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domenica, 31 dicembre 2006

Auguri


Nonostante i tanti misfatti segnalati in queste pagine non abbiamo perso la fiducia che ancora qualcosa possiamo fare per salvare il Bel Paese.
Questo è il nostro impegno e questo BLOG è un contributo per sensibilizzare le coscienze.

 imagesCAKQ9BMO




MARIA RITA SIGNORINI
TERESA LIGUORI
FRANCESCO CANESTRINI
ALBERTO LOCHE
ROBERTO MANNOCCI
EVARISTO PETROCCHI
GUIDO ORLANDINI
GAETANO RINALDI

postato da: gruppo17 alle ore 14:43 | link | commenti
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venerdì, 29 dicembre 2006

Iniziative


URBANISTICA E PAESAGGIO TOSCANO
Un documento di Italia Nostra Toscana

Questo il documento elaborato dal Consiglio Regionale toscano di Italia Nostra, successivamente al convegno del 9 dicembre u.s. e inviato alla Regione e al Ministero

Per leggere il documento cliccare sull'icona:  DocumPITRegioneToscana2006M

 

postato da: gruppo17 alle ore 17:24 | link | commenti (1)
categorie: 02 le nostre iniziative
venerdì, 15 dicembre 2006

Iniziative


FIRMA L'APPELLO!

   Appello lanciato da Italia Nostra Firenze al Convegno del 9 dicembre 2006
... Dopo Monticchiello Paesaggio da salvare...
a firma Leonardo Rombai, Mariarita Signorini e Beatrice Bensi.

Hanno aderito
Italia Nostra Toscana, 
WWF Toscana
e solo durante la giornata del Convegno sono state raccolte oltre 130 firme:
relatori del convegno,
docenti universitari,
rappresentanti politici,
presidenti dei comitati civici fiorentini,
comitati civici di Bagno a  Ripoli, di Fiesole, della Val di Sieve,
Associazione foresta del Teso,
Italia Nostra,
Marevivo,
Coordinamento salvaguardia Boccadarno,
aderenti Legambiente e Lipu.

Chiediamo di sottoscriverlo.
Lo presenteremo con un numero considerevole di adesioni alle autorità competenti.

APPELLO
Per il cambiamento della gestione del territorio in Toscana 


La tutela dei beni paesaggistici e ambientali è un valore fondamentale che trascende la semplice dimensione locale e regionale, avendo al contrario rilevanza nazionale e sovranazionale. L’art. 9 della Costituzione pone fra i principi fondamentali, non modificabili neppure con il procedimento di revisione costituzionale, la tutela del paesaggio che quindi non è suscettibile di essere subordinata a qualsiasi altro valore o interesse economico, sociale, ecc, come ribadito da diverse sentenze della Corte Costituzionale.

Riteniamo che il territorio, debba essere considerato una risorsa non infinita e fragile nella propria definizione temporale e la sua gestione comprenda problematiche sia di carattere culturale che politico.
Di carattere culturale perchè, solo attraverso una conoscenza molto approfondita di attori, fattori e processi che generano le trasformazioni è possibile intervenire su fenomeni deteriorativi di difficilissimo recupero, che incidono negativamente non solo sul patrimonio identitario di una delle regioni più belle al mondo, ma anche sul ruolo di risorsa che il territorio rappresenta per lo sviluppo sostenibile, per la qualità ambientale, per la qualità della vita .
Questione politica perchè il governo del territorio non può essere sottratto ad un’azione coordinata tra i diversi Enti, né a forme d’effettiva partecipazione dei cittadini ai processi decisionali, che incidono irreversibilmente su beni comuni fondamentali.
Da quanto emerso dalle recenti denunce è clamorosamente mancata o fallita la conclamata integrazione della dimensione ambientale e paesaggistica nella pianificazione urbanistica e territoriale. Non si può accettare che il PIT sostituisca il Piano paesaggistico come strumento effettivo di tutela e di valorizzazione sostenibile, previsto addirittura dalla Legge n. 1497/1939 e poi dalla Legge Galasso e ancora dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, né che esso sia contenuto all’interno dello stesso Pit in rapporto di subalternità. Tanto più che il Pit attualmente appare un piano di generici indirizzi, senza però alcun potere di cogenza verso le scelte che alcuni Comuni fanno e faranno per la "capitalizzazione" speculativa dell'ambiente e del paesaggio. Deve essere quanto prima redatto, in collaborazione con il Ministero per i beni e le attività culturali e il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Piano Paesaggistico Regionale, con individuazione e valutazione scientifica sia degli elementi territoriali costitutivi del paesaggio che degli ambiti paesaggistici nella loro complessità di contenuti e significati, e in grado di allineare in modo cogente, e quindi realmente adeguato, gli strumenti di pianificazione comunali e provinciali alle prescrizioni o agli indirizzi innovativi di tutela e sviluppo sostenibile sanciti dalle recenti normative.
Il principio di sussidiarietà, formulato in Italia in termini tutt’affatto difformi da quelli sanciti dal “costituzionalismo europeo”, e sbandierato a difesa dell’autonomia dei comuni non può trasformarsi in un liberismo localista sempre più spesso senza freni e senza alcun vincolo di effettivo coordinamento, liberismo magari sollecitato dalle necessità economiche di far quadrare il bilancio, visto il sempre minor trasferimento di risorse economiche ai Comuni. Noi crediamo che il territorio non possa essere un bene da immettersi su di un mercato, che è ora tutt’altro che libero.
A questo fine, pensiamo che l'azione delle Amministrazioni comunali, e segnatamente del Consiglio comunale (la cui attività non può essere limitata alla mera ratifica delle decisioni prese dalla Giunta), debba essere istruita non solo dai tecnici del governo locale ma supportata anche da apporti esterni a livello provinciale e regionale.
E’ necessaria la celere costituzione della, o delle, commissioni regionali di cui all’articolo 137 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, quale necessaria premessa giuridica e operativa per procedere all’ estensione dei vincoli paesistici esistenti ad altre categorie del patrimonio, ad esempio il patrimonio insediativo e il patrimonio paesaggistico rurale tradizionale, come previsto dalla L.378/2003 “Disposizioni per la tutela e la valorizzazione dell’architettura rurale”. Ed è altresì necessaria la celere istituzione delle commissioni locali (sovraccomunali) per il paesaggio di cui all’articolo 148 del medesimo Codice, con funzioni di supporto ai soggetti competenti al rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche, nonché la revisione delle norme che, nella Regione Toscana, disciplinano i procedimenti di rilascio di dette autorizzazioni, norme che sono oggi (come quelle di non poche altre regioni) clamorosamente difformi dalle disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Per evitare che casi come Monticchiello, Bagnaia, Bagno a Ripoli, Castagneto Carducci, Lucignano, Rimigliano di San Vincenzo, Montescudaio e tanti altri, non si ripetano,
Proponiamo e quindi chiediamo:

