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venerdì, 28 settembre 2007

Iniziative
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LUCCA/ PAESAGGIO E LINEE ELETTRICHE

Sull'inaccettabile impatto paesistico della nuova linea elettrica ad alta tensione Vinchiana-Filettole è intervenuta la Sezione lucchese di Italia Nostra con la seguente nota inviata a Comune di Lucca e Soprintendenza il 28.09.07

Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca

La Società Terna sta per iniziare la costruzione della nuova linea elettrica ad alta tensione Vinchiana-Filettole. Questa nuova linea attraverserà gran parte del territorio comunale che va dal Morianese alla Cappella, a S. Alessio, a Cerasomma impiegando enormi nuovi tralicci metallici variabili da 25 a 40 metri di altezza e portanti fili con una tensione di 132.000 kw.
Solo una minima parte di questo percorso è stato previsto in interrato così che la realtà paesaggistica (ma anche economica) delle colline ne risulterà gravemente danneggiata, se non addirittura compromessa. Questo, nonostante lo specifico vincolo paesistico che le interessa tutte, assieme alla fascia fluviale.
Gli invadenti nuovi tralicci interesseranno ambiti di insediamenti umani, di ville storiche, di case sparse, di territori boscati, di preziosi paesaggi agrari terrazzati con vigne ed olivi, di singoli edifici sottoposti a tutela (come il deposito per le acque minerali di Lorenzo Nottolini a S. Lorenzo di M.no) …..
Le varie attività agrituristiche impiantate in modo sostenibile in tutta la zona hanno contribuito finora al recupero del patrimonio edilizio e sono una risorsa essenziale per la manutenzione del paesaggio agrario, perché costituiscono una indispensabile integrazione economica per gli operatori agricoli ai fini della loro attiva permanenza in loco. Esse subiranno evidentemente un forte danno alla loro immagine, appetibilità e capacità di richiamo, perché incompatibili con l’impatto visivo diretto delle nuove strutture con probabili conseguenze negative sul ruolo di presidio ambientale svolto lì dagli attuali operatori.
La nuova linea elettrica taglierà anche quell’area agricola in margine al fiume Serchio e in località S. Alessio che questa Associazione da tempo invita a inserire tra i patrimoni paesistici da tutelare rappresentando forse l’ultimo lembo di ambiente agrario e di corti rurali rimasto ancora pressoché incontaminato in tutto il territorio lucchese. Qui, ove sembra di aver sventato definitivamente, con la nuova Amministrazione, lo snaturante progetto di campo e attrezzature per il golf, non vorremmo che ora gli enormi tralicci dell’alta tensione ne compromettessero un conveniente recupero a testimonianza della struttura agraria storica della pianura.
La linea ad alta tensione si rende utile e indispensabile per la vita e le attività della nostra società? Bene, non ostacoliamola, ma pretendiamo che sia fatta con un investimento idoneo in modo da non creare irreparabili danni ai valori paesaggistici e all’equilibrio ambientale presenti nella zona e che ne costituiscono anche il suo valore economico. L’interramento della linea progettata risponderebbe positivamente ad ambedue le esigenze, ed anche a quelle (mai completamente rassicuranti) nei confronti della salute dei cittadini. Non è più il tempo del disinvolto e selvaggio sfruttamento territoriale che ha caratterizzato gli anni del boom economico dello scorso secolo!
Comune di Lucca e Soprintendenza possono, anzi debbono, richiedere e pretendere questo.

postato da: gruppo17 alle ore 16:37 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative
mercoledì, 26 settembre 2007

Iniziative
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ANCORA DISTRUZIONI DI CORTI RURALI!!!

Gli ennesimi cascinali di corte possono essere abbattuti e ricostruiti per farne abitazioni. Questa volta è interessato il territorio di Segromigno. Ecco la nota inviata il 25 settembre 2007 al Sindaco di Capannori (Lucca).

