ferroviarie, ma in realtà a cura di privati a cui verrà venduta l’area, il piano prevede la costruzione speculativa di immobili a destinazione residenziale, direzionale e terziaria per un totale di 100.000 mc. Il piano di recupero è stato adottato nel luglio scorso ed è nella fase delle osservazioni. Per gli interventi urbanistici di questo tipo, anche se interessano, come nel caso, aree sottoposte a tutela (L. 431/85) e beni culturali come i magazzini anzidetti (ex L. 1089/39) non è prevista l’acquisizione preventiva del parere ambientale che è obbligatorio solo per le autorizzazioni a costruire….ovvero quando sarà estremamente difficile avere la forza di poter cambiare le carte in tavola! La Soprintendenza, da noi coinvolta anticipatamente perché tuteli subito come dovrebbe i manufatti storici ex Lege 1089, tentenna perché non vuole assumere la responsabilità di far riprogettare il piano e avanza al Comune una assurda mediazione: “Invece che salvare i due edifici storici, salviamone uno….. oppure mezzo!!!!!!!!!!”
 
Una nuova città a ridosso delle Mura urbane! – Lucca, zona sud, tra circonvallazione e linea ferroviaria
Il piano di recupero per lo scalo merci si somma ad altri cosiddetti piani di recupero previsti dal R.U., adiacenti l’un l’altro e dislocati in un’area (a ridosso delle Mura urbane e a sud delle stesse) compresa tra i viali di circonvallazione e la linea ferroviaria (totalmente tutelata dalla L. 431/85). Le ex industrie Safill, i magazzini Tabacchi, il Mercato ortofrutticolo, i capannoni industriali Lapasca, immobili in via Montegrappa… alla loro prevista dismissione diventeranno centri direzionali, terziari, residenziali e commerciali. Una vera e propria alternativa al centro storico, sempre più spopolato di residenti stabili e invaso da affittacamere, bar, gelaterie, pub e sedute all’aperto che ne occupano tutti gli angoli, anche quelli monumentali. Se alle volumetrie previste in questi luoghi sommiamo quelle di industrie dismesse collocate al di là della linea ferroviaria e non sottoposte a tutela paesaggistica e per le quali sono previsti altrettanti piani di riconversione e recupero (ex Lenzi, Gesaam…), ci rendiamo conto che questi interventi concretizzano, pezzo a pezzo, un casuale nuovo baricentro di tutto l’insediamento lucchese. Questi piani sono attualmente a diversi livelli di concretizzazione. A regime si prevedono comunque insediamenti nuovi e tramite ristrutturazione per un totale che, con approssimazione, valutiamo in 600/700.000 mc!!!!!!
 
Cancellare il paesaggio delle corti rurali per un campo da golf! - Lucca, fraz. S. Alessio
Il paesaggio agrario della Piana lucchese è pressoché scomparso, investito da un’edilizia plurifunzionale a spaglio. Poche sono ancora le aree che conservano i caratteri tradizionali di questo paesaggio costellato dagli insediamenti delle corti rurali, tipiche della zona. Un’area in particolare ha conservato fino ad oggi questi caratteri specifici, collocata in ambito del cosiddetto Parco Fluviale (ovvero in una fascia agricola e naturale che fiancheggia le due sponde del Serchio), nella frazione di S. Alessio. Proprio qui l’Amministrazione comunale di Lucca ha approvato nell’autunno 2004 una variante che, cancellando oltre 60 ettari di territorio agricolo pertinenti alle storiche corti rurali lì presenti (anch’esse eccezionalmente conservate sia a livello architettonico che nell’impianto urbanistico), prevede la realizzazione di un campo da golf. L’area è parzialmente sottoposta alla tutela della L. 431/85 per la fascia che rientra nei limiti della pertinenza fluviale. Quest’area era stata individuata da Italia Nostra, nel corso di un convegno del Maggio 2004, come la più idonea per una sperimentazione di recupero paesaggistico ed edilizio, anche attraverso impianti di coltivazioni biologiche. La struttura agricola per piccoli campi contornati da alberature e da viti e per boschetti di pioppi rischia di essere cancellata per sempre da piatti campi erbosi che totgono alle stesse corti il proprio contesto vitale e testimoniale. Italia Nostra ha inoltrato a Regione, Soprintendenza e Direzione regionale per i BB.CC.e PP. richiesta di tutela paesaggistica per tutto l’insieme ai sensi delle norme regionali e nazionali vigenti, ma ad oggi la richiesta è rimasta senza esito.   
 
La scomparsa dei viali alberati – Comune di Capannori, Comune di Lucca
Un semplice rilevamento effettuato da Italia Nostra nelle aree centrali del Comune di Lucca e di Capannori ha evidenziato che ben 13 viali alberati sono a rischio scomparsa vuoi per le molteplici malattie che colpiscono le varie specie arboree (platani, cipressi…), sia per la mancanza di azioni preventive e manutentive, sia per l’inquinamento crescente che abbassa le autodifese contro i patogeni, sia per i disinvolti abbattimenti diretti, effettuati per motivi di cosiddetta ‘sicurezza’ stradale e per riconformare le strade stesse. Nessun programma generale è previsto per tutelare questo diffusissimo patrimonio paesaggistico né alcuna forma di tutela o obbligo di reimpianto. Nell’area lucchese sono stati effettuati interventi solo nei casi specifici e ‘monumentali’ della passeggiata delle Mura urbane di Lucca (Comune di Lucca e Regione) e del viale di accesso a villa Torrigiani (Comune di Capannori, privati e Regione), ambedue esclusi dal rilevamento suddetto.

Lucca, Monte S. Quirico: ancora serre abbandonate all'inizio della collina...
Quanti appartamenti possibili al loro posto? (R. Mannocci, ottobre 2006)


Lucca, S. Alessio: il parco agrario del Serchio sarà cancellato in questa
località per un campo da golf... più parcheggi, più strade, più attrezzature,
più ristoro, più palestra, più...! (R. Mannocci, ottobre 2006)
postato da: gruppo17 alle ore 18:50 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative

Iniziative


SALVARE PAESAGGIO E TERRITORIO TOSCANO
Piani paesistici e modifiche della legge regionale di governo del territorio sono strumenti indispensabili per la tutela del paesaggio

