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lunedì, 21 maggio 2007

Iniziative
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LUCCA/ SPECULAZIONE E DISTRUZIONE PAESAGGISTICA

Azienda sanitaria e Comune di Lucca (oltre che per il complesso di Arliano) hanno elaborato un altro Piano di recupero per l’ex sanatorio di Carignano, creato negli anni ’30 intervenendo e ampliando con nuove costruzioni una villa settecentesca. Il Piano prevede l’abbattimento dei padiglioni aggiunti (di scarso valore architettonico) e la spalmatura, nell’ambito del parco della villa, della volumetria abbattuta fino a creare una sorta di “villettopoli” agrituristica intorno all’edificio settecentesco. La motivazione del Piano è che questa struttura sanitaria dismessa dal 2000 deve essere posta in vendita dall’Azienda sanitaria che vuole ricavarci il massimo. Niente da obiettare sulla resa che deve avere la vendita…ma non deve trasformarsi in una speculazione pubblica che viene a danneggiare il paesaggio.
Ecco le Osservazioni al Piano presentate dalla Sezione lucchese di Italia Nostra.
 
Roberto Mannocci, presidente di Italia Nostra, Sezione di Lucca
 
 
1.       Il Piano, similmente a quello predisposto da Comune di Lucca e Azienda USL per il complesso di Arliano, non prende in considerazione l’analisi volumetrica dello stato attuale e dello stato modificato, ma soltalto quello delle superfici globali. E’ una grave carenza che necessita di integrazione in quanto lo strumento è mancante di un parametro fondamentale per la valutazione dello stesso. Pertanto il Piano deve essere convenientemente integrato e nuovamente adottato con questo elaborato mancante.
2.       Il Piano, susseguentemente all’abbattimento di due ali dell’ex Ospedale fiancheggianti la villa storica e all’abbattimento di alcuni manufatti sparsi nell’area viene a creare, reimpiegando i volumi ( o le superfici?) abbattuti una sorta di “villettopoli” formata da 8 manufatti inammissibili in un’area collinare costituente in parte il parco della Villa Guidiccioni, in un complesso vincolato dal Ministero per i BB CC. ai sensi dell’art. 10, c.1 della L. 42/2004 perché “l’intero complesso presenta interesse storico-artistico”.
3.       L’area facente parte del Piano risulta doppia rispetto a quella indicata dal vigente R.U.. Questa estensione non è supportata da alcuna giustificazione all’interno degli elaborati costituenti il Piano. Pertanto alla Variante urbanistica fa difetto di motivazione. Ci sembra, poi, che tale ampliamento sia stato effettuato unicamente per rendere possibile l’operazione di spalmatura della villettopoli recuperando i volumi demoliti.
4.       L’intervento ammesso dal Piano viene ad interferire, di contro ad un parziale positivo recupero del vecchio assetto del giardino, con aree paesaggisticamente importanti come quelle boscate (parcheggio) o come quelle coltivate ad olivi, sostituendo in maniera inaccettabile verde attrezzato al verde agrario.
5.       L’intervento prevede che la piccola cappella di inizi Novecento o fine Ottocento venga trasformata annullandone la spazialità tramite solaio intermedio. Si chiede che il volume della piccola chiesa rimanga integro e destinato a funzioni compatibili con la sua spazialità.
6.       La motivazione della Variante riportata negli elaborati, come nel caso di Arliano, risiede nel fatto che “la vendita deve avvenire mediante una preventiva valorizzazione” per il mercato. Si tratta di una giustificazione economica estranea agli interessi della comunità che si riflettono negli strumenti urbanistici. In questo senso il Piano deve essere ritirato. L’appetibilità di una vendita non fa parte degli interessi collettivi che il Comune deve tutelare.
postato da: gruppo17 alle ore 18:53 | link | commenti (1)
categorie: 02 le nostre iniziative

Iniziative
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LUCCA/ VILLA NIEMACK... OCCORRE UN VINCOLO!

Questa la nota che la Sezione lucchese di Italia Nostra ha inviato alla Soprintendenza perché questa bella costruzione di inizi secolo venga tutelata dalle speculazioni!

Roberto Mannocci, presidente Italia Nostra, sezione di Lucca

Sulla stampa locale di questi ultimi tempi è apparsa la notizia che l’Istituto Carlo Del Prete, “azienda pubblica di servizi alla persona” proprietaria del bene in oggetto, per proprie difficoltà economiche legate alla gestione e manutenzione del bene in oggetto vuole procedere alla vendita del bene stesso immettendolo sul mercato. Questa Associazione è nettamente contraria a questo tipo di operazione perché non garantisce l’idonea conservazione di questo immobile, che è un’elegante e importante costruzione di inizi Novecento. Contro tale atto di vendita “indiscriminata” si è schierato anche il Commissario del Comune di Lucca, ma il ricorso al TAR da parte dell’Azienda partecipata del Comune ha visto un pronunciamento a favore delle decisioni del Consiglio di Amministrazione.
Con questa nota pertanto, al fine di evitare che possibili speculazioni private possano danneggiare in modo irreparabile questa bella testimonianza storica dell’architettura liberty e decò del centro storico di Lucca, siamo a richiedere alla locale Soprintendenza l’urgentissima apposizione di un vincolo diretto sull’immobile ai sensi delle norme vigenti (art. 10, c. 1 della L. 42/2004 in quanto il complesso della villa e del giardino presenta interesse storico-artistico) in modo da garantirne l’idonea conservazione e un uso futuro compatibile e rispettoso con la sua struttura architettonica e si richiede anche un pronunciamento della Stessa sulla possibilità o meno di alienazione del bene in oggetto.
 
