
Vi chiederete per quale motivo ItaliaNostra abbia voluto dedicare un convegno e poi intitolare un Parco urbano a Crotone al suo primo presidente nazionale, Umberto Zanotti Bianco. 
Iniziative
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I PARCHI IN PERICOLO!
Sta progressivamente calando l'attenzione delle Amministrazioni comunali per i 6 Parchi della Val di Cornia (Livorno) e per quel magnifico ambiente. Ecco un'allarmata nota sottoscritta da Italia Nostra Toscana, WWF e Legambiente e inviata a tutti gli Enti interessati.
La Val di Cornia è una terra in cui, in passato, è stato possibile resistere alle lusinghe di enormi speculazioni immobiliari (1.800.000 mc. sul promontorio di Populonia!), rimuovere interamente lottizzazioni come quella del bosco della Sterpaia (180 ettari sul mare di foresta umida maremmana, con oltre 2.000 costruzioni) e in cui, grazie alle scelte di tutela compiute dai Comuni con i piani urbanistici, ha preso avvio un innovativo progetto di valorizzazione integrata di beni culturali e ambientali, noto come “sistema dei parchi della Val di Cornia”. Un progetto per la cui realizzazione e gestione è stata costituita un’apposita Società, nota in ambito nazionale per avere saputo integrare competenze istituzionali nazionali, regionali e locali, compreso il rapporto con la ricerca scientifica, conferendo al progetto di valorizzazione culturale anche una forte valenza di qualificazione dell’economia locale.
Ma è proprio l’incoerenza che rischia oggi di mettere in difficoltà quel progetto, nonostante la forte riaffermazione del sistema dei parchi contenuta nel recente piano strutturale d’area, purtroppo limitato a soli tre Comuni dei cinque della Val di Cornia.
Il conflitto tra il parco archeo-minerario di San Silvestro e la cava di calcare di Monte Calvi, emerso apertamente e pubblicamente nel 2006 con mine che hanno proiettato pietre sui visitatori e con un camion che è precipitato sui sentieri, ha portato alla chiusura di siti archeologici valorizzati negli anni passati e meta di visite dal 1996. Questi episodi hanno evidenziato errori nelle scelte del Comune di Campiglia M.ma che, dopo avere aperto il parco, ha creato anche le condizioni per un più intenso sfruttamento della cava ed ha approvato piani di coltivazione che mettono a rischio zone del parco su cui lo stesso Comune ha investito ingenti risorse finanziarie, sia proprie che della Comunità Europea.
A Piombino, dopo la lotta all’abusivismo e la nascita del parco naturalistico costiero della Sterpaia, il Comune non sembra rendersi conto dei fenomeni di degrado della duna e propone di realizzare nuovi parcheggi in una situazione in cui, con i 4.000 già realizzati, si registrano affluenze sulle spiagge doppie rispetto a quelle ritenute ammissibili da una specifica direttiva della Regione Toscana.
A San Vincenzo, dopo una grave scelta di urbanistica contrattata che ha portato a prevedere, negli anni ’90, la costruzione di un grande albergo nei 650 ettari della tenuta agricola di Rimigliano (originariamente destinata a parco), il Comune non sembra saper compiere scelte appropriate e sembra che si rischi addirittura di aggravare la situazione.
Nel territorio, inoltre, ci sono emergenze di archeologia industriale a rischio di demolizione (tra cui l’altoforno dei primi del ‘900 nello stabilimento siderurgico di Piombino e la stazione di carico del calcare a San Vincenzo progettata da Pierluigi Nervi) che, nella logica di valorizzazione culturale dell’area, meriterebbero di essere salvaguardate ed integrate nel progetto dei Parchi.
In questi mesi, da più parti e dalla comunità scientifica, sono stati lanciati appelli affinché gli stessi Comuni che hanno meritoriamente promosso quei parchi, sappiano anche oggi trovare le vie giuste per tutelare il patrimonio e rilanciarne il progetto di valorizzazione a partire dalla Società dei Parchi. Purtroppo sembra che oggi questo “strumento altamente specializzato” anziché come valore, sia visto dagli stessi Comuni come un fastidio, riducendo così, oggettivamente, anche l’efficacia delle loro politiche contro la pressione delle cave, degli immobiliaristi e di coloro che puntano su un uso intensivo delle coste, a tutto discapito di serie e rigorose politiche di tutela.
La cosa ci appare tanto più assurda se si pensa che il patrimonio dei Parchi è divenuto un fattore competitivo per la qualificazione dell’economia ed è così percepito anche da molte imprese turistiche della zona che hanno iniziato un florido cammino.
E’ invece necessario, a nostro giudizio, difendere e rilanciare quest’esperienza attraverso:
- immediato adeguamento dei vincoli per comprendervi tutto il patrimonio culturale della Val di Cornia, anche quello fuori dai perimetri dei Parchi;
- rigorosi indirizzi urbanistici tesi a garantire la conservazione del patrimonio culturale ed ambientale;
- forte rilancio della ricerca scientifica e dell'innovazione applicata ai beni culturali, estendendo il rapporto tra Società dei Parchi ed Università;
- valorizzazione delle professionalità maturate e ulteriore potenziamento di personale adeguato per permettere alla Società dei Parchi di svolgere quella funzione di raccordo ed integrazione tra pianificazione territoriale, ricerca, conservazione e valorizzazione del patrimonio che, fino ad oggi, è stato l’aspetto assai positivo di questa esperienza.
Per queste ragioni, e per le speranze che l’iniziativa dei Parchi della Val di Cornia ha suscitato in ambito nazionale, Italia Nostra rivolge un appello a tutti gli Enti in indirizzo, affinchè si adoperino per la difesa ed il rilancio di una apprezzabile esperienza di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.
Iniziative
UN MOSTRO SUL LAGO/2
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Questa la nota che Italia Nostra ha inviato il 19 febbraio 2007 ai Ministeri dei BB. CC. e dell'Ambiente e a tutti gli altri Enti interessati sull'impatto del nuovo teatro pucciniano a Torre del Lago, chiedendo una revisione del progetto per renderlo compatibile con il piatto ambiente lacustre.
