Iniziative
TOSCANA
Un convegno per salvare il paesaggio
Italia Nostra, Consiglio Regionale Toscano
DOPO MONTICCHIELLO. PAESAGGIO TOSCANO DA SALVARE:
RIPENSARE IL 'GOVERNO DEL TERRITORIO'
sabato 9 dicembre 2006
Sala Verde di Palazzo Incontri - CFR Via de' Pucci, 1 - Firenze
Cliccare sull'icona per il visualizzare il programma dettagliato


Iniziative
FINALMENTE AVVIATO IL VINCOLO
PER LA CHIESA DI S. GIUSTO ALLA CAIPIRA!
Su iniziativa della Sezione lucchese di Italia Nostra, la Soprintendenza di Lucca ha avviato la pratica per il decreto di vincolo sulla piccola chiesa romanica di S. Giusto (Comune di Capannori). Ecco la notizia come riportata dalle pagine di cronaca locale de Il Tirreno del 22.11.06.
Per gli antefatti consulta in questa Categoria le note postate il 14 e il 30 Luglio 2006.

"La soprintendenza vieta ogni intervento l'edificio non diventerà studio professionale. Arriva il vincolo sulla chiesa di S. Giusto"
MARLIA. La soprintendenza ai beni culturali blinda la chiesina romanica di San Giusto alla Caipira, a Marlia. È stato infatti dato il via ai “procedimenti di dichiarazione di interesse particolarmente importante nei confronti del bene, che di fatto vincola qualsiasi tipo di intervento sull’antico edificio, sia che si tratti di opere e lavori che di atti di locazione e trasferimento della proprietà. La notizia è stata accolta con favore dai paesani. La chiesa, che si trova in una zona nascosta di via del Parco, sospesa tra i paesi di Marlia e Valgiano, alcuni mesi fa era stata oggetto di trattativa tra il Comune di Capannori, intenzionato ad acquistarla per ristrutturarla e aprirla al pubblico, e l’ex proprietario ed ex patron della Lucchese Emilio Gioia. Tra i due, però, si era inserito un terzo soggetto, un architetto ..., che alla fine l'aveva spuntata lasciando l'amaro in bocca all'amministrazione Del Ghingaro. «Si comunica che l’immobile in oggetto presenta interesse particolarmente importante, per quanto mutilata e manomessa conserva elementi peculiari assai significativi che ne confermano indubbiamente il carattere di fonte sicura, vero archetipo per lo studio di un particolare genere di architettura minima diffusa soprattutto nel contado tra il VII e il IX secolo, classificandola come l’edificio medievale più antico della nostra regione, pur se le attestazioni documentarie che la riguardano risalgono solo al 987. Per tali motivi comunichiamo di aver dato avvio al procedimento di dichiarazione di interesse particolarmente importante nei confronti del bene». Queste le poche righe con cui la soprintendenza tutela la chiesina di San Giusto alla Caipira. Poche righe attese da tempo sia dagli abitanti di Marlia che dall'Amministrazione comunale di Capannori, preoccupati della vendita dell'edificio ad un privato e per le voci che volevano già pronto un progetto per ricavare al suo interno degli studi professionali. Un pezzo unico la chiesina, dal valore culturale inestimabile. Abbandonata da anni e ripetutamente saccheggiata (sono state trafugate molte delle pietre finemente lavorate come l’architrave del lato nord), da tempo necessita di opere di ristrutturazione in grado di risanare i danni causati dal tempo e dall'incuria. Nessuno stop alla ristrutturazione da parte della soprintendenza, che però dimostra particolare attenzione al recupero dell'edificio, così come era stato chiesto da più parti, dal Comune, da Italia Nostra e perfino da un gruppo di cittadini di Marlia. E alla luce della lettera che sancisce la tutela della chiesa, anche l’assessore all’urbanistica capannorese Claudio Ghilardi si dice soddisfatto. «La salvaguardia della soprintendenza non può che farci piacere».
Diario Nazionale
LETTERA AI PRESIDENTI
Ai Presidenti di Sezione
Ai Presidenti dei Consigli Regionali di Italia Nostra
Caro Presidente,
quando ci siamo presentati alle elezioni di Italia Nostra della scorsa estate abbiamo fatto della trasparenza e del perseguimento dell’esigenza di una crescita effettiva e di un rinnovamento delle sezioni sul territorio, i nostri principali obiettivi.
