Iniziative
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LUCCA/ PAESAGGIO E LINEE ELETTRICHE
Sull'inaccettabile impatto paesistico della nuova linea elettrica ad alta tensione Vinchiana-Filettole è intervenuta la Sezione lucchese di Italia Nostra con la seguente nota inviata a Comune di Lucca e Soprintendenza il 28.09.07
Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
La Società Terna sta per iniziare la costruzione della nuova linea elettrica ad alta tensione Vinchiana-Filettole. Questa nuova linea attraverserà gran parte del territorio comunale che va dal Morianese alla Cappella, a S. Alessio, a Cerasomma impiegando enormi nuovi tralicci metallici variabili da 25 a 40 metri di altezza e portanti fili con una tensione di 132.000 kw.
Solo una minima parte di questo percorso è stato previsto in interrato così che la realtà paesaggistica (ma anche economica) delle colline ne risulterà gravemente danneggiata, se non addirittura compromessa. Questo, nonostante lo specifico vincolo paesistico che le interessa tutte, assieme alla fascia fluviale.
Gli invadenti nuovi tralicci interesseranno ambiti di insediamenti umani, di ville storiche, di case sparse, di territori boscati, di preziosi paesaggi agrari terrazzati con vigne ed olivi, di singoli edifici sottoposti a tutela (come il deposito per le acque minerali di Lorenzo Nottolini a S. Lorenzo di M.no) …..
Le varie attività agrituristiche impiantate in modo sostenibile in tutta la zona hanno contribuito finora al recupero del patrimonio edilizio e sono una risorsa essenziale per la manutenzione del paesaggio agrario, perché costituiscono una indispensabile integrazione economica per gli operatori agricoli ai fini della loro attiva permanenza in loco. Esse subiranno evidentemente un forte danno alla loro immagine, appetibilità e capacità di richiamo, perché incompatibili con l’impatto visivo diretto delle nuove strutture con probabili conseguenze negative sul ruolo di presidio ambientale svolto lì dagli attuali operatori.
La nuova linea elettrica taglierà anche quell’area agricola in margine al fiume Serchio e in località S. Alessio che questa Associazione da tempo invita a inserire tra i patrimoni paesistici da tutelare rappresentando forse l’ultimo lembo di ambiente agrario e di corti rurali rimasto ancora pressoché incontaminato in tutto il territorio lucchese. Qui, ove sembra di aver sventato definitivamente, con la nuova Amministrazione, lo snaturante progetto di campo e attrezzature per il golf, non vorremmo che ora gli enormi tralicci dell’alta tensione ne compromettessero un conveniente recupero a testimonianza della struttura agraria storica della pianura.
La linea ad alta tensione si rende utile e indispensabile per la vita e le attività della nostra società? Bene, non ostacoliamola, ma pretendiamo che sia fatta con un investimento idoneo in modo da non creare irreparabili danni ai valori paesaggistici e all’equilibrio ambientale presenti nella zona e che ne costituiscono anche il suo valore economico. L’interramento della linea progettata risponderebbe positivamente ad ambedue le esigenze, ed anche a quelle (mai completamente rassicuranti) nei confronti della salute dei cittadini. Non è più il tempo del disinvolto e selvaggio sfruttamento territoriale che ha caratterizzato gli anni del boom economico dello scorso secolo!
Comune di Lucca e Soprintendenza possono, anzi debbono, richiedere e pretendere questo.
Iniziative
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ANCORA DISTRUZIONI DI CORTI RURALI!!!
Gli ennesimi cascinali di corte possono essere abbattuti e ricostruiti per farne abitazioni. Questa volta è interessato il territorio di Segromigno. Ecco la nota inviata il 25 settembre 2007 al Sindaco di Capannori (Lucca).
Roberto Mannocci, presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
Ancora un'altra corte rurale sta per essere distrutta!
Ci segnalano che in via dei Gheghi, a Segromigno, si sta per abbattere un'intera ala di corte Frosi per costruirvi, ex-novo, alcune abitazioni. Questa corte ha subìto nel tempo molti rimaneggiamenti, ma ha ancora pienamente leggibile il particolare impianto a tre file di edifici che si affacciano su due aie collegate alla strada con ponticelli arcuati sopra il rio Vione. Proprio la breve ala più a sud, costituita da cascine in apprezzabile muratura in pietra arenaria e cotto e in gran parte con mandolate, verrebbe completamente abbattuta. In precedenza nell'ala in questione si era insediata un'attività artigianale che la ha contornata di un'infinità di strutture precarie, strutture tutte utili (pensiamo) per il passaggio alla volumetria delle nuove abitazioni
Non sappiamo se quanto segnalatoci si è già concretizzato in un nuovo permesso dell'Amministrazione. Ma visti i precedenti la cosa appare più che credibile.