Nicola Caracciolo
Presidente Consiglio Regionale Toscano di Italia Nostra
Mariarita Signorini
Consigliere nazionale di Italia Nostra
Roberto Mannocci
Consigliere nazionale di Italia Nostra
Antonio Dalle Mura
Presidente Italia Nostra, sezione Versilia
In data 2 febbraio u.s. i sottoscritti, su invito di soci di Italia Nostra e di cittadini, insieme al nostro Presidente Carlo Ripa di Meana, hanno effettuato un sopralluogo a Torre del Lago, ove è in avanzata fase di costruzione, proprio sul Lago, il nuovo teatro all’aperto dedicato a Giacomo Puccini.
Vogliamo ricordare che il lago e il padule sono i luoghi pucciniani, tanto cari al Maestro che, proprio dove questi s’incontrano volle vivere. E, addirittura, nella sua casa sul lago che tanto amava – e che di volta in volta definì Turris eburnea, vas spirituale, Eden empireo – volle anche essere sepolto.
Purtroppo, di questi luoghi, da tempo si è fatto e si va facendo scempio.
Le acque del lago, che il Parco San Rossore, Migliarino, Massaciuccoli stenta a difendere dall’aggressione della speculazione edilizia, sono oggi inquinate da un veleno che ne distrugge progressivamente la vita, la cui poesia e musicalità il Maestro sapeva cogliere e offrire a tutti con le sue opere.
La visita, che abbiamo fatto lo scorso 2 febbraio, ci ha amaramente sorpreso per la constatazione dell’enorme impatto ambientale della nuova struttura edilizia, costruita sulla riva e accompagnata da un pesante sistema di torri in cemento che, a nostro giudizio, sono insulto e ferita a quei luoghi così preziosi, in cui, proprio per la loro natura insieme dolce e selvaggia, il Maestro vedeva il suo Eden empireo.
Come riferimmo nella conferenza stampa convocata in quella occasione la struttura di quelle torri cementizie le rende più degne di un cementificio piuttosto che attrezzature di un teatro. Giudizio sicuramente duro, ma che non possiamo fare a meno di emettere e di ripetere.
Con questa nota torniamo sull’argomento chiedendo a tutti gli Organismi competenti e responsabili dell’iniziativa (in sé apprezzabile perché si prefigge di celebrare la figura di Puccini con un vero teatro a lui dedicato in sostituzione di una struttura precaria e assai indegna) a un ripensamento del progetto e ad una revisione dello stesso per diminuirne l’inaccettabile impatto. Impatto tanto più deprecabile in quanto insiste, in una zona che fa parte di un parco naturale, su di un’eccezionale struttura lacustre che presenta grossi problemi ecologici e di sopravvivenza, ma che è anche (lo sottolineiamo) un parco “letterario” o “culturale” che dovrebbe essere mantenuto intatto per il suo legame profondo con la vita, gli svaghi e l’ispirazione del maggior compositore italiano del Novecento.
Per la progettazione di quella struttura, da tempo in programma, si sono interessati in tempi diversi personaggi noti dell’architettura nazionale (Portoghesi, Riani, Insolera), i cui apporti alla fine sembrano scomparsi nel progetto attualmente in realizzazione, condotto dagli Uffici comunali e che risulta assai più pesante di quanto prospettato nei plastici pubblicizzati prima dell’inizio dei lavori.
Vogliamo anche dire che sulla progettazione del Teatro, sull’affidamento e sull’iter del progetto – su cui ha avuto modo di intervenire anche il locale Ordine degli Architetti – esistono zone d’ombra che hanno provocato ricorsi presso il TAR della Toscana, tuttora in attesa di giudizio.
A proposito d’incongruenze, contraddizioni e scarsa chiarezza, per cui nessuno ha spiegato e neppure oggi spiega, vogliamo anche far notare che, sul sito web del Festival Pucciniano, è ancora ben visibile, ad esempio, (per lo meno era visibile fino a qualche giorno fa) come la struttura delle torri fosse estremamente leggera e trasparente composta da tralicci metallici che davano l’idea anche di poter essere smontati e rimontati all’occasione e che comunque non erano in grado di ostruire la visione panoramica della catena delle Alpi Apuane dal Belvedere sul lago come invece accade oggi.
Invece l’impatto – già gravissimo per le alte torri cementizie – sarà ulteriormente aggravato dalla copertura “leggera” che, sostenuta dalle torri, proteggerà il palcoscenico, né sarà minimamente mitigato dal ricorso a rivestimenti di materiali naturali (legno, cotto, giardini verticali secondo la moda del momento…).
Si afferma che dall’interno della nuova struttura iper-tecnologica e dai soppalchi in quota si apre una vista panoramica meravigliosa sul lago e sulle Apuane…
Sarà senz’altro vero, e non vogliamo neppure negare che il prodotto sia ad altissima tecnologia. Vogliamo però evidenziare quanto, dall’esterno, questa nuova “terrazza panoramica” interferisca sulla visione del lago e delle Apuane. Questa terrazza/teatro sarà l’unico punto, infatti, da cui non apparirà la ferita inferta al panorama del lago perché da ogni altro punto di vista emergerà l’estraneità della costruzione rispetto al piatto panorama d’acque, canali e falaschi.
Certo non appare consolante l’affermazione del Sindaco di Viareggio che contrappone a questa costruzione i guai ben maggiori che sarebbero derivati dalla speculazione privata che si tentava in quei luoghi. Bene ha fatto l’Amministrazione comunale a impedire quell’operazione, contro la quale si schierò la nostra sezione locale e contro cui intervenne la Soprintendenza. Ne diamo sicuramente e volentieri merito, ma questo non è sufficiente a qualificare l’intervento attuale come idoneo e rispettoso dei luoghi e di quello che ambientalmente e culturalmente rappresentano, aldilà di tutte le buone intenzioni di tutti gli Enti che hanno concorso all’iniziativa.
È ancora possibile fare qualcosa per mitigare l’impatto di una struttura indifferente al contesto e tutta tecnologicamente autoreferenziata, per celebrare Puccini nel 2008 nel modo più degno e rispettoso di quello che amava e che tutti noi amiamo! Questo siamo a richiedere.
Con l’occasione inviamo i migliori saluti.

