Cronache
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
NANTO (VI) - GLI ANNI DELL'ABBANDONO
Un convegno organizzato da Italia Nostra, Sezione Medio e Basso Vicentino
Cliccare sull'immagine per i dettagli
*
Per una più razionale consultazione di questo blog consigliamo
di visitarlo per CATEGORIE tematiche, il cui elenco è attivo
nella colonna destra dello schermo.
Usando la barra di scorrimento appariranno le note e gli argomenti
nell'ordine cronologico in cui sono stati postati.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------

Segnalazioni
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
ANTONIO CEDERNA: UNA VITA DI BATTAGLIE CIVILI A DIFESA DEL PATRIMONIO STORICO E CULTURALE ITALIANO
Una riflessione sul degrado delle città italiane e sullo scempio perpetrato ai danni del patrimonio storico e architettonico del nostro paese, ripercorrendo gli scritti e le denunce di Antonio Cederna, padre del movimento ambientalista in Italia e tra i fondatori di Italia Nostra.
Giovedì 10 maggio 2007 ore 18.30 - Villa Belgiojoso Bonaparte,
Salone delle Colonne - via Palestro, 16 - Milano.
Cronache
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
LIRICA, INDAGINE DEL MINISTERO SULLE TORRI DEL NUOVO TEATRO
Laura Marchetti. Il sottosegretario: mi risultano non rispettati alcuni parametri ambientali.
Il Tirreno, Cronaca di Viareggio 22/4/07
TORRE DEL LAGO. Ridotte al minimo e in metallo rivestito da speciale legno lamellare. Sarà il nuovo volto delle due torri sceniche, lato lago, del nuovo Teatro della musica. Che il ministro Rutelli ha inserito nel censimento dei casi più critici in Italia.
Il clamore suscitato dalle posizioni di Simonetta Puccini, nipote del maestro della lirica, e da Italia Nostra e la conseguente decisione del ministero dei beni culturali di considerare le torri del costruendo teatro tra gli “ecomostri” hanno portato ieri, sul Belvedere, le telecamere di “Ambiente Italia”, trasmissione di Rai Tre.
Il ministero. In diretta da Roma, Laura Marchetti - sottosegretario, con delega al paesaggio, al ministero retto da Rutelli - non ha avuto parole tenere per la costruzione sorta sulle rive care a Giacomo Puccini: «Sulle rive del Massaciuccoli - ha dichiarato Marchetti - l’ambiente non è uno sfondo e non ci può essere differenza alcuna tra natura e cultura». Su quello che ritiene «un oltraggio», Marchetti ha annunciato che il ministero «sta indagando, perché mi risultano non essere stati rispettati alcuni parametri ambientali».
Risponde il sindaco. Un’affermazione che suscita una secca replica da parte del sindaco Marco Marcucci. Il quale, a telecamere spente, dichiara: «Ho un grande desiderio che vorrei fosse esaudito: quando un sottosegretario teme irregolarità quali che siano, il giorno dopo vada in ufficio e se ha detto una sciocchezza si scusi».
Replica Italia Nostra. A sostenere la tesi di Marchetti, sono i rappresentanti di Italia Nostra. Per Nicola Caracciolo (presidente regionale) - secondo il quale «quando un progetto nasce male è bene dimenticarlo»
- e Maria Rita Signorini (esponente nazionale) il teatro della lirica è venuto su «senza poter dimostrare di aver avuto una valutazione di impatto ambientale positiva».
Le spiegazioni del Parco. Un’affermazione alla quale ha risposto direttamente il presidente del Parco di Migliarino-San Rossore, Giancarlo Lunardi: «Il teatro ha ottenuto la sola valutazione di incidenza ambientale, perché la legge numero 79/1998 della Regione Toscana non prevede la “Via” citata da Italia Nostra». La differenza è presto detta: mentre il primo documento è uno «studio di incidenza a salvaguardia della biodiversità», come spiega ancora Lunardi, la valutazione di impatto ambientale «si occupa anche di quale rapporto avrà col paesaggio ciò che si andrà a costruire», come sottolinea Italia Nostra.