Roberto Mannocci, Consigliere nazionale Italia Nostra

Il caso Monticchiello ha avuto il merito (amaramente pagato) di evidenziare carenze indiscutibili e inammissibili nella gestione del territorio toscano e nella tutela paesaggistica.
A questi fatti è indispensabile e urgentissimo porre effettivo rimedio. Non basta assolutamente che esponenti politici parlino di situazioni di “schifo” e contemporaneamente allarghino le braccia affermando che non si può fare niente e che, anzi, gli stessi non prendano immediatamente in esame i mutamenti necessari di un contesto di norme che genera non solo questi “mostri” così evidenti, ma una “mostrificazione” capillare e minuta di tutti i contesti paesaggistici, storici e urbanistici.
Il problema toscano non è il brutale abusivismo, ma il fatto che gli orrori paesaggistici e urbanistici nascono quotidianamente attraverso tutti i nulla osta e gli pseudo-controlli che le attuali norme prescrivono e che alla fine rendono quasi impossibile rimediare alle situazioni, appunto perché legittimati burocraticamente.
Leggi toscane come la legge 5/1995 e la recentissima 1/2005 sul governo del territorio, pur innovative nell’impostazione e finalizzate a coniugare lo sviluppo con la tutela delle risorse (anzi ponendo a priori la tutela delle risorse), si sono dimostrate strumenti solamente teorici, molto inefficaci nella pratica applicazione.
Sul piano strettamente urbanistico, i Piani Strutturali dei Comuni dovevano indicare, partendo dall’identità, dalla struttura e dalla conformazione storica di un territorio, i limiti massimi delle trasformazioni possibili e dei fabbisogni da distribuire in un lasso temporale pluridecennale.
I Regolamenti Urbanistici elaborati autonomamente dai Comuni hanno teso a rendere possibile nell’immediato tutte queste trasformazioni mirando all’esaurimento repentino di tali limiti. L’attuale bolla speculativa dell’edilizia che vive la Toscana va ben al di là del normale fermento edificatorio che sempre ha accompagnato la nascita di nuovi strumenti urbanistici. Quasi tutti i Comuni sono un pullulare di cantieri per seconde e terze case, per centri commerciali e direzionali, per alberghi, residences e attrezzature che popolano pianure e colline, in una velocità impressionante. Ciò che doveva essere possibile in un trentennio viene consumato, tutto, in pochissimi anni.
Questo provoca che nuovi Piani Strutturali vengano elaborati per spostare in avanti nuovi limiti.
La nuova legge urbanistica regionale N°1/2005 doveva rivedere e correggere la vecchia Legge 5 dopo un decennio di applicazione. In realtà quello che è stato fatto è la concessione di un’ulteriore autonomia ai Comuni nella gestione totale del territorio, secondo un malinteso principio di sussidiarietà che considera le risorse culturali e ambientali come una proprietà privata di una singola comunità .
Sul piano paesaggistico la Regione Toscana con la legge 1/2005 ha voluto conservare la delega ai Comuni della tutela specifica, nonostante le nostre molteplici richieste (v. convegno del 4 dicembre 2004) per assegnare questo ruolo ad organismi su scala sovracomunale o provinciale e per prevedere Collegi ambientali, che devono controllare, composti in modo veramente qualificato sul piano della salvaguardia dell’ambiente.
A questo la Toscana non ha voluto provvedere! La delega ambientale e paesaggistica è assegnata ai Comuni, nel totale disinteresse regionale. Assistiamo così all’assurdo che la tutela paesaggistica è assegnata nella stragrande maggioranza dei casi a coloro che operano professionalmente nell’edilizia, due dei quali scelti dalla maggioranza che guida i Comuni e uno dalla minoranza, in un condizionamento politico che garantisce una sicura “copertura” a tutte le più scellerate operazioni del Comune che li sceglie e sulle quali le Soprintendenze (sempre più debolissime per composizione, per mezzi ed anche per volontà) non hanno, a posteriori, né il coraggio né la forza di intervenire se non con qualche palliativo imbellettamento.
Il Governo centrale con il Decreto Legislativo 157 del 24.03.06 ha integrato e corretto il Codice Urbani del Paesaggio (L. 42/ 2004). Le Commissioni locali per il paesaggio indicate da questo decreto dovranno essere sovracomunali o di ambito provinciale e composte da personale con “particolare, pluriennale e qualificata esperienza nella tutela del paesaggio”. Ovvero per essere considerati ‘esperti ambientali’ non basterà essere un professionista con almeno 10 anni di anzianità e che dimostri di aver svolto intensa attività professionale, ma bisognerà aver pluriennale esperienza nella tutela del paesaggio.
Entro il prossimo 31 dicembre a queste norme nazionali dovrebbero adeguarsi le normative regionali. Ad oggi, però, per quanto a nostra conoscenza, nessuna Regione si è adeguata a queste norme… e non sappiamo quanto il Ministero è intenzionato a pretendere questo adeguamento. Chiediamo che la Regione Toscana, forte della sua vecchia tradizione che aveva a cuore il proprio patrimonio, si adegui subito a queste norme anche se il termine temporale verrà (presumibilmente) posticipato. Sarà un piccolo semplice passo concreto verso quella tutela paesaggistica che la Regione afferma di avere a cuore… Può darsi che anche grazie a questo cambiamento di qualificazione del controllo effettuato a scala sovracomunale possano ridursi le sciagure come quella di Monticchiello, o come quelle di Lucca, di Bagnaia, di Fiesole… e di tutto quanto emerso nel convegno di Monticchiello.
La Regione ha in cantiere anche l’elaborazione del PIT (Piano di Indirizzo Territoriale) che entro l’anno dovrebbe vedere la luce. È l’occasione perché questo strumento di indirizzo regionale contenga cogenti, specifiche, inderogabili e dettagliate nuove norme paesaggistiche, che sia una ineludibile premessa ai piani paesaggistici veri e propri, anzi dovrebbe contenere (vista la rincorsa selvaggia della bolla edilizia in tutta la Regione) una norma di salvaguardia che blocchi ulteriori assalti agli ambiti sottoposti a tutela fino all’approvazione dei piani paesaggistici prescritti dalle norme nazionali. Anzi gli ambiti tutelati dovrebbero essere opportunamente rivisti ed estesi ! Ma se il nuovo PIT regionale rimarrà nella vaghezza del PIT elaborato in passato…e non sarà un vero piano paesistico (condiviso ed elaborato con le Soprintendenze per le aree sottoposte a tutela) se non si prevederà come dovuta l’acquisizione preventiva del parere ambientale da parte delle Soprintendenze e delle Commissioni sul paesaggio anche sui piani urbanistici che interessano le aree sottoposte a tutela (e non solo a posteriori sulle singole concessioni edilizie)…non andremo in alcuna direzione! Perché nessuno, nemmeno una Soprintendenza avrà la forza di annullare un piano già approvato e che ha mosso enormi interessi economici.
La qualificazione effettiva degli organismi di controllo e il loro livello sovracomunale, il coinvolgimento degli organismi di controllo sin dal livello di piani urbanistici e attuativi e non solo sulle concessioni edilizie, l’adozione di norme di salvaguardia nelle more dell’elaborazione dei piani paesaggistici ai vari livelli e la stesura degli stessi nel pieno rispetto di cogenti e incontestabili direttive sovraordinate …sono azioni indispensabili per poter conservare un’eredità culturale che stiamo distruggendo.

postato da: gruppo17 alle ore 18:45 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative

Educazione Ambiente


Fotonotizia:
Creazione di un giardino su via Poggioreale a Crotone

Attività di Educazione Ambientale nel 1973
Promotori: ItaliaNostra con l'Istituto Tecnico Industriale di Crotone.
Gli studenti, divisi in due turni, trasformano un'area incolta argillosa in un giardino.