Cronache
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IL BY PASS DEL GALLUZZO
Gli ambientalisti chiedono chiarezza
Comunicato stampa del 15.02.07
Dopo le notizie apparse sui quotidiani negli ultimi giorni e le critiche alla realizzazione del cosidetto By-pass del Galluzzo esposte a mezzo stampa, dal Capogruppo di Alleanza Nazionale del Q3 gli Ambientalisti tengono a precisare quanto segue:
- Il Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste della Toscana si è occupata delle opere di realizzazione della Terza Corsia Autostradale, ed in particolare del By- pass del Galluzzo, in seno al Comitato tecnico di Garanzia istituito dalla regione Toscana, fin dalla prima fase progettuale e ne ha sempre denunciato i limiti e le incongruenze dal punto di vista ambientale segnalando i possibili risvolti negativi sulla viabilità.
- Gli ambientalisti, molti dei quali con competenze specifiche in tema di trasporti e mobilità, hanno proposto anni fa un tracciato alternativo che avrebbe garantito un’opera più funzionale con minor consumo di territorio.
- Il tracciato attuale è quello progettato da Società autostrade e non è frutto delle “alzate di scudo degli ambientalisti”, i quali avevano presentato una proposta diversa ed innovativa, che avrebbe ridotto curve ed intersezioni, oltre a salvaguardare la valle della Greve dall’attuale impatto dell’opera, impatto che è ormai tristemente sotto gli occhi di tutti.
All’epoca avevamo proposto di indirizzare il by-pass più ad ovest in direzione di Scandicci dove un grande parcheggio sarebbe sorto insieme alla tramvia, che avrebbe intercettato utenti verso Firenze, limitando i flussi di veicoli in circolazione. Ma ragionare in senso di area vasta all’epoca sembrava ancora cosa da marziani. Ci fu l’opposizione dei Comuni di Scandicci e di Firenze, e nel frattempo fu approvato il centro commerciale Esselunga di via Senese proprio allo sbocco di via delle Bagnese.
Chiarita la verità (tutta documentabile) sulla nostra azione di Coordinamento delle Associazioni ambientaliste, ci sentiamo comunque di condividere alcune delle preoccupazioni sulla sicurezza del tracciato attuale, escludendo però l’idea assai fantasiosa di un suo raddoppio dato che non si tratta di un tratto autostradale ma appunto di un by-pass che s’immette sulla viabilità urbana.
In un momento in cui i Cittadini che abitano la valle sono sottoposti a livelli insostenibili di un impatto acustico, più volte da noi denunciato, e sono molto preoccupati dall’incremento dei flussi di traffico che arriveranno in zona, sarebbe assai più opportuno valutare adeguatamente tutte le problematiche e trovare soluzioni condivise ed efficaci senza fare dell’inutile demagogia.
Coordinamento Associazioni Ambientaliste dellaToscana
Alt, Amici della Terra, Legambiente, Lipu, Italia Nostra, WWF
Per info: 334-1162259 Mariarita Signorini
Contributi culturali
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LA CULTURA DEL PAESAGGIO
Evaristo Petrocchi, Consigliere nazionale Italia Nostra
La “densità”culturale ignorata del paesaggio italiano
I
Come spesso accade in Italia quando ci si trova di fronte a scempi di particolare rilevanza, anche il “caso di Monticchiello” in Toscana, nella Val d’Orcia, ha suscitato scandalo e numerose prese di posizione da parte di politici, personaggi di cultura, giornalisti, e lo stesso Ministro dei Beni Culturali, Rutelli, intervenuto ad un convegno organizzato dalle associazioni ambientaliste, nel prendere le distanze dagli interventi edilizi proposti ha addirittura ipotizzato di rimettere in discussione e modificare i progetti, almeno nelle parti più invasive e deturpanti, ancorché abbiano già ottenute le previste autorizzazioni ed anzi siano per giunta già iniziati i lavori. Con quali esiti non è dato effettivamente sapere visto che se abbiamo faticato enormemente anni per eliminare economostri che erano abusivi come il Fuenti nella scogliera amalfitana o l’edificio di Punta Perotti a Bari, figuriamoci se e quando sarà possibile ottenere un risultato soddisfacente per Monticchiello dove l’intervento è risultato perfettamente in regola. Né si può pensare che questo modo di intervenire a “cose fatte” per mitigare gli effetti di errori già compiuti possa tradursi prima o poi in una prassi “istituzionale” poiché certo sarebbe assai difficile ed anche di dubbia legittimità una eventuale rimessa in discussione di opere autorizzate dal punto di vista amministrativo trattandosi non già di correggere meri errori formali ma vere e proprie valutazioni soggettive e discrezionali sulla materia della tutela del paesaggio, andandosi incontro a ricorsi e contestazioni legali di incerto esito e lunga durata. Né ancora giova in tale situazione tornare solo a ricordare a viva voce che il sistema della tutela in Italia è debole, che le normative, a partire da quelle del 1939 sulla protezione delle Bellezze naturali e sulle cose di interesse artistico e storico, la n. 1497 e la 1089, per arrivare al vigente e recente Codice dei Beni Culturali del 2004 non garantiscono un controllo effettivo del territorio, il caso “Monticchiello” docet. Una constatazione di questo tipo è talmente ovvia se si pensa che se il sistema “tutela” italiano, che faceva capo una volta solo al Ministero dei BB.CC. ed alle Soprintendenze ed ora, per effetto delle note deleghe legislative (dal DPR n. 616/77 in poi), alle regioni ed ai comuni (di norma subdelegati dalle prime all’esercizio di tali funzioni), ha permesso ovvero non ha impedito lo scempio permanente di quasi tutti litorali delle coste italiane, edificati dagli anni ‘50 in poi anche nelle strisce di rispetto di 300 metri dalla spiaggia come nel 1985 ha previsto, anche se tardivamente, il decreto Galasso imponendo uno specifico divieto ex lege. E non parlo ed anzi non intendo riferirmi solo ai luoghi che paesaggisticamente sono i più noti, come la scogliera amalfitana o quella ligure, intendo invece far riferimento anche a quei chilometri e chilometri di costa che sul Tirreno e sull’Adriatico, e specie a ridosso delle grandi città, sono stati completamente edificati e lottizzati negli anni come “terra di nessuno”: il litorale romano, per fare qualche esempio, una volta bellissimo, Ardea, Pomezia, Tor San Lorenzo, Ostia, Lido dei Pini, Lavinio, Anzio, Nettuno e più giù fino a San Felice Circeo, dove percorrendo una volta l’“ardeatina” o la “Pontina” era possibile incontrare canneti, pinete, distese di campi di cocomeri, mentre si vedeva il mare fino all’orizzonte e le spiagge, di felliniana memoria, ospitanti talvolta chioschi prefabbricati di canne organizzati come ristoranti domenicali. Nell’Adriatico la situazione era identica, le strade litoranee permettevano la visuale aperta del mare, all’interno invece frutteti ed orti. Cosa esiste invece oggi intorno alle periferie o alle aree di sfogo delle grandi città come Roma, Napoli, Salerno, Caserta, Palermo o Siracusa o Taranto? Cosa è stato costruito sulle aree del “mare di Roma” o del “mare di Napoli” o di Taranto? Queste considerazioni non devono indurre peraltro in una facile operazione di recupero “nostalgico” di tempi andati che hanno ceduto il passo allo sviluppo incalzante del progresso. Sarebbe fuorviante liquidare queste riflessioni come “il mondo dei sogni perduti” in una realtà che è ben diversa nel suo quotidiano divenire ed accelera l’esigenza del consumo in tutti i suoi aspetti, ed in primis quello del territorio e del paesaggio come momento che è reso “cedevole” di fronte ad esigenze superiori di crescita e di sviluppo economico.