«Per una struttura del genere, con così tanti metri quadrati di cemento sulla riva del lago - insiste Maria Rita Signorini - non poteva non essere richiesta un’analisi di come finiva per essere inserita nel paesaggio circostante».
A spingere sull’acceleratore in questo senso - è il senso del dibattito improvvisato a fine trasmissione - avrebbe dovuto essere il governo.
Legno contro cemento. A prendersi la responsabilità, pochi giorni fa, di annunciare l’abbattimento delle due torri lato lago e la loro sostituzione con due elementi più bassi e più fini, era stato il sindaco Marcucci. Che davanti alle telecamere di Rai Tre, ha confermato la scelta spiegando: «Saranno due strutture in acciaio e legno, molto più leggere». Un «compromesso», insomma, gli ha ribattuto Vittorio Sgarbi in collegamento da Milano» definendo «orrido» il cemento e spiegando che «le torri sceniche si costruiscono con il legno, del tipo più resistente, ma sempre legno. Perché niente degrada più rapidamente del cemento armato». Per il critico ed ex ministro, le quattro torri vista lago di Massaciuccoli «sono un cancro e un insulto alla memoria di Puccini stesso».
La parola a Simonetta. Simonetta Puccini, interpellata sul progetto di ridimensionamento delle torri e sulla copertura in legno lamellare, non si è sbilanciata né a favore né contro: «Bisogna vedere», è stata la risposta laconica alla quale è seguito un ribadire che «il Festival si è sempre adoperato per la riuscita della stagione musicale, ma è stato scelto male il luogo dove far nascere il teatro».
Dal punto di vista sentimentale, ha concluso la nipote del maestro, «fosse per me non vorrei nessuna torre. Per me il lago doveva restare com’era».
«Rispetto l’idea di Simonetta Puccini», è stata la risposta di Manrico Nicolai, presidente della Fondazione Festival Pucciniano: «La vera sfida - e ci tengo a ribadirlo - è però avere il teatro sul lago. Ed è perché crediamo in questo progetto che abbiamo accettato di rivedere le torri per ridurre l’impatto e la funzionalità». Al ministero dei beni culturali, Nicolai ha lanciato vai tubo catodico una proposta: arrivare a siglare «un accordo di programma per rivedere l’intera funzionalità del palcoscenico del nuovo teatro in funzione di un’acustica migliore». Da tempo il presidente della Fondazione coltiva l’idea di una «conchiglia acustica» sopra il palcoscenico: «Credo che, sia pur di tipo mobile, sia un accorgimento indispensabile».
Alla domanda sugli eventuali problemi, proprio sull’acustica, che il ridimensionamento di due delle quattro torri sceniche potrebbe causare, Nicolai glissa e si limita a commentare «bisogna capire che cosa vogliamo intendere per acustica».
Anche il primo cittadino, una volta finita la trasmissione, ha parole positive per le dichiarazioni di Simonetta Puccini: «Ho apprezzato - spiega - che sia Simonetta che Vittorio Sgarbi abbiano per così dire sospeso il loro giudizio. Mi pare confortante».
Il ricorso al Tar. Resta pendente sul capo del futuro teatro della lirica, nella frazione pucciniana, il ricorso al Tar presentato da Rifondazione comunista come ha ricordato la capogruppo in consiglio comunale, Rossella Giusti: «Il lago è un sito delicatissimo, un territorio umido che le leggi nazionali ed europee impongono di non stravolgere». Questo teatro - ha replicato Marcucci - «è inserito nei piani regionali di riferimento. E tutte le scelte sono state fatte passando per la conferenza dei servizi».
Su questo istituto dice la sua anche la rappresentante nazionale di Italia Nostra: «Sempre di più riteniamo - spiega Signorini - che le conferenze dei servizi altro non siano che grimaldelli per scardinare l’impianto legislativo esistente». Nient’altro, insomma, che «il luogo dove ci si ritrova unicamente per mettere nero su bianco che siamo già tutti d’accordo».