Volevamo e vogliamo ancora adesso infatti un’associazione meno centralistica, più vicina alle sezioni ed ai tanto soci che vi dedicano le proprie energie.
Siamo convinti pertanto della necessità di informarti di quanto è accaduto nelle prime due riunioni del consiglio direttivo nazionale allegando alle presente una nota riassuntiva.
Ti evidenziamo in particolare la ingiustificata decisione di destinare ca. 900 mila euro per acquistare la sede in via dei Gracchi alla sezione romana di IN, ignorando e respingendo invece le nostre legittime istanze (presentate con una specifica mozione che è stata votata e respinta) di utilizzare invece quei soldi per dare a tutte le sezioni e consigli regionali un minimo di disponibilità di fondi ed attrezzature per consentire loro di proseguire nelle proprie attività.
Nella speranza che voglia condividere le nostre istanze ti salutiamo cordialmente.
Firenze, 24 novembre 2006
I consiglieri Canestrini, Liguori, Loche, Mannocci, Petrocchi, Rinaldi, Signorini.
I nostri e-mail per rispondere sono, rispettivamente: fcanes@libero.it; dedalokr@libero.it; a.loche@awn.it; roberman@interfree.it; avv.petrocchi@libero.it; ascolipicenofestival@libero.it; m.r.signorini@virgilio.it
"Per ulteriori notizie sulla nostra attività rimandiamo al
BLOG <http://rinnovamentoitalianostra.splinder.com>".
Contributi Culturali
Una Calabria senza più anima…
Dott. Paolo Damiano Franzese, storico dell’arte
Il recente restauro della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Papasidero (Cs), come ben rilevato in questi giorni dalla prof.ssa Liguori, Presidente regionale di Italia Nostra, rischia di essere incluso nel decalogo italiano come un intervento incredibilmente grossolano. Le motivazioni sono molteplici e di diversa natura. Ha ragione Bloise, sindaco del piccolo comune del Pollino, quando afferma che Italia Nostra ha dimenticato di sottolineare che il restauro ha reso accessibili gli ambienti sottostanti la chiesa e il recupero della facciata e degli ‘archi murati’; tuttavia ciò non rende meno grave il fatto che, anche agli occhi di un profano, il campanile ha oggi una colorazione stravagante e per nulla coerente con il monumento rupestre, con la sua storia, con la sua complessa stratificazione culturale, con la sua condivisa identità secolare.
Il Restauro – per fortuna ormai da più di un secolo – è una disciplina scientifica, filologica, critica, seria e affidabile, che ha come scopo quello di tramandare il monumento alle future generazioni, di preservarlo da fenomeni distruttivi e di farlo in modo assolutamente neutrale, non invasivo, reversibile e, soprattutto, senza alcuna invenzione di sorta. A pagarne il prezzo più alto di questo triste misfatto non è certo Italia Nostra ma il santuario della Madonna di Costantinopoli e quindi proprio gli abitanti di Papasidero, la loro storia, la loro stessa peculiarità culturale, quella che con animo amorevole il sindaco ha cercato di difendere da un ‘attacco ingiustificato’, che ha invece, a mio parere, avuto solo il torto di aver sollevato un problema cruciale per il futuro della nostra regione: avanti di questo passo, fra una decina d’anni, non ci saranno più beni culturali in Calabria. Nessun turista avrà l’interesse ad avventurarsi in questa estrema terra d’Italia per conoscerne i monumenti e i paesaggi una volta unici e straordinari e che ora rievocano solo lontanamente le antiche testimonianze culturali, storiche e artistiche che le hanno partorite, risultando, nei migliori dei casi, posticci, alterati, imbruttiti e deformati.
Se si faranno costruire ancora incredibili edifici in cemento armato a ridosso dei monumenti storici (Cerchiara), inutili anfiteatri a pochi passi da gloriose abbazie medievali (S. Giovanni in Fiore), palazzi di cinque piani da utilizzare come megaparcheggio al riparo di antichi castelli normanni (Altomonte), si uniranno stratosferici sforzi economici per ‘abbellire’ la costa dell’Alto Tirreno con complessi alberghieri faraonici (Praia a Mare), presto, anzi prestissimo, non ci sarà più alcun luogo in Calabria risparmiato dalla furia distruttrice del calcestruzzo, emblema, ritornato purtroppo di moda, dello sviluppo a tutti i costi, del guadagno facile, di pericolosi miraggi occupazionali.