Roberto Mannocci, presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca

Ancora un'altra corte rurale sta per essere  distrutta!
Ci segnalano che in via dei Gheghi, a Segromigno, si sta per abbattere un'intera ala di corte Frosi per costruirvi, ex-novo, alcune abitazioni. Questa corte ha subìto nel tempo molti rimaneggiamenti, ma ha ancora pienamente leggibile il particolare impianto a tre file di edifici che si affacciano su due aie  collegate alla strada con ponticelli arcuati sopra il rio Vione. Proprio la breve ala più a sud, costituita da cascine in apprezzabile muratura in pietra arenaria e cotto e in gran parte con mandolate, verrebbe completamente abbattuta. In precedenza nell'ala in questione si era insediata un'attività artigianale che la ha contornata di un'infinità di strutture precarie, strutture tutte utili (pensiamo) per il passaggio alla volumetria delle nuove  abitazioni
Non sappiamo se quanto segnalatoci si è già concretizzato in un nuovo permesso dell'Amministrazione. Ma visti i precedenti la cosa appare più che credibile.
Sig. Sindaco,  non chiediamo bizantinesche pezze pseudo-giustificative sulla regolarità dell'operazione da parte dei suoi Uffici, noi chiediamo semplicemente  se quello che Lei e la Sua Amministrazione, ma anche le stesse  norme globalmente interpretate,  intendono e vogliono come "recupero" delle corti rurali  è costituito da queste integrali distruzioni materiali e tipologiche che a più riprese abbiamo segnalato, come  a Toringo e a Lammari.
Poiché ci auguriamo che Lei non possa condividere questo modus operandi, due sono le cose che ci sentiamo di indicare:
1. Che le contraddittorie norme vigenti del Regolamento siano considerate nella loro interezza prescrittiva e non solo negli aspetti permissivi che pure vi compaiono;
2. Che le fumose regole vigenti sulla salvaguardia di questo patrimonio tipologico vengano urgentemente riscritte cancellandone l¹inaccettabile aleatorietà e  discrezionalità.

Ad integrazione della nota sovrastante ecco i seguenti dati:
1. L'intervento di demolizione e ricostruzione è stato autorizzato dall'A.C. in questo anno 2007
2. Al posto dell'ala di corte abbattuta sorgeranno ben 8 unità abitative. Inoltre altre unità abitative verranno costruite con altra concessione nei terreni adiacenti alla corte.
3. Lo strumento urbanistico non classifica questa ala di cascine che verrà abbattuta come appartenente ad una corte, ma come semplice sede di attività artigianale. Questo chiaramente connota come lo strumento urbanistico sia carente anche sulla rilevazione dello stato
preesistente.

postato da: gruppo17 alle ore 21:57 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative
venerdì, 21 settembre 2007

Iniziative
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LUCCA: SI NEGA L'URBANISTICA E SI FA SOLO SPECULAZIONE!

Il piano attuativo presentato dalla società Valore spa nell'area del quartiere di S. Anna, a Lucca, moltiplica i devastanti effetti di un piano urbanistico che è solo favoreggiamento di operazioni edilizie, operazioni  sempre più grosse e sempre più incapaci di rapportarsi all'esistente e di rappresentare una qualsiasi idea di città.
Ecco l'allarmata e articolata nota inviata dalla Sezione lucchese di Italia Nostra a tutti gli Organismi comunali.

Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca


CONSIDERAZIONI GENERALI

Valutazioni di politica territoriale - Lo scopo dei Piani attuativi è quello di fornire proposte dettagliate di forme urbane. Quando uno strumento urbanistico generale rimanda  alla discussione e all’eventuale approvazione successiva di  questi micro-strumenti urbanistici è perché ha constatato che l’importanza dell’intervento richiede un approfondimento che abbisogna di una proposta dettagliata che non necessariamente deve essere accettata tout court, ma deve essere valutata nella sua “compatibilità urbana”. E’ in questo senso, quindi, che l’A.C. deve fare le sue valutazioni sul significato e sui riflessi urbani che ogni proposta di Piano attuativo riveste. La previsione del passaggio intermedio costituito dal Piano attuativo che si pone tra Piano generale e singole autorizzazioni edilizie apre  (per l’importanza della funzione,  per la consistenza volumetrica possibile, per il significato e il valore del contesto...) il campo ad ogni considerazione  non solo tecnica, ma anche e soprattutto di politica territoriale, pur nell’ambito delgli strumenti generali vigenti.
Questo per chiarire, in generale, che non basta che una qualsiasi proposta di  Piano attuativo resti negli ambiti massimi quantitativi e/o qualitativi fissati dallo strumento generale perché debba essere recepito in forma automatica, ma, trattandosi di strumento urbanistico con lo stesso iter di coinvolgimento collettivo proprio degli strumenti urbanistici,  ne deve essere verificata la sua compatibilità urbana, ambientale, architettonica, funzionale… assieme   alla sua coerenza e convenienza con gli interessi generali.  A fare queste valutazioni infatti (sia nella fase di adozione del Piano attuativo che in quella di approvazione) è chiamato il Consiglio Comunale ovvero l’Organo che fa le scelte di politica territoriale.
 
Verifica dei limiti di sostenibilità - Ogni proposta di Piano attuativo non solo deve rispettare i limiti previsti dal Regolamento Urbanistico, ma deve essere contemporaneamente coerente con le indicazioni generali dettate dal Piano Strutturale (che è sovra-ordinato rispetto a tutti gli altri strumenti urbanistici) e deve essere verificata, in particolare, la sua compatibilità con i limiti quantitativi massimi da questo fissati sia in generale che per ogni singola UTOE (Unità Territoriale Organica Elementare), ovvero per quegli ambiti funzionali  in cui il Piano Strutturale stesso ha suddiviso tutto il territorio comunale. La norma di questi limiti e la suddivisione in UTOE hanno lo scopo fondamentale di non snaturare le singole realtà e di fissare la sostenibilità delle trasformazioni possibili per ognuna di esse a seconda delle proprie caratteristiche. 
Il territorio lucchese è stato interessato dalla costruzione di enormi volumetrie sparse in ogni dove.  I Piani vigenti hanno fissato i limiti massimi generali di queste trasformazioni, limiti che non possono essere travalicati. L’Amministrazione però non ha mai reso noto se sta svolgendo un dovuto monitoraggio della situazione per verificare se quanto si sta facendo e quanto sta autorizzando rientra ancora in questi limiti e pertanto se risulta legalmente “sostenibile”. E’ giunto l’indifferibile  momento in cui (con numeri, autorizzazioni e volumetrie  alla mano) si controlli e si dimostri pubblicamente  se questi parametri inderogabili (generali e per singole UTOE) sono stati rispettati  e quali sono ancora gli eventuali margini rimanenti per ulteriori trasformazioni.

Venendo al caso particolare del Piano in oggetto, pertanto, evidenziamo quanto segue.