Sig. Sindaco, non chiediamo bizantinesche pezze pseudo-giustificative sulla regolarità dell'operazione da parte dei suoi Uffici, noi chiediamo semplicemente se quello che Lei e la Sua Amministrazione, ma anche le stesse norme globalmente interpretate, intendono e vogliono come "recupero" delle corti rurali è costituito da queste integrali distruzioni materiali e tipologiche che a più riprese abbiamo segnalato, come a Toringo e a Lammari.
Poiché ci auguriamo che Lei non possa condividere questo modus operandi, due sono le cose che ci sentiamo di indicare:
1. Che le contraddittorie norme vigenti del Regolamento siano considerate nella loro interezza prescrittiva e non solo negli aspetti permissivi che pure vi compaiono;
2. Che le fumose regole vigenti sulla salvaguardia di questo patrimonio tipologico vengano urgentemente riscritte cancellandone l¹inaccettabile aleatorietà e discrezionalità.
Ad integrazione della nota sovrastante ecco i seguenti dati:
1. L'intervento di demolizione e ricostruzione è stato autorizzato dall'A.C. in questo anno 2007
2. Al posto dell'ala di corte abbattuta sorgeranno ben 8 unità abitative. Inoltre altre unità abitative verranno costruite con altra concessione nei terreni adiacenti alla corte.
3. Lo strumento urbanistico non classifica questa ala di cascine che verrà abbattuta come appartenente ad una corte, ma come semplice sede di attività artigianale. Questo chiaramente connota come lo strumento urbanistico sia carente anche sulla rilevazione dello stato preesistente.
Iniziative
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LUCCA: SI NEGA L'URBANISTICA E SI FA SOLO SPECULAZIONE!
Il piano attuativo presentato dalla società Valore spa nell'area del quartiere di S. Anna, a Lucca, moltiplica i devastanti effetti di un piano urbanistico che è solo favoreggiamento di operazioni edilizie, operazioni sempre più grosse e sempre più incapaci di rapportarsi all'esistente e di rappresentare una qualsiasi idea di città.
Ecco l'allarmata e articolata nota inviata dalla Sezione lucchese di Italia Nostra a tutti gli Organismi comunali.
Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
CONSIDERAZIONI GENERALI
Valutazioni di politica territoriale - Lo scopo dei Piani attuativi è quello di fornire proposte dettagliate di forme urbane. Quando uno strumento urbanistico generale rimanda alla discussione e all’eventuale approvazione successiva di questi micro-strumenti urbanistici è perché ha constatato che l’importanza dell’intervento richiede un approfondimento che abbisogna di una proposta dettagliata che non necessariamente deve essere accettata tout court, ma deve essere valutata nella sua “compatibilità urbana”. E’ in questo senso, quindi, che l’A.C. deve fare le sue valutazioni sul significato e sui riflessi urbani che ogni proposta di Piano attuativo riveste. La previsione del passaggio intermedio costituito dal Piano attuativo che si pone tra Piano generale e singole autorizzazioni edilizie apre (per l’importanza della funzione, per la consistenza volumetrica possibile, per il significato e il valore del contesto...) il campo ad ogni considerazione non solo tecnica, ma anche e soprattutto di politica territoriale, pur nell’ambito delgli strumenti generali vigenti.
Questo per chiarire, in generale, che non basta che una qualsiasi proposta di Piano attuativo resti negli ambiti massimi quantitativi e/o qualitativi fissati dallo strumento generale perché debba essere recepito in forma automatica, ma, trattandosi di strumento urbanistico con lo stesso iter di coinvolgimento collettivo proprio degli strumenti urbanistici, ne deve essere verificata la sua compatibilità urbana, ambientale, architettonica, funzionale… assieme alla sua coerenza e convenienza con gli interessi generali. A fare queste valutazioni infatti (sia nella fase di adozione del Piano attuativo che in quella di approvazione) è chiamato il Consiglio Comunale ovvero l’Organo che fa le scelte di politica territoriale.
Verifica dei limiti di sostenibilità - Ogni proposta di Piano attuativo non solo deve rispettare i limiti previsti dal Regolamento Urbanistico, ma deve essere contemporaneamente coerente con le indicazioni generali dettate dal Piano Strutturale (che è sovra-ordinato rispetto a tutti gli altri strumenti urbanistici) e deve essere verificata, in particolare, la sua compatibilità con i limiti quantitativi massimi da questo fissati sia in generale che per ogni singola UTOE (Unità Territoriale Organica Elementare), ovvero per quegli ambiti funzionali in cui il Piano Strutturale stesso ha suddiviso tutto il territorio comunale. La norma di questi limiti e la suddivisione in UTOE hanno lo scopo fondamentale di non snaturare le singole realtà e di fissare la sostenibilità delle trasformazioni possibili per ognuna di esse a seconda delle proprie caratteristiche.