al Governo Nazionale di
 
a) di avviare il procedimento per una nuova normativa sul regime dei suoli, che separi il diritto di proprietà dal diritto di edificazione, al fine di fermare la speculazione edilizia, contrastando così la pressione e l’interferenza dei proprietari terrieri e imprenditori sugli Enti Pubblici nella redazione dei Piani Urbanistici;
b) di vincolare l’uso degli oneri di urbanizzazione alla realizzazione e manutenzione delle sole opere di urbanizzazione, e non per ripianare i bilanci degli enti locali, al fine di spezzare la spirale perversa che porta ogni Comune ad autofinanziarsi a scapito della tutela del territorio;
 
al Presidente della Regione Toscana,
al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio
di istituire fin da subito una moratoria: misura di salvaguardia, per tutti gli interventi edificatori previsti nelle zone vincolate della Toscana che non abbiano iniziato l'iter concessorio e la stipula delle convenzioni relative ai piani attuativi, in attesa che si ristabilisca un controllo fattivo sulla gestione del territorio.
 
al Presidente della Regione Toscana di:
a) avviare le procedure per la modifica della legge 1/2005, attraverso le quali ripristinare regole generali e condivise per una attività edilizia orientata una trasformazione sostenibile del territorio che salvaguardi il patrimonio della nostra regione, verificando che i piani strutturali non siano meri piani edilizi, ma propongano effettivi piani di miglioramento ambientale e paesaggistico con l’introduzione di norme cogenti per la qualità architettonica e per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici di nuova e di vecchia costruzione.
istituire un Osservatorio Regionale sul Paesaggio, da creare con rappresentanti delle amministrazioni interessate (Regione, Province, Comuni), delle competenti Soprintendenze, delle università e delle associazioni ambientaliste riconosciute, dotato di personale, attrezzature e fondi finanziari adeguati, avente come fini l’informazione e la sensibilizzazione culturale la formazione dei cittadini, degli amministratori e operatori professionali del territorio, attraverso il monitoraggio delle dinamiche paesistiche, la realizzazione di una banca dati e di un centro di documentazione su basi digitali delle trasformazioni del paesaggio toscano
 
Attendiamo dalle amministrazioni competenti risposte chiare e apertura a queste nostre proposte Considerando che altri ritardi o mancate risposte possano ulteriormente compromettere l’effettiva tutela del territorio regionale e del suo Paesaggio.
Annunciamo sin da ora che nel febbraio 2007 gli aderenti a tale Appello procederanno con ulteriori iniziative legittime e civili per difendere beni comuni che appartengono alla Toscana e a tutta l’umanità.
 
Italia Nostra Firenze
Leonardo Rombai, Mariarita Signorini, Beatrice Bensi

Per aderire all'appello inviare una e-mail con i propri

dati all'indirizzo:

rinnovaitalianostra@libero.it


Modulo per la raccolta delle firme:
 cliccare sull'icona per scaricare il file GrigliaFirme Appello

postato da: gruppo17 alle ore 16:03 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative

Iniziative


RASSEGNA STAMPA DEL CONVEGNO
"SALVARE IL PAESAGGIO TOSCANO"
organizzato a Firenze dal Consiglio Regionale
di Italia Nostra