Segnaliamo, poi, all’Amministrazione comunale che, successivamente all’apposizione del vincolo, le norme vigenti prevedono la possibilità di far valere il diritto di prelazione da parte degli Enti Pubblici.
 
Certi di una urgentissima azione a salvaguardia di questo bene storico, in attesa di rassicurazioni, colgo l’occasione per salutare distintamente.
postato da: gruppo17 alle ore 18:40 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative

Segnalazioni
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ANCORA SU VILLA ADA/
“NO AD UN MUSEO NEL SOTTOSUOLO DELLA VILLA!”
 
Comitato per la Bellezza

I dieci anni dalla legge per Roma Capitale permettono di evidenziare alcuni punti che mancano all’attuazione di questo importante strumento per la salvaguardia e la tutela del patrimonio. Tra questi figura anche l’esproprio della parte di Villa Ada che rischiava, in quegli anni, di subire l’ennesimo attacco della speculazione edilizia: grazie al finanziamento per Roma Capitale Villa Ada fu finalmente acquisita al patrimonio del Comune, diventando una delle aree verdi più grandi della città, un vero tesoro fatto di biodiversità, paesaggi, sentieri, testimonianze archeologiche e storiche.
Nel 1997 Villa Ada fu aperta al pubblico, i cittadini potettero godere di questo patrimonio immenso: da allora fu avviato un complesso progetto finalizzato al recupero e alla valorizzazione degli immobili storici presenti all’interno del parco. Il Piano di assetto, predisposto anche grazie all’impegno delle associazioni, tra cui gli Amici di Villa Ada, il WWF, Italia Nostra, avrebbe dovuto rappresentare lo strumento di gestione del parco. Da allora è stato fatto ben poco: il parco è fruito quotidianamente da migliaia di persone, rappresenta un elemento che rafforza la coesione sociale e la partecipazione, eppure manca quella capacità di gestire, recuperare, restituire alla collettività un patrimonio insostituibile.
La proposta del Comune di realizzare il Museo del giocattolo nei casali delle ex-scuderie reali può rappresentare un primo passo per arricchire il parco e restaurare parti importanti del patrimonio storico. Tuttavia è motivo di allarme e preoccupazione la pesante modifica al progetto iniziale con l’inserimento di una parte del Museo in locali realizzati ex-novo nel sottosuolo. Scelta che non si può condividere. Intanto perché Villa Ada è anch’essa zona archeologica importante. Poi perché costruire nuove cubature, circa 15.000 metri cubi, all’interno di un’area protetta vuol dire investire risorse che potrebbero, viceversa, essere destinate al recupero di altri edifici o al restauro del patrimonio naturale e archeologico.
Non si può condividere neppure la scelta di costruire un museo, destinato principalmente ai bambini, in locali interrati, privando i bambini stessi proprio di quel rapporto con l’ambiente naturale che è alla base di un processo evolutivo e di socializzazione fatto di esperienze e di contatto con la natura. Appare peraltro in aperta contraddizione realizzare un museo, all’interno di un parco che si estende per oltre 150 ettari, e non prevedere la presenza di un centro visita che illustri il valore ambientale di quest’area.
Attualmente una parte consistente della vegetazione appare scarsamente curata e gli interventi, realizzati dal Servizio Giardini del Comune, risultano purtroppo episodici e disorganici. Ciò in aperto contrasto con il rispetto della Carta di Firenze, redatta nel 1981, ma ancora lontana dall’essere attuate e resa uno strumento per valorizzare l’immenso patrimonio costituito dai giardini e dalle ville storiche. Che senso avrebbe costruire un museo, dentro un parco, costringendo i bambini a svolgere le attività didattiche nel sottosuolo? Un parco che tuttora soffre di una scarsa regolamentazione, con l’accesso incontrollato di veicoli a motore e la pressoché assenza di un’attenta gestione finalizzata al recupero del patrimonio naturalistico.
Si rende dunque necessario un impegno straordinario, in grado di restituire valore a Villa Ada, rinnovando la sfida di Roma Capitale, capitale europea in grado di competere con le altre città sul piano della qualità ambientale e della capacità di salvaguardare il patrimonio storico, culturale, naturale. Bisogna allora inserire il progetto del museo in un contesto più complessivo della gestione del parco, rinunciando a interventi costosi, non prioritari e con gravi impatti ambientali. Ciò che occorre è la comprensione dell’importanza delle scelte che si compiono oggi per garantire la tutela di un bene comune destinato alle future generazioni.
 
Per il Comitato per la Bellezza
Vittorio Emiliani, Luigi Manconi, Desideria Pasolini dall’Onda, Gianfranco Amendola, Paolo Berdini, Irene Berlingò, Filippo Ciccone, Vezio De Lucia, Arturo Osio, Violante Pallavicino, Gaia Pallottino, Bernardo Rossi Doria
postato da: gruppo17 alle ore 18:37 | link | commenti
categorie: 03 segnalazioni

Iniziative
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LUCCA/ SPECULAZIONE E DISTRUZIONE DI BENI STORICI

Il Piano di recupero dell’ex centro tubercolare sulle colline di Arliano (Lucca) serve all’Azienda sanitaria per rendere la sua vendita appetibile al mercato, ma nel far questo con la connivenza di Comune e Soprintendenza si snatura un edificio storico di grande pregio e valore testimoniale. Ecco le Osservazioni al Piano presentate dalla Sezione lucchese di Italia Nostra.