Il territorio lucchese è stato interessato dalla costruzione di enormi volumetrie sparse in ogni dove. I Piani vigenti hanno fissato i limiti massimi generali di queste trasformazioni, limiti che non possono essere travalicati. L’Amministrazione però non ha mai reso noto se sta svolgendo un dovuto monitoraggio della situazione per verificare se quanto si sta facendo e quanto sta autorizzando rientra ancora in questi limiti e pertanto se risulta legalmente “sostenibile”. E’ giunto l’indifferibile momento in cui (con numeri, autorizzazioni e volumetrie alla mano) si controlli e si dimostri pubblicamente se questi parametri inderogabili (generali e per singole UTOE) sono stati rispettati e quali sono ancora gli eventuali margini rimanenti per ulteriori trasformazioni.
Venendo al caso particolare del Piano in oggetto, pertanto, evidenziamo quanto segue.
CONSIDERAZIONI SPECIFICHE
Viabilità ed edificabilità - Via Einaudi è nata, come già il Viale Luporini, quale viabilità di collegamento ai caselli autostradali di S. Donato. La seconda di queste strade ormai è già divenuta strada urbana perché i piani urbanistici hanno reso edificabili i terreni adiacenti. Ma la stessa fine si sta prospettando per via Einaudi come dimostrano alcune costruzioni ivi già realizzate e come sancisce il piano attuativo in oggetto. La previsione dei 200 appartamenti contemplati in questo Piano, i 300 uffici e le attività direzionali, l’attrezzatura della multisala cinematografica, l’albergo e le residenze turistico/alberghiere, le attività commerciali con la possibilità di impianto, “per trasferimento o per accorpamento” di licenze, anche per medie strutture di vendita ecc. ecc. daranno un bel colpo al ruolo primario di viale Einaudi quale collegamento autostradale. Contro questa illogica urbanistica che trasforma tutta la viabilità di collegamento in viabilità urbana, favorendo speculazioni edilizie nei terreni adiacenti agli assi viari, questa Associazione si è sempre battuta, a cominciare dai mega-centri commerciali (Carrefuor, Media-world, Cornacchie) in aderenza all’”asse suburbano”, fino alle recenti speculazioni edilizie allo scalo merci in margine del nuovo collegamento del sovrappasso ferroviario. C’è la totale mancanza di qualsiasi obiettivo di “buona pianificazione” in questo atteggiamento che porta ad un’escalation perversa di nuovo consumo di suolo con la richiesta di nuova viabilità di collegamento perché quella precedentemente costruita viene offerta alla speculazione edilizia.
Il ruolo urbano delle varie zone – Nell’autorizzare ogni intervento consistente sul territorio non può non considerarsi come questo si pone nei confronti delle strutture insediative esistenti anche a vasto raggio. E’ innegabile che oggi il centro storico soffre drammaticamente per la perdita di qualsiasi ruolo, di qualsiasi identità e di qualsiasi richiamo per i lucchesi: in calo vertiginoso i residenti stabili, ormai quasi totalmente assenti gli uffici privati, l’attività commerciale sempre più limitata a quella ad indirizzo turistico, la funzione direzionale in accelerata dismissione (dagli uffici comunali finanziari a S. Anna, a parte di quelli provinciali allo Scalo merci, a quelli dell’Agenzia delle Entrate a Guamo, all’Arpat che trasloca da via Vallisneri ….). Orbene cosa provocheranno in questo panorama già desertificato del centro storico i 200 nuovi appartamenti contemplati nel piano (cui vanno sommate le previste residenze turistico- alberghiere che molto spesso sono solo degli stratagemmi che nascondono nuove residenze ordinarie), i 300 nuovi uffici, la nuova multisala cinematografica che farà chiudere l’ultima funzione di attrattiva ancora presente nella città antica, il nuovo centro commerciale di media distribuzione possibile per “accorpamento di licenze”?
Cosa provocheranno nel centro storico e cosa provocheranno localmente? Sono domande che l’Amministrazione deve porsi per fare, con coerenza le scelte conseguenti perché altrimenti non hanno senso le recenti lamentele per la fuga dell’Agenzia della Entrate.
Quale nuovo pezzo di città? – Il Piano presentato dalla Società Valore, per consistenza e impatto (132.000 mc, H massima 22 ml, quindi fino a 7 piani di vita) si propone come un nuovo quartiere urbano da costruirsi ex novo. Ma quale disegno urbano esprime, quale idea di città? Nonostante ogni edificio contempli in interrato un proprio parcheggio di riferimento, l’intera superficie lasciata libera dall’edificazione è ossessivamente coperta da parcheggi di superficie. Le poche aree verdi (ma veramente poche) sono in dotazione privata dei soli edifici residenziali. Con esclusione di una piccola, insignificante e invivibile “piazza pubblica con fontana”, che è solo proscenio all’edificato, non esiste alcun tessuto connettivo per la vita pubblica di relazione e il “verde” pubblico è limitato ad alcuni filaretti di alberi collocati nei “marciapiedi” che separano una fila di auto dall’altra. Ovvero tutto questo spazio comune assumerà, moltiplicandolo, l’aspetto dei parcheggi del Palafiera o del viale Carducci, anche se la superficie sarà “drenante”. Se questo così alto numero di parcheggi auto non è altro che quel minimo prescritto dagli standard per le varie funzioni ivi previste e se questi stalli comportano l’esaurimento della superficie disponibile, tanto da non permettere che il complesso abbia alcuna degna articolazione di spazi per la vita urbana di relazione, questo è indice che il Piano è concettualmente e sostanzialmente sovradimensionato, anche se “burocraticamente” rispetta i parametri “burocraticamente” espressi dal R.U. Qui spetta alla valutazione dell’Amministrazione comunale se vuole che sia costruito un “pezzo di città” per i suoi cittadini oppure un assurdo agglomerato di auto ed edifici ammonticchiati. Se l’obiettivo che si persegue è il primo (come ci auguriamo), il drastico ridimensionamento quantitativo e qualitativo dell’intervento è indispensabile, per ricondurlo, almeno, da operazione speculativo-edilizia in operazione urbanistica.