La Repubblica – Firenze 9/12/06
"Il paesaggio è strategico per progettare lo sviluppo"
Parla Agnoletti, uno degli esperti del Piano nazionale.
Oggi in via de´ Pucci il convegno sul governo del territorio dopo Monticchiello.
"Le Regioni devono varare misure che lo esaltino come valore aggiunto".
Dal 1832 ad oggi i diversi tipi di usi del suolo sono calati da 65 a 18.
"L´agricoltore oggi svolge ruoli nuovi, quali la conservazione dell´ambiente".
Alla Toscana dovrebbero essere assegnati fondi per 369 milioni di euro.
La tutela e la conservazione del paesaggio sono ormai diventati punti centrali per il governo del territorio. In Toscana, forse più che altrove, dopo le ultime polemiche sulle urbanizzazioni in aree di grande rilievo paesaggistico. Non ultimo, il caso della Val d´Orcia, di cui si discuterà oggi in un convegno, «Dopo Monticchiello. Paesaggio toscano da salvare: ripensare il ‘Governo del territorio´» (Palazzo incontri, ore 9.30 via de´ Pucci 1), a cui parteciperanno i responsabili di «Italia Nostra», Nicola Caracciolo, Carlo Ripa di Meana, il critico Alberto Asor Rosa, il direttore regionale dei Beni culturali Mario Lolli Ghetti, l´urbanista Pier Luigi Cervellati, il magistrato Giovanni Losavio, l´assessore regionale all´urbanistica Riccardo Conti e altri esperti e studiosi. Un problema apertissimo, che incrocia scelte politiche per la conservazione dell´ambiente e di sviluppo del settore agricolo-forestale. Parteciperà al convegno anche Mauro Agnoletti, docente di analisi del paesaggio, storia ambientale e forestale alla facoltà di Agraria e di Architettura, oltre che coordinatore della Commissione "paesaggio" del Piano strategico nazionale di sviluppo rurale, in cui si definiscono le politiche agricole 2007-2013 attraverso l´impiego di fondi comunitari pari a circa 8 miliardi di euro per l´Italia. Agnoletti spiega come la Toscana si avvia ad affrontare il nodo tra "governo del territorio e sviluppo rurale". Alla luce dei mutamenti economico-sociali e del paesaggio agricolo e forestale della nostra regione, tra l´altro analizzati e fotografati dall´800 ad oggi, in un progetto da lui diretto.
Professore, una premessa: come e quanto è cambiato il paesaggio toscano?
«Il paesaggio toscano, come quello italiano, ha avuto trasformazioni imponenti. Il nostro monitoraggio ha preso in considerazione l´1% del territorio su 13 aree di studio, dal 1832 ad oggi. L´assetto ottocentesco ha evidenziato una predominanza di aree boscate (52%), seguite da quelle pascolate (28%) e dalle coltivazioni agricole (20%). Abbiamo registrato grande varietà di usi del suolo, fino a 65 tipi diversi per 1000 ettari. Ad esempio sulle Apuane: vite, olivo, castagno, frutteti, pascolo, prato, orto, bosco, coltivazione della canapa, siepi, filari, ecc. Dal 1954 in poi si osserva invece la tendenza all´abbandono con un notevole aumento dei boschi. Gli usi del suolo si sono ridotti da 65 a 18. L´aspetto più macroscopico è che la diversità del paesaggio regionale si è ridotta di circa il 47%».

Una perdita consistente di biodiversità e quindi di paesaggio, tuttavia determinata dalla necessità di reddito per gli agricoltori.
«Abbiamo perso la ricchezza di un paesaggio tradizionale. E sebbene l´agricoltura rappresenti solo l´1,7% del Pil della Toscana, oggi l´agricoltore ed il territorio rurale svolgono nuovi ruoli per la società, quali la conservazione del paesaggio e dell´ambiente. Un compito difficile, poiché si pensa più spesso alla produzione o alla qualità dei prodotti che alla conservazione del paesaggio. Abbiamo però strumenti da attivare per cambiare direzione».
E come si coniuga oggi, in tempi di competitività e globalizzazione, conservazione e rendita produttiva del paesaggio?
«Gli orientamenti previsti dal Piano nazionale indicano per la prima volta il paesaggio come elemento strategico per lo sviluppo. Spetta alle Regioni mettere a punto misure e piani che lo esaltino come valore aggiunto, ad esempio per i prodotti tipici, o per l´agriturismo, ma anche per il miglioramento dello spazio rurale e per la qualità della vita. Lo strumento è il Piano di sviluppo rurale regionale, che sarà discusso il 14-15 dicembre. La Toscana non può perdere l´occasione, data dai fondi che le dovrebbero essere assegnati per circa 369 milioni di euro, per intervenire sul paesaggio».
Sembra di capire che lei proponga di moltiplicare, e magari migliorare, il modello "vino e Chiantishire".
«Certo, non si può sfruttare il paesaggio a fini commerciali e poi non adoperarsi per la sua conservazione o addirittura degradarlo. Bisogna quindi rimediare agli effetti negativi di alcuni sistemi produttivi, promuovere attività e tecniche compatibili con l´identità culturale dei luoghi. Non si può scambiare la qualità dell´ambiente con la qualità del paesaggio. Serve un salto culturale, e forse anche legislativo, in linea con il Codice dei Beni culturali, promuovendo su questo tema nuove occasioni economiche e anche formative».
Anche a questo dovrebbe servire il Pit, Piano di indirizzo territoriale e appunto il nuovo Piano di sviluppo rurale regionale.
«Il Pit ha recepito il Codice, ad esempio si parla di pianificazione paesistica e di qualità del paesaggio. Per ora è una bozza accoglie una serie di intenti e principi, ma che dovrà diventare molto più specifico.
Bisognerà poi risolvere il problema delle responsabilità legate al governo del territorio, tuttora aperto, come il caso Monticchiello ha dimostrato. E anche il Piano di Sviluppo Rurale è assai timido, sono necessari più coraggio, un impiego più efficace degli incentivi e forse anche strumenti legislativi nuovi».
 