 
Roberto Mannocci, presidente Italia Nostra sezione di Lucca

 
DESCRIZIONE
L’intervento interessa tutta l’area dell’ex complesso Preventorio Antitubercolare progettato nel 1936 dall’ing. Angelo Bordoni (1891-1957) e costruito in quell’anno sulle colline di Arliano a seguito della campagna nazionale contro questo tipo di malattia.
1. L’intervento prevede la riconformazione del complesso attraverso l’abbattimento totale (oltre che di alcuni volumi secondari) dell’ultimo piano dell’edificio principale sia nelle due ali laterali che nella parte centrale, mentre resterebbe invariata la parte muraria del corpo semicilindrico ove è prevista l’asportazione della grande tettoia metallica che attualmente ricopre la grande copertura a terrazza di questo corpo. Il volume globale abbattuto, secondo le cifre riportate nella relazione, sarebbe di mc. 3486 e di tale volume verrebbero recuperati mc 2668 attraverso una nuova edificazione di due plessi separati e sparsi nella limitata area del Piano. Ma questo è l’unico dato volumetrico fornito dal Piano che viene elaborato esclusivamente in termini di superficie e non di volume. Così si evidenzia che tutta la superficie lorda esistente (5014 mq suddivisa in vari livelli) è identica alla superficie lorda di progetto che verrà suddivisa in 4026 mq che rimarranno nel corpo dell’ex sanatorio e 988 mq che andranno a formare i due nuovi edifici nella seguente distribuzione:
Edificio 1 – mq 600 (su due livelli, quindi 300 mq per ogni livello, per un’altezza ml 7,20);
Edificio 2 – mq 388 (su due livelli, quindi 194 mq per ogni livello, per un’altezza ml 7,20).
Il piano non esplicita le tabelle volumetriche, quindi siamo stati costretti ad ovviare a questa mancanza con il seguente conteggio per capire quale e quanto divenga il volume globale dei due nuovi edifici:
Volume Edificio 1: mq 300 x ml7,20 = mc 2160;
Volume Edificio 2: mq194 x 7,20 = mc 1396 ;
Volume Edificio 1 + Edificio 2: mc 2160 + mc 1396 = mc 3556.
Tale quantità volumetrica non solo è di circa 70 mc superiore al volume dichiarato demolito (v. sopra), ma è di circa 900 mc superiore a quello che si dichiara di recuperare (v. sopra).
Secondo questo calcolo il piano permette una volumetria superiore all’esistente.
Naturalmente quanto affermiamo è in completa buona fede e qualsiasi nostra svista è da attribuire unicamente all’inammissibile e inaccettabile mancanza nel Piano stesso dell’esame e del confronto del parametro volumetrico.
 
2. Il Piano riferisce che l’abbattimento dell’ultimo livello dell’edificio principale è ispirato della volontà di “ridurre l’impatto ambientale del fabbricato dovuto all’imponenza della costruzione “ e di mitigarne la percezione nell’ambito paesaggistico delle colline.
“Vogliamo, comunque, recuperare parte della volumetria demolita”, si afferma. Al di là del fatto che il recupero volumetrico (v. calcoli al ns. punto 1) ci sembra più che integrale, colpisce come questa affermazione sia avallata sia dal Collegio Ambientale che dalla Soprintendenza, trattandosi di un intervento su un pregevolissimo edificio storico/artistico/testimoniale del 1936!!Se è vero che il bene in oggetto è stato “liberato” dalla Soprintendenza dal vincolo di bene culturale con una assurda decisione di qualche tempo addietro, che senso ha allora parlare di voler riportare la costruzione al suo “progetto originario”, abbassandolo di un livello? E quale è questo progetto originario? Il Piano è gravemente mancante di una relazione storica, perché si afferma (a voce) non esistere alcuna documentazione in proposito. Eppure per i piani di recupero la relazione storica è obbligatoria! Succede invece che con una semplice ricerca all’Archivio Storico Comunale effettuata per nostro conto sia stato possibile trovare gli elaborati progettuali originali del Luglio 1936 dai quali emerge che quel progetto originario è perfettamente corrispondente a quanto realizzato (v. documentazione e foto attuali allegati), che l’edificio non ha subito alcun innanzamento successivo di un piano e che quindi l’intervento non ripristina per niente una fantomatica situazione precedente. Poiché si afferma che l’abbattimento dell’ultimo livello riporterebbe l’edificio al suo progetto originario, l’affermazione ha valore solo se convenientemente documentata!
 
3. In realtà il Piano (che è stato redatto contestualmente dall’Amministrazione Comunale di Lucca e dall’Azienda sanitaria USL) sin dall’inizio dell’elaborato Relazione denuncia il proprio scopo che non è quello della tutela paesaggistica o dell’interesse colletivo. Poiché il bene è proprietà dell’Azienda sanitaria e la stessa vuole porlo in vendita, questa “deve avvenire mediante una preventiva valorizzazione” per il mercato.
Trattasi in sostanza di pura operazione edilizia di resa economica e poco conta che a farla e a proporla siano due organismi pubblici coordinati (Comune e Azienda USL).
E’ inaccettabile che l’Amministrazione Comunale, per favorire gli introiti all’Azienda che potrà vendere ai privati questo Piano dopo la sua definitiva approvazione, viene persino ad ammettere che si spalmino nel lotto in modo assai più appetibile le volumetrie tolte ad un edificato storico, con un’estensione superficiale dell’impatto verso le aree boscate. Il Piano poi non chiarisce niente rispetto alle destinazioni d’uso permesse e possibili non contenendo alcuna precisazione in questo senso e non avendo quindi le caratteristiche di dettaglio funzionale proprie di un piano attuativo.
 