      

                                                    
                                              ***

Fotonotizia:
Creazione del futuro Parco delle Rose a Crotone


21 Marzo 1980, Giornata Ecologica
Promotori: ItaliaNostra con delegazioni di tutte le scuole cittadine.
Si mettono a dimora alcuni alberi in un'area incolta che diventerà il futuro
Parco delle Rose.


Le foto sono di Teresa Liguori,
all'epoca delegata regionale di Educazione Ambientale per la Calabria

postato da: gruppo17 alle ore 18:31 | link | commenti
categorie: 08 educazione ambiente
mercoledì, 25 ottobre 2006

Iniziative


A MONTICCHIELLO! A MONTICCHIELLO!

Monticchiello, Toscana: il paesaggio italiano
Convegno

Sala del Granaio, Monticchiello (Pienza, SI)
sabato 28 ottobre ore 10 – 17:30

A Monticchiello l’edificazione di un pesante e distruttivo insediamento immobiliare sul dorsale della collina su cui sorge l’antico borgo ha aperto una discussione che è andata ben oltre il caso iniziale. L’intervento del Ministro per i Beni e le Attività Culturali è rivolto ad apportare una correzione e mitigazione del progetto, ma il caso di Monticchiello evidenzia le difficoltà della tutela in tanti Comuni italiani sottoposti a una pesante pressione immobiliare speculativa.
Le principali associazioni ambientaliste italiane - Fai, Italia Nostra, Legambiente, Wwf, Comitato per la Bellezza – hanno deciso di promuovere proprio a Monticchiello un Convegno nazionale per discutere assieme a autorevoli membri della politica e della cultura italiana di come fare del paesaggio e della sua tutela un punto centrale dell’agenda di governo dei prossimi mesi.

I lavori della giornata saranno introdotti da Alberto Asor Rosa e dai presidenti nazionali delle associazioni che promuovono l’iniziativa: Giulia Maria Mozzoni Crespi (FAI), Carlo Ripa di Meana (Italia Nostra), Roberto Della Seta (Legambiente), Fulco Pratesi (Wwf).

Partecipano: Vittorio Emiliani (Comitato per la Bellezza), Francesco Ferrante (capogruppo Ulivo commissione Ambiente Senato), Fabrizio Vigni (portavoce nazionale Sinistra Ecologista), Giovanni Losavio (presidente Corte di Cassazione), Mario Lolli Ghetti (soprintendente per Marche e Toscana), Marino Artusa (assessore Ambiente Regione Toscana), Fiorenza Brioni (sindaco di Mantova), Lucia Biagi (sindaco di Capalbio), Giorgio Pruccoli (sindaco di Verucchio), Fabio Roggiolani (consigliere regionale Toscana), Ezio Locatelli (deputato PRC), Nicola Caracciolo (Italia Nostra Toscana), Mauro Agnoletti (Università di Firenze), Vieri Quilici, (progettista Parco artistico, naturale, culturale val d’Orcia), Amerigo Restucci (Università di Venezia), Ornella De Zordo (Università di Firenze)

Concluderanno i lavori della mattina il vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni e le Attività culturali Francesco Rutelli e l’assessore all’Urbanistica della Regione Toscana Riccardo Conti.

Hanno aderito: Richard Rogers (Architetto), Rosario Villari (Storico), Edoardo Salzano (Urbanista), Vezio De Lucia (Urbanista), Gianni Mattioli (Movimento ecologista).

postato da: gruppo17 alle ore 19:06 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative

Iniziative
BENI CULTURALI/ RICHIESTA DI VINCOLO
Italia Nostra Calabria ha avanzato la richiesta
di vincolo sul palazzo Suriano-Lucifero di
Apriglianello (XVII sec), Crotone
 