Iniziative
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IL MOSTRO SUL LAGO/3
Sull'annosa questione del nuovo teatro pucciniano, in costruzione a Torre del Lago, è stata inviata da Italia Nostra una nuova lettera ai Ministri Rutelli e Pecoraro Scanio richiedendo l'irrinunciabile abbattimento delle mostruose torri sceniche in cemento.
Giovanni Losavio, Presidente nazionale di Italia Nostra
Nicola Caracciolo, Presidente Consiglio toscano di Italia Nostra
Roberto Mannocci, Consigliere nazionale di Italia Nostra
Mariarita Signorini, Consigliere nazionale di Italia Nostra
Antonio Dalle Mura, Presidente di Italia Nostra, sezione Versilia
Lo scorso 4 settembre questa Associazione ha organizzato un convegno per trattare le varie emergenze ambientali e paesaggistiche che interessano il lago di Massaciuccoli e la Versilia.
In tale occasione a più riprese abbiamo evidenziato il tema del grande nuovo Teatro Pucciniano in costruzione sulle rive del lago. Come nelle nostre precedenti note, ribadiamo le ragioni che si oppongono alla localizzazione di una così complessa opera.
•Aspetti paesaggistici e urbanistici - L’area che è stata scelta per il nuovo teatro interessa un lembo di terra a ridosso del lago che invece era necessario recuperare alla sua naturalità dopo la dismissione dell’attività estrattiva della torba. Si tratta dunque di un’”area tutelata per legge” a norma dell’art. 142, comma 1, lett. b), del Codice dei beni culturali e del paesaggio, in ragione appunto della speciale naturalità del luogo. E non solo si è operato sulla riva, ma per il ricercato contatto diretto con il lago si è proceduto ad estendere la superficie della costruzione nell’area del bacino tramite un sistema di palificazioni, non considerando la drammatica situazione ambientale che grava sul lago stesso e che rischia di farlo scomparire definitivamente. Una scelta che è un assurdo paesaggistico e ambientale in un’area protetta.
•Aspetti culturali – Se la finalità della nuova costruzione era quella di celebrare il genio musicale di Puccini (nel 2008 cade il 150° anniversario della nascita) il modo più corretto sarebbe stato quello di conservare nella sua naturalità e nella sua wildness le sponde lacustri tra le quali il Maestro amava cacciare, riposarsi e trovare ispirazione. Insomma il lago nella sua naturalità non è soltanto un luogo di grandissima valenza ambientale, ma deve essere considerato anche un vero e proprio parco culturale intimamente legato alla vita e all’arte di Puccini. La costruzione del nuovo teatro (e l’abbattimento dell’indegna struttura provvisoria del vecchio teatro che oggi ancora esiste) poteva essere fatta con impatto di gran lunga inferiore salvaguardando naturalità e cultura di questo ambiente, allontanando convenientemente la nuova costruzione da queste sponde.
•Aspetti architettonici – Materiali e forme prescelti per questo macro-intervento (teatro all’aperto per 3200 posti, sala sottostante coperta per 500 posti, oltre a tutte le attrezzature necessarie alla funzionalità) sono davvero impropri. La presenza di quattro enormi torri per le attrezzature di scena (originariamente nate anche con l’intenzione di dare una copertura al palcoscenico) portano a ridosso dell’acqua una dimensione verticale che è del tutto estranea al piatto paesaggio lacustre e che nessuna correzione dei materiali sarà in grado di mitigare. L’impatto delle torri sceniche non può essere né corretto né mitigato con qualche stratagemma cromatico o materico, come ha dovuto riconoscere lo stesso Vittorio Sgarbi. A margine, non possiamo non considerare come, nonostante il consistente investimento di istituzioni pubbliche (Comune di Viareggio, Fondazione Festival Pucciniano, Provincia di Lucca, Regione Toscana) e della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena, l’opera, che ha avuto un iter assai controverso e “avventuroso”, non abbia mai perseguito quel requisito della qualità che doveva essere il primo obiettivo necessario per una degna celebrazione di Puccini.