II
Ma qui sta il primo punto di equivoco grave che ha caratterizzato la storia d’Italia dagli anni ’50 in poi. Il paesaggio è stato è previsto come oggetto di tutela, fin nella Costituzione, all’art. 9, ma di questo concetto profondo non si è mai avuto una chiara e corretta percezione culturale né si mai chiarito come o con quali criteri o strumenti debba essere tutelato rispetto all’esigenza dello “sviluppo economico” che è stata presentata in genere come istanza contrapposta e, per certi versi superiore, a quella della tutela e della conservazione”. Si è finiti così a far percepire il paesaggio come mero “limite” allo sviluppo, uno sviluppo economico che, si dice, deve essere “sostenibile”. Non vi è legge regionale in materia urbanistica oggi che non ponga l’obiettivo dello “sviluppo sostenibile” come obiettivo essenziale di un equilibrato ed armonico assetto del territorio. I risultati sono del tutto scarsi perché anche in tal caso si tratta di nozione generica e discrezionale, la cui applicazione pratica è suscettibile di condurre, pur in nome dello stesso principio, a soluzioni opposte. E per tornare al caso “Monticchiello” vorrei ricordare che lo stesso sindaco insieme ad altri delle Val d’Orcia, ha sostenuto che la costruzione delle villette rappresentava un modo per ridare slancio all’economia locale ed impedire il crescente spopolamento di un paese. Secondo questi amministratori il paesaggio si tutela anche evitando che i paesi si spopolino e divengano luoghi abbandonati e dunque anch’essi, paradossalmente, si ritengono in un certo senso difensori del territorio e della conservazione della sua identità storica.
Da ciò si desume che il concetto di “paesaggio” non è stato ancora ben percepito, ossia non è adeguatamente transitato nelle coscienze degli italiani, complice anche un modo di far politica che si è basato più sulle grandi affermazioni di principio che sulla effettiva capacità di far crescere culturalmente un Paese che, da questo punto di vista, rimane ancora a scarsi livelli di progressione.
III
La prima considerazione dalla quale occorre partire è che il paesaggio italiano è un paesaggio estremamente “denso”, un territorio cioè dove la stratificazione nei secoli della cultura dell’uomo si è concentrata al punto tale che risulta difficile farla apparire in tutta la sua evidenza anche nei suoi lati che sembrano di minore importanza. Quello che ancora oggi predomina è infatti l’effetto “cartolina”, quello indotto dai grandi monumenti, dalle più note città d’arte, dagli innumerevoli beni artistici, dalle località turistiche più famose. Il “sostrato” comune di queste situazioni è in genere ignorato o sottovalutato: ed infatti ciò è dimostrato ineluttabilmente dal degrado urbano delle periferie, anche di centri storici importanti ed a grande valore storico ed artistico, dal consumo dilagante del contesto o cornice ambientale delle città, dalla visione sconsideratamente separata del centro storico rispetto alla periferia. Questi territori non presentano nessun pregio in un’ottica di mercato, sono solo aree da destinare al “consumo” funzionale allo “sviluppo”, come erano i campi, negli anni ’50 e 60, sui litorali dei mari italiani. Aree per favorire lo sviluppo edilizio e le speculazioni economiche. Se ciò è vero dovremo allora concludere che il paesaggio italiano va tutelato in ogni dove e non solo nei casi eclatanti di Monticchiello, Punta Perotti o il Fuenti che rappresentano anche facile passerelle per politici. Tutelare il paesaggio italiano significa innanzitutto percepire e far percepire il valore culturale di un territorio “denso” e cioè di un territorio che presenta nella sua interezza una forte concentrazione di elementi di cultura e di memoria. In questa prospettiva l’attenzione va rivolta alla riscoperta di ciò che è stato dimenticato o abbandonato per effetto di uno sviluppo assordante indirizzando l’azione proprio verso quelle aree e quelle zone dove, come i litorali del mare o le periferie delle città, non appare più percepibile quella densità culturale che è propria di ogni parte d’Italia. Ed è in tale riflessione che emerge anche l’insufficienza del postulato contenuto all’art. 131 del codice dei Beni Culturali laddove precisa che “la tutela e la valorizzazione del paesaggio salvaguardano i valori che esso esprime quali manifestazioni identitarie percepibili”. In realtà oggi la percezione dei valori che sono connaturati al paesaggio italiano, si deve presumere, dai fatti eclatanti esposti in narrativa, non manifesta e niente affatto percepibile: la tutela del patrimonio paesaggistico italiano deve tendere non solo a garantire la conservazione di ciò che ancora appare a tutta evidenza di valore, il bel monumento o il bel paesaggio da cartolina, ma soprattutto ciò che apparentemente non è percepibile come tale, ma che va riscoperto e valorizzato perché espressione di quella profonda densità culturale che appartiene a tutti noi e che caratterizza per intero il nostro territorio italiano.