Teresa Liguori, Presidente Consiglio Regionale Italia Nostra Calabria
 
Il Palazzo Suriano-Lucifero di Apriglianello (Crotone) risale alla metà del 1600 circa; anche se il “Feudo” di Apriglianello affonda le sue origini all’epoca della colonizzazione Romana. Il nome Apriglianello deriva da Aprilius, un grosso proprietario terriero che, in epoca romana, aveva costruito una villa-fattoria.
 In epoca medioevale, nel XIII secolo, divenne feudo dei Benedettini di S.Eufemia e poi degli ospedalieri di San Giovanni. Le sue vicende furono molto travagliate: dai Ruffo la proprietà passò alla famiglia Campitelli, che lo possedette per un secolo e mezzo, finchè esso fu venduto dal principe di Strongoli Campitelli al nobile crotonese Gio.Dionisio Suriano. Questi fece costruire un palazzo o torre nel suo feudo, che aveva provveduto a popolare con albanesi e schiavoni, ricostruendo altresì la cappella di S.Giovanni.
Nel 1695 Antonio Suriano vendette il feudo a Fabrizio Lucifero, che divenne marchese di Apriglianello nel 1701. Quest’ultimo cercò di migliorare la qualità dei terreni, riuscendo a captare una sorgente d’acqua potabile per irrigare i campi. Pertanto, coltivò con successo
piante rigogliose di ulivi, di viti, di alberi da frutto. Dai Lucifero la proprietà passò ad Antonio Mottola che, alla fine dell’800, restaurò il Palazzo.
La riforma agraria del secondo dopoguerra portò all’acquisizione della proprietà Mottola, che attualmente appartiene all’ARSSA (Azienda Regionale Sviluppo Agricolo).
     Si trattava, in origine, di un insieme di immobili (edifici e terreni) destinati ad usi agricoli e strutturati secondo i canoni socio-culturali, economici e delle metodologie lavorative in uso all’epoca della loro costruzione (XVII sec e seg.). Queste consistevano nel possesso di grandi estensioni di terre coltivabili (i feudi) da parte di una famiglia nobiliare che vi risiedeva stabilmente o saltuariamente abitando l’edificio più importante, il Palazzo; vi era poi un insieme di fabbricati minori, posti nelle vicinanze del Palazzo Nobiliare vero e proprio, destinati ad abitazioni per i contadini e i lavoranti, a stalle e ricoveri per gli animali, a locali per la lavorazione dei prodotti agricoli, a magazzini, botteghe artigiane ecc... Si trattava insomma di un piccolo villaggio quasi autosufficiente, rigidamente organizzato secondo le gerarchie sociali dell’epoca e destinato alle produzioni agricole e all’allevamento.
            La compresenza, sempre nelle vicinanze del Palazzo, della Cappella di S. Giovanni,  di epoca antecedente, completa la struttura sociale del villaggio inserendo l’elemento religioso nell’ambito della comunità agricola.
Attualmente, gli unici edifici antichi rimasti, dei tanti che vi sorgevano in origine, sono: il Palazzo e la Cappella di S. Giovanni.
 Il Palazzo Suriano-Lucifero può essere inquadrato come” Palazzo Nobiliare Rurale” con destinazione d’uso prevalente di abitazione stanziale e/o temporanea per la famiglia dei nobili proprietari del feudo.
Appare comunque assai probabile che, all’interno dell’edificio, risiedessero, ai piani inferiori, altri nuclei familiari di rango sociale inferiore ma alle dirette dipendenze dei proprietari; diciamo col ruolo di “fiduciari”. Al piano terreno, poi, dovevano trovare posto dei locali destinati a magazzini, stalle e perfino locali adibiti a “carceri”.
Attualmente il Palazzo non è facilmente ispezionabile all’interno poichè presenta delle parti strutturali in precarie condizioni statiche e quindi pericolanti (parti dei solai e balconi), inoltre alcuni locali interni sono non accessibili perchè occupati temporaneamente da privati non proprietari
Il Palazzo si compone di tre piani fuori terra più un piano sottotetto. Per quanto riguarda
il tetto, l’ A.R.S.S.A, ha proceduto, negli anni ottanta, ad una ricostruzione completa dello stesso, che era del tipo “a capanna”, in quanto le sue strutture lignee tradizionali risultavano ormai in rovina. Purtroppo la ricostruzione, pur conservando sostanzialmente la forma e le dimensioni preesistenti, è stata realizzata con struttura in conglomerato cementizio armato alterando il carattere originario di questo elemento di fabbrica.
L’aspetto complessivo del Palazzo appare caratterizzato da uno stile asciutto ed essenziale; i dati dimensionali generali, le proporzioni e i rapporti fra gli elementi compositivi delle facciate, gli scarni ma nitidi particolari decorativi (ad esempio dei balconi o della scala esterna), non consentono, a rigore, una collocazione stilistica nettamente definita, ad esempio nel Barocco, che pure era lo Stile Architettonico dominante nella seconda metà del XVII sec. Ciò nulla toglie alla qualità estetica dell’opera, che mostra un carattere decisamente sobrio ed equilibrato dell’impianto architettonico ed una gradevole ed originale organizzazione delle linee compositive.
Il così detto “piano nobile” dell’edificio, abitato dalla famiglia dei nobili proprietari del feudo, era collocato al terzo piano fuori terra, presenta una altezza netta decisamente maggiore rispetto agli altri piani. Esso era fornito di controsoffitti di buona fattura e vi comparivano varie decorazioni oggi in rovina, fra cui un caminetto originariamente rivestito in marmo. Esso è anche l’unico piano ad essere dotato di veri e propri balconi a sbalzo con mensole in pietra lavorata e ringhiere in ferro battuto. Gli stessi balconi, così come quasi tutte le altre aperture poste sui muri perimetrali esterni, sono orlati da elementi lunghi anch’essi in pietra lavorata.
Un cenno particolare merita poi la disposizione della scala principale esterna ed in generale il modo che caratterizza il percorso di entrata-uscita dall’edificio.
L’ingresso vero e proprio al Palazzo avviene al secondo piano fuori terra per mezzo della suddetta scala esterna a due rampe e quivi si trova un piccolo spazio all’aperto con sedili in pietra, subito dopo c’è un ballatoio, anch’esso esterno, che in origine era mobile e molto simile ad un ponte levatoio. Questo particolare, insieme ad altri elementi singolari come il grosso spessore dei muri perimetrali, alcune feritoie, con i piccoli fori tipici per il puntamento dei fucili, poste sui muri perimetrali esterni, la probabile presenza, nel Palazzo, di celle per carcerati, suggeriscono una ulteriore caratterizzazione difensiva del manufatto, una costruzione parzialmente fortificata, cioè una “torre”.
 Intorno al Palazzo si estende una pineta, la cui messa a dimora risale ad antica data e che è senz’altro da salvaguardare.
Per quanto riguarda la vicina Chiesetta di S. Giovanni, la cui epoca di costruzione è antecedente a quella del Palazzo e che, per le ridotte dimensioni è da considerarsi, più propriamente, una Cappella, è stata oggetto di un intervento edilizio da parte della A.R.S.S.A. negli anni ottanta al fine di evitarne la completa rovina.
 
Per concludere, considerato che:
 
* Il Palazzo Suriano-Lucifero sorge in un sito (l’antico Feudo di Apriglianello), il cui insediamento umano ha origini molto antiche (epoca romana), con successive e varie trasformazioni fino ai nostri giorni.
* Il Palazzo e l’antico “Feudo di Apriglianello” sono un esempio di notevole interesse circa la evoluzione della proprietà nobiliare-agricola nell’ambito del territorio Crotonese.
* Il Palazzo, ed il complesso degli edifici che insieme ad esso davano origine al Casale di Apriglianello all’interno del Feudo, costituisce, specie a partire dal sec. XVII, una preziosa testimonianza di tipo storico-culturale circa gli assetti socio-economici e la strutturazione del lavoro agricolo che ha rappresentato tanta parte della storia del territorio del Marchesato.
* Il Palazzo (e la vicina Cappella di S. Giovanni) costituisce un valido esempio di opera edile tipica della tradizione rurale del nostro territorio anche sotto l’aspetto più strettamente afferente le tecniche costruttive, i materiali usati e le tecnologie edilizie tradizionali che vi sono rappresentate.
* Le condizioni attuali del manufatto sono alquanto precarie ed irrimediabilmente votate alla totale rovina ove non si decidesse di intervenire con il recupero in tempi brevi.
 
ItaliaNostra propone
 
che il Palazzo Suriano-Lucifero venga definito “Bene Culturale”, costituendo una testimonianza materiale avente valore di civiltà, e che sia dichiarato l’interesse storico-artistico del Bene al sensi del Testo Unico 490/1999, sottoponendolo a “vincolo” ed alla disciplina di tutela
Si propone inoltre il recupero ed il restauro conservativo del Palazzo Suriano-Lucifero ipotizzando un “uso consono alla natura del Bene”, rispettando la sostanza del valore storico e culturale che esso esprime.
Il Palazzo potrebbe essere destinato ad ospitare un “Museo della civiltà contadina”, sull’esempio di altre realizzazioni simili sorte nella regione, mentre l’antica pineta che circonda il manufatto, bonificata e opportunamente curata, potrebbe diventare un parco-campagna fruibile dalla collettività, data la vicinanza al mare ed alla città di Crotone.

postato da: gruppo17 alle ore 15:15 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative

Iniziative


«Ora si protegga l'intera area»
Cerchiara. L'invito dopo l'abbandono del progetto del Punto informativo
La richiesta dell'associazione di tutela "Italia Nostra"