A fronte di questa situazione e anche considerando che a seguito delle nostre precedenti segnalazioni il Ministero per i BB. e AA. CC. ha incaricato l’arch. Roberto Cecchi di verificare lo stato dell’opera e di studiare assieme agli altri Enti una riduzione dell’inaccettabile impatto (ormai riconosciuto da tutti), Italia Nostra sottolinea come, per far questo e per ridare dignità ad una iniziativa celebrativa alla quale guarda il mondo intero, l’operazione minima, ma indispensabile, sia l’abbattimento totale delle attuali quattro torri sceniche in cemento e la loro sostituzione con elementi “telescopici” che le attuali tecnologie possono permettere. Ben sappiamo che per far questo occorrono nuovi investimenti, ma il nome di Puccini e l’assoluta necessità di una sua degna celebrazione non dovrebbero rendere difficile il reperimento dei necessari finanziamenti.
Questa è la proposta, concreta e fattibile, che ci sentiamo di avanzare, ferme rimanendo le ragioni di radicale incompatibilità ambientale della localizzazione del nuovo teatro (che non si è saputo e voluto contrastare).
All’obiezione che da qui all’estate del prossimo anno non ci sono i tempi tecnici per la progettazione e la costruzione dei nuovi elementi scenici “telescopici”, rispondiamo che sono trascorsi sette mesi dalle nostre prime segnalazioni rimaste prive di ascolto e che il prossimo anno la struttura teatrale potrà funzionare eventualmente anche ricorrendo a strutture metalliche stagionali, mentre si potrà procedere successivamente alla realizzazione della struttura scenica definitiva nel modo anzidetto.
Fidando in un favorevole accoglimento della proposta, inviamo i migliori saluti.

Iniziative
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LUCCA/
È URGENTE UN NUOVO
PIANO URBANISTICO
La Sezione lucchese di Italia Nostra torna a sollecitare una profonda ri-scrittura degli strumenti urbanistici vigenti nella città murata per salvare storia, paesaggio e identità del territorio
Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
Con soddisfazione abbiamo letto sulla stampa della decisa presa di posizione da parte dell'Assessore lucchese Nanni Santini contro gli attuali strumenti urbanistici che regolano (si fa per dire!) il territorio comunale.
L'intervento di Santini è importante perché dà forza all'intenzione manifestata chiaramente dal Sindaco di addivenire alla revisione di questi strumenti, attestando che questa esigenza è condivisa all'interno della Giunta.
Noi condividiamo molti dei punti toccati da Santini, dallo sviluppo sostenibile all'inefficacia del PIT regionale, dalla necessaria salvaguardia dell'identità e funzionalità dei sobborghi alle pressioni dei piccoli e grandi poteri economici alla deleteria generale trasformazione di garages, serre, capannoni e annessi vari in appartamenti alberghi, strutture commerciali......
Il nostro appello avverso l'urbanistica del "tutto ovunque", sembra sia stato recepito almeno da qualcuno! Ci scandalizza, invece, l'assoluto silenzio delle forze di opposizione, che pure durante il trascorso mandato amministrativo si erano schierate con grandi parole e con dichiarazioni urlate contro questo modo di pianificazione territoriale e che oggi, quando bisogna dare forza e indicazioni per una drastica e urgente ri-scrittura degli strumenti urbanistici per salvare del territorio quello che ancora è possibile, tacciono totalmente, perpetuando l'ambiguità della campagna elettorale in questo settore.
Ribadiamo i principi essenziali che, secondo noi, devono stare alla base in questa revisione degli strumenti urbanistici, che deve essere drastica.
A. Che la revisione sia libera, nell¹esclusivo, superiore e generale interesse dei cittadini e del territorio. I diritti acquisiti esistono solo in casi limitatissimi, non esistono obblighi perequativi, ma devono essere tutelati gli interessi generali.
B. Che la ri-scrittura sia partecipata, chiamando l¹intera cittadinanza a portare idee su quelle che costituiranno le scelte fondamentali e le linee guida del futuro della città (specie in riferimento a quei grandi "contenitori" che definiscono l'assetto urbano e territoriale).
C. Che la ri-scrittura sia tecnicamente all¹altezza del valore del nostro territorio e dello strumento da elaborare e che in essa non siano coinvolte professionalità che possono essere espressione di interessi particolari.
D. Che, nelle more di questa generale ri-definizione, si proceda all¹adozione di norme di salvaguardia specifiche e generali perché le storture più macroscopiche oggi presenti non provochino ulteriori danni (terrazzi nel C.S., serre, volumi seminterrati, assurdi progetti-norma, corti rurali ecc. ecc.).
Ecco noi vorremmo vedere che tutte le forze politiche dessero forza a questi necessari cambiamenti, portando ciascuna un proprio autonomo contributo e coinvolgendo i cittadini per la ri-scrittura di un vero Piano urbanistico contro quello che è solo uno sfacciato lasciapassare di operazioni edilizie.