Cronache
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FONTI RINNOVABILI/
Il ritorno di Carlo Rubbia
Il premio Nobel Carlo Rubbia ritorna in Italia come consigliere del ministro dell'Ambiente per le fonti rinnovabili.
ItaliaNostra Calabria aveva consegnato il 16 Gennaio scorso nelle mani del ministro Pecoraro l'appello-petizione, con numerose firme raccolte dal mese di giugno 2006 tra le sezioni ed in collaborazione con altre associazioni ambientaliste, a favore delle centrali Solari Termodinamiche ideate e progettate dal prof. Carlo Rubbia.
ItaliaNostra auspica che le affermazioni del ministro Pecoraro siano seguite da fatti concreti e che le preziose risorse forestali dei Parchi nazionali vengano finalmente tutelate e conservate e non più distrutte per produrre energia.
"... Il premio Nobel Carlo Rubbia torna in Italia e sarà consigliere del ministro dell'Ambiente per le energie rinnovabili. Lo ha annunciato lo stesso ministro, Alfonso Pecoraro Scanio, al termine di un incontro con il professor Rubbia. "Nelle prossime ore firmerò il decreto di nomina per il professor Carlo Rubbia a consigliere del ministro dell'Ambiente per le fonti rinnovabili". "Sono contento che il professore abbia accettato di dare un concreto contributo al lavoro del ministero per rilanciare le nuove tecnologie nel settore delle rinnovabili nel nostro Paese".
Vogliamo puntare decisamente sull'energia solare. Bisogna ripulire l'ambiente, salvare il clima del mondo ma soprattutto dare all'Italia energia pulita, rinnovabile e disponibile".
"Ringrazio il ministro dell' Ambiente, oggi l'attività continua".
Così il Premio Nobel, dopo l'accordo raggiunto per la nomina dello scienziato a consigliere per le energie rinnovabili. "Non va dimenticato - ha detto Rubbia - che l'Italia è un Paese che ha grande risorsa nel sole e il sole è qualcosa che noi dobbiamo poter utilizzare. E' l'unica forma di energia indigena che noi abbiamo e quindi - è giusto sviluppare una tecnologia di avanguardia ma anche una tecnologia di collaborazione con gli altri Paesi. Una tecnologia - ha concluso - che poi dovrà essere a disposizione di tutto il pianeta, inclusi i Paesi in via di sviluppo".
Questo l'appello/petizione al Ministro Pecoraro Scanio
"Sig. Ministro,
nei Parchi nazionali di Calabria, di Basilicata e di altre regioni italiane è in atto una continua aggressione al patrimonio naturale a causa di numerosi tagli che interessano vaste superfici forestali. Ciò avviene mentre si cerca di contenere in tutto il mondo l’effetto serra, così come previsto dal Protocollo di Kyoto, entrato in vigore il 16 Febbraio 2005, di cui ricorre il 10° anniversario l’11 dicembre.
Le pressioni localistiche, in assenza di un piano nazionale condiviso localmente, rischiano di snaturare i princìpi e le azioni delle leggi nazionali, vedi Legge 394/91 per l’Istituzione dei Parchi Nazionali, vanificando la stessa azione e credibilità del governo Prodi su questi temi centrali per il rilancio della società italiana. Questi temi, sig. Ministro, sono assai rilevanti per la partecipazione e la democrazia, non vanno sottovalutati o poco considerati, relegandoli come “politiche settoriali”.
Succede che i numerosi tagli realizzati anche in aree di tutela integrale dei Parchi nazionali, per scopi prettamente economici, mettono a rischio notevoli estensioni boschive, vere e proprie riserve di biodiversità e polmoni verdi del Pianeta. I nuovi vandali imperversano dovunque, distruggendo e speculando anche sulle cosìddette “energie alternative”.
Si vengono a distruggere preziose ed insostituibili risorse forestali fondamentali per la biodiversità e gli equilibri naturali, mentre l’energia solare termica e fotovoltaica, questa sì davvero pulita e rinnovabile, viene quasi del tutto ignorata in Italia.
A questo punto, le chiediamo di intervenire per salvare il nostro patrimonio forestale, tra i più importanti dell’Appennino meridionale e dell’area del Mediterraneo prima che sia troppo tardi, e
di impegnarsi affinché vengano ripresi quei progetti di costruzione di Centrali Solari Termodinamiche che il premio Nobel Carlo Rubbia aveva ideato e che sono attualmente fermi per mancanza di risorse finanziarie.
Confidando nel suo autorevole intervento, la salutiamo distintamente."
Associazione ItaliaNostra Calabria con molte sezioni e Consigli reg.
di ItaliaNostra e numerose associazioni ambientaliste calabresi e lucane
Segnalazioni
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APPELLO AL PAPA
Postiamo l'articolo apparso su Calabria Ora del 6 febbraio 2007
Segnalazioni
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Non è Calabria, non è Basilicata o Puglia: è sud della Campania infelix, nessuno si senta fuori luogo, si tratta di solidarieta'. Basta scrivere, discuterne, parlarne!
Solidarietà ai cittadini di Serre Persano (SA) e dei 20 comuni limitrofi che stanno protestando contro la decisione del Commissario per l'emergenza Rifiuti in Campania G. Bertolaso di aprire proprio a Serre Persano (vicino alla Oasi WWF, Lago di Persano, a pochi metri dal fiume Sele - acque di irrigazione a rischio infiltrazioni da discarica) una megadiscarica che mette in pericolo la salute di questi cittadini (che stanno già presidiando da circa venti giorni il sito giorno e notte) oltre all'habitat della LONTRA, protetta da norme specifiche di tutela "Direttiva Habitat" e dalla Convenzione internazionale di Berna!! La Provincia di Salerno ha votato ad unanimità una delibera in cui si chiede la provincializzazione delle discariche e nello stesso tempo si è fatta carico di indicare 4 siti da adibire a discarica. Pochi giorni c'è stata una riunione tra 20 sindaci di comuni limitrofi ed hanno deciso di andare a Roma martedì prossimo per esporre la questione al Presidente del consiglio Romano Prodi e/o al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. C'è già stata una riunione tra il Ministro Pecoraro Scanio, Bertolaso, l'Assessore all'Ambiente della Provincia di Salerno e Grazia Francescato che non ha portato nessun effetto. Intanto sia Prodi che Napolitano hanno ribadito piena fiducia a Bertolaso il quale sembra deciso a non abbandonare l'idea di portare i rifiuti di tutta la Campania a Serre. Ci sono azioni legali in corso messe in atto dall'Amministrazione locale poiché il commissario straordinario ha violato il trattato di Aalborg e ci sono state due interrogazioni parlamentari. L'assesore al turismo della Regione Campania ha scritto a Bertolaso una lettera in cui fa sapere che la Regione sta investendo nell'area circa 50milioni di euro per relizzare il Royal Golf di Serre - Persano. Nonostante questo la notizia non riesce a superare l'ambito regionale. Le varie associazioni ambientaliste stanno ignorando il problema. Proprio qualche giorno fà è arrivata la notizia che Bertolaso resterà sulla sua posizione.