CONSIDERAZIONI SPECIFICHE

Viabilità ed edificabilità -  Via Einaudi è nata, come già il Viale Luporini, quale viabilità di collegamento ai caselli autostradali di S. Donato. La seconda di queste strade ormai è già divenuta strada urbana perché i piani urbanistici hanno reso edificabili i terreni adiacenti. Ma la stessa fine si sta prospettando per  via Einaudi come dimostrano alcune costruzioni ivi già realizzate e come sancisce il piano attuativo in oggetto. La previsione dei 200 appartamenti  contemplati in questo Piano, i 300 uffici e le attività direzionali, l’attrezzatura della multisala cinematografica, l’albergo e le residenze turistico/alberghiere, le attività commerciali  con la possibilità di impianto, “per trasferimento o per accorpamento” di licenze, anche per medie strutture di vendita ecc. ecc.  daranno un bel colpo al ruolo primario di viale Einaudi quale collegamento autostradale. Contro questa illogica urbanistica che trasforma tutta la viabilità di collegamento in viabilità urbana, favorendo speculazioni edilizie nei terreni adiacenti agli assi viari, questa Associazione si è sempre battuta, a cominciare dai mega-centri commerciali (Carrefuor, Media-world, Cornacchie) in aderenza all’”asse suburbano”, fino alle recenti speculazioni  edilizie   allo scalo merci in  margine del nuovo collegamento del sovrappasso ferroviario. C’è la totale mancanza di qualsiasi obiettivo di “buona pianificazione”  in questo atteggiamento che porta ad un’escalation  perversa di nuovo consumo di suolo con la richiesta di nuova viabilità di collegamento perché quella precedentemente costruita viene offerta alla speculazione edilizia.

Il ruolo urbano delle varie zone – Nell’autorizzare ogni intervento consistente  sul territorio non può non considerarsi come questo si pone nei confronti delle strutture insediative esistenti anche a vasto raggio. E’ innegabile che oggi il centro storico soffre drammaticamente per la perdita di qualsiasi ruolo, di qualsiasi identità e di qualsiasi richiamo per i lucchesi: in calo vertiginoso i residenti stabili, ormai quasi totalmente assenti gli uffici privati, l’attività commerciale sempre più limitata a quella ad indirizzo turistico, la funzione direzionale in accelerata dismissione (dagli uffici comunali finanziari a S. Anna, a parte di quelli provinciali allo Scalo merci, a quelli dell’Agenzia delle Entrate a Guamo, all’Arpat che trasloca da via Vallisneri ….). Orbene cosa provocheranno in questo panorama già desertificato del centro storico i 200 nuovi appartamenti contemplati nel piano (cui vanno sommate le previste residenze turistico- alberghiere che molto spesso sono solo degli stratagemmi che nascondono nuove residenze ordinarie), i 300 nuovi uffici, la nuova multisala cinematografica che farà chiudere l’ultima funzione di attrattiva ancora presente nella città antica, il nuovo centro commerciale di media distribuzione possibile per “accorpamento di licenze”?
Cosa provocheranno nel centro storico e cosa provocheranno localmente? Sono domande che l’Amministrazione deve porsi per fare, con coerenza  le  scelte  conseguenti perché altrimenti non hanno senso le recenti lamentele per la fuga dell’Agenzia della Entrate.

Quale nuovo pezzo di città? – Il Piano presentato dalla Società Valore, per consistenza e impatto (132.000  mc, H massima 22 ml, quindi fino a 7 piani di vita) si propone come un nuovo quartiere urbano da costruirsi ex  novo. Ma quale disegno urbano esprime, quale idea di città? Nonostante ogni edificio contempli in interrato un proprio parcheggio di riferimento, l’intera superficie lasciata libera dall’edificazione è ossessivamente coperta da parcheggi di superficie. Le poche aree verdi (ma veramente poche) sono in dotazione privata dei soli edifici residenziali. Con esclusione di una piccola, insignificante e invivibile “piazza pubblica con fontana”, che è solo proscenio all’edificato,  non esiste alcun tessuto connettivo per la vita pubblica di relazione e il “verde” pubblico è limitato ad alcuni filaretti di alberi collocati nei “marciapiedi” che separano una fila di auto dall’altra. Ovvero tutto questo spazio comune assumerà, moltiplicandolo, l’aspetto dei parcheggi del Palafiera o del viale Carducci, anche se la superficie sarà “drenante”. Se questo così alto numero di parcheggi auto non è altro che quel minimo prescritto dagli standard per le varie funzioni  ivi previste e se questi stalli comportano l’esaurimento della superficie disponibile, tanto da non permettere che il complesso abbia alcuna degna articolazione di spazi per la vita urbana di relazione, questo è indice che il Piano è  concettualmente e sostanzialmente sovradimensionato, anche se “burocraticamente” rispetta i parametri “burocraticamente” espressi dal R.U. Qui spetta alla valutazione dell’Amministrazione comunale se vuole che sia costruito un “pezzo di città” per i suoi cittadini oppure  un  assurdo agglomerato  di auto ed edifici ammonticchiati. Se l’obiettivo che si persegue è il primo (come ci auguriamo), il drastico ridimensionamento quantitativo e qualitativo dell’intervento è indispensabile, per ricondurlo, almeno, da operazione speculativo-edilizia in operazione urbanistica.