Iniziative
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CAPANNORI (LUCCA)/
DISTRUTTE ALTRE CORTI RURALI
Un piano regolatore che non riesce a tutelare gli elementi identificativi di un territorio è un piano "da buttare" o almeno da rivedere integralmente. Non bastano buone parole... amministrare significa fare!
Questa volta è stata distrutta una corte rurale in frazione Lammari.
Ecco la nota inviata al Sindaco di Capannori dalla Sezione lucchese di Italia Nostra.
Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
A distanza di pochi mesi questa Associazione è costretta ad intervenire nuovamente sul tema in oggetto.
Questa volta ad obbligarci a questa segnalazione è la brutale “ristrutturazione” che interessa una corte in via dei Leri nelle immediate vicinanze della pieve di Lammari. Qui dei bei cascinali che ancora la caratterizzavano (v. foto1, immagine aerea eseguita per ns. conto solo 3 anni addietro ) ormai non rimane più segno, sostituiti in toto da un nuovo edificio che ha cancellato interamente mandolate e proporzioni, più alto di un intero piano rispetto al volume preesistente (v. foto 2 e 3, eseguite un mese addietro). L’integrale paramento murario misto pietra e laterizio è rimasto solo al piano terra. I muri superiori con mandolate sono stati abbattuti e sostituiti da leggere strutture di “foratini” interrotti da teorie di 7 aperture seriali per piano. Un’edilizia più da condominio di periferia urbana che da “corte rurale”. Qui è stata anche abbattuta una parte consistente dello storico muro di recinzione, in muratura mista pietra e cotto
Certamente si risponderà che quanto è in costruzione (DIA C03/0057 del 2 maggio 2005) è tutto in regola con le norme del Piano urbanistico vigente e che di questo Piano la Sua Amministrazione non è direttamente responsabile, ma solo in parte…
Giustificazioni che non ci confortano per niente! Sono oltre tre anni che la Sua Giunta governa il territorio di Capannori e, a differenza di quanto dichiarato sin dall’inizio del mandato, quando furono prospettati drastici cambiamenti al Piano urbanistico, questa profonda revisione tarda a venire. Certamente non costituiscono un’effettiva novità le ambigue micro-integrazioni normative apportate con la Del. C.C. 50/2006, come abbiamo avuto occasione di dimostrare sia all’Assessore all’Urbanistica che agli Uffici solo qualche mese fa.
Se quanto successo alla corte di Toringo, se quanto sta succedendo accanto alla chiesa di Lammari fossero anche in regola con le norme vigenti (è quello che tendete, con grande coraggio, ad affermare!)… questo significherebbe una cosa sola: queste norme, con le prescrizioni, gli indirizzi, le indicazioni e le “correzioni a pezzi e bocconi” da Voi apportate non sono per niente sufficienti ed efficaci… quindi, se tenete (e non solo a parole) alla salvaguardia degli elementi storici ed identificativi del territorio capannorese, occorre nell’immediato un cambiamento sia di marcia che di contenuti, cambiamento sia normativo che cartografico.
“Sentiamo profondamente il compito di tutelare questo bene simbolo delle nostre tradizioni”, e siamo in “attesa dell’operatività di validi strumenti che stiamo predisponendo per la salvaguardia e la valorizzazione delle corti rurali del nostro territorio”. Così la Sua Amministrazione si esprimeva nella nota di presentazione del nostro volume “La Corte Rurale Lucchese” nel maggio 2005.
I fatti citati, purtroppo, non testimoniano a favore né di questa volontà né di questa strumentazione. Le corti rurali continuano a scomparire e con queste norme vigenti continueranno ancora a sparire!



Iniziative
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LUCCA È EMERGENZA!
UN NUOVO PIANO REGOLATORE
PER UN FUTURO ORDINATO
AL TERRITORIO!
Ecco l'appello che la sezione lucchese di Italia Nostra ha inviato a Sindaco di Lucca e Gruppi consiliari comunali: ri-scrivere e ri-definire integralmente i nuovi strumenti urbanistici, rispettando quattro precisi assunti!
Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
Questa Associazione ha sempre considerato in maniera molto critica l’attuale strumentazione urbanistica comunale sia quella generale (P.S. e R.U.), sia i diversi piani attuativi o tematici (Caserma Mazzini, Parco Fluviale, Scalo Merci, variante Corti Rurali, ex Lenzi, Arliano, Carignano…), che da quella hanno avuto seguito e che oggi si trovano in stadi diversi del proprio iter amministrativo.