A osservare con attenzione le cronache degli ultimissimi anni, si evince con chiarezza che questi non possono essere considerati più come sporadici casi di una sfortunata e infelice politica dei beni culturali patrocinati e partoriti nelle candide sale delle Istituzioni, ma un vero e proprio smantellamento meditato e feroce non solo dei boschi, della costa, del nostro mare – sempre più inquinati dall’immondizia e dal cemento –, ma anche delle rare e, perciò, ancora più preziose e fragili testimonianze del passato. Se non si corre quanto prima al riparo si rischia seriamente di assistere impotenti alla dispersione, all’alterazione e al disfacimento del patrimonio storico culturale della Calabria, alla sua unicità e particolarità. Sotto questo aspetto è importante evidenziare che in pericolo vi è l’identità stessa della nostra storia, le ricchezze peculiari di una comunità nata e sviluppata alla luce della Magna Grecia, della dominazione Romana e poi di quella Gota, Bizantina, Longobarda, Araba, Normanna, Angioina, Aragonese, Borbonica, governi che hanno, nel loro susseguirsi spesso confuso e violento, costituito una stratificazione unica ancora oggi evidente nei dialetti, nella natura dei piccoli insediamenti urbani, nei romitori eremitici, nei sedimenti archeologici, nei castelli federiciani, nelle torri costiere di avvistamento, nelle numerose comunità albanesi, grecaniche e occitane.
Pitagora, Milone, Zeusi di Eraclea, Gioacchino da Fiore, Barlaam di Seminara, Leonzio Pilato, Tommaso Campanella; i santi italo bizantini Nilo da Rossano, Fantino il Giovane, Elia Speleota, Gregorio da Cerchiara, Bartolomeo da Simeri; e ancora Flavio Aurelio Cassiodoro, san Francesco di Paola, Galeazzo di Tarsia, Bernardino Telesio, Mattia Preti, Gian Vincenzo Gravina, Francesco Perri e Corrado Alvaro. Un elenco quanto mai sintetico e lacunoso, ma che, credo, possa riassumere bene le anime, la storia e le culture, spesso diversissime, che hanno costituito – e costituiscono ancora – l’essenza e lo spirito calabrese. Patrimonio straordinario, in realtà, scarsamente noto ai più. È sufficiente, del resto, sfogliare gli indici di qualsiasi manuale scolastico di Storia o Storia dell’arte alla parola “Calabria” per rendersene conto. Aspetto desolante che rafforza, se ce ne fosse bisogno, la necessità urgente di investire ingenti risorse, politiche ed economiche, per una nuova sensibilità culturale tesa alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico calabrese e, quindi, alla ricerca, allo studio e alla necessaria consapevolezza; concorrere alla rovina del nostro patrimonio equivale, infatti, a lacerare questa composita e preziosa eredità: ogni minima manomissione rischia concretamente di determinare la scomparsa di irriproducibili segni-significanti cui corrispondono anche una specifica identità civica, sociale e spirituale. Non è possibile fare o avere preferenze; è un tutt’uno, un unicum inscindibile, inalienabile, fragile e straordinariamente prezioso che abbiamo il dovere di salvaguardare da ogni moderna tentazione sbrigativa di profanazione. Poiché, come afferma Ranuccio Bianchi Bandinelli, “a ciascuno piace riguardare le immagini del proprio padre e del proprio nonno, e le fotografie di se stesso nei momenti più lontani della propria vita, ove ciascuno si riconosce pur mentre si sente diverso e ove ciascuno vede ritornare attorno a sé altre immagini e altre memorie collegate con quelle. Così è per un popolo il contemplare le vestigia del proprio passato, umile o glorioso che esso sia; così è per l’uomo non incolto non rozzo il vedere dinnanzi a sé vive e tangibili le memorie del passato: un passato che ci appartiene come ci appartengono i nostri vecchi, e al quale, allo stesso modo, noi apparteniamo. È attraverso queste radici della storia che noi acquistiamo coscienza di noi e la saldezza necessaria per affrontare, con certezza di successo, la costruzione di un avvenire migliore”.