OSSERVAZIONI

1. Il Piano risulta gravemente mancante dei fondamentali dati volumetrici e per questacarenza deve essere doverosamente integrato e nuovamente adottato.
2. Il Piano di recupero è mancante della necessaria documentazione storica in merito al fabbricato principale, per questo deve essere integrato e nuovamente adottato ad integrazione avvenuta. Cade, in riferimento alla documentazione storica da noi allegata, la giustificazione addotta per l’abbattimento dell’ultimo livello. Comunque il Piano deve dimostrare con idonea documentazione l’asserzione di riportare l’edificio principale al suo “progetto originario”.
3. Il Piano, sottoscritto da un Organismo Pubblico quale l’ Amministrazione Comunale, deve essere ritirato perché distrugge un edificio storico, aggrava l’impatto ambientale estendendolo nel lotto verso le aree boscate e non presenta giustificazione alcuna di pubblica utilità, in quanto afferma che il suo scopo è solo di rendere più appetibile al mercato la vendita a privati del complesso da parte dell’Azienda USL sia con l’estensione planimetrica dei volumi che con la moltiplicazione delle possibili destinazioni d’uso che mantengono un’indeterminatezza funzionale inaccettabile per i dettagli propri di un Piano attuativo.


Arliano

Arliano1936












postato da: gruppo17 alle ore 18:31 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative

Segnalazioni
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100° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI CESARE BRANDI: UNA MOSTRA A ROMA

L'Associazione Culturale MONUMENTO-DOCUMENTO Onlus ha organizzato la mostra dal titolo: CONTRO L'OBLIO DEL RESTAURO CRITICO.
Rapporto sull'opera di Franco Minissi nell'ambito del restauro archeologico in Sicilia.


Cliccare sull'immagine per i dettagli

invito_mostra_Minissi_

 

 

 

 

postato da: gruppo17 alle ore 18:11 | link | commenti
categorie: 03 segnalazioni

Iniziative-
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SOS PER LE AREE ARCHEOLOGICHE
DEL LAMETINO

Sezione ItaliaNostra di Lamezia Terme

La notizia, prevedibile e addirittura scontata, della violazione dei siti archeologici di Terina e dell’Abbazia benedettina di S.Eufemia non può che destare rabbia e sconcerto da parte della sezione lametina di Italia Nostra da pochi giorni costituitasi in città proprio al fine di contribuire alla tutela, conservazione e valorizzazione dei beni culturali e ambientali.
Si ripete un film già visto negli anni passati allorché campagne di scavi mordi e fuggi hanno lasciato i siti interessati all’abbandono e all’incuria.
Non si può dimenticare lo scempio irreparabile al sito archeologico (Ville romane) di Pian delle Vigne di Falerna, abbandonato ai rovi e alle sterpaglie, distrutto e cancellato dal fuoco.
Non si può dimenticare l’irresponsabile rovina causata nei mesi scorsi nell’area archeologica dell’abbazia cistercense di Corazzo, vicenda finita sotto inchiesta da parte della magistratura.
Ma, soprattutto, non si può tacere la leggerezza con cui sono state condotte le varie campagne di scavi a Terina. Ogni volta si è effettuato uno scavo, ma, finiti i soldi del finanziamento parziale, l’area è stata completamente abbandonata sicché il finanziamento successivo è servito ogni volta in gran parte per ripulire l’area dalla vegetazione e dai rifiuti.
Ci si chiede: a che serve avviare uno scavo archeologico ogni volta temporaneo senza che vi sia la programmazione e la messa in sicurezza dello scavo stesso? È questo il modo di valorizzare e salvaguardare la ricchezza archeologica della piana lametina? Che cosa visiteranno i turisti appassionati dei reperti archeologici della Magna Grecia?
Quanto si vede oggi a Terina lascia esterrefatti: la desolazione totale, l’incuria irresponsabile tipica delle discariche, resti di mura e pavimenti dell’antica colonia crotonese esposti non solo alle intemperie, ma anche al pascolo delle greggi e alle incursioni di vandali e bulli.
Ci auguriamo che, almeno per l’Abbazia, si corra subito ai ripari avviando davvero un piano di prevenzione e sicurezza del grande patrimonio che è emerso dagli scavi, effettuando con sollecitudine gli interventi di custodia, illuminazione e sorveglianza per cui esisterebbero i finanziamenti.
La Soprintendenza Archeologica non può continuare a latitare e a non sentirsi in colpa per quanto sta accadendo.

postato da: gruppo17 alle ore 17:58 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative
mercoledì, 09 maggio 2007

Cronache
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ALLARME DA NANTO (Vicenza)
“L'UNESCO VUOLE CANCELLARE LE VILLE PALLADIANE”
Allarme al convegno “Gli anni dell’abbandono” lanciato da Italia Nostra, Sezione Medio e Basso Vicentino.
Ecco il resoconto della giornata come pubblicato sul Gazzettino del 6 maggio 2007
 
