Iniziative
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LUCCA/ VILLA NIEMACK... OCCORRE UN VINCOLO!
Questa la nota che la Sezione lucchese di Italia Nostra ha inviato alla Soprintendenza perché questa bella costruzione di inizi secolo venga tutelata dalle speculazioni!
Roberto Mannocci, presidente Italia Nostra, sezione di Lucca
Iniziative
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LUCCA/ SPECULAZIONE E DISTRUZIONE DI BENI STORICI


Segnalazioni
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100° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI CESARE BRANDI: UNA MOSTRA A ROMA
L'Associazione Culturale MONUMENTO-DOCUMENTO Onlus ha organizzato la mostra dal titolo: CONTRO L'OBLIO DEL RESTAURO CRITICO.
Rapporto sull'opera di Franco Minissi nell'ambito del restauro archeologico in Sicilia.
Cliccare sull'immagine per i dettagli

Iniziative-
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SOS PER LE AREE ARCHEOLOGICHE
DEL LAMETINO
Sezione ItaliaNostra di Lamezia Terme
La notizia, prevedibile e addirittura scontata, della violazione dei siti archeologici di Terina e dell’Abbazia benedettina di S.Eufemia non può che destare rabbia e sconcerto da parte della sezione lametina di Italia Nostra da pochi giorni costituitasi in città proprio al fine di contribuire alla tutela, conservazione e valorizzazione dei beni culturali e ambientali.
Si ripete un film già visto negli anni passati allorché campagne di scavi mordi e fuggi hanno lasciato i siti interessati all’abbandono e all’incuria.
Non si può dimenticare lo scempio irreparabile al sito archeologico (Ville romane) di Pian delle Vigne di Falerna, abbandonato ai rovi e alle sterpaglie, distrutto e cancellato dal fuoco.
Non si può dimenticare l’irresponsabile rovina causata nei mesi scorsi nell’area archeologica dell’abbazia cistercense di Corazzo, vicenda finita sotto inchiesta da parte della magistratura.
Ma, soprattutto, non si può tacere la leggerezza con cui sono state condotte le varie campagne di scavi a Terina. Ogni volta si è effettuato uno scavo, ma, finiti i soldi del finanziamento parziale, l’area è stata completamente abbandonata sicché il finanziamento successivo è servito ogni volta in gran parte per ripulire l’area dalla vegetazione e dai rifiuti.
Ci si chiede: a che serve avviare uno scavo archeologico ogni volta temporaneo senza che vi sia la programmazione e la messa in sicurezza dello scavo stesso? È questo il modo di valorizzare e salvaguardare la ricchezza archeologica della piana lametina? Che cosa visiteranno i turisti appassionati dei reperti archeologici della Magna Grecia?
Quanto si vede oggi a Terina lascia esterrefatti: la desolazione totale, l’incuria irresponsabile tipica delle discariche, resti di mura e pavimenti dell’antica colonia crotonese esposti non solo alle intemperie, ma anche al pascolo delle greggi e alle incursioni di vandali e bulli.
Ci auguriamo che, almeno per l’Abbazia, si corra subito ai ripari avviando davvero un piano di prevenzione e sicurezza del grande patrimonio che è emerso dagli scavi, effettuando con sollecitudine gli interventi di custodia, illuminazione e sorveglianza per cui esisterebbero i finanziamenti.
La Soprintendenza Archeologica non può continuare a latitare e a non sentirsi in colpa per quanto sta accadendo.
Segnalazioni
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ROMA/ A PROPOSITO DI VILLA ADA...
Pubblichiamo tre note elaborate dagli "Amici di Villa Ada", l'associazione nata per la valorizzazione e la tutela del complesso e del parco.
Amici di Villa Ada, Roma
Marzo 2007
Il progetto del Museo, nella sua ultima versione, presenta alcuni punti che necessitano di verifiche e di eventuali modifiche. Le indicazioni progettuali richiedono infatti una variante al PRG, in un’area tutelata, all’interno di una Villa storica.
In particolare si segnala che:
- non sono chiari i motivi che portano alla soluzione progettuale proposta con l’incremento delle cubature attraverso la realizzazione di spazi interrati. Tale soluzione appare infatti complessa e onerosa, inserita in un contesto naturale e non adeguata all’effettiva disponibilità di spazi, essendo costretta tra la strada – che sarà mantenuta per garantire l’accesso al Circolo “Cascianese” – e l’immediata vicinanza con l’area della sede diplomatica della Repubblica Egiziana;
- la limitatezza degli spazi pone evidenti problemi di sicurezza sia riferita alla presenza della sede diplomatica sia al transito di veicoli diretti al circolo ippico;
- il problema relativo agli accessi non è sufficientemente affrontato e risolto. Permane infatti il dubbio relativo all’accessibilità, da parte delle scuole e dei gruppi organizzati al Museo. In particolare se si considera la necessità di garantire l’accesso al Museo alle persone diversamente abili, non potendo basare questo unicamente su un servizio di navette elettriche;
- le stime relative ai flussi di visita e al conseguente congestionamento della viabilità ordinaria circostante, in particolare via Salaria, dovrebbero far considerare la difficoltà di un museo collocato all’interno di un parco. Le strade limitrofe non sono in grado di accogliere ulteriori flussi di traffico né esistono aree di parcheggio che potranno essere utilizzate da pullman;
- il Museo continua a essere presentato come un progetto avulso dalla gestione complessiva di Villa Ada. Non vengono, con l’occasione della realizzazione dell’importante polo museale, proposte soluzioni per la gestione dell’intero parco né, tantomeno, con il progetto, vengono adottate soluzioni per il recupero e la riqualificazione di Forte Antenne e di altri edifici presenti all’interno del Parco;
- il progetto, che comporta un impegno economico consistente, lascia intravedere evidenti dubbi circa l’economicità della gestione successiva. Ciò in particolare se riferito alla manutenzione degli immobili, soprattutto alla parte realizzata ex novo con scavo nel sottosuolo sia per le soluzioni proposte per garantire l’accesso (navette elettriche, sorveglianza, …).