Greenreport 7/12/06
Dopo Monticchiello Italia Nostra vuole «Ripensare il Governo del territorio».
L´associazione ambientalista ha organizzato un convegno al quale ha invitato Fai, Legambiente e Wwf, insieme a urbanisti, architetti, giuristi, agronomi e comitati di cittadini sorti a difesa del territorio.
LIVORNO. Forse neppure Asor Rosa si aspettava che dal suo intervento sulla speculazione edilizia di Monticchiello si scatenasse un dibattito che ancora oggi, a distanza di tre mesi, trova spazio sulle pagine dei giornali. Il discorso si è infatti allargato a tutta la Toscana (una volta felix) e a quante Monticchiello ci siano (o ci sarebbero).
Il dibattito si è poi spostato sul come si può evitare che accadano cose del genere ed è su questo tema che Italia Nostra Toscana ha organizza un Convegno sull’Urbanistica per sabato 9 dicembre (sala Verde di Palazzo Incontri CRF via de´Pucci 1 Firenze).
Titolo: Dopo Monticchiello Paesaggio Toscano da salvare: ripensare il ‘Governo del Territorio’
«All’indomani di Monticchiello e della sequela di lottizzazioni massive dalle quali è aggredita la nostra regione – spiega Italia Nostra -, la più antica Associazione ambientalista e culturale italiana invita Fai, Legambiente e Wwf, insieme a urbanisti, architetti, giuristi, agronomi e comitati di cittadini sorti a difesa del territorio, ad un’intera giornata di approfondimento e dibattito sul tema scaturito dal Convegno di Monticchiello organizzato da Asor Rosa».
«Alla vigilia dell’approvazione del Pit (Piano d’indirizzo Territoriale della Regione) – prosegue -, sarà l’occasione di ribadire all’assessore all’Urbanistica Conti, presente al Convegno, che la tutela del paesaggio è valore costituzionale primario (art. 9 Cost.), e come tale non suscettibile di essere subordinato a qualsiasi altro valore o interesse. Quindi la sua salvaguardia non può essere affidata esclusivamente alla Regione, né alle Province, né tanto meno ai Comuni come accade ora, e senza che mai vi sia il reale coinvolgimento dei cittadini. Comuni con i bilanci spesso in perdita, a cui comodano gli oneri d’urbanizzazione non possono far fronte alle pressioni del comparto edilizio, oltremodo vorace in un momento che vede industria e la media impresa toscane in crisi».
Al convegno interverranno tra gli altri Carlo Ripa di Meana Presidente di Italia Nostra nazionale, Mario Lolli Ghetti, Antonio Paolucci, Pier Luigi Cervellati, Asor Rosa.
 

La Repubblica – Firenze 10/12/06
Gli ambientalisti bocciano il Pit regionale "Italiani, dateci un euro per Monticchiello"
Italia Nostra vuole lanciare una campagna per l´acquisto e "la demolizione dell´ecomostro"
Forti critiche al Piano territoriale, l´assessore Conti lo difende
 «Lanceremo la campagna nazionale ‘un euro per Monticchiello´, per acquistare e demolire l´ecomostro, una ‘verruca´ sul volto della Val d´Orcia». In apertura di convegno «Dopo Monticchiello», ieri a Palazzo Incontri di Carifi, la proposta del presidente di Italia Nostra Carlo Ripa di Meana - che ha organizzato l´evento e annuncia un nuovo esposto alla procura di Montepulciano sul caso Monticchiello - suona bella provocazione ma operazione difficile da perseguire (come si farà a convincere ciascuno dei neo proprietari a vendere gli appartamenti già acquistati dal costruttore?) e sancisce un´altra frattura netta con i governi nazionale e locali: caduto nel vuoto l´appello degli ambientalisti perché si creasse un fondo pubblico di «rientro dall´errore», ecco che il movimento si appella alla sensibilità e alla generosità degli italiani.
«Depositeremo presso un notaio le somme che gli italiani vorranno offrire, scavalcando quindi il ‘sistema´, che allarga le braccia, alza gli occhi al cielo e non fa nulla, sostenendo di avere la coscienza a posto, perché non si può fare di più» dice Ripa di Meana, che definisce la proposta del governo per «mitigare» l´intervento di Monticchiello, «una resa, che fa ridere e non una mediazione». Il presidente di Italia Nostra minaccia: «Vogliamo fare di Monticchiello il maggior caso culturale e politico a livello internazionale, porteremo la vicenda nelle sedi dell´Unione Europea e nei grandi serbatoi del turismo di oltre Atlantico». Alberto Asor Rosa rincara la dose sulle responsabilità del Comune di Pienza e «la connivenza delle autorità statali».
Ma il fatto nuovo è la bocciatura che il movimento ambientalista infligge, almeno nella fase attuale di elaborazione, al Pit, il Piano di indirizzo territoriale, che l´assessore regionale Riccardo Conti sbandiera come panacea di tutti i mali. Il fuoco di fila è affidato agli urbanisti Pierluigi Cervellati e Giorgio Pizziolo, con Valentino Podestà di Italia Nostra che declama l´arringa finale contro il Pit. Lo accusano di trattare il territorio come «un bene patrimoniale» e un «fattore di crescita», in modo estraneo alla «cultura dei nostri anziani». Gli rimproverano di coinvolgere pericolosamente nella pianificazione urbanistica i privati, di ignorare la «partecipazione», di lasciare eccessivo potere ai Comuni. Lo bollano con aggettivi negativi: «ultraliberista», «neosviluppista», «economicista», «modernista», «micidiale», «preoccupante», «segnato da pefidia», «involutivo», «complesso» e «contraddittorio». Conti, scamiciata a quadrettoni verdi fuori dai pantaloni arancioni, interviene per rimproverare alla soprintendenza di non aver bloccato Monticchiello quando era possibile e soprattutto per difendere il suo Pit. Con un moto di ribellione si sottrae, poi, a chi vorrebbe inchiodarlo ad una nuova raffica di accuse del dibattito pomeridiano: «Anche io ho diritto a stare con la mia famiglia». Forse è l´ultima sua apparizione ad un forum ambientalista ormai itinerante e ogni volta più ostile.
 