postato da: gruppo17 alle ore 23:28 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative
giovedì, 20 settembre 2007

Iniziative
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IL MOSTRO SUL LAGO/3

Sull'annosa questione del nuovo teatro pucciniano, in costruzione a Torre del Lago, è stata inviata da Italia Nostra una nuova lettera ai Ministri Rutelli e Pecoraro Scanio richiedendo l'irrinunciabile abbattimento delle mostruose torri sceniche in cemento.

Giovanni Losavio, Presidente nazionale di Italia Nostra
Nicola Caracciolo, Presidente Consiglio  toscano di Italia Nostra
Roberto Mannocci, Consigliere nazionale di Italia Nostra
Mariarita Signorini, Consigliere nazionale di Italia Nostra
Antonio Dalle Mura, Presidente di Italia Nostra, sezione Versilia

Lo scorso 4 settembre questa Associazione ha organizzato un convegno per trattare le varie emergenze ambientali e paesaggistiche che interessano il lago di Massaciuccoli e la Versilia.
In tale occasione a più riprese abbiamo evidenziato il tema del grande nuovo Teatro Pucciniano in costruzione sulle rive del lago. Come nelle nostre precedenti note, ribadiamo le ragioni che si oppongono alla localizzazione di una così complessa opera.
•Aspetti paesaggistici e urbanistici - L’area che è stata scelta per il nuovo teatro interessa un lembo di terra a ridosso del lago che invece era necessario recuperare alla sua naturalità dopo la dismissione dell’attività estrattiva della torba. Si tratta dunque di un’”area tutelata per legge” a norma dell’art. 142, comma 1, lett. b), del Codice dei beni culturali e del paesaggio, in ragione appunto della speciale naturalità del luogo. E non solo si è operato sulla riva, ma per il ricercato contatto diretto con il lago si è proceduto ad estendere la superficie della costruzione nell’area del bacino tramite un sistema di palificazioni, non considerando la drammatica situazione ambientale che grava sul lago stesso e che rischia di farlo scomparire definitivamente.  Una scelta che è un assurdo paesaggistico e ambientale in un’area protetta.
•Aspetti culturali – Se la finalità della nuova costruzione era quella di celebrare il genio musicale di Puccini (nel 2008 cade il 150° anniversario della nascita) il modo più corretto sarebbe stato quello di conservare nella sua naturalità e nella sua wildness le sponde lacustri tra le quali il Maestro amava cacciare, riposarsi  e trovare ispirazione. Insomma il lago nella sua naturalità non è soltanto un luogo di grandissima valenza ambientale,  ma deve essere considerato anche un vero e proprio parco culturale intimamente legato alla vita e all’arte di Puccini. La costruzione del nuovo teatro (e l’abbattimento dell’indegna struttura provvisoria del vecchio teatro che oggi ancora esiste) poteva essere fatta con impatto di gran lunga inferiore salvaguardando naturalità e cultura di questo ambiente, allontanando convenientemente la nuova costruzione da queste sponde.
•Aspetti architettonici – Materiali e forme prescelti per questo macro-intervento (teatro all’aperto per 3200 posti, sala sottostante coperta per 500 posti, oltre a tutte le attrezzature necessarie alla funzionalità) sono davvero impropri. La presenza di quattro enormi torri per le attrezzature di scena (originariamente nate anche con l’intenzione di dare una copertura  al palcoscenico) portano a ridosso dell’acqua una dimensione verticale che è del tutto estranea al piatto paesaggio lacustre e che nessuna correzione dei materiali sarà in grado di mitigare. L’impatto delle torri sceniche  non può essere né corretto né mitigato con qualche stratagemma cromatico o materico, come ha dovuto riconoscere lo stesso Vittorio Sgarbi. A margine, non possiamo non considerare come, nonostante il consistente investimento di istituzioni pubbliche (Comune di Viareggio, Fondazione Festival Pucciniano, Provincia di Lucca, Regione Toscana) e della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena, l’opera, che ha avuto un iter assai controverso e “avventuroso”, non abbia mai perseguito quel requisito della qualità che doveva essere il primo obiettivo necessario per una degna celebrazione di Puccini.