Cosa manca:
1. l’attuazione del piano di gestione di Villa Ada. In particolare non si fa cenno all’eliminazione delle situazioni di degrado e di illegalità derivanti da una non-gestione del patrimonio immobiliare comunale all’interno della villa;
2. l’individuazione di interventi più propri al parco quali un museo naturalistico, dedicato alla conservazione e conoscenza della natura;
3. l’individuazione di un organismo dedicato alla gestione del parco e che, nel rispetto delle valenze culturali, ne programmi la fruizione;
4. uno studio di fattibilità relativo ai costi e ai benefici derivanti dalla localizzazione del Museo, soprattutto per quanto attiene a: impatti ambientali, impatti sulla viabilità, problemi di sicurezza dell’area, gestione e oneri per l’attività ordinaria, costi per la gestione delle strutture museali.
Conclusioni:
a seguito della verifica delle informazioni ottenute in merito al progetto risulta che:
a) il costo dell’intero progetto è di circa 13.000.000 di Euro, di cui 8.000.000 necessari per realizzare le strutture espositive;
b) una parte consistente degli investimenti è destinata per la realizzazione di una struttura ipogea, per complessivi 13.000 metri cubi, in un’area che per caratteristiche geologiche si presenta estremamente complessa, necessitando di interventi ingenti di consolidamento;
c) il costo del progetto equivale alla somma utilizzata per l’esproprio della parte della Villa recentemente acquisita dallo Stato grazie all’impegno dei cittadini e dell’amministrazione comunale;
d) la realizzazione del Museo, con una parte consistente di locali collocati nel sottosuolo, rappresenterebbe un caso unico di costruzione di nuove cubature all’interno di una Villa Storica, non essendo riscontrabili casi analoghi in altre città. Ciò rischia di divenire un precedente grave, in deroga alla legislazione vigente in materia di tutela del paesaggio e dei beni culturali (rif. L. 1089/39 e L. 1497/39);
e) l’impatto del Museo non è soltanto riferito alla costruzione in sé ma ai riflessi che questo potrà avere sulla viabilità della zona, sulla sicurezza della Villa (tenuto conto della presenza a pochi metri dell’Ambasciata della Repubblica Egiziana) e sulle modalità di accesso;
f) l’importanza attribuita alla collezione di giocattoli e la dimensione dell’investimento rischiano di essere vanificate, in termini di accesso al Museo e di fruizione del patrimonio collettivo, da parte delle bambine e dei bambini che, di fatto, si troverebbero a essere discriminati tra chi può accedere al museo, pagando un biglietto, e chi non può permettersi di sopportare tale onere;
g) non vengono prese in considerazione le esigenze di gestione dell’intera area di Villa Ada nonostante il Piano di Assetto.
3 aprile 2007
per leggere la nota cliccare sull'icona

27 aprile 2007
Un museo a villa Ada? Una buona occasione per avviare la gestione del parco.
I dieci anni dalla scomparsa di Antonio Cederna sono stati l’occasione per ricordare l’impegno per realizzare importanti interventi riferiti a Roma Capitale.
Tra questi rientrò anche l’esproprio della parte di Villa Ada che rischiava, in quegli anni, di subire l’ennesimo attacco della speculazione edilizia: grazie al finanziamento per Roma Capitale Villa Ada fu finalmente acquisita al patrimonio del Comune, diventando una delle aree verdi più grandi della città, un vero tesoro fatto di biodiversità, paesaggi, sentieri, testimonianze storiche.
Nel 1997 Villa Ada fu aperta al pubblico, i cittadini potettero godere di questo patrimonio immenso: da allora fu avviato un complesso progetto finalizzato al recupero e alla valorizzazione degli immobili storici presenti all’interno del parco. Il Piano di assetto, predisposto anche grazie all’impegno delle associazioni, tra cui gli Amici di Villa Ada, avrebbe dovuto rappresentare lo strumento di gestione del parco.
Da allora è stato fatto ben poco: il parco è fruito quotidianamente da migliaia di persone, rappresenta un elemento che rafforza la coesione sociale e la partecipazione, eppure manca quella capacità di gestire, recuperare, restituire alla collettività un patrimonio insostituibile.