Roberto Luciani
 
Nanto
Vicenza depennata dal World Heritage List dell'Unesco? Mentre capoluogo e provincia si avvicinano alla ricorrenza dei 500 anni della nascita di Andrea Palladio, Italia Nostra rilancia l'ipotesi. Lo fa da Nanto per bocca dell'avvocato Gianluigi Ceruti, moderatore al convegno "Gli anni dell'abbandono" sull'urbanizzazione e la gestione del territorio del Basso Vicentino e uno dei tre avvocati del ricorso opposto dall'Onlus ambientalista contro la Autostrada Valdastico Sud.
«Il tracciato previsto, oltre a tagliare in due fiorenti aziende agricole, sfiora siti architettonici di grande pregio, come la palladiana Villa Saraceno a Finale di Agugliaro o Villa Fogazzaro a Rovolon. Per questo l'Unesco sta discutendo se togliere Vicenza dall'elenco dei luoghi patrimonio dell'Umanità». Nervo sempre scoperto quello della A31, "l'autostrada della vergogna" come l'ha definita in ogni passaggio l'avvocato moderatore. Un po' per quella sentenza del Consiglio di Stato che ha ribaltato il verdetto del Tar del Veneto, molto per le conseguenze che, a detta degli ambientalisti, avrebbe sulla zona, ultimo lembo di pianura agraria della provincia. Lungi dal darsi per vinta, Italia Nostra continua a puntare il dito contro i sindaci berici e padovani, per il loro appoggio ad un'opera ritenuta inutile e pericolosa. E a sperare che per il 2013, quando scadrà la concessione della Brescia-Padova, si provveda ad una gara europea. «In Trentino, dove molti Comuni vicentini chiedono provocatoriamente e polemicamente di approdare, tutti i sindaci dei centri che dovrebbero essere interessati dal prolungamento a nord dell'A31 hanno già detto "no". Risultato: l'autostrada non è stata neppure inserita nel Piano provinciale della viabilità. Riguardo alla concessione abbiamo manifestato al ministro Di Pietro tutto il nostro disappunto per una concessione affidata direttamente, eludendo la normativa comunitaria». Uno scontro ideologico ma anche politico, con Italia Nostra che boccia senza appello "l'urbanistica fai da te" del Veneto e accusa addirittura di fallimento la Giunta Galan: «Il Veneto e la provincia di Vicenza più in basso di così non potevano cadere. Non a caso siamo la Regione con la più alta presenza di Comitati di cittadini. Per non parlare delle varianti richieste e dei sotterfugi adoperati per aggirare la legge». Nel mirino allora anche gli strumenti urbanistici, a cominciare da un VIA italiano che sconfessa la direttiva Cee. Così a rimetterci, accusa Margherita Verlato, presidente della sezione Medio Basso Vicentino, è un territorio come quello del Basso Vicentino preso d'assalto anche da zone industriali e artigianali slegate fra loro e con capannoni spesso vuoti; ferito da numerose cave e messo a rischio da richieste di ampliamento e apertura. Un territorio sprecato, per il professor veneziano Francesco Vallerani, una costante del Veneto, dove l'eccesso di urbanizzazione porta a centri commerciali e lottizzazioni dedicati paradossalmente a Giotto, Giorgione, Tiziano, Palladio e pure a Petrarca, e alla perdita dello spazio. Una città generica, fuori controllo e senza memoria. Sulla quale il documentario di Cristian Zoccato sui luoghi del tracciato dell'A31, moderno "c'era una volta il paesaggio tutelato e la campagna vicentina", diventa epitaffio dolcissimo e nostalgico di un tempo che rischia di sparire per sempre sotto i colpi delle benne. 
 
postato da: gruppo17 alle ore 18:03 | link | commenti
categorie: 06 cronache
domenica, 06 maggio 2007

Segnalazioni
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ROMA/ A PROPOSITO DI VILLA ADA...

Pubblichiamo tre note elaborate dagli "Amici di Villa Ada", l'associazione nata per la valorizzazione e la tutela del complesso e del parco.

Amici di Villa Ada, Roma

Marzo 2007
Il progetto del Museo, nella sua ultima versione, presenta alcuni punti che necessitano di verifiche e di eventuali modifiche. Le indicazioni progettuali richiedono infatti una variante al PRG, in un’area tutelata, all’interno di una Villa storica.
In particolare si segnala che:
- non sono chiari i motivi che portano alla soluzione progettuale proposta con l’incremento delle cubature attraverso la realizzazione di spazi interrati. Tale soluzione appare infatti complessa e onerosa, inserita in un contesto naturale e non adeguata all’effettiva disponibilità di spazi, essendo costretta tra la strada – che sarà mantenuta per garantire l’accesso al Circolo “Cascianese” – e l’immediata vicinanza con l’area della sede diplomatica della Repubblica Egiziana;
- la limitatezza degli spazi pone evidenti problemi di sicurezza sia riferita alla presenza della sede diplomatica sia al transito di veicoli diretti al circolo ippico;
- il problema relativo agli accessi non è sufficientemente affrontato e risolto. Permane infatti il dubbio relativo all’accessibilità, da parte delle scuole e dei gruppi organizzati al Museo. In particolare se si considera la necessità di garantire l’accesso al Museo alle persone diversamente abili, non potendo basare questo unicamente su un servizio di navette elettriche;
- le stime relative ai flussi di visita e al conseguente congestionamento della viabilità ordinaria circostante, in particolare via Salaria, dovrebbero far considerare la difficoltà di un museo collocato all’interno di un parco. Le strade limitrofe non sono in grado di accogliere ulteriori flussi di traffico né esistono aree di parcheggio che potranno essere utilizzate da pullman;
- il Museo continua a essere presentato come un progetto avulso dalla gestione complessiva di Villa Ada. Non vengono, con l’occasione della realizzazione dell’importante polo museale, proposte soluzioni per la gestione dell’intero parco né, tantomeno, con il progetto, vengono adottate soluzioni per il recupero e la riqualificazione di Forte Antenne e di altri edifici presenti all’interno del Parco;
 - il progetto, che comporta un impegno economico consistente, lascia intravedere evidenti dubbi circa l’economicità della gestione successiva. Ciò in particolare se riferito alla manutenzione degli immobili, soprattutto alla parte realizzata ex novo con scavo nel sottosuolo sia per le soluzioni proposte per garantire l’accesso (navette elettriche, sorveglianza, …).

Cosa manca:
1. l’attuazione del piano di gestione di Villa Ada. In particolare non si fa cenno all’eliminazione delle situazioni di degrado e di illegalità derivanti da una non-gestione del patrimonio immobiliare comunale all’interno della villa;
2. l’individuazione di interventi più propri al parco quali un museo naturalistico, dedicato alla conservazione e conoscenza della natura;
3. l’individuazione di un organismo dedicato alla gestione del parco e che, nel rispetto delle valenze culturali, ne programmi la fruizione;
4. uno studio di fattibilità relativo ai costi e ai benefici derivanti dalla localizzazione del Museo, soprattutto per quanto attiene a: impatti ambientali, impatti sulla viabilità, problemi di sicurezza dell’area, gestione e oneri per l’attività ordinaria, costi per la gestione delle strutture museali.