La fondamentale obiezione agli strumenti generali è stata, ed è, di non individuare un indirizzo per il futuro del territorio, ma di predisporre illimitate possibilità edilizie sì che questi Piani/non-piani hanno dato il via a quella metastasi di nuova edilizia e di trasformazioni dell’esistente che è sotto gli occhi di tutti. Niente è stato programmato per il futuro del territorio, ove ogni elemento è stato considerato un anonimo contenitore in grado di accogliere qualsiasi cosa e che può diventare qualsiasi cosa che il mercato vorrà. Puri anonimi contenitori sono i grossi complessi del centro storico (Manifattura, S. Francesco, Carceri, Carmine...), gli edifici industriali dismessi o da dismettere che popolano soprattutto l’immediata periferia, i cunei di verde, i 120 palazzi signorili, le serre agrarie, i complessi ospedalieri, le abitazioni sparse, le corti, il territorio e il paesaggio rurale della piana e della collina, le piazze…Tutto può essere usato ed abusato, ampliato, ristrutturato, snaturato, riempito e i “vuoti” sono tali solo perché in attesa di appetiti per il loro sfruttamento.
A questa mancanza di principi pianificatori, a questa assenza totale di un disegno possibile e condiviso per la città e per il territorio si somma un apparato di norme confuso, contorto, spesso contraddittorio, la cui formulazione quasi “dilettantesca” offre lo spunto a forzature interpretative che privati ed Uffici non mancano mai di usare od avallare. Se sommiamo a questa pochezza strumentale un sostanzialmente inesistente vaglio paesaggistico e idraulico… emerge una necessità assoluta che è un preciso compito della nuova Amministrazione comunale, nella sua interezza: la drastica e urgentissima ri-scrittura del Piano urbanistico. Con soddisfazione abbiamo constatato che il Sindaco condivide questa priorità (come ci ha confermato in un recente incontro) e con questa nota siamo a spronarlo perché quanto prima si dia inizio a questa re-impostazione per salvare quello che ancora si può salvare dell’identità lucchese.
Quattro, a nostro giudizio, i principi che devono stare alla base di questa urgente ri-scrittura del Piano, che deve essere un Nuovo Piano.
- Che essa sia libera, nell’esclusivo, superiore e globale interesse dei cittadini e del territorio. Non esistono né vincoli di diritti acquisiti (se non in casi limitatissimi), né obblighi perequativi, ma interessi generali.
- Che essa sia partecipata, chiamando l’intera cittadinanza a portare idee su quelle che costituiranno le scelte fondamentali e le linee guida del futuro territoriale.
- Che la ri-scrittura sia tecnicamente all’altezza del valore del nostro territorio e dello strumento da elaborare e che in essa non siano coinvolte professionalità che possono essere espressione di interessi particolari.
- Che si proceda, nelle more di questa ponderata ri-definizione, all’adozione di norme di salvaguardia specifiche e generali perché le storture più macroscopiche non provochino ulteriori danni (terrazzi nel C.S., serre, volumi seminterrati, progetti-norma ecc. ecc.)
Ciò di cui Lucca ha bisogno è un’operazione drastica e non facile, ma indispensabile… e, a nostro giudizio, proprio nei termini anzidetti.
Per questo ci sentiamo di inoltrare questo invito, oltre che al Sindaco, agli esponenti delle forze politiche.
Ai membri della maggioranza, un invito ad abbandonare quel ruolo totalmente supino ed acritico che fu assunto nel dibattito consiliare che ha portato Lucca a dotarsi di questi strumenti ora misconosciuti da tutti. Sindaco e Giunta hanno bisogno di stimoli veri per fare drastici cambiamenti e di apporti attivi, anche critici, per evitare nuove possibili storture.
Ai membri dell’opposizione, nel pieno rispetto del proprio distinto ruolo democratico, un invito ad uscire dal perdurante sopore conseguente alle proprie ferite e a condividere, invece, la responsabilità di pretendere l’avvio della ri-scrittura del Piano, che il Sindaco, in totale isolamento, ha annunciato e a confrontarsi con le proprie idee sul territorio e sul futuro della città.
Fiduciosi in un positivo accoglimento dell’appello, con l’occasione, inviamo i migliori saluti.
Iniziative
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TOSCANA/
Territorio, Paesaggio, Pit e Partecipazione
Tanto "sviluppismo" e poca tutela nella politica regionale di governo del
territorio!
Ecco una lettera aperta al Presidente Martini
Roberto Mannocci, Consigliere nazionale di Italia Nostra
Illustre Presidente Martini,
anche se senza speranze di incidere sui convincimenti della Giunta Toscana da Lei guidata, voglio fare alcune considerazioni in merito alla tutela del paesaggio toscano e allo sviluppo urbanistico, temi che in questi giorni hanno trovato ulteriore “sistemazione” normativa con l’approvazione del PIT regionale. Non abbiamo ancora approfondito i dettagli dell’ultima versione di questo strumento, ma le ripetute uscite sulla stampa, Sue, di Assessori e Consulenti, non lasciano dubbi sulla totale permanenza di un impianto contenutistico e normativo per noi inaccettabile.