Franco Mauro, da “Il Quotidiano di Calabria” del 20.10.2006

CERCHIARA DI CALABRIA - Arriva dalla sede regionale di Crotone la soddisfazione di Italia Nostra, associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale, per l'abbandono, da parte dell'amministrazione comunale di Cerchiara, del progetto di costruzione del Punto informativo del Parco nazionale del Pollino, la cui ubicazione era prevista nelle immediate adiacenze del santuario di Santa Maria delle Armi. Nella nota a firma di Teresa Liguori, consigliere nazionale e presidente del consiglio regionale di Italia Nostra Calabria, oltre alla soddisfazione per la decisione adottata dall'esecutivo Mauro, ricorda la vicenda del Punto informativo, caratterizzata anche da scontri durissimi con l'amministrazione di Cerchiara. «Ci sono volute le vive proteste ¬ si legge nella nota - di un risoluto Comitato civico, quelle di numerosissime associazioni ambientaliste e culturali, di personaggi di spicco del mondo della cultura, l'invio all'allora ministro Urbani di 1600 cartoline ¬ Fermi lo scempio! -, un affollato convegno, una conferenza di servizi, centinaia di comunicati stampa ed altro ancora, per far cambiare l'improponibile idea di voler a tutti i costi costruire un edificio in cemento armato a meno di 40 metri dall'ingresso dello storico complesso architettonico e vedere cosi risolta, sempre se non ci saranno ulteriori ripensamenti, una spiacevole questione di mera speculazione edilizia». Non fa sconti, Italia Nostra, all'amministrazione comunale che «sembra abbia finalmente deciso di indirizzare i propri sforzi per un intervento di restauro del santuario, stimolati probabilmente anche dalle constatazioni di gravi illegittimità e difformità urbanistiche enunciate recentemente da un documento del Dipartimento urbanistica e Governo del territorio della regione Calabria , a firma dell'architetto Lione». Italia Nostra Calabria spera che i progetti di valorizzazione del santuario «vengano resi noti con la necessaria trasparenza e volontà di dialogo». Ed ancora, l'Associazione per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale, si attende, «convinta di condividere il sentimento di tutti i calabresi, alla luce delle gravi illegalità rilevate, non solo che chi ha commesso atti illegittimi dia oggi conto del proprio operato alle autorità competenti, ma soprattutto che tutte le istituzioni, dalla Regione al comune di Cerchiara, dall'Ente Parco alla provincia di Cosenza, si impegnino politicamente e finanziariamente per mettere in atto l'urgente risanamento ambientale del sito, cosi da riconsegnare al santuario l'aspetto originale e autentico di un antico monumento rupestre, lontano da inutili e assurde cementificazioni moderne». Infine, Italia Nostra Calabria chiede alle stesse istituzioni «l'impegno nel definire una fascia di protezione adiacente al santuario (vincolo indiretto), dove non sarà più possibile edificare alcuna costruzione, in modo da preservare l'area del santuario anche in futuro da qualsiasi speculazione edilizia, cosi come è stato per più di cinque secoli». «Italia Nostra - conclude la nota -, comunque, continuerà ha seguire con grande attenzione la vicenda».

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categorie: 02 le nostre iniziative

Iniziative
Ancora su S. Maria di Cerchiara
Qualcosa si muove!
 
Il Comune di Cerchiara ha finalmente deciso: il Punto informativo non si farà più.
ItaliaNostra chiede che si risani quanto deturpato e che sia posto il vincolo indiretto a protezione dell’area intorno al Santuario.
 
Teresa Liguori, Consigliere Nazionale e Presidente CR Calabria di Italia Nostra
 
ItaliaNostra non può che salutare con immensa soddisfazione l’importante annuncio, in una recente nota data alla stampa dal Comune di Cerchiara, dell’abbandono da parte dell’Amministrazione comunale del progetto di costruzione di un ‘Punto Informativo e Punto Vendita dei prodotti tipici del Parco Nazionale del Pollino’ sito nelle immediate adiacenze del Santuario di Santa Maria delle Armi (Cerchiara di Calabria), optando per una nuova e diversa ubicazione (“La soluzione ottimale, per la quale ha optato la giunta Mauro, è rappresentata dall'ubicazione in altro sito del Punto informativo, sostituito nell'interesse dell'esecutivo da una visione più ampia dello stato di degrado del Santuario e dalle altre emergenze di cui si è discusso con il Ministero” si legge nell’articolo del “Il Quotidiano” 14.10.2006). Ci sono volute le vive proteste di un risoluto Comitato civico, quelle di ItaliaNostra e di numerose altre associazioni ambientaliste e culturali, di personaggi di spicco del mondo della cultura, l’invio all’allora ministro Urbani di 1600 cartoline “Fermi lo scempio!”, un affollato convegno, una conferenza di servizi, centinaia di comunicati stampa ecc. per far cambiare l’improponibile idea di voler a tutti i costi costruire un edificio in cemento armato a meno di quaranta metri dall’ingresso dello storico complesso architettonico, e vedere così risolta, sempre se non ci saranno ulteriori ripensamenti, una spiacevole questione di mera speculazione edilizia.
Stimolati probabilmente anche dalle constatazioni di gravi illegittimità e difformità urbanistiche enunciate recentemente da un documento del Dipartimento Urbanistica e Governo del Territorio della Regione Calabria a firma dell’Arch. F. Lione, il Comune di Cerchiara sembra che abbia finalmente deciso di indirizzare i propri sforzi per un intervento di restauro del Santuario.
Nella speranza che questi progetti di valorizzazione vengano resi noti con la necessaria trasparenza e volontà di dialogo, ItaliaNostra si attende ora, convinta di condividere il sentimento di tutti i calabresi, alla luce delle gravi illegalità rilevate, non solo che chi ha commesso atti illegittimi dia oggi conto del proprio operato alle autorità competenti, ma soprattutto che tutte le Istituzioni, dalla Regione al Comune di Cerchiara, dall’Ente Parco nazionale del Pollino alla Provincia di Cosenza, si impegnino politicamente e finanziariamente per mettere in atto l’urgente risanamento ambientale del sito, così da riconsegnare al Santuario l’aspetto originale e autentico di un antico monumento rupestre, lontano da inutili e assurde cementificazioni moderne; e che, contemporaneamente, si impegnino nel definire una fascia di protezione adiacente al Santuario, ‘vincolo indiretto’, dove non sarà più possibile edificare alcuna costruzione, in modo da preservare l’area del Santuario anche in futuro da qualsiasi speculazione edilizia così come è stato per più di cinque secoli.
ItaliaNostra comunque continuerà a seguire con grande attenzione la vicenda.
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categorie: 02 le nostre iniziative