Sulle note di “un bel dì vedremo...” le luci della ribalta si spengono e altre voci la fanno da padrone sul Belvedere: quelle delle scolaresche in visita a villa Puccini dove il tempo, per dirla con la nipote, si è fermato.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Il Tirreno, Cronaca di Viareggio
Il consigliere Roggiolani: «Critiche anche per gli assessori distratti»
Chiamato in causa dal sindaco Marcucci che ha ricordato di aver preso ogni decisione relativa al nuovo teatro nell’ambito di quanto indicato dalla Regione, il consigliere regionale dei Verdi, Fabio Roggiolani, ha dichiarato: «È evidente che c’è stato, da parte di Parco e Regione un ritardo nell’intervento» che avrebbe dovuto portare ad uno stop preventivo del progetto così come oggi è sotto gli occhi di tutti. «Critico anche i miei assessori - ha detto ancora Roggiolani - che evidentemente sono stati distratti. Su una questione come questa occorreva sicuramente maggiore rigidità».
D.F.
Iniziative
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
LUCCA
CORTI RURALI E PAESAGGIO AGRARIO
Queste le Osservazioni presentate dalla Sezione lucchese di Italia Nostra alla Variante urbanistica specifica sulle corti rurali adottata dal Commissario prefettizio del Comune di Lucca con Del. 15 del 30.01.2007. Un addio a quel che resta del paesaggio agrario lucchese?
Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra Sezione di Lucca
1. La classificazione
La Relazione che accompagna la variante all’art. 46 del vigente R.U. afferma che lo studio di dettaglio costituito dalla schedatura delle corti rurali ha evidenziato che pochissime di esse sono rimaste ‘integre’ mentre la gran parte risultano alterate. Si viene pertanto a distinguere le corti agrarie in tre ‘classi ‘ a seconda del grado di conservazione: corti integre, corti parzialmente alterate, corti alterate cui corrispondono normative diverse (rispettivamente comma 46.3, comma 46.4 e comma 46.5.)
La prima osservazione che avanziamo è proprio nel modo in cui si è venuti alla classificazione. Non viene esplicitato infatti il criterio obiettivo che ha guidato l’analisi e la schedatura, quali sono i parametri presi in considerazione e i criteri con cui è stata definita la tipologia e che ha portato ad escludere o ad immettere alcuni casi singoli in variazione alle iclassificazioni del R.U.
Infatti i termini molto usati “storico” , “di nuovo regime” e “moderno” non portano esplicitato il loro significato né nella Relazione né nelle Norme e, forse, solo dalla lettura delle schede (che invece non contengono questa terminologia) si potrebbe pensare che “storico” è l’edificio anteriore al 1863, “di nuovo regime” è quello successivo al 1863 e anteriore al 1939, e “moderni” sono gli edifici successivi. Non sappiamo se questa è una nostra interpretazione/illazione! E’, questa, una grave carenza già presente nel R.U. che già facemmo notare tramite nostre Osservazioni.
Sorprende comunque l’inserimento del termine “di nuovo regime” (Norme, 46.4.1 e 46.5.1) che figura all’interno delle corti parzialmente alterate (4.2) e di quelle alterate (4.3) e non in quelle integre (4.1) (Norme, 46.3). Sembra che la presenza in una corte di edifici costruiti tra il 1863 e il 1939 (se è corretta l’interpretazione dei termini di cui sopra) sia stato un parametro che ha portato ad escluderla dalla classe delle corti integre. Questa interpretazione è avvalorata dalla Relazione ove (pag. 3, 2° capoverso) si afferma che le “corti rurali…… sono edifici rurali ….sorti in funzione della pratica agricola e realizzati approssimativamente fino all’Unità d’Italia”. Salvo successivamente contraddire quanto asserito (Relazione, pag. 5, ultimo capoverso): “….è nella seconda metà del XIX secolo che si può assistere ad un significativo e progressivo aumento del numero delle corti……”.
A nostro giudizio, poi, è da considerare “storico” ogni edificio antecedente l’ultimo dopoguerra (la data dei 50 anni è parametro ordinario di riferimento anche della tutela dei beni culturali) pertanto la differenziazione dell’epoca storica di costruzione ha valore come fatto conoscitivo, ma non può influenzare l’eventuale maggiore o minore possibilità di trasformazione, trattandosi comunque di edifici storici.
Osservazione
Si richiede, per chiarezza e completezza, che la Relazione o le Norme siano integrate dalla definizione dei termini “moderno”, “di nuovo regime” e “storico” mettendoli in relazione diretta e coordinamento con quanto indica la legenda delle Schede.