Lei ha affermato che la Regione Toscana tiene al suo paesaggio come in passato e che i guasti ad esso apportati e che si stanno apportando (che lei considera, comunque, limitatissimi) sono tutti conseguenze di un passato avventatamente da più parti rimpianto. Può anche essere che talune scelleratezze attuali siano la concretizzazione di scelte avvenute venti anni addietro, ma le garantisco che la metastasi di nuovi cantieri, di trasformazioni edilizie, di accrescimenti volumetrici che investono l’intera regione, dalle colline al territorio agrario, dalle città alle coste, alle case isolate…. sono concretizzazioni dovute alle due ultime leggi urbanistiche regionali (L.R.5/95 e L.R. 1/05) e a volontà speculative cui nessuno pone limiti.
C’è una locuzione recentemente adottata (che tanto piace in Giunta da farne una bandiera) per sintetizzare il concetto di governo del territorio: “mettere a reddito il territorio, tutto il territorio, ogni parte del territorio, contro la rendita passiva”. E’ in questa visione esclusivamente economicistica che si inserisce la cosiddetta “conservazione attiva” dei valori storici e paesaggistici chiamati anch’essi, come tutto il territorio, ad essere riconosciuti Beni solo se “utili” e “utilizzabili” e in quanto possibili “produttori di reddito”. Si conferma appieno, anche a livello regionale toscano, l’allarme già lanciato anni addietro da Salvatore Settis per la perdita del riconoscimento nel “valore in sé” dei Beni Culturali e per la loro identificazione come “giacimento”, risorsa non sfruttata in tutto quello che può produrre e che invece deve essere chiamata a produrre.
Ed è stato proprio questo il fine della conferenza che l’Assessore Conti il 30 Luglio scorso a Roma ha tenuto con la stampa nazionale ed estera: pubblicizzare le immense possibilità offerte con il nuovo PIT! La Toscana, terra di grandi paesaggi, d’arte, di città storiche, di paesini e di complessi industriali ora è finalmente pronta ad accogliere grandi investimenti europei e mondiali in tutti questi settori. La Toscana non è più meta obbligata, limitata e passiva per il “gran tour” di qualche intellettuale, ma oggi può offrire i suoi immensi giacimenti per una miriade di planetari produttori dinamici. Questo ha affermato Conti,….e a riprova che finalmente la Toscana potrà essere “sfruttata appieno in tutte le sue valenze” (probabilmente di fronte a giornalisti increduli di queste vergognose sirene) si è impegnato ad inviare l’intero testo del PIT a tutte le Regioni d’Europa!
Ma Conti ha voluto dare anche un’altra garanzia agli investitori, contro gli eventi che ultimamente hanno rotto “le uova nel paniere” degli Amministratori: il dissenso e gli ostacoli, pur democratici, frapposti dai cittadini, dalle Associazioni e dagli Asor Rosa di turno alla realizzazione di interventi che stuprano i nostri Beni territoriali. Questo pericolo non esisterà più, perché ci hanno già pensato l’Assessore Fragai e l’intera Giunta con la Legge sulla partecipazione che è al varo. I cittadini dovranno conoscere prima, collaborare prima, suggerire prima, concertare prima, esprimersi prima, obiettare prima…, prima che un intervento inizi l’iter… in modo che, dopo aver dato loro questa possibilità di sfogo, non ostacolino più il percorso che separa l’opera (o quant’altro rivesta rilevanza territoriale per una comunità) dalla sua concretizzazione. Essi saranno divenuti compartecipi e quindi corresponsabili in questo “perfetto” quadro democratico e soprattutto saranno guidati, controllati e governati in questa “partecipazione” a livello regionale dall’apposita Authority (un’Istituzione in più, quando si parla di contenere i costi della pseudo-politica!!!) che dovrà garantire paritaria espressione ad ogni forma di pensiero. Già vediamo le parti politiche e degli affari affannarsi nel dare forma a gruppi ad essi favorevoli….in modo che il risultato di questa partecipazione sia sempre, per lo meno, bivalente od ambiguo.
Intanto i capitali invocati dall’Assessore Conti per rendere “iper-attiva” la tutela del paesaggio toscano scendono in forze: la tenuta di Castelfalfi (Comune di Montaione) comprendente un agglomerato ancora abitato, un castello medievale, vigneti e uliveti per 11 Km quadrati è stata acquistata dalla TUI (Turistik Union International), colosso tedesco nel settore turistico, per costruirvi ville e abitazioni di lusso, un Robinson club, alberghi, ristoranti, piscine ecc….insomma un vero e proprio Paese dei Balocchi (tanto per ricordare il Pinocchio di Benigni girato in questo contesto). L’investimento è calcolato in 250 milioni di Euro, il più grosso mai effettuato dalla stessa TUI e il più ingente mai calato in Toscana!
Illustre Presidente Martini, scriviamo queste righe pur nella certezza che non smuoveremo niente in questo matrimonio RegioneToscana/Capitali, ma convinti di evidenziare che esiste una nuova barbarie rampante, più sottile e più infida ed anche più difficile da smascherare e combattere. Ma non smetteremo di vigilare e lottare per la nostra identità usando tutti i mezzi che la legge metterà a disposizione… prima e dopo!