Conclusioni:
a seguito della verifica delle informazioni ottenute in merito al progetto risulta che:
a) il costo dell’intero progetto è di circa 13.000.000 di Euro, di cui 8.000.000 necessari per realizzare le strutture espositive;
b) una parte consistente degli investimenti è destinata per la realizzazione di una struttura ipogea, per complessivi 13.000 metri cubi, in un’area che per caratteristiche geologiche si presenta estremamente complessa, necessitando di interventi ingenti di consolidamento;
c) il costo del progetto equivale alla somma utilizzata per l’esproprio della parte della Villa recentemente acquisita dallo Stato grazie all’impegno dei cittadini e dell’amministrazione comunale;
d) la realizzazione del Museo, con una parte consistente di locali collocati nel sottosuolo, rappresenterebbe un caso unico di costruzione di nuove cubature all’interno di una Villa Storica, non essendo riscontrabili casi analoghi in altre città. Ciò rischia di divenire un precedente grave, in deroga alla legislazione vigente in materia di tutela del paesaggio e dei beni culturali (rif. L. 1089/39 e L. 1497/39);
e) l’impatto del Museo non è soltanto riferito alla costruzione in sé ma ai riflessi che questo potrà avere sulla viabilità della zona, sulla sicurezza della Villa (tenuto conto della presenza a pochi metri dell’Ambasciata della Repubblica Egiziana) e sulle modalità di accesso;
f) l’importanza attribuita alla collezione di giocattoli e la dimensione dell’investimento rischiano di essere vanificate, in termini di accesso al Museo e di fruizione del patrimonio collettivo, da parte delle bambine e dei bambini che, di fatto, si troverebbero a essere discriminati tra chi può accedere al museo, pagando un biglietto, e chi non può permettersi di sopportare tale onere;
g) non vengono prese in considerazione le esigenze di gestione dell’intera area di Villa Ada nonostante il Piano di Assetto.

 
3 aprile 2007
per leggere la nota cliccare sull'icona

istanza comitato giardini storici

 

27 aprile 2007
Un museo a villa Ada? Una buona occasione per avviare la gestione del parco.
I dieci anni dalla scomparsa di Antonio Cederna sono stati l’occasione per ricordare l’impegno per realizzare importanti interventi riferiti a Roma Capitale.
Tra questi rientrò anche l’esproprio della parte di Villa Ada che rischiava, in quegli anni, di subire l’ennesimo attacco della speculazione edilizia: grazie al finanziamento per Roma Capitale Villa Ada fu finalmente acquisita al patrimonio del Comune, diventando una delle aree verdi più grandi della città, un vero tesoro fatto di biodiversità, paesaggi, sentieri, testimonianze storiche.
Nel 1997 Villa Ada fu aperta al pubblico, i cittadini potettero godere di questo patrimonio immenso: da allora fu avviato un complesso progetto finalizzato al recupero e alla valorizzazione degli immobili storici presenti all’interno del parco. Il Piano di assetto, predisposto anche grazie all’impegno delle associazioni, tra cui gli Amici di Villa Ada, avrebbe dovuto rappresentare lo strumento di gestione del parco.
Da allora è stato fatto ben poco: il parco è fruito quotidianamente da migliaia di persone, rappresenta un elemento che rafforza la coesione sociale e la partecipazione, eppure manca quella capacità di gestire, recuperare, restituire alla collettività un patrimonio insostituibile.
La proposta del Comune di realizzare il Museo del giocattolo nei casali delle ex-scuderie reali può rappresentare un primo passo per arricchire il parco e restaurare parti importanti del patrimonio storico.
Ciò che non vede la condivisione dell’Associazione Amici di Villa Ada è la modifica al progetto iniziale con l’inserimento di una parte del Museo in locali realizzati ex-novo nel sottosuolo: non si concorda sulla scelta di costruire nuove cubature, all’interno di un’area protetta, sostenendo costi che potrebbero, viceversa, essere destinati al recupero di altri edifici o al restauro del patrimonio naturale.
Non si condivide neppure la scelta di costruire un museo, destinato principalmente ai bambini, con dei locali interrati, privando i bambini proprio di quel rapporto con l’ambiente naturale che è alla base di un processo evolutivo e di socializzazione fatto di esperienze e di contatto con la natura. Appare contraddittorio realizzare un museo, all’interno di un parco che si estende per oltre 150 ettari, e non prevedere la presenza di un centro visita che illustri il valore ambientale di quest’area.
Che senso avrebbe costruire un museo, dentro un parco, costringendo i bambini a svolgere le attività didattiche nel sottosuolo? Un parco che tuttora soffre di una scarsa regolamentazione, con l’accesso incontrollato di veicoli a motore e la pressoché assenza di un’attenta gestione finalizzata al recupero del patrimonio naturalistico.
Questi sono i motivi alla base delle critiche che l’Associazione Amici di Villa Ada ha avanzato al progetto predisposto dall’Amministrazione comunale.
Chiediamo invece di inserire il museo nel contesto più complessivo della gestione del parco, rinunciando a interventi costosi, non prioritari e con gravi impatti ambientali.
Sono queste le motivazioni che spingono gli Amici di Villa Ada a chiedere con forza al Sindaco Veltroni e al Comune un incontro per discutere e confrontarsi, affermando quei principi di partecipazione alle scelte che costituiscono il fondamento per realizzare un processo democratico, condiviso e sostenibile.
Invitiamo quindi gli organi di stampa, il II° Municipio, i cittadini e le associazioni a promuovere occasioni di incontro e di riflessione sul futuro di Villa Ada, comprendendo l’importanza delle scelte che si compiono oggi per garantire la tutela di un bene comune destinato alle future generazioni.