Proposte
Alt al degrado degli ambiti ferroviari!
La proposta per una campagna nazionale contro il degrado che circonda le stazioni ferroviarie in tutta Italia

Teresa Liguori, Consigliere Nazionale Italia Nostra
 
In prossimità delle stazioni ferroviarie italiane si nota spesso uno stato di abbandono e di incuria nell’area adiacente ai binari per la presenza di magazzini fatiscenti, di depositi non finiti, lasciati nel degrado, circondati da erbacce e da cumuli di materiali di risulta, come se fossero luoghi nascosti e poco visibili.
In realtà, essi si presentano tutti i giorni alla vista di decine di migliaia di passeggeri che percorrono la penisola in treno, compresi i turisti che, numerosi, vengono ogni anno a visitare il “Bel Paese”.
Dal momento che questo fatto costituisce un danno all’immagine dell’Italia nel mondo e, più in generale, al decoro del paesaggio del nostro Paese,
 
si propone:
 
di attivare una Campagna nazionale per sensibilizzare le Ferrovie italiane ad adottare immediate
misure atte a fermare il degrado ed a riqualificare i luoghi che circondano le stazioni, la cui cura e manutenzione spettano, per lo più, alle F.S. quale Ente proprietario o gestore.
Tra le iniziative da prendere, in particolare
 
si propongono:
 
la demolizione degli edifici fatiscenti o inutilizzati (escludendo naturalmente quelli di valore storico-testimoniale che devono essere restaurati), la rimozione dei materiali di risulta lasciati in abbandono, la cancellazione di graffiti e scritte non decorosi, la ristrutturazione degli immobili da recuperare ed infine, per quanto riguarda le superfici incolte, si propongono la creazione di giardini
con prati, quinte e siepi di verde, la messa a dimora di alberature ed altro ancora.
Tutto ciò, per restituire decoro a delle aree ingiustamente considerate marginali, ma che, al contrario, guardando dal finestrino del treno, sono ben visibili ed in primo piano.
Si invitano i soci a voler aderire alla Campagna nazionale “Binario Pulito”, inviando al blog
rinnovamentoitalianostra.splinder.com foto con breve commento che attesti quanto avviene
nei pressi delle stazioni ferroviarie.
Le segnalazioni pervenute saranno raccolte in un dossier e presentate da una delegazione di consiglieri nazionali di ItaliaNostra alle Ferrovie Italiane.
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giovedì, 12 ottobre 2006

Iniziative


ALBERATURE STRADALI
Un patrimonio a rischio scomparsa

Italia Nostra, Sezione di Lucca

Partendo dalla gravissima situazione in cui versa il viale di accesso alla famosa Villa Reale di Marlia (Capannori), sul quale chiede immediati interventi, la Sezione di Lucca scrive agli Enti interessati per sollecitare urgenti provvedimenti generali per programmare la conservazione di un importate patrimonio paesaggistico: le strade e i viali alberati.


Da diversi anni, ormai, i platani che fiancheggiono il viale di accesso alla grande villa in oggetto, che costeggia il torrente Fraga e che porta alla grande esedra di accesso alle pertinenze dell’importante e storica residenza, sono stati colpiti dalla ceratocystis fimbriata. Nell’attuale disinteresse generale queste alberature giorno dopo giorno muoiono e sono destinate a morire perché non è stato ancora trovato alcun rimedio per combattere questo patogeno fungino comunemente noto come cancro colorato .
Tre anni addietro segnalammo il problema di questo monumentale accesso alla villa, che perdeva un suo connotato fondamentale, all’interno di un documento che evidenziava la progressiva scomparsa di una decina di viali alberati dal nostro panorama territoriale lucchese, vuoi per le molteplici malattie che colpiscono le varie specie arboree sia per la mancanza di azioni preventive e manutentive, sia per l’inquinamento crescente che abbassa le autodifese contro i patogeni, sia per i disinvolti abbattimenti diretti, effettuati per motivi di cosiddetta ‘sicurezza’ stradale e per riconformare le strade stesse.
Il fenomeno è indubbiamente problematico ed estremamente diffuso, ma ad oggi non siamo a conoscenza di alcuna iniziativa (né regionale né da parte delle amministrazioni comunali interessate, né da parte del Ministero per i BB. CC.) che intenda salvare questo patrimonio paesaggistico e storico costituito dai viali alberati.
Con questa nota intendiamo sollecitare un’azione coordinata e generale in tal senso a tutti gli organismi in indirizzo, che non si limiti ad una pura presa d’atto.
Ma con questa nota chiediamo altresì un urgente interessamento e l’elaborazione di un programma di intervento per lo specifico viale in oggetto (magari con il concorso finanziario di Comune e Regione, similmente a quanto accaduto per i platani delle Mura di Lucca). Il limitato onere economico che ne deriverebbe (vista l’enorme differenza tra le due situazioni) sarebbe sicuramente sostenibile!

Fidando in una positiva accoglienza dell’istanza, restiamo in attesa di rassicurazioni e inviamo i migliori saluti.


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mercoledì, 11 ottobre 2006

Iniziative


TOSCANA/ PAESAGGIO E URBANISTICA
Lettera aperta al Presidente Claudio Martini

 

Roberto Mannocci, Consigliere nazionale Italia Nostra

Dopo i casi Monticchiello, Bagnaia, Contignano... ecco una lettera aperta inviata il 10 ottobre al Presidente della Giunta Regionale Toscana che invita la Regione ad operare per la tutela del patrimonio paesaggistico con urgenti riforme normative e a fermare assurdi progetti in lucchesia.