 
La Repubblica – Firenze 10/12/06
L´APPELLO
"La Toscana blocchi subito tutti gli interventi edificatori"
«Chiediamo al presidente della Regione Toscana, al ministro dei beni culturali e al ministro all´ambiente di istituire fin da subito una moratoria, una sorta di misura di salvaguardia, per tutti gli interventi edificatori che non abbiano iniziato l´iter concessorio e previsti nelle zone vincolate della Toscana, in attesa che si ristabilisca un controllo fattivo sulla gestione del territorio. I Prg sono sempre modificabili dai consigli comunali e pertanto la proposta suddetta è praticabile anche da un punto di vista giuridico». E´ un passaggio della lettera appello preparata da Italia Nostra e sottoposta ieri alla firma dei presenti al convegno di Firenze. Al governo nazionale si chiede, oltre che di avviare una nuova normativa sul regime dei suoli, di «vincolare l´uso degli oneri di urbanizzazione alla realizzazione e manutenzione delle sole opere di urbanizzazione, e non per ripianare i bilanci degli enti locali, al fine di spezzare la spirale perversa che porta ogni Comune ad autofinanziarsi svendendo il territorio». Altre richieste rivolte alla Regione Toscana sono invece di avviare le procedure per la modifica della legge 1/2005 e di istituire un osservatorio culturale regionale sul paesaggio.
(ma.bo.)
 
 
L’Unità – Firenze 10/12/06  
Un euro per Monticchiello
Italia Nostra: «Colletta per comprare le villette e poi demolirle»
di Vladimiro Frulletti
 
MONTICCHIELLO, cioè quelle villette che dovevano in origine essere case per giovani coppie e che invece sono state trasformate in alloggi per le vacanze in uno dei più bei paesaggi del mondo, diventerà un «caso internazionale». La promessa è di Italia Nostra, o meglio del suo presidente Carlo Ripa di Meana, che ieri al convegno organizzato a Firenze ha lanciato l’idea di una «straordinaria colletta» per salvare dal cemento quelle colline senesi. «Chiederemo un euro a testa, compreremo quelle villette e poi le demoliremo». Una posizione dura che respinge di fatto anche il tentativo promosso direttamente dal ministro dei beni culturali Francesco Rutelli che prevedeva di limitare l’intervento edilizio bloccando la costruzione di tre villette non ancora finite e di “nascondere” meglio quelle già fatte per limitarne l’impatto paesaggistico. Nel convegno, a cui erano presenti anche il soprintendete Mario Lolli Ghetti e l’ex soprintendente al polo museale fiorentino Antonio Paolucci, non sono mancate le critiche verso la «politica» e gli amministratori toscani. Tanto che il professore Asor Rosa, a cui si deve la notorietà del “caso Monticchiello”, parla di caso «politico e culturale perché significa che in Italia e in Toscana gli scempi possono essere autorizzati». Da gran parte degli interventi, ad esempio quello di Paolucci, è venuto anche un forte richiamo alla Regione affinché si «riprenda» il controllo del territorio che oggi le leggi regionali assegnano ai comuni.
Accuse che però l’assessore all’urbanistica della Regione Toscana Riccardo Conti respinge con decisione. «Noi abbiamo individuato una via realistica che è una via di mitigazione rispetto a un progetto che è andato avanti per responsabilità delle soprintendenze. La Regione non aveva poteri e soprattutto era contraria. Invece le soprintendenze e anche quei personaggi che talvolta alzano un po’ troppo il dito avevano i poteri per bloccarlo e non l’hanno fatto». Da gran parte degli interventi, ad esempio quello di Paolucci, è venuto anche un forte richiamo alla Regione affinché si «riprenda» il controllo del territorio che oggi le leggi regionali assegnano ai comuni. «Chiediamo che la Regione attraverso il Pit faccia una marcia indietro - spiega Maria Rita Signorini, portavoce dei Verdi - . Ora i comuni hanno troppe deleghe». «Occorre capire - aggiunge il capogruppo regionale dei Verdi Mario Lupi - che per una regione come la nostra il paesaggio è elemento strategico per lo sviluppo».
 