Per ulteriori informazioni: Amici di Villa Ada, Piazza Verbano 14, 00199 Roma; tel 06.8416394; e.mail amicivillaada@yahoo.it

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categorie: 03 segnalazioni
giovedì, 03 maggio 2007

Iniziative-
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MURA DI LUCCA/
RIPRISTINI ABUSIVI O INCOERENZE?

Nota della Sezione Lucchese di Italia Nostra alla Sovrintendenza per segnalare l'incoerenza dei sistemi di intervento sulle Mura di Lucca
 
Roberto Mannocci, Presidente della Sezione di Lucca
 
Con nota dell’8 febbraio 2006, questa Sezione segnalò a codesta Sovrintendenza e a codesta Direzione Regionale che l’Opera delle Mura di Lucca (cui spetta la gestione del monumento di proprietà comunale) stava procedendo nel Baluardo in oggetto ad una lastricatura in arenaria (ricorrendo a pietre squadrate di recupero) di una delle due salite pedonali che collegano la passeggiata pensile con la sottostante viabilità interna del centro storico di Lucca. La nostra segnalazione nacque per l’inidoneità dell’intervento che lastricava, a mo’ di strada urbana, uno dei collegamenti pedonali che su tutto l’anello murario sono stati sempre trattati sin dall’origine con finitura in acciottolato. Il Soprintendente di allora dott. Luigi Ficacci riconobbe l’inidoneità dell’intervento e la mancanza di qualsiasi autorizzazione allo stesso rilasciata dai propri Uffici e bloccò il prosieguo di tale lavoro. Un blocco che è durato (assurdamente) un intero anno, senza che si cancellasse quanto realizzato senza autorizzazione né che si procedesse in modo diverso e appropriato.
Da poco tempo e ancora oggi (e la cosa casualmente avviene in coincidenza del prossimo turno elettorale amministrativo) l’Opera delle Mura sta procedendo a terminare quella lastricatura interrotta, tanto che il lavoro (ripreso a rilento) è quasi terminato.
Questa Associazione non può fare a meno di porre le seguenti questioni.
1.      Chiede se c’è stato da parte di codesto Ufficio un suo “ripensamento” sull’idoneità di quell’intervento per cui è stato formalmente autorizzato il completamento della lastricatura. Se è così, chiediamo che sia pubblicamente chiarito sulla base di quale principio storico/architettonico/restaurativo …ora è stato giudicato compatibile con le caratteristiche del monumento-Mura ciò che un anno addietro era stato giudicato incompatibile.
2.      Se invece il prosieguo della lastricatura è stato fatto senza autorizzazione alcuna da parte di codesta Soprintendenza, chiediamo che (come prescrive la legge di fronte ad interventi abusivi sul patrimonio storico vincolato) la stessa proceda in modo esemplare per far valere il rispetto delle direttive impartite a tutela del patrimonio culturale, denunciando i responsabili del fatto all’autorità giudiziaria e prescrivendo l’immediato appropriato ripristino.
 
Chiediamo questa piena assunzione di ruolo e di responsabilità.
 
 
Nota dell’8 febbraio 2006
Nei giorni scorsi ci è stato segnalato che l’Opera delle Mura di Lucca sta procedendo a sistemare un percorso pedonale che , nel baluardo S. Pietro, mette in collegamento la passeggiata pensile con la viabilità sottostante e piazza Varanini. Da una verifica in loco abbiamo notato che si sta procedendo a sistemare questo percorso attraverso una lastricatura in pietra arenaria, impiegando materiale di recupero.
Il modo in cui si è deciso di intervenire, a nostro giudizio, è del tutto inappropriato alle caratteristiche del prezioso monumento e in contrasto sia con la storia del monumento stesso che con il modus agendi ormai stabilizzato e seguito fino ad ora. I percorsi pedonali che collegano la passeggiata pensile alla viabilità sottostante sono tutti costituiti da acciottolato, e in questo modo sono sempre stati restaurati e integrati. Non riusciamo a capire perché in questo caso è stato seguito un diverso criterio, del quale non solo non si intravede la necessità, ma che incoerentemente introduce una caratteristica prettamente urbana (una strada lastricata) nell’ambito dello storico Parco delle Mura.
Con questa nota pertanto siamo a richiedere che si ripensi sull’operazione iniziata e che anche in questo intervento sul baluardo S. Pietro si vogliano applicare con coerenza i principi costitutivi del monumento che vedono la finitura in acciottolato per tutti i collegamenti pedonali.
postato da: gruppo17 alle ore 18:15 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative

Iniziative-
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CAPANNORI (Lucca)/
SI DISTRUGGONO COSI' LE CORTI RURALI!

Questa nota è stata elaborata dalla Sezione lucchese di Italia Nostra a salvaguardia del patrimonio dell'architettura rurale della pianura.