Fiume Lao nei pressi della chiesa di Santa Maria di
Costantinopoli a Papasidero (Foto O. Chiaradia)
Iniziative
INTERVENTO DI RESTAURO SANTA MARIA
DI COSTANTINOPOLI PRESSO PAPASIDERO (CS) (BENE VINCOLATO AI SENSI DEL
D.L. 29.10.1999 E SS.)
Egregio MINISTRO,
si rimane sbigottiti nel constatare i risultati del recente restauro del Santuario di Santa Maria di Costantinopoli realizzato dal Comune di Papasidero (Cs), bene vincolato ai sensi del D.L. 29.10.1999 e ss., tanta è l’assoluta mancanza di qualsiasi corretto principio di restauro, tanta è l’assenza di qualsivoglia rispetto per l’esistente e la consuetudine decennale di una simile tipologia di intervento, che dovrebbe connaturarsi come minimo, non invasivo, neutrale, reversibile, conservativo, filologico ecc.. Il restauro della piccola chiesa di Santa Maria di Costantinopoli si prospetta invece come un intervento incredibilmente distruttivo, alterante, incongruo e grossolano: salta con evidenza agli occhi l’invenzione arditissima, poiché slegata da qualsiasi motivazione storico-estetica, della decorazione multicolore dell’intonaco del campanile, atto tanto insensato quanto fuorviante per una corretta visione d’insieme, ravvicinata e panoramica, del monumento rupestre. Non solo, infatti, la piccola chiesa nella sua posizione isolata e arroccata sulla sponda destra del fiume Lao suggerisce la natura e origine antica, testimone della straordinaria esperienza del monachesimo bizantino, in una zona popolata come quella della valle del Mercure-Lao già dall’VIII secolo ma soprattutto dal IX-X da una numerosissima comunità monastica italo-bizantina (Eparchia del Merkurion), cenobitica e eremitica, proveniente da diverse sponde del Mar Mediterraneo.
Ci si sarebbe aspettati, naturalmente, un intervento scientificamente appropriato, attento e sensibile alla ricchezza storica e alla complessità delle stratificazioni materiali del monumento prima di adoperarsi a sconvolgere irreparabilmente l’identità storica, culturale e estetica del monumento rupestre, sottoposto, bisogna ricordare, a specifico vincolo di tutela. Sfregio perpetuato, come se non bastasse, anche a danno di alcune importanti tracce di un dipinto rupestre, sito sulla parete rocciosa alle spalle del campanile, databile al XIV-XV secolo, raffigurante una Santa martirizzata, e che oggi è vistosamente imbrattata da schizzi di materiale cementizio e resinato occorsi per la sistemazione della parete rocciosa che sovrasta l’edificio. Lavoro di messa in sicurezza, quest’ultimo, che non ha assolutamente tenuto conto della peculiarità del legame indissolubile con l’ambiente-monumento, connaturato dalla folta vegetazione mediterranea in cui la chiesa si inserisce da sempre.
In riferimento a quanto rivelato, e di cui si allega la relativa documentazione fotografica, ItaliaNostra Calabria chiede un’urgente verifica dei nullaosta e autorizzazioni necessarie relative all’intervento di restauro e l’attivazione di questo dicastero per il doveroso ripristino dell’aspetto autentico del monumento tutelato. Convinti della Sua sensibilità istituzionale, oltre che culturale e umana, Le invio i più cordiali saluti.
In attesa di un gentile riscontro in merito.
Teresa Liguori, Presidente Consiglio Regionale Italia Nostra Calabria
Breve nota storica
L'edificio, sito nel territorio del Parco Nazionale del Pollino, ha un impianto planimetrico a croce commissa, con tre navate interne scandite da archi a tutto sesto poggianti su pilastri. La facciata principale è a salienti e presenta sul lato sinistro un campanile cuspidato a base quadrata.
All'interno, sulla parete absidale, è conservato un affresco che rappresenta la Vergine in trono col Bambino fra l'Arcangelo Michele e il Vescovo (San Procolo?) del XVI-XVII sec.; una statua lignea della Vergine col Bambino, realizzata a figura intera e impreziosita da un panneggio policromo a decorazione floreale (XIX sec.); un organo a canne del XVIII secolo.
È molto probabile che la chiesa sia sorta su un precedente sito di culto più antico, a chiusura di una grande grotta utilizzata in epoca altomedievale dai monaci italobizantini. Seguì, inoltre, l’edificazione di un’edicola a custodia dell'affresco della Madonna di Costantinopoli, intorno al 1656 anno in cui, a seguito di un intervento miracoloso durante la peste, i papasideresi la elessero Patrona del paese, eventi che motivarono poi gli ulteriori ampliamenti architettonici.
L'edificio è raggiungibile attraverso un ponte fatto costruire nel 1904 da Nicola Dario, edificato al di sopra della campata, ancora visibile, di quello medievale già noto come "Ponte della Rognosa".
La situazione del Santuario prima dei lavori di restauro