A fronte di questa situazione e anche considerando che a seguito delle nostre precedenti segnalazioni  il Ministero per i BB. e AA. CC. ha incaricato l’arch. Roberto Cecchi di verificare lo stato dell’opera e di studiare assieme agli altri Enti una riduzione dell’inaccettabile impatto (ormai riconosciuto da tutti), Italia Nostra sottolinea come, per far questo e per ridare dignità ad una iniziativa celebrativa alla quale guarda il mondo intero, l’operazione minima, ma indispensabile, sia l’abbattimento totale delle attuali quattro torri sceniche in cemento e la loro sostituzione con elementi “telescopici”  che le attuali tecnologie possono permettere. Ben sappiamo che per far questo occorrono nuovi investimenti, ma il nome di Puccini e l’assoluta necessità di una sua degna celebrazione  non dovrebbero rendere difficile il reperimento dei necessari finanziamenti.
Questa è  la proposta, concreta e fattibile, che ci sentiamo di avanzare, ferme rimanendo le ragioni di radicale incompatibilità ambientale della localizzazione del nuovo teatro (che non si è saputo e voluto contrastare).
All’obiezione che da qui all’estate del prossimo anno non ci sono i tempi tecnici per la progettazione e la costruzione dei nuovi elementi scenici “telescopici”, rispondiamo che sono trascorsi sette mesi dalle nostre prime segnalazioni rimaste prive di ascolto e che il prossimo anno la struttura teatrale potrà funzionare eventualmente anche ricorrendo a strutture metalliche stagionali, mentre si potrà procedere  successivamente alla realizzazione della struttura scenica definitiva nel modo anzidetto.
Fidando in un favorevole accoglimento della proposta, inviamo i migliori saluti.

TorredelLago2














 

postato da: gruppo17 alle ore 13:38 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative
mercoledì, 12 settembre 2007

Iniziative
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ItaliaNostra propone di riqualificare gli ambiti ferroviari e di migliorare l’offerta del sistema ferroviario lungo la linea jonica.
 