Cliccare sull'icona per visualizzare il file con la mappa:

Iniziative
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UN MOSTRO SUL LAGO
Italia Nostra interviene con una conferenza stampa contro l'enorme impatto ambientale del nuovo teatro pucciniano a Torre del Lago.
Pubblichiamo il resoconto della conferenza come apparsa sulle pagine di alcuni quotidiani il 3 febbraio 2007.
L'ambiente lacustre naturale

Il nuovo teatro sul lago... senza parole!

Italia Nostra a Torre del Lago "Il nuovo teatro? Ecomostro"
di Fulvio Paloscia
3 Febbraio 2007, LA REPUBBLICA, Firenze
Nel mirino degli ambientalisti le quattro torri che sorreggeranno le luci e la copertura del palco. Anche il tempio di Puccini diventa un caso.
VIAREGGIO - Altro che teatro d´opera supertecnologico. Altro che casa prediletta dei melodrammi composti dal «Sor Giacomo». Per Italia Nostra la nuova arena all´aperto che sta nascendo sulle rive di Massaciuccoli e che, dal prossimo anno, ospiterà il Festival Puccini di Torre del Lago «è un ecomostro». «Uno scempio» dichiara Carlo Ripa di Meana, presidente nazionale dell´associazione ambientalista che, ieri mattina, ha effettuato un sopralluogo al nascente megauditorium insieme a Nicola Caracciolo, a capo della sezione toscana: tutti e due uniti nel bocciare soprattutto le quattro imponenti torri di cemento (l´altezza supera i 17 metri) che, sul palco, sorreggeranno luci e una copertura contro la pioggia. «Ricordano un cementificio» dice Ripa Di Meana, che si chiede: «Perché non costruire delle strutture effimere, smontabili al termine del festival, in modo da restituire al paesaggio almeno in parte la sua dignità?». Bocciatissime anche le dimensioni del teatro, «3500 posti in un ambiente come quello del lago sono fuori misura. Una via di mezzo tra stadio e Arena di Verona che deturperà un angolo di Versilia già ferito dai viadotti autostradali». Come intende intervenire Italia Nostra? «Portando il problema all´attenzione nazionale ma, allo stesso momento, cercando una massiccia adesione nei cittadini: dalla forte protesta locale scaturiscono sempre risultati soddisfacenti - dice Caracciolo - e ancora, percorrere la strada del dialogo con gli enti locali, Comune prima di tutto» perché, aggiunge Ripa di Meana, «la grandezza di un sindaco e dei suoi collaboratori sta anche nella capacità di dichiarare un proprio errore, e dalla volontà di correggerlo». Ricorsi al Tar? Ce n´è già uno, inoltrato nel 2004 da Rossella Giusti, capogruppo di Rifondazione Comunista in consiglio comunale: «Vi si denunciavano scorrettezze su come sono state condotte le gare, e si facevano rilievi sull´ubicazione dell´arena: le rive di un lago così malato da escludere ogni intervento edilizio» dice il consigliere. E´ ancora in attesa di sentenza è, fino ad oggi, è l´unica presa di posizione politica contro il teatro all´aperto di Torre del Lago.
«Italia Nostra è in clamoroso ritardo» commentano il sindaco di Viareggio Marcucci e Manrico Nicolai, presidente della Fondazione Festival Pucciniano; la disponibilità al dialogo c´è, ma su un punto non si transige: la collocazione del teatro in un´area diversa da quella attuale, tesi sostenuta anche da Simonetta Puccini, nipote del compositore mentre Katia Ricciarelli, in questi giorni in vacanza a Viareggio, ricorda la difficoltà di cantare «in quell´umidità che, in certe sere, si trasforma addirittura in nebbia»; dice di non voler entrare nel merito del nuovo teatro ma, a chi le mostra le foto dei lavori in corso, sussurra il suo disappunto. Le famigerate torri? «Stiamo vagliando l´ipotesi di affidare una copertura ad un artista, possibilmente di fama mondiale» dice Nicolai. Mentre Marcucci si chiede: «Dove erano i partiti politici e le associazioni ambientaliste quando i terreni dove sorgerà il teatro furono destinati alla costruzioni di alberghi e altri edifici che avrebbero potuto rappresentare il vero scempio? Non mi risulta ci sia stata opposizione ad un´operazione assai dubbia che la mia amministrazione ha evitato rilevando i terreni e destinandoli a ben altro utilizzo».
Quelle torri sono da buttare giù.
Italia Nostra contesta la nuova struttura per il Pucciniano
di Donatella Francesconi
3 Febbraio 2007 - IL TIRRENO
VIAREGGIO - Un grido d'allarme che parte da Torre del Lago, la frazione dedicata al maestro Giacomo Puccini dove nel 2008 vedrà la luce il nuovo Teatro della musica che non piace a Italia Nostra. Allarme perché «tutta la fascia costiera toscana è attaccata in maniera selvaggia dal cemento», come spiega Nicola Caracciolo, che dell'associazione ambientalista è presidente regionale. A partire proprio dalle torri che si innalzano dal palcoscenico sul lago di Massa-ciuccoli e che Carlo Ripa di Meana, presidente nazionale di Italia Nostra, boccia come «degne di un cementificio» un minuto prima di invitare Comune e Regione a trovare il modo di «buttarle giù». Dal canto suo, Caracciolo non risparmia neppure l'assessore regionale Riccardo Conti.