Roberto Mannocci, presidente di I.N., sezione di Lucca

Corte Biagioni, in via della Chiesa a Toringo, era uno di quegli ormai pochi insediamenti rurali così tipici del nostro territorio che aveva conservato in modo pressoché totale le proprie caratteristiche storiche: un’ampia aia praticamente intatta delimitata da due schiere miste di abitazioni e cascine, inserite in un paesaggio ancora non intaccato da capannoni o villette. Anche alla scala architettonica gli edifici della corte (in pietra e mattoni) non avevano subito, sostanzialmente, alcun intervento improprio. Insomma una corte di origine ottocentesca e completata agli inizi del Novecento che chiedeva soltanto di essere restaurata.
Da un paio d’anni il volto di questa corte sta drammaticamente cambiando.
1.
Prima, un assurdo intervento che ha visto nel bel mezzo dell’aia sorgere un inedito volume di un forno al posto della pseudo-volumetria di una semplice fogna ormai abbattuta da moltissimi anni: un nuovo manufatto fatto costruire senza che il Comune abbia verificato a dovere lo stato precedente e di cui anche il pretore ha ravvisato l’impossibilità di essere in quel luogo ordinando la parziale demolizione. Per questo chiediamo che l’azione del Comune sia conseguenziale a tale pronunciamento e che, verificata la non veridicità di una volumetria preesistente, porti all’abbattimento dell’intera struttura ridando all’aia la sua conformazione. (V. Foto 1 e 2)
2.
Poi, fatto ancora più grave e ancora in atto, un’inedita “ristrutturazione urbanistica” che ha portato all’integrale demolizione di due cascine di inizio Novecento dell’ala sud con la finalità di ri-accorparne i volumi e di procedere ad una nuova edificazione con volumetria maggiorata. Questo è successo anche se non esisteva alcuna autorizzazione a radere al suolo uno dei due edifici. (V. Foto 3 e 4)
Quanto demolito integralmente non solo non presentava alcun documentato problema statico, ma questa operazione ci sembra non trovi nemmeno conforto nella pur ampia vaghezza delle normative del R.U. vigente, che tutt’al più ammettono la ristrutturazione edilizia di questi fabbricati per adattarli ad abitazioni e non il loro abbattimento totale con libera, successiva ricostruzione con false e ipocrite mandolate.
 
Di questo passo per il patrimonio culturale e tradizionale delle corti rurali si prospetta la mancanza di qualsiasi futuro e la sua completa scomparsa. Ed è gravissimo che a permettere la depauperazione di questo specifico patrimonio sia proprio il Comune di Capannori, del quale la corte rurale rappresenta l’emblema e la radice insediativa.
Chiediamo all’Amministrazione di agire per punire in modo esemplare quanto in questo caso specifico eseguito in contrasto con quanto autorizzato o non rispondente alla verità dei fatti, non limitandosi ad una semplice e risibile ammenda, ed esplicitiamo che, a nostro giudizio, il volume abbattuto senza autorizzazione è da considerare volume non più esistente e quindi giuridicamente “perso” e per questo non più utilizzabile!
Questa Associazione vuole porre con forza la necessità di un impegno politico e tecnico perché questo nostro patrimonio agrario tradizionale sia degnamente conservato e valorizzato, come esplicitato (ma per ora solo a parole) nel programma che ha caratterizzato il mandato amministrativo.
La revisione in corso dello strumento urbanistico sia allora sollecita, chiara e decisa nell’adottare norme assai più restrittive per salvaguardare l’edilizia rurale delle corti. Torneremo sull’argomento portando altri esempi.
In attesa di rassicurazioni, inviamo i migliori saluti.

BiagioniForno1
BiagioniForno2
BiagioniCascine3

 

 

 

 

 

 

 

BiagioniCascine4

 

 

 

 

 

 

 

 


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categorie: 02 le nostre iniziative

Segnalazioni
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APPIA ANTICA, CHE SPRECO!

Andrea Ferraretto


25 aprile 2007, una splendida giornata per festeggiare l’anniversario della Liberazione e percorrere in bicicletta con i miei bambini uno dei parchi di Roma più belli e affascinanti.
La piacevole passeggiata è però resa meno piacevole dal transito di troppe autovetture, di auto della polizia e furgoni dei carabinieri, di scorte che a sirene spiegate, a velocità pazzesca, corrono per accompagnare personalità di spicco verso l’aeroporto di Ciampino. Addirittura un’auto della municipale impegnata in un sorpasso di un’altra macchina, laddove dovrebbe esser fatto rispettare il limite di 30 Km orari. Ho visto un ragazzo percorrere con lo scooterone il tratto di basolato, vicino al Mausoleo di Cecilia Metella e i turisti costretti a schivare le sue prodezze e i gas di scarico. Il tutto in un quadro di sconforto, di incuria, di abbandono. Ovunque rifiuti, sporcizia e degrado.
Quale altra nazione civile, progredita, europea, ammette che un patrimonio storico, ambientale, paesaggistico di questa importanza sia ridotto a strada di transito per vip e abbandonato a se stesso? Dove avviene che gli interessi di pochi siano anteposti al bene delle collettività? Non si dica che tutto sta per cambiare, che saranno adottati piani e programmi, che gli enti saranno nominati e avvieranno progetti innovativi. In realtà la storia dell’Appia antica è emblematica per descrivere l’assenza di lungimiranza e di impegno per riconoscere il valore delle risorse naturali e culturali: da oltre 100 anni si susseguono proposte, dibattiti e impegni per salvaguardare un patrimonio inestimabile. Eppure si è sempre al punto di partenza, con auto che sfrecciano, l’assenza di un progetto di tutela e di valorizzazione, tra muri che crollano e l’illegalità che diventa consuetudine. Pochi giorni fa un grande convegno, in Campidoglio, per ricordare Cederna e l’impegno per Roma Capitale: oltre alle parole servirebbero i fatti. Non è proprio un bel modo per ricordare l’impegno di Antonio Cederna, a dieci anni dalla morte: è, piuttosto, la dimostrazione dell’incapacità di costruire un futuro, di avere una visione rivolta alle prossime generazioni.

postato da: gruppo17 alle ore 16:47 | link | commenti (1)
categorie: 03 segnalazioni
mercoledì, 02 maggio 2007