Inoltre chiediamo che le Corti Pistelli (S. Alessio) e la Corte Pistelloni (S. Anna) ….che sono tra i maggiori insediamenti a corte del territorio comunale siano inseriti nella categoria 4.1 (corti integre) perché il loro grande interesse architettonico ne rende urgente un recupero ed è necessario impedirne l’ulteriore stravolgimento o trasformazione.
2. L’ambiente e il paesaggio agrario
Altro aspetto per niente presente nell’analisi condotta, se non con una limitatissima integrazione dell’ultima ora, è il parametro dell’ambiente agrario in cui le corti sono o non sono inserite. Nel classificare le corti nelle tre classi si sono considerati soltanto gli aspetti architettonici, le trasformazioni subite dall’edificato vero e proprio della corte. Né le Schede, né gli altri elaborati accennano al tipo di paesaggio o ambiente in cui la corte è inserita e quale rapporto questo ambiente ha con la corte stessa. Ogni manufatto corte è considerato e analizzato come fosse a sé stante. La variante sembra composta di mille singole microvarianti puntiformi per ogni elemento corte cui poi sono state date norme accomunate, ma non ha i caratteri di una variante urbanistica che coinvolge gran parte del territorio comunale. Per questo, il paesaggio e l’ambiente in cui le corti sono inserite non hanno costituito un parametro di valutazione né, nonostante la sua importanza, hanno influito nella valutazione del valore testimoniale di questi insediamenti storici. Per maggiore chiarezza facciamo un esempio (v. allegati fotografici): esistono corti, soprattutto nell’ambito di Carignano e S. Alessio o a Fagnano, che dalla schedatura condotta dall’amministrazione risultano classificate 4.2 ovvero parzialmente integre. Ma se consideriamo come le stesse sono ancora inserite in un ambiente ancora quasi integralmente agricolo le rende nel loro insieme e insieme al contesto testimonianze da proteggere e valorizzare (e magari recuperare) forse ancora di più che una singola corte. Se la variante non si pone lo scopo soltanto di classificare le corti in modo da individuare quali trasformazioni interne rendere possibili, ma si prefigge, come finalità dichiarata, di tutelare dall’ulteriore cancellazione l’insediamento a corte, deve tutelare questa forma urbanistica di sistema agrario ove è ancora possibile e ove questo sistema è ancora riconoscibile. La corte si tutela effettivamente proteggendone anche il paesaggio agrario che la circonda e che la mette in relazione con gli altri insediamenti similari.
Notiamo che il termine paesaggio agrario non compare mai negli elaborati della variante.
Né ci sembra sufficiente l’introduzione delle “aree di rispetto del contesto ambientale” (comma 46.3.4) , aggiunte a mo’ di postilla e, ci si permetta, di tappabuchi a tutta una ricerca che mai ne ha tenuto conto. Tra l’altro questi limiti di rispetto vengono applicati solo ad una decina di corti del 1° tipo (4.1), in un’estensione così ridotta (a volte un singolo metro) da apparire risibile e ininfluente. Il tutto senza alcun accenno (anche in questo caso) ai criteri seguiti nella loro stessa individuazione.
Se solo in queste aree di rispetto sono previsti divieti assoluti per “qualsiasi tipo di costruzione anche precario” e in tutto il restante territorio questo invece è possibile, la variante non darà alcun contributo alla conservazione e valorizzazione del sistema delle corti lucchesi.
Ove questo è rimasto ed è leggibile (insediamenti a corte inseriti nel paesaggio agrario, come negli ambiti amplissimi di Monte S. Quirico, S. Alessio, Carignano, Fagnano…. e nei pochi altri casi rimasti.) è su di esso, nella sua ampiezza e globalità, che devono applicarsi i principi dell’area di rispetto, al di là della classificazione specifica delle singole corti che compongono il sistema.