«Con lui - continua Caracciolo - abbiamo un rapporto molto cortese... ma onestamente non abbiamo ottenuto molto. Nonostante da anni cerchiamo di avviare un dialogo con la Regione e le autorità locali. Perché il territorio non può essere salvaguardato altrimenti».
Torre del Lago e le acque del Massaciuccoli (da ieri al 30° posto nella classifica dei luoghi da tutelare redatta dal Fondo dell'ambiente italiano) sono così malate - è stato ricordato a più voci - «che vi si trovano metalli pesanti in gran quantità e alghe cancerogene». Un elemento, lo stato di salute del lago, presente nel ricorso al Tar che nel 2004 Rifondazione comunista presentò per sollecitare un parere "terzo" su «gare, incarichi e consulenze varie», come ha ricordato nel corso della conferenza stampa di ieri la capogruppo in consiglio comunale, Rossella Giusti.
Perché la nuova struttura da 3.200 posti - fortemente voluta dal sindaco Marco Marcucci e dalla sua giunta in opposizione all'ipotesi di speculazione edilizia sulla penisola delle Torbiere - è stata sì concepita con l'ausilio di "padri" illustri (i diversi progetti degli architetti Portoghesi, Riani e Insolera), ma vedrà la luce per opera dei tecnici in forza al Comune di Viareggio. «Ci colpì fin dall'inizio - ha ricordato Simonetta Puccini, nipote del maestro, da sempre voce critica sul progetto - dove volevano posizionare il nuovo teatro». Che andava fatto - le fanno eco gli architetti Roberto Mannocci e Sara Cittì per Italia Nostra della provincia di Lucca - «ma non così a ridosso dell'acqua e neppure con quella platea così grande che non si giustifica».
Cemento, torri che interrompono il paesaggio del lago, l'intero palcoscenico che fende l'acqua: «Non si può andare avanti con queste forme di distruzione», è il giudizio di Nicola Caracciolo sulle caratteristiche peculiari del complesso progetto.
Immediata la replica del sindaco Marcucci, in difesa «di una struttura straordinariamente bella». Per quanto riguarda le torri «sono un aspetto della tecnologia di un teatro», ma - assicura Marcucci -«sono in corso sforzi da parte della Fondazione Festival pucciniano per mitigarne l'impatto». Il presidente, Manrico Nicolai, fornisce i dettagli tecnici: «A teatro pronto nel 2008 -spiega - partirà un secondo lotto di interventi. Relativi a un sistema innovativo di acustica e alla copertura del palcoscenico attraverso un reticolo di cavi. Alla fine, insomma, le torri non si vedranno più». Per finanziare la realizzazione dei due progetti - confermasi».
L'ultima parola è per il giudizio espresso dai vertici di Italia Nostra: «Brutte le torri?», commenta Marcucci: «È un'opinione di Ripa di Meana. Insensata».
Cronache
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PAESAGGIO/ L'accordo Toscana-MiBAC/2
Pubblichiamo il testo del protocollo di intesa tra Ministero dei BB.CC. e Regione Toscana in merito all'applicazione del Codice dei BB.CC. e PP.
Pubblichiamo anche il disciplinare tecnico che è parte integrante dell'intesa.
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Protocollo d'intesa:

Cronache
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Taglio di pini secolari lungo la strada che unisce Castiglione a Marina di Grosseto...
La Sezione di Castiglione della Pescaia di Italia Nostra non può non stigmatizzare il fatto che l'Amministrazione Provinciale di Grosseto stia procedendo senza sosta, lungo la strada che unisce Castiglione a Marina di Grosseto, al taglio di pini secolari appartenenti alla storica pineta già dei principi Chigi. Protestiamo contro l'insensibilità di questa decisione, tanto più che in realtà a parte pochissimi casi non ci sono problemi tecnici o di sicurezza che non possano essere risolti con altri metodi come avviene in tutti i paesi civili. È stata fatta la scelta più miope e più facile (oltre che autoreferenziale, dato che l'autorizzazione è tutta appannaggio della stessa Amministrazione Provinciale).
La questione dei pini è di lunga durata, e recentemente è venuta alla ribalta per una serie di incidenti mortali verificatisi nel 2006, con impatto delle auto spesso guidate da giovanissimi contro gli alberi che costeggiano la strada.
Certo la sicurezza delle persone deve venire al primo posto, e la Provincia è responsabile della viabilità e dunque della sicurezza delle strade, ma non può pensare di cavarsela in una materia così importante semplicemente tagliando un po' di alberi per tacitarsi la coscienza fino al prossimo incidente mortale. Il taglio dei pini in immediata aderenza alla carreggiata non risolve un bel nulla, visto che mette in gioco gli alberi della seconda fila, a tre o quattro metri dall'asfalto, e che nemmeno il più scellerato degli amministratori può in realtà pensare di creare una fascia di sicurezza larga una trentina o quaranta metri da ambo i lati della Provinciale, in una delle più belle pinete d'Europa.
Quello che rivendichiamo non è tanto che cessi il taglio delle piante ove necessario, ma che
1.I tagli siano "mirati" e limitati nel numero per quanto possibile
2.Vengano installati guard rail dove vi è pericolo e si stanzino subito per questo le risorse necessarie
3.Vi sia una maggiore presenza della Polstrada per dissuadere gli automobilisti da comportamenti pericolosi, specie nelle ore notturne, e che la Polstrada stessa possa sviluppare una serie di azioni di educazione alla sicurezza stradale, ivi compresa la rilevazione del tasso alcoolico all'uscita dai locali pubblici.
4.Venga effettuata una capillare azione di prevenzione e repressione della guida in stato di ebbrezza, e della somministrazione di alcolici e superalcolici in misura assolutamente eccessiva da parte di ristoratori senza scrupoli, specie a giovani e giovanissimi in occasione delle cene scolastiche. Vi sono in provincia locali "famosi" per questo disgustoso primato.