 
Il Tirreno, Toscana 10/11/06
Un euro per salvare Monticchiello.
Ripa di Meana: raccogliamo soldi per comprare le case e demolirle.
Asor Rosa: se l’impresa è in regola, lo scempio è stato consumato dal Comune con connivenze statali. Conti accusa la Soprintendenza.

FIRENZE. Un euro per Monticchiello. E’ il titolo della campagna lanciata ieri dal presidente di Italia Nostra, Carlo Ripa di Meana, nel corso di un convegno organizzato a Firenze sulla tutela del paesaggio toscano. Lo scopo è raccogliere soldi per acquistare i 95 appartamenti che stanno sorgendo alle porte dell’antico borgo della Val d’Orcia e poi abbatterli. «Raccoglieremo e depositeremo presso un notaio le somme che gli italiani vorranno offrire per acquistare quella che è una enorme ‘verruca’ sul volto della Val d’ Orcia - ha detto Ripa di Meana - nel caso in cui non lo facciano prima la Regione il governo o la Provincia. Compreremo il complesso di Monticchiello per poi demolirlo. Gli italiani s’impegneranno a bloccare lo scempio».
In questo modo - ha detto Ripa di Meana - verrà scavalcato «il ‘sistema’ che, alzando gli occhi al cielo sente la propria coscienza a posto dicendo che nulla si può fare di più. Vogliamo fare di Monticchiello il maggior caso culturale e politico a livello internazionale, portando la vicenda non solo nell’Unione Europea ma anche nei grandi serbatoi del turismo d’Oltre Atlantico».
Alla proposta il movimento degli ambientalisti, fortemente ancorato nel mondo intellettuale - a Firenze a Palazzo Incontri erano presenti Alberto Asor Rosa, Pier Luigi Cervellati, Giovanni Losavio - ha applaudito, insieme a tanta gente partita dalla Val d’Orcia, dalla Maremma e da Vaiano. Si è levato un borbottio quando l’assessore regionale all’urbanistica Riccardo Conti ha affermato che «il mancato intervento della Soprintendenza ha consentito l’insediamento di Monticchiello. Il territorio - ha aggiunto l’assessore - è il bene più importante e le sue trasformazioni vanno governate. Con il Pit, il Piano d’indirizzo territoriale, che sarà un grande documento strategico, si potrà finalmente mettere fine al fenomeno di villettopoli».
 Il professor Asor Rosa - che è stato il primo a denunciare “il caso Monticchiello” - ha affermato: «Se risulterà vero che l’impresa di costruzioni che sta realizzando l’insediamento abitativo agisce nel pieno rispetto delle concessioni comunali, il problema si fa più grave e dovremo arrivare alla conclusione che lo scempio è stato consumato nelle stanze dell’amministrazione comunale con la connivenza delle autorità statali».
Anche secondo il professore «il caso diventa perciò politico e culturale perché significa che in Italia e in Toscana gli scempi possono essere autorizzati». E, come è stato sottolineato, non è possibile alcuna mediazione.
Italia Nostra ha espresso poi una serie di riserve sul Pit, che sarà approvato nelle prossime settimane in Regione. «Si tratta di un buon piano di indirizzi e di intenti virtuosi - ha sottolineato Valentino Podestà di Italia Nostra - ma esprime una concezione del paesaggio molto letteraria e poco materiale. E non presenta i contenuti che la Convenzione Europea sul paesaggio firmata a Firenze nel 2000 ed entrata in vigore a settembre di quest’anno, prescrive per un piano paesaggistico». Inoltre non avrebbe alcun potere sugli enti locali. «Il governo del territorio viene lasciato alla capacità politica degli amministratori. Non bastano i buoni consigli contro la volontà speculativa dei poteri economici forti. Il caso Fondiaria nella Piana fiorentina ne è un esempio», ha concluso Podestà.
Per evitare, dunque che i Comuni ripianino i bilanci con gli oneri di urbanizzazione, cedendo alle pressioni del comparto edilizio, Italia Nostra ha lanciato un appello al governo nazionale. Inviterà la maggioranza a vincolare l’uso degli oneri di urbanizzazione e a lavorare per una nuova normativa relativa sul regime dei suoli che possa fermare la speculazione edilizia. Ma c’è di più.
Italia Nostra ha chiesto al presidente della Regione e ai ministri dei Beni culturali e dell’Ambiente di istituire tempestivamente una moratoria, «una sorta di misura di salvaguardia per tutti gli interventi edificatori previsti nelle zone soggette a vincolo in Toscana, in attesa che si ristabilisca un controllo fattivo sulla gestione del territorio». Per evitare che un caso Montichiello, emblema del paesaggio ferito, possa ancora ripetersi.
Titti De Caro
postato da: gruppo17 alle ore 15:43 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative
martedì, 12 dicembre 2006

Iniziative


TOSCANA/ TUTELA PAESAGGISTICA
A proposito di Commissioni…

 

Nel corso del Convegno organizzato dal Consiglio Regionale di Italia Nostra a Firenze il 9.12.2006 sul tema “SALVARE IL PAESAGGIO TOSCANO”, è stata presentata questa analisi che mette a confronto le norme del Codice con quelle della Regione Toscana sull’aspetto (non secondario) delle Commissioni preposte alla tutela e al controllo dei beni paesaggistici.