Osservazione
Si richiede, per i motivi su esposti, che la variante urbanistica venga integrata da un supplemento conoscitivo relativo all’ambiente agrario in cui le corti sono inserite e che, sulla base di questa nuova analisi, si individuino le ampie aree e i casi in cui lo storico “sistema” di insediamenti agrari a corte è ancora riconoscibile per tutelarlo dall’aggressione di nuove costruzioni (villette, condomini etc.) . Come riferito nella Relazione (pag. 10, secondo capoverso) osserviamo che anche per questi ambiti ed ampie aree che saranno così individuati, oltre che per tutte le singole corti classificate 4.1, siano attivate le procedure per l’inserimento nei beni tutelati come previsto dal Codice dei BB.CC. e PP. ( L.42/2004) e dall’art. 32 della L.R. 1/2005.
Cronache
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
ITALIA NOSTRA/ UN NUOVO PRESIDENTE
Giovanni Losavio è stato eletto oggi presidente nazionale di Italia Nostra. Succede a Carlo Ripa di Meana, recentemente dimessosi, alla guida dell’Associazione.
Giovanni Losavio, magistrato di Cassazione, è da quarant’anni impegnato in Italia Nostra per la salvaguardia del paesaggio e del patrimonio storico e artistico del nostro Paese. Ha accolto la candidatura nella prospettiva del superamento di situazioni difficili del recente passato associativo.
La sua figura di magistrato è elemento di garanzia nell’impegno dell’Associazione a contrastare attacchi che quotidianamente vengono portati ai beni culturali e paesaggistici, facendo sempre valere il principio fondamentale dell’articolo 9 della Costituzione che esige il prevalere dei valori di tutela su ogni altro interesse che ad essa si opponga. L’elezione di Losavio è un significativo passo avanti nel rilancio di un’Associazione benemerita, tutt’ora indispensabile per la cultura e la vita civile del Paese.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Cronache
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
L’opinione:
La Toscana rischia di perdere l’anima
L’Unità – Firenze 4 aprile 2007
Nicola Caracciolo, presidente Italia Nostra Toscana
Quale è la posizione di Italia Nostra sul Pit (Piano integrato territoriale)? Abbiamo, insieme al Wwf, presentato alcune proposte ed emendamenti che le autorità regionali hanno accettato di discutere. L'iter di approvazione del Pit è lungo e complicato. Siamo felici che la Regione sia disposta a prendere in considerazione il nostro punto di vista, così come ringraziamo l'Unità per l'ospitalità che ci offre. Sono sempre stato un sostenitore in Toscana del dialogo tra ambientalisti e istituzioni, ed evidentemente un giudizio definitivo sul Pit sarà possibile solo quando avremo davanti un testo preciso. Per ora stiamo a vedere. Comunque abbiamo molte critiche e molte preoccupazioni che sono state raccolte in un documento del Consiglio Regionale Toscano di Italia Nostra che si rifà ad un nostro convegno del dicembre a Firenze. La nostra linea è stata elaborata in collaborazione con alcuni "intellettuali" (il termine può essere talvolta considerato irritante) di indubbio prestigio accademico nazionale e internazionale. Penso tra gli altri a Vezio De Lucia, a Pier Luigi Cervellati, ad Alberto Asor Rosa. Nel recente passato, nel mondo occidentale, ci sono state varie e grandi esperienze riformiste. Cito alla rinfusa: New Deal di Roosvelt, la breve stagione kennediana, le esperienze del laburismo inglese e del Welfare State, il governo social-democratico di Willy Brandt in Germania. In ognuno di questi casi la sinistra ha ricercato la collaborazione di intellettuali più di quanto avvenga oggi in Toscana. Riccardo Conti, assessore all'urbanistica nella Regione, dimostra nell'interessante libro L'identità Toscana un'eccellente conoscenza dei "testi sacri", non solo italiani, del pensiero democratico e progressista moderno. Sbaglio pensando che tocchi a lui adoperarsi per evitare troppe contrapposizioni e troppe fratture?