La proposta del Comune di realizzare il Museo del giocattolo nei casali delle ex-scuderie reali può rappresentare un primo passo per arricchire il parco e restaurare parti importanti del patrimonio storico.
Ciò che non vede la condivisione dell’Associazione Amici di Villa Ada è la modifica al progetto iniziale con l’inserimento di una parte del Museo in locali realizzati ex-novo nel sottosuolo: non si concorda sulla scelta di costruire nuove cubature, all’interno di un’area protetta, sostenendo costi che potrebbero, viceversa, essere destinati al recupero di altri edifici o al restauro del patrimonio naturale.
Non si condivide neppure la scelta di costruire un museo, destinato principalmente ai bambini, con dei locali interrati, privando i bambini proprio di quel rapporto con l’ambiente naturale che è alla base di un processo evolutivo e di socializzazione fatto di esperienze e di contatto con la natura. Appare contraddittorio realizzare un museo, all’interno di un parco che si estende per oltre 150 ettari, e non prevedere la presenza di un centro visita che illustri il valore ambientale di quest’area.
Che senso avrebbe costruire un museo, dentro un parco, costringendo i bambini a svolgere le attività didattiche nel sottosuolo? Un parco che tuttora soffre di una scarsa regolamentazione, con l’accesso incontrollato di veicoli a motore e la pressoché assenza di un’attenta gestione finalizzata al recupero del patrimonio naturalistico.
Questi sono i motivi alla base delle critiche che l’Associazione Amici di Villa Ada ha avanzato al progetto predisposto dall’Amministrazione comunale.
Chiediamo invece di inserire il museo nel contesto più complessivo della gestione del parco, rinunciando a interventi costosi, non prioritari e con gravi impatti ambientali.
Sono queste le motivazioni che spingono gli Amici di Villa Ada a chiedere con forza al Sindaco Veltroni e al Comune un incontro per discutere e confrontarsi, affermando quei principi di partecipazione alle scelte che costituiscono il fondamento per realizzare un processo democratico, condiviso e sostenibile.
Invitiamo quindi gli organi di stampa, il II° Municipio, i cittadini e le associazioni a promuovere occasioni di incontro e di riflessione sul futuro di Villa Ada, comprendendo l’importanza delle scelte che si compiono oggi per garantire la tutela di un bene comune destinato alle future generazioni.
Per ulteriori informazioni: Amici di Villa Ada, Piazza Verbano 14, 00199 Roma; tel 06.8416394; e.mail amicivillaada@yahoo.it
Iniziative-
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CAPANNORI (Lucca)/
SI DISTRUGGONO COSI' LE CORTI RURALI!
Questa nota è stata elaborata dalla Sezione lucchese di Italia Nostra a salvaguardia del patrimonio dell'architettura rurale della pianura.
Roberto Mannocci, presidente di I.N., sezione di Lucca




Segnalazioni
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APPIA ANTICA, CHE SPRECO!
Andrea Ferraretto
25 aprile 2007, una splendida giornata per festeggiare l’anniversario della Liberazione e percorrere in bicicletta con i miei bambini uno dei parchi di Roma più belli e affascinanti.
La piacevole passeggiata è però resa meno piacevole dal transito di troppe autovetture, di auto della polizia e furgoni dei carabinieri, di scorte che a sirene spiegate, a velocità pazzesca, corrono per accompagnare personalità di spicco verso l’aeroporto di Ciampino. Addirittura un’auto della municipale impegnata in un sorpasso di un’altra macchina, laddove dovrebbe esser fatto rispettare il limite di 30 Km orari. Ho visto un ragazzo percorrere con lo scooterone il tratto di basolato, vicino al Mausoleo di Cecilia Metella e i turisti costretti a schivare le sue prodezze e i gas di scarico. Il tutto in un quadro di sconforto, di incuria, di abbandono. Ovunque rifiuti, sporcizia e degrado.
Quale altra nazione civile, progredita, europea, ammette che un patrimonio storico, ambientale, paesaggistico di questa importanza sia ridotto a strada di transito per vip e abbandonato a se stesso? Dove avviene che gli interessi di pochi siano anteposti al bene delle collettività? Non si dica che tutto sta per cambiare, che saranno adottati piani e programmi, che gli enti saranno nominati e avvieranno progetti innovativi. In realtà la storia dell’Appia antica è emblematica per descrivere l’assenza di lungimiranza e di impegno per riconoscere il valore delle risorse naturali e culturali: da oltre 100 anni si susseguono proposte, dibattiti e impegni per salvaguardare un patrimonio inestimabile. Eppure si è sempre al punto di partenza, con auto che sfrecciano, l’assenza di un progetto di tutela e di valorizzazione, tra muri che crollano e l’illegalità che diventa consuetudine. Pochi giorni fa un grande convegno, in Campidoglio, per ricordare Cederna e l’impegno per Roma Capitale: oltre alle parole servirebbero i fatti. Non è proprio un bel modo per ricordare l’impegno di Antonio Cederna, a dieci anni dalla morte: è, piuttosto, la dimostrazione dell’incapacità di costruire un futuro, di avere una visione rivolta alle prossime generazioni.