Roberto Mannocci, Consigliere Nazionale di Italia Nostra


1. LE COMMISSIONI REGIONALI PROPOSITIVE DELLA TUTELA

IL CODICE ( Art. 137 d.lgs. 42/2004, modificato dal d.lgs. 157/2006)
Art. 137 - Commissioni regionali
1.  Ciascuna regione istituisce una o più commissioni con il compito di formulare proposte per la dichiarazione di notevole interesse pubblico degli immobili indicati alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 136 e delle aree indicate alle lettere c) e d) del comma 1 del medesimo articolo 136.
2.  Di ciascuna commissione fanno parte di diritto il direttore regionale, il soprintendente per i beni architettonici e per il paesaggio ed il soprintendente per i beni archeologici competenti per territorio, nonché due dirigenti preposti agli uffici regionali competenti in materia di paesaggio. I restanti membri, in numero non superiore a quattro, sono nominati dalla regione tra soggetti con qualificata, pluriennale e documentata professionalità ed esperienza
nella tutela del paesaggio, eventualmente scelti nell'ambito di terne designate, rispettivamente, dalle università aventi sede nella regione, dalle fondazioni aventi per statuto finalità di promozione e tutela del patrimonio culturale e dalle associazioni portatrici di interessi diffusi individuate ai sensi dell'articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349.

LA REGIONE TOSCANA ( Artt. 1/2 della L.R. 26/2006 , BURT N° 21 del 7.7.2006)
Art. 1 - Istituzione delle commissioni
1.  In attuazione di quanto previsto dall’articolo 137 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42... è istituita presso ciascuna provincia una commissione con il compito di formulare ed inviare alla Regione proposte per la dichiarazione di notevole interesse pubblico...
Art. 2 - Composizione e durata
1.  Di ciascuna commissione fanno parte di diritto:
a) il direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana;
b) il soprintendente per i beni architettonici e per il paesaggio competente per territorio;
c) il soprintendente per i beni archeologici della Toscana, competente per territorio;
d) due dirigenti preposti agli uffici regionali competenti in materia di paesaggio.
2.  Oltre ai membri di diritto indicati al comma 1, della commissione fanno altresì parte quattro membri nominati con decreto del Presidente della Giunta regionale con particolare e qualificata professionalità ai sensi del comma 3 di cui:
a) due designati direttamente dalla Regione;
b) uno designato da ciascuna provincia;
c) uno, in rappresentanza dei comuni della provincia, designato dal Consiglio delle autonomie locali (CAL) secondo il procedimento indicato all’articolo 3.
3.  I quattro membri nominati ai sensi del comma 2 e i relativi supplenti sono scelti tra le seguenti categorie di soggetti:
a) i due designati dalla Regione tra docenti universitari o altri soggetti con particolare, pluriennale e qualificata professionalità ed esperienza nella tutela del
paesaggio;
b) quello designato da ciascuna provincia e quello designato dal CAL tra i responsabili degli uffici di pianificazione territoriale degli enti locali della provincia.
4.  Per ciascun membro nominato, la Regione, la provincia ed il CAL designano i relativi supplenti appartenenti alle medesime categorie a cui appartengono i membri effettivi.
5. I membri di cui al comma 2 e i relativi supplenti durano in carica cinque anni (non si dice se l’incarico è rinnovabile).

OSSERVAZIONI
La Regione ha scelto di istituire Commissioni di livello provinciale invece che una sola commissione regionale.
Al di là dei membri di diritto, la Regione fa scelte precise all’interno delle possibilità date dal Codice sulla designazione degli altri membri, in numero di quattro.
A. In primis la Regione riserva alla sua scelta solo 2 dei quattro componenti aggiuntivi.
B. La Regione scarta la formulazione di scegliere all’interno di terne fornite dalle categorie esterne (università toscane, Fondazioni, Associazioni)
C. La Regione delibera che i 2 membri di sua nomina sono indicati dalla stessa Regione tra docenti universitari o “altri soggetti aventi particolare, pluriennale e qualificata professionalità ed esperienza nella tutela del paesaggio”. Nel testo regionale scompare il riferimento specifico a due categorie precisamente individuate dal Codice, ovvero le Fondazioni di promozione e tutela paesaggistica e le Associazioni portatrici di interessi diffusi (ad es. Italia Nostra, WWF…).
D. Il testo regionale formalmente non scarta esponenti di Fondazioni e Associazioni, ma non si impegna a scegliere anche nel loro ambito. La scelta della Regione non passerà attraverso le indicazioni ‘istituzionali’ fornite da Università, Fondazioni, Associazioni, ma sarà una scelta ‘sua’ propria, interamente autonoma, su singoli che hanno i requisiti richiesti dal Codice.
E. Il Codice afferma che tutti e 4 i membri aggiuntivi devono possedere i requisiti specifici di particolare, pluriennale e qualificata professionalità ed esperienza nella tutela del paesaggio. Tale requisito non è invece richiesto dalla Regione per i 2 membri la cui designazione viene delegata alla Provincia e al Consiglio delle Autonomie Locali (CAL) che sceglieranno tra “i responsabili degli uffici di pianificazione territoriale degli enti locali della provincia stessa” a cui non si chiedono nemmeno i requisiti di cui sopra. Questo comporta re-inserire nella Commissione paesaggistica membri coinvolti interamente nell’ordinaria pianificazione urbanistica, mischiando pericolosamente i due livelli che il Codice invece vuole tenere nettamente separati (v. punto successivo), perché i controllori non devono e non possono essere i controllati!