Ma torniamo al Pit. Quali sono le nostre obiezioni alla prima bozza del progetto? Ci sembra che esso continui a dare poteri eccessivi ai Comuni, che non sempre hanno dimostrato la capacità di esercitarli con le dovute cautele. «Le nostre riserve», sta scritto nel documento scaturito dal convegno di Firenze, «riguardano ancora oggi da un lato le competenze di Regione, Provincie e Comuni, che comportano la rinuncia a precisi compiti di coordinamento e controllo da parte della Regione e quindi uno sbilanciamento eccessivo verso le autonomie locali. Dall'altro lato c'è anche la richiesta di una più rigorosa ed efficace disciplina del territorio agricolo che tanto peso ha nel paesaggio toscano». E si aggiunge inoltre: «Si rileva che nella bozza del Pit non si riscontrano né azioni, né efficaci disposizioni, né l'individuazione di procedimenti finalizzati a contrastare - al di là delle belle parole - l'edilizia diffusa e dispersa nei mille rivoli che portano alla rozza occupazione di significativi paesaggi toscani. Questo si manifesta con maggiore intensità nel sistema policentrico della Toscana (Firenze, Prato, Pistoia, Lucca e Firenze, Empoli, Pontedera) e sulla costa». Che debbo aggiungere? Sono un giornalista, non un urbanista, dirò quindi: ci sono in Toscana troppe costruzioni, troppi progetti di Grandi Opere e di pale eoliche, troppe cave, troppi inquinamenti di ogni genere. La regione sta rischiando di perdere il suo paesaggio, la sua identità, oserei dire la sua anima. Questa che denunciamo è una vera, grave emergenza.
Iniziative-
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
SCANDALO SERRE/ UN APPELLO AL MINISTRO
Ecco la nota del 5 aprile inviata al Ministro Rutelli per chiedere un intervento in merito alla trasformabilità delle serre in edifici di mattoni e cemento.
Roberto Mannocci, Consigliere nazionale di Italia Nostra
On.le Ministro,
ci riferiamo a quanto da Lei dichiarato durante la conferenza stampa del 17 marzo u.s. e che il Corriere della Sera, nell’edizione del 18 marzo, così sintetizzava: “Tutte le Soprintendenze competenti in materia di paesaggio dovranno comunicare entro 15 giorni alla Direzione Generale le emergenze e le criticità più rilevanti… il tutto allo scopo di disporre di una Carta del rischio paesaggistico, con il censimento dei disastri annunciati e di quelli in corso, al fine di consentire al Ministero di agire tempestivamente”.
Con questa nota vogliamo dare un contributo concreto a questa Sua meritoria iniziativa segnalando una situazione molto grave che si sta attuando nel territorio comunale di Lucca, ma che si sta estendendo anche in altre parti di Toscana mettendo in grande difficoltà il controllo delle Soprintendenze.
A Lucca, una norma del Regolamento urbanistico vigente approvato nel 2004, in coerenza purtroppo con le norme urbanistiche regionali, interpreta il volume delle serre agrarie permanenti come volume di annesso agricolo e, quindi, come vero e proprio volume edilizio. L’art. 34 del vigente Regolamento Urbanistico pertanto prevede che questi consistenti volumetrie, dismessa l’originaria funzione, possano tranquillamente trasformarsi in depositi e magazzini e anche, demoliti e ricostruiti, diventare condomini abitativi e villette residenziali.
Già l’Amministrazione comunale di Lucca ha autorizzato (Conc. Ed. 213 e 214 del Luglio 2006) l’abbattimento di una grande serra in località S. Macario e l’edificazione, in sua vece di 5/6 blocchi plurifamiliari sparsi nel lotto per un totale di 32 appartamenti.
Il colle di S. Macario, sottoposto a vincolo paesaggistico ai sensi della L. 431/85 come tutte le splendide colline lucchesi, a destinazione agraria, sarà così completamente snaturato paesaggisticamente anche per l’aggiuntiva trasformazione che verrà apportata con la viabilità di accesso, con la dotazione dei parcheggi e di tutto quello che consegue alle necessità di un residence che potrà nascere, assurdamente e in questo senso illegittimamente, in zona classificata agricola, con intervento diretto e senza alcuna variante urbanistica!!!
Ma questa di S. Macario è solo la prima di una serie di iniziative analoghe. La stampa di questi giorni ha riportato la notizia della richiesta di trasformare altre serre stabili sul colle di Monte S. Quirico (altra frazione collinare lucchese), situata nella sequenza delle chiuse di ville storiche, in 15 villette monofamiliari, anche qui in zona paesaggisticamente di pregio e vincolata dalla L. 431. … Ma si prospettano ulteriori trasformazioni…e non solo nel comune di Lucca…ma anche nei comuni limitrofi, a Pescia, a Viareggio e ovunque in Toscana.