Illustre  Presidente,
l’inconcepibile caso Monticchiello nato per la strenua difesa ambientale di Alberto Asor Rosa ha avuto il merito (ma pagato a caro prezzo) di evidenziare carenze inconcepibili nella gestione del territorio toscano e nella tutela paesaggistica. A questo è indispensabile e urgente porre rimedio. Leggi toscane come la legge 5/1995 e la recente 1/2005 sul governo del territorio, pur innovative nell’impostazione  e finalizzate a coniugare lo sviluppo  compatibilmente con la tutela delle risorse (anzi partendo dalla tutela delle risorse), si sono dimostrate e si stanno dimostrando strumenti solamente teorici nella pratica applicazione.
Se, a livello urbanistico, i Piani Strutturali dei Comuni dovevano indicare, partendo  dall’identità, dalla struttura (invarianti), dalla conformazione “genetica” di un territorio (statuto dei luoghi), i limiti massimi delle trasformazioni possibili ove possibili e dei fabbisogni da distribuire in un lasso temporale indefinito perché infinito, i Regolamenti Urbanistici attuati dai Comuni hanno teso a rendere possibile nell’immediato tutte queste trasformazioni mirando all’esaurimento  repentino di tali limiti.  Ciò che doveva essere possibile in un trentennio viene consumato in pochissimi anni. Ciò che è avvenuto nel Comune di Porcari (uno dei primi a dotarsi di Piano Strutturale) è sintomatico: il Comune, oggi, elabora un nuovo Piano Strutturale perché nel decennio passato la sua politica urbanistica ha esaurito tutte le vaste possibilità di trasformazione ivi contenute. È quanto sta succedendo anche nel Comune di Lucca ove a soli due anni dall’approvazione del Regolamento Urbanistico tutto il territorio pullula di mastodontici cantieri edilizi pur in una situazione di pluriennale stasi e regressione demografica ed economica.
La nuova legge urbanistica regionale  N°1/2005 doveva rivedere e correggere la vecchia Legge 5 dopo un decennio di applicazione. In realtà quello che è stato fatto è la concessione di un’ulteriore autonomia ai Comuni nella gestione totale del proprio territorio.
Sul piano paesaggistico la Regione Toscana ha voluto conservare la delega ai Comuni della tutela specifica, nonostante le nostre molteplici raccomandazioni per assegnare questo ruolo ad organismi su scala sovracomunale o provinciale e per prevedere una composizione dei Collegi ambientali veramente qualificata sul piano della salvaguardia ambientale e indipendente dai condizionamenti politici.
A questo, colpevolmente, la Toscana non ha voluto provvedere! Assistiamo così all’assurdo che la tutela paesaggistica è assegnata nella stragrande maggioranza dei casi a coloro che sono professionisti del mattone, due dei quali graditi alla maggioranza che guida i Comuni e uno alla minoranza, in grado comunque di offrire una sicura “copertura” discrezionale a tutte le più scellerate operazioni territoriali dell’Ente che li sceglie e sulle quali le debolissime Soprintendenze non hanno, a posteriori, il coraggio o la forza di intervenire se non con palliative correzioni.
Una consistente revisione di questo andazzo è però pervenuta dal Governo centrale con il Decreto Legislativo 157 del 24.03.06 che integra e corregge il Codice del Paesaggio (L.42/2004). Le Commissioni locali per il paesaggio  dovranno essere sovracomunali  o di ambito provinciale e composte da individui con “particolare, pluriennale e qualificata esperienza nella tutela del paesaggio”. Ovvero per essere considerati ‘esperti ambientali’ non basterà essere un professionista con almeno 10 anni di anzianità e che ha costruito molto, ma bisognerà aver lavorato molto nella e per la tutela del paesaggio.
Entro il prossimo 31 dicembre queste norme nazionali dovrebbero essere rispettate e ad esse devono adeguarsi le normative regionali.
Che la Regione Toscana si adegui subito a queste norme anche se il termine temporale verrà posticipato. Sarà un piccolo semplice passo concreto verso quella tutela paesaggistica che codesta Presidenza afferma di avere a cuore… perché il paesaggio è la nostra cultura e una delle maggiori risorse del patrimonio toscano. Può darsi che anche grazie a questo cambiamento possano ridursi le sciagure come quella di Monticchiello.
Sciagure che si espandono in tutto il territorio… anche nella mia zona (Lucchesia). Qui, con placet urbanistico ed ambientale, sta per prendere corpo un residence di 32 abitazioni (oltre a strade, oltre a parcheggi…) sulla collina di S. Macario a Lucca come recupero (sic!) della volumetria di una vecchia serra, in zona integralmente agricola e formalmente protetta dalla L.431!
Su questa questione specifica, sul travisamento assoluto di norme urbanistiche e sul calpestamento di ogni principio di tutela ambientale e paesaggistica invito  a fare una pressante e urgente verifica… essendo ancora possibile fermare questi distruttori autorizzati del paesaggio.
Che dire poi dell’edificio a quattro piani, lungo quasi 100 metri e con 58 appartamenti, che sta per sorgere, naturalmente con tutte le entusiastiche autorizzazioni del caso, proprio nell’integro centro storico di Lucca nell’area della ex caserma Mazzini, a mo’ di “biscione” con la fisionomia che ricorda i casermoni periferici degli anni passati?
Se è vero che questi sono mali non dovuti all’azione diretta della Regione, ma alla distorta interpretazione e applicazione delle sue norme, ogni mancanza di intervento nel far rispettare le regole non solo è inammissibile, ma  determina una pesante corresponsabilità che, mi auguro, né Lei né la Sua Amministrazione vogliano assumersi.

Ringrazio dell’attenzione.

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sabato, 07 ottobre 2006

Segnalazioni
APPELLO AL CONSIGLIO COMUNALE DI
SAN CASCIANO (FI)
Promosso dalle associazioni ambientaliste e dalla Fondazione per la tutela del Chianti
 