2. LE COMMISSIONI LOCALI PER IL PAESAGGIO

IL CODICE (artt. 146 e 148 d.lgs. 42/2004, modificato dal d.lgs. 157/2006)
Per le aree e gli immobili sottoposti a tutela paesaggistica, il Codice prescrive l’accertamento della compatibilità e il rilascio della specifica autorizzazione da parte regionale. L’art. 146, c. 3, del Codice prevede che le Regioni possono delegare la funzione autorizzatoria “alle province o a forme associative e di cooperazione degli enti locali in ambiti sovracomunali…al fine di assicurarne l’adeguatezza e garantire la necessaria distinzione tra tutela paesaggistica e le competenze urbanistiche ed edilizie comunali”. Le autorizzazioni paesaggistiche possono essere delegate ai singoli Comuni solo ed eventualmente dopo l’approvazione definitiva del piano paesaggistico (elaborato in sinergia con i Ministeri) e dopo il conseguente adeguamento degli strumenti urbanistici comunali. In caso di delega ai Comuni rimane sempre vincolante il parere della Soprintendenza.
L’art. 148 del Codice prescrive che entro il 31.12.2006 la Regione promuova l’istituzione e disciplini le Commissioni locali per il paesaggio, di supporto ai soggetti sovracomunali delegati in materia di autorizzazione paesaggistica: “Le Commissioni, competenti per ambiti sovracomunali, in modo da realizzare il necessario coordinamento paesaggistico, sono composte da soggetti con particolare, pluriennale e qualificata esperienza nella tutela del paesaggio”.

LE NORME REGIONALI TOSCANE (L.R. 1/2005 art. 89)
Nella L.R. 1/2005 si assegnano ai Comuni il controllo e la gestione della tutela paesaggistica attraverso le Commissioni comunali per il paesaggio. L’art. 89 della L.R. lascia pressoché inalterata la composizione di queste Commissioni rispetto alle norme precedenti, formate da “esperti in materia paesistica e ambientale”, da scegliere dai Comuni tra i professionisti iscritti da 5 anni agli albi professionali degli architetti, agronomi, ingegneri, geologi, tra i docenti universitari etc. Questa formulazione contrastava già con la prima stesura del Codice (che all’art.148 prescriveva che i soggetti delle Commissioni fossero esperti nella tutela del paesaggio), ma oggi è del tutto incompatibile con i nuovi artt. 146 e 148 del Codice. E’ incompatibile (e quindi illegittima) la delega paesaggistica alla scala comunale, ma è incompatibile anche la composizione delle Commissioni stesse che devono essere formate da soggetti con particolare, pluriennale e qualificata esperienza nella tutela del paesaggio, non semplicemente da professionisti del mattone.

OSSERVAZIONI
Ad oggi non abbiamo traccia di modifiche della legge regionale in adeguamento al Codice su questo punto. Certo è che la Regione dovrà adeguarvisi e (si spera) in modo più coerente e legittimo rispetto a quanto fatto con le Commissioni regionali propositive per la tutela (v. sopra). Certo è, ancora, che le Commissioni comunali attuali sono risultate per niente efficaci nel controllo degli interventi in zone paesaggisticamente tutelate. Se qualcosa del paesaggio toscano si è salvato questo è dovuto soprattutto a qualche intervento a posteriori delle Soprintendenze che sono riuscite (ma sempre meno) a fermare quello che le Commissioni hanno lasciato sempre passare. Filiazioni dirette dei Consigli Comunali (con due membri indicati dalla maggioranza ed uno dalla minoranza), hanno mostrato di avere negli Amministratori che li hanno nominati i loro diretti referenti e ad essi rispondono. Non solo, ma con l’entrata in vigore della L.R. 1/2005, a seguito dell’adozione della locuzione generica “il Comune” all’interno dell’art. 89, si è arrivati all’interpretazione che la scelta e la nomina dei componenti di queste Commissioni è spettante non al Consiglio Comunale, ma addirittura alla Giunta. Così le Giunte di diversi Comuni (tra i quali anche un capoluogo di Provincia come Lucca con Del. G.M. 127 del 26.5.06) hanno proceduto a rinnovare la composizione di questi Organismi… senza alcuna reazione da parte della Regione Toscana! Occorre una immediata e chiarificatrice modifica della LR.1/2005 su questo punto.
Per garantire un vero controllo sugli interventi in aree paesaggisticamente protette, inoltre, dovrebbe prevedersi l’acquisizione preventiva del parere ambientale da parte delle Soprintendenze e delle Commissioni anche sui piani urbanistici attuativi che interessano parti di aree sottoposte a tutela (e non solo a posteriori sulle singole concessioni edilizie)…Senza questo…non andremo in alcuna direzione! Perché nessuno, nemmeno una Soprintendenza avrà la forza di annullare un piano già approvato e che ha mosso e reso raggiungibili enormi interessi economici.


postato da: gruppo17 alle ore 11:57 | link | commenti
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