Su questo pericolo assoluto è intervenuta la Soprintendenza lucchese giudicando assurda l’equiparazione del volume di una serra (senza fondamenta e con struttura rimovibile anche se stabile) ad un volume edilizio. Afferma di non avere strumenti a disposizione per impedire questi sfregi paesaggistici e di poter soltanto intervenire mediante correttivi come nel caso di S. Macario ove è stato a seguito del suo intervento che l’enorme volume monoblocco proposto con il progetto iniziale è stato suddiviso in più blocchi sparsi. A nostro personale giudizio il Codice dei BB. CC. e PP. in realtà assegna alle Soprintendenze il potere di esprimersi non sui correttivi, ma sulla sostanza dell’operazione giudicandola incompatibile (e quindi inammissibile) con la tutela di quel paesaggio. Comunque è chiara la posizione di debolezza delle Soprintendenze, costrette ad intervenire quando enormi interessi ecnomici si sono messi già in moto e l’autorizzazione del Comune è già attiva e il Collegio Ambientale, espressione del Comune cui la Regione ha delegato in toto il controllo dell’impatto ambientale che per legge ad essa spetterebbe, non fa altro che esprimere pareri favorevoli ad ogni intervento voluto dall’Amministrazione comunale che l’ha nominato.
Siamo convinti che la trasformazione delle serre in blocchi edilizi residenziali od anche (attraverso ulteriori cambiamenti resi possibili dai piani regolatori come quello lucchese) commerciali, di sevizi….etc.non è solo un problema paesaggistico, ma anche e sempre di funzionalità urbana e le considerazioni paesaggistiche non possono intervenire ove le serre sorgono in zona non così vincolata. E’ chiaro che è necessaria e urgente una nuova norma che metta in salvaguardia il territorio da queste assurde speculazioni derivanti dalla forzatura di norme urbanistiche regionali fortemente ambigue e lassiste, ma si rende necessario nell’immediato anche un intervento diretto di codesto Ministero, proprio nello spirito delle Sue dichiarazioni di cui all’inizio di questa nota.
On.le Ministro, il caso paesaggistico delle serre, scoppiato a Lucca e in espansione in tutta la Toscana, richiede una Sua azione tempestiva contro quello che è stato fatto e non concluso e contro quello che si sta per fare e questo Suo intervento sono sommessamente a richiedere, ritenendo di essere sostenuto in questa battaglia anche dalla locale Soprintendenza.
Allego alla presente copie estratte dalla stampa locale e materiale documentario attinente l’oggetto.
Con l’occasione invio i migliori saluti.
Iniziative
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
LUCCA/ LO SCANDALO DELLE SERRE
Assurdità urbanistiche: le serre agrarie possono riconvertirsi in volumi edilizi per ville od appartamenti. A Lucca Comune, Regione e Soprintendenza lo permettono. La denuncia di Italia Nostra, Lucca.
Roberto Mannocci, presidente della sezione di Lucca
Per noi quello che è accaduto, quello che sta per accadere e quello che accadrà a Lucca è uno scandalo! Qui si è scoperto infatti che chi possiede una serra stabile in disuso possiede un tesoro! Sia che la serra sia in pianura o in collina, in zona agricola o in zona vincolata paesisticamente, sia che sull’area gravi o meno il vincolo idrogeologico. A Lucca è stato scoperto che le serre sono “volumi edilizi” e in quanto tali liberamente trasformabili in volumi di magazzini e di abitazioni in cemento o in mattoni, ovunque si trovino. Si è cominciato nell’autunno scorso con un progetto di riconversione in frazione S. Macario, oggi si vogliono trasformare le serre in località Monte S. Quirico, domani certamente quelle di Saltocchio, dopodomani…
Tutti (eccetto i costruttori e qualche geometra) piangono lacrime amarissime a cominciare dai tecnici regionali e dall’Assessore regionale Riccardo Conti, gran laudatore delle normative urbanistiche della Regione, sia di quelle della L.R. 5/1995 che della nuova L.R. 1/2005. Ma mentre piangono allargano le braccia impotenti. Non affermano che correranno immediatamente a tappare un macroscopico “buco” nelle proprie normative di cui erano venuti a conoscenza sin dal 10 ottobre u.s. quando personalmente inviammo una lettera aperta al Presidente Martini sui vari possibili Monticchiello/bis e ove si raccomandava un intervento urgente sul caso specifico delle serre lucchesi!