La situazione del Santuario dopo i lavori di restauro
Foto di Giovanni Roviello
Iniziative
LUCCA - Appartamenti nella chiesa!




Educazione Ambiente
Fotonotizia:
Creazione di un giardinetto
Attività di Educazione Ambientale 1998
Giornata Ecologia 21 Marzo 1998 ItaliaNostra ed Istituto Tecnico Nautico Crotone.

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Fotonotizia:
Operazione Spiaggia Pulita
Attività di Educazione Ambientale 1998
Pulizia arenile. Area marina protetta Capo Rizzuto ItaliaNostra (KR) 28 Agosto 1998

Le foto sono di Teresa Liguori,
all'epoca delegata regionale di Educazione Ambientale per la Calabria
Contributi Culturali
Presentazione del volume:
La Terrazza del Mistero. L'allegoria sacra di Giovanni Bellini.
Lunedì 6 novembre 2006 ore 16
Biblioteca degli Uffizi
Piazzale degli Uffizi, Firenze
La Terrazza del Mistero. L'allegoria sacra di Giovanni Bellini.
Analisi storica e interpretazione psicoanalitica con una rilettura dopo il restauro
di Graziella Magherini, Antonio Natali, Mariarita Signorini, Anchise Tempestini.
Nicomp editore, Firenze, 2006.
Interverranno Paolo Berruti e Vincenzo Farinella.
Dopo la presentazione sarà possibile dialogare con gli autori al cospetto dell'opera in Galleria.
Vi aspetto, sarà un'occasione per vedere in modo nuovo una straordinaria opera d'arte
saluti,
Mariarita Signorini
Educazione Ambiente
Fotonotizia:
Creazione di un giardino in viale Mazzini Crotone
Attività di Educazione Ambientale nel marzo 1992
Promotori: ItaliaNostra e Istituto Tecnico Nautico di Crotone.
Gli studenti trasformano, con il loro lavoro, un'area incolta in un giardinetto in viale Mazzini a Crotone.

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Fotonotizia:
Operazione "Spiaggia Pulita" a Crotone
Attività di Educazione Ambientale nel novembre 1986
Promotori: ItaliaNostra e Gruppi Scout Comune di Crotone.
I volontari provvedono alla pulizia degli arenili dopo la stagione estiva.

Le foto sono di Teresa Liguori,
all'epoca delegata regionale di Educazione Ambientale per la Calabria