Il Consiglio comunale riunitosi in San Casciano il 13 del mese di giugno ha adottato con voto di maggioranza una variante al vigente PRGC per consentire alla società costruttrice di caravan LAIKA di edificare un fabbricato di 326000 mc in località Ponterotto, in un territorio di grande pregio e fragilità dal punto di vista paesaggistico.
L’impatto ambientale dell’edificio, un enorme parallelepipedo con area base di 3 ettari ed altezza di 11 m, è sicuramente notevole da molti punti di vista: dissoluzione degli ordinamenti del territorio aperto, impermeabilizzazione del suolo sia per l’area coperta dai volumi sia per le superfici a strade e piazzali connesse nel lotto di 13 ettari, inquinamento acustico, incremento del traffico in zona e quindi necessità di nuove infrastrutture, sgradevole visuale causata da un edificio architettonicamente banalizzante, negativa interferenza con la previsione di parco fluviale della Pesa promesso dalla stessa amministrazione comunale e che fa parte del progetto più generale del Parco fluviale dell’Arno e dei suoi affluenti promosso dalle Province di Firenze e di Pisa, dal Circondario Empolese-Valdelsa e dall’Associazione per l’Arno. Interventi come questo pregiudicano gravemente la fruibilità paesistica e ambientale dei fondovalle collinari che il sistema di parchi fluviali intende attivare, rafforzando in questo modo anche l’offerta turistica con nuovi percorsi in gran parte inediti (a partire dalla navigabilità dell’Arno).
Riteniamo inoltre assai discutibili gli aspetti procedurali di questa operazione urbanistica e le motivazioni utilizzate per legittimarla:
1.        La Laika, che adesso è presente in zona con le lavorazioni distribuite tra otto stabilimenti, già nel 1996 aveva minacciato la chiusura o la delocalizzazione della attività, ottenendo dal comune di Tavarnelle una variante su terreni di proprietà (a destinazione agricola) che le ha consentito di edificare 13000 mq di superficie su due piani. Il fabbricato, mai utilizzato per attività produttive, è adesso in vendita in quanto dichiarato dalla nuova direzione non adeguato alle reali necessità aziendali. Nel 2000 la Laika ha avanzato nuovamente la richiesta di avere nuovi volumi in zona, minacciando ancora una volta possibili delocalizzazioni dell’attività. L’amministrazione di San Casciano si è proposta per la localizzazione dell’azienda, ed ha individuato dei terreni agricoli come ottimali per l’intervento, al di fuori di ogni procedura formale pubblica e controllabile. La Laika, orientata in questo senso, ha acquistato nel 2002 questi terreni, oggi trasformati in produttivi con l’adozione della variante in oggetto. Questo modo di procedere è in totale contrasto con il principio sancito dalla LR 1/2005, laddove tra i principi generali enuncia all’art.3 comma 4 che “.. nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative di riutilizzazione e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti” . Nulla invece si è fatto per costringere l’azienda a riorganizzare gli oltre 20000 mq di capannoni produttivi di proprietà (e che sicuramente andranno tutti in vendita)
2.        Una volta acquistati i terreni da parte della Laika si è inserita nell’adozione del Piano Strutturale (29/3/2004) la previsione di insediamento produttivo dando titolarità a dei volumi, cioè esplicitando in uno strumento di pianificazione, all’ art. 14.2, che sono previste ulteriori ampliamenti delle zone produttive   “..nell’ambito del vigente PRG (Le Mandrie, Calzaiolo) e anche oltre (eventuale stabilimento Laika)”.  La cosa, inusuale e molto discutibile, garantisce l’intervento assicurando a priori la compatibilità con il Piano, e garantisce l’azienda oltre il dovuto, poiché praticamente si dichiara che quei volumi sono di proprietà di un privato e non discendono da un interesse pubblico generale ad avere una zona produttiva.
3.        Successivamente con l’avvio della procedura di variante (7/6/2004) si è disegnata esattamente sulla proprietà dell’azienda la variante, salvo accorgersi nella corsa finale che l’area Laika è posta a cavallo di due Unità Territoriali, e che così concepita la variante avrebbe comportato la necessità di rifare tutto il percorso di analisi della Valutazione Strategica; si è così giunti all’atto di adozione (13/6/2006) a variare le norme e gli indici della Variante previsti due anni prima per far tornare a posteriori i conti (passando da 3 a 3,65 mc/mq ) in maniera da lasciar galleggiare i 326000 mc solo sulla proprietà Laika, adesso ridotta di estensione.
4.        Infine, poiché nei Comuni che hanno solo adottato il Piano strutturale non è possibile procedere a Varianti se difformi da quanto previsto nella pianificazione sovraordinata, e poiché l’intervento non è compatibile con il Piano Territoriale di Coordinamento della provincia, con apposito ACCORDO DI PIANIFICAZIONE siglato tra Comune, Provincia e Regione (31/5/2006) si è ottenuto di variare il piano provinciale, che viene così svuotato di peso divenendo semplice trascrizione delle operazioni immobiliari gestite dalle amministrazioni comunali.
Se queste procedure non verranno rimesse in discussione, si sancirà di fatto un ulteriore passo in direzione di una “urbanistica creativa” nella quale scompaiono la sostenibilità ambientale sancita dalla LR1, le invarianti strutturali, le zonizzazioni fondate sulla ricognizione preventiva della capacità di carico del territorio, la salvaguardia del paesaggio nella nuova accezione sancita dal Codice Urbani.
Si rischia di fatto che tutto il territorio aperto venga concepito come una specie di “zona bianca” vocata a priori ad ogni destinazione edificabile, e soprattutto di fronte ai ricatti occupazionali attuati dalle imprese questo scenario appare foriero di gravi conseguenze. 
PER TUTTI QUESTI MOTIVI I SOTTOSCRITTI FIRMATARI DEL PRESENTE APPELLO
·         Chiedono ai consiglieri comunali di San Casciano di rimettere in discussione la Variante Laika e di non procedere alla approvazione della stessa.
·         Chiedono agli amministratori di San Casciano di proseguire la procedura di approvazione del Piano Strutturale e di utilizzare gli strumenti ordinari di programmazione territoriale evitando il ricorso a varianti per interventi di tale importanza.



ADERISCI ALL’APPELLO INVIANDO UNA
E-MAIL, CON I PROPRI DATI,  ALL’INDIRIZZO

rinnovaitalianostra@libero.it

 
 
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venerdì, 06 ottobre 2006

Segnalazioni


ALTRI MONTICCHIELLO!
Allarme anche per Contignano

100 nuove abitazioni stanno per invadere un paesino di appena 150 abitanti.
Il tutto per garantire seconde case a persone che abiteranno qui solo qualche giorno all'anno...

 

http://contignano.blogspot.com/

 

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categorie: 03 segnalazioni
martedì, 03 ottobre 2006

Comunicati
VILLA ASTALDI/ Una serie di quesiti
 
Questa la nota inviata al Presidente Ripa di Meana e p.c. a tutti i consiglieri nazionali con la quale si richiedono informative in merito ai lavori in corso su villa Astaldi.
 
 
Gent.mo Presidente,
in riscontro alla Sua nota con la quale ricorda l’impegno contrattuale dell’acquirente di Villa Astaldi a garantire l’utilizzazione piena dell’immobile a favore di Italia Nostra fino al 31.10.06, preannunciando eventuali iniziative legali mediante gli avvocati Antonelli e Berliri, Le chiediamo di voler chiarire al più presto:
 
1.      per quale ragione e da chi è stata autorizzata l’immissione in possesso in Villa Astaldi da parte del nuovo proprietario e l’inizio di lavori edili in loco visto che fino al 31.10.06 era stato prevista l’utilizzazione a favore di Italia Nostra;
2.      quali garanzie abbia adottato in concreto per la salvaguardia e conservazione dei mobili, documenti, arredi ecc. di Italia Nostra durante l’apertura del cantiere in questo periodo o se l’unica garanzia di cui disponiamo a tutela dei nostri diritti non sia solo un eventuale azione legale contro l’inadempimento ai patti da parte del proprietario acquirente;
3.      per quali ragioni non siano stati pattuiti con l’acquirente tempi più lunghi ed adeguati di consegna di Villa Astaldi per provvedere alla dette operazioni di conservazione e salvaguardia, considerando i possibili pregiudizi che possano derivare dalla ipotizzata raccolta presso un mero “spedizioniere”, vista la delicatezza dei materiali stessi da conservare.;
4.      se abbia verificato che gli interventi in corso siano stati debitamente autorizzati ai sensi dell’art. 21 e 146 del codice dei Beni Culturali (d.leg.vo n. 42/04).
In attesa di un suo cortese ed urgente riscontro la salutiamo cordialmente permettendoci di evidenziarLe che la situazione che si sta delineando sembra di particolare gravità, considerato che la sede storica è stata oramai venduta da tempo ed ancora non è certo come e dove Italia Nostra potrà trasferirsi senza subire pregiudizi per la sua attività.
 
Roma li 20.9.06
 
Canestrini, Loche, Liguori, Petrocchi, Rinaldi, Signorini.
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