E’ con questo assurdo urbanistico e paesaggistico che la Regione intende abolire la rendita e “ mettere a reddito il territorio”? O trattasi puramente e semplicemente di speculazione e danno ambientale liberamente permessi sul territorio toscano proprio dai sofismi normativi nei quali la Regione si sta crogiolando? O trattasi ancora di impossibilità di intervenire per l’assurda estrema libertà concessa alle Amministrazioni comunali in tema di territorio e di paesaggio?
Piangono e allargano le braccia anche alla Soprintendenza, ove affermano di avere le mani legate sia per i pareri sempre positivi degli inutili Collegi ambientali comunali sia per le normative vigenti che non darebbero loro alcuna possibilità se non quella di qualche correttivo estetico. In realtà le norme non permettono proprio quei correttivi cui si è ricorsi a S. Macario, mentre il nuovo Codice dei Beni Culturali dà la facoltà alle Soprintendenze di annullare quanto concesso dal Comune non solo per motivi di legittimità, ma anche per motivi di merito ovvero di compatibilità paesaggistica.
Piangono, e fortissimo, tutti i politici che hanno approvato un Piano regolatore spazzatura che distrugge centro storico, piana e colline! Ma anche loro promettono che non lo faranno più!
Non sappiamo se anche in Comune piangono! Tecnici e sub-Commissario a cui ingenuamente ci eravamo rivolti nell’autunno scorso ebbero il coraggio di dare la ben nota garanzia verbale che l’assurdità delle serre di S. Macario non potrà essere più replicata né a Monte S. Quirico, né a Saltocchio né da nessun’altra parte, per l’emissione immediata di salvaguardie.
E mentre parole e lacrime si sprecano, la speculazione e i guasti perenni al territorio si moltiplicano.
Italia Nostra non può assistere passivamente a questo scempio.

Le serre di Monte S.Quirico (Lucca)
Iniziative
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
BARGA/ L'OBBROBRIO NELLA VOLTA
Nota della sezione lucchese di I.N. per un intervento "altamente incoerente" eseguito dall'Amministrazione comunale di Barga all'interno del centro di uno dei "borghi più belli d'Italia", purtroppo con il benestare della Soprintendenza.
Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra sez. di Lucca
Barga si vanta, con merito, di essere uno dei borghi più belli d’Italia. E generalmente cerca di mantenere fede a questo titolo che, prima di tutto è da considerare un impegno.
Orbene questo impegno è miseramente franato per un intervento, di scala modesta, ma significativo: la ‘brutale’ copertura della Volta dei Menchi, passaggio coperto che caratterizza il centro storico. Qui un piano inclinato in ferro bianco e vetro inclinato a mo’ di falda, ne protegge una parte scoperta con la finalità di proteggere un maggior spazio destinato a mostre.
Architetti, ingegneri, Amministrazione comunale, Collegi ambientali e Soprintendenza... tutti si sono messi a studiare o ad avallare una soluzione che sembra estratta dal peggior catalogo preconfezionato e che taglia brutalmente e indifferentemente le archeggiature. E poco conforta il fatto che la struttura appaia in qualche modo removibile.
Non crediamo proprio di infierire con il nostro giudizio, ma il valore del luogo richiede un’immediata diversa soluzione che invitiamo i destinatari di questa nota a voler ricercare!

Iniziative
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
CAMPI BISENZIO/ CONTRO IL MALGOVERNO
La Sezione di Firenze di Italia Nostra ha sporto denuncia contro la Soprintendenza per mancato rispetto dei vincoli paesaggistici.
Ecco il resoconto de L'Unità, cronaca di Firenze, del 30 marzo 2007
Cliccare sull'icona per visualizzare il file