Certo è più difficile fare prevenzione ed educazione stradale che tagliare degli alberi, ma certamente gli assessori presi dall'ansia del fare (e del far vedere che si fa), non possono pensare che questo comportamento barbaro passi sotto silenzio. Ci aspettiamo da loro, sotto l'impulso del Presidente Lio Scheggi, che diano una rapida sterzata al loro modo di amministrare, visto che peraltro si tratta della stessa Amministrazione che l'anno scorso per eliminare il parcheggio nei mesi estivi lungo la carreggiata ha avuto la luminosa pensata di far scavare una fossa profonda mezzo metro per svariati chilometri subito accanto all'asfalto, fossa che in caso di sbandata potrebbe rivelarsi, quella si, pericolosissima.
Il semplice taglio delle piante è un inutile scempio.
Guido Orlandini, Presidente Italia Nostra Sezione di Castiglione della Pescaia
L'Amministrazione provinciale di Grosseto, imperterrita e con azioni da commando, sta procedendo senza sosta al taglio di maestosi pini secolari appartenenti alla storica pineta dei principi Chigi. Questo scempio dura da decine di giorni nel più assoluto silenzio e nella più assoluta indifferenza. Vi chiediamo di far sentire la vostra voce contro questa Amministrazione la cui insensibilità è paragonabile a quella di qualche paese del Sud America o del Terzo Mondo. Non ci sono ragioni tecniche o di sicurezza che non potessero essere risolte con altre metodiche come avviene in tutti i paesi civili.
È stata fatta la scelta più scellerata e meno costosa oltre che autoreferenziata (l'autorizzazione è tutta appannaggio delle stessa Amministrazione Provinciale).
Lina Basta, Segretaria di Italia Nostra Castiglione della Pescaia
In Maremma c’è una nuova emergenza, stanno abbattendo a ritmi serrati i pini monumentali lungo la strada tra Castiglione della Pescaia e Marina di Grosseto, la Pineta è storica, era già documentata ai tempi dei romani e nel Medioevo.
C’è l’autorizzazione della Provincia di Grosseto: assessore alla viabilità Bovicelli (PRC).
La motivazione addotta è quella di evitare che qualcuno perda la vita nel caso d’incidente, cosa che purtroppo si è già verificata. La questione però oltre che drammatica è grottesca: secondo questa logica, che antepone un presunto motivo di sicurezza stradale, non rimarrebbe neppure una pianta lungo tutti i viali alberati, e andrebbero demoliti anche gli edifici troppo a ridosso delle strade e tutto ciò che potrebbe arrestare la folle corsa di qualsiasi veicolo, come se oggi non fossimo in grado di adottare altri sistemi come dissuasori di velocità o guard-rail idonei in una pineta così celebrata, paragonabile solo a quella del Tombolo di Pisa e alla Pineta di Ravenna, per la cui salvaguardia nacque una prima coscienza ambientalista già nel 1905.
Italia Nostra ha già annunciato una denuncia alla Procura della Repubblica, per danni al Patrimonio storico ambientale di un’area di eccezionale pregio naturalistico. Lo scempio di numerosi esemplari è ancora in corso, e sembra che, nel disinteresse dei più, già una quarantina di pini di enormi dimensioni siano stati abbattuti, mobilitiamoci subito per salvare almeno un altro centinaio di questi ‘patriarchi’, contrassegnati con un segno rosso, per evitare che facciano la fine dei loro simili.
Mariarita Signorini, Presidente Verdi della Toscana, Consigliere Nazionale Italia Nostra
REPUBBLICA NAZIONALE – Cronaca, pagina 29
Troppi scontri mortali su quella strada "È colpa dei pini secolari, tagliateli"
Grosseto, nella via i giovani si sfidano con le auto. La Provincia: non c´è altro modo
di farli rallentare.
FIRENZE - «Non c´è modo di farli andare piano, il numero dei giovani che si schiantano sugli alberi è insopportabile, allora abbattiamo le piante lungo la strada». Sergio Bovicelli, assessore alla Provincia di Grosseto espresso da Rifondazione Comunista, è risoluto sulla "sforbiciata" della pineta monumentale delle Collacchie, splendido tunnel di vegetazione accanto alla costa tra Marina di Grosseto e Follonica, una delle tre pinete storiche d´Italia assieme al Tombolo di Pisa e a Ravenna. La pineta è documentata dai tempi degli antichi romani, mentre solo da poco la strada che la attraversa è una pista di folli corse d´auto di giovanissimi. Ma siccome i ragazzi non ne vogliono sapere di rallentare, ecco che la Provincia butta giù i "patriarchi" secolari. È iniziata la cesura di 100-150 piante "pericolose", non solo gloriosi pini ma anche meno pregiati platani e acacie. Oltre che spregio all’ambiente, a qualcuno sembra una resa alla velocità attraverso il «miglioramento del circuito». Di fatto, Bovicelli conferma: «Era stato messo il secur-velox, il display che segnala la velocità delle auto, ma invece di rallentare i giovani lo utilizzavano per calcolare chi riusciva ad andare più forte. Lungo questa strada, tra Follonica eGrosseto, ci fanno le gare». In effetti la strada delle Collacchie è un campo di tante vite perse nella spola tra una discoteca e l´altra di Castiglion della Pescaia e Punta Ala. Ad aprile sono morti due giovanissimi di 21 e 18 anni. Ma Mariarita Signorini, presidente dei Verdi della Toscana e consigliere nazionale di Italia Nostra, che annuncia un esposto alla procura della Repubblica per danni al patrimonio ambientale di un´area di eccezionale pregio naturalistico, si ribella alla sfoltita della pineta per ragioni di sicurezza stradale. «È una motivazione drammatica e grottesca, hanno già abbattuto 40 "patriarchi", pensino piuttosto ad installare dissuasori della velocità» dice. «Già fatto il possibile» replica Bovicelli. «Ma con gli autovelox gli automobilisti si lamentavano per le troppe multe, le cunette sull´asfalto non si possono mettere perché insidiose per moto e ambulanze, i guard-rail intorno agli alberi sono più pericolosi delle piante stesse. Andiamo avanti col taglio di 100-150 piante che sono in contrasto col codice della strada e che sono nulla su una superficie boscata di decine di ettari. Ho ricevuto minacce di morte, ma niente al mondo mi farà tornare indietro: non voglio, domani, che un genitore mi accusi di aver ucciso suo figlio per non aver abbattuto una pianta». Maurizio Bologni