 
Teresa Liguori, Consigliera nazionale ItaliaNostra onlus
 
In prossimità delle stazioni ferroviarie italiane, e quella di Crotone non fa eccezione, si nota spesso uno stato di abbandono e di incuria nell’area adiacente ai binari per la presenza di magazzini fatiscenti, di depositi non finiti, lasciati nel degrado, circondati da erbacce e da cumuli di materiali di risulta, come se fossero luoghi nascosti e poco visibili.
In realtà, essi si presentano tutti i giorni alla vista di decine di migliaia di passeggeri che percorrono la penisola in treno, compresi i turisti che, numerosi, vengono ogni anno a visitare il “Bel Paese”.
Dal momento che questo fatto costituisce un danno all’immagine dell’Italia nel mondo e, più in generale, al decoro del paesaggio del nostro Paese, ItaliaNostra intende organizzare, appena sarà approvata dal Consiglio direttivo nazionale del 15 settembre p.v, una Campagna per sensibilizzare le Ferrovie dello Stato ad adottare immediate misure atte a fermare il degrado ed a riqualificare i luoghi che circondano le stazioni, la cui cura e manutenzione spettano, per lo più, alle F.S. quale Ente proprietario o gestore.
In particolare, l’associazione propone la demolizione degli edifici fatiscenti o inutilizzati, la rimozione dei materiali di risulta lasciati in abbandono, la cancellazione di graffiti e scritte non decorose, la ristrutturazione degli immobili da recuperare ed infine, per quanto riguarda le superfici incolte, la creazione di giardinicon prati, quinte e siepi di verde con la messa a dimora di alberature.
Per quanto riguarda l’area circostante la stazione ferroviaria di Crotone, l’edificio è stato restaurato di recente, mentre non si può dire lo stesso per il giardinetto, una volta piacevole luogo di sosta. Attualmente esso è abbandonato, con una voliera desolatamente vuota e la statua della Madonna situata in un contesto di degrado, con alberi, siepi e fiori che aspettano di ricevere cura ed attenzione.
Il ripristino del decoro dell’area verde non dovrebbe richiedere un grande sforzo economico, ma contribuirebbe a dare a tutto l’ambito ferroviario una migliore vivibilità.
Sempre restando nel settore trasporti, ItaliaNostra partecipa attivamente da alcuni anni alla Campagna di educazione stradale “Vacanze coi fiocchi” per salvare delle vite umane sulle strade.
L’aumento del numero di vittime, particolarmente di giovani, non può che preoccupare l’associazione che ha posto al centro dell’attenzione la salvaguardia dell’ambiente, partendo dai suoi abitanti.
 Siamo convinti infatti che un uso più misurato dei veicoli a motore oltre ad una maggiore prudenza, all’osservanza del codice stradale e delle norme, con particolare riferimento alla proibizione di assumere alcool e droga, porterebbe ad una drastica diminuizione del numero delle vittime sulle strade.
A nostro parere, per contribuire a ridurre gli incidenti stradali nel nostro territorio si dovrebbe consentire a chiunque abbia necessità di spostarsi di utilizzare dei mezzi di trasporto pubblico e non sempre il proprio veicolo.
La migliore alternativa all’auto potrebbe venire dall’utilizzo del trasporto su rotaie,
sempre che ci sia la volontà politica di metterlo in sicurezza, potenziarlo e renderlo efficiente.
Purtroppo, i collegamenti ferroviari Crotone-Catanzaro Lido-Lamezia Terme, quelli per Reggio Calabria o per Taranto, lungo la linea jonica calabrese, sono piuttosto lenti e con orari non sempre congrui. Inoltre, vengono utilizzati per lo più dei locomotori “datati”, dismessi dalle tratte ferroviarie del nord… Eppure, i viaggiatori che partono da Crotone pagano una tariffa identica rispetto ai clienti di Trenitalia del centro nord, che fruiscono di mezzi sicuramente più moderni e confortevoli oltre che di orari più comodi.
E’ risaputo che questo isolamento da infrastrutture ha penalizzato, e continua ancora di più a farlo, lo sviluppo economico-sociale-culturale di Crotone e provincia. Basti pensare ai flussi turistici spesso dirottati sul Tirreno anche per le comunicazioni più veloci.
Nessuna illusione sui tempi di soluzione del problema, ma è indispensabile ci sia una mobilitazione dei cittadini, e non solo dei pendolari costretti ad utilizzare il treno, per ottenere quello che è stato promesso da tanti anni e mai mantenuto.A ciascuno, la sua parte di responsabilità.
Infine, ItaliaNostra rinnova la richiesta, presentata in una lettera indirizzata ai dirigenti di Trenitalia Calabria il 7 luglio scorso, (finora senza risposta), di apporre delle targhe di marmo sulla facciata dell’edificio della stazione, a ricordo del passaggio nella stazione di Crotone di due illustri personaggi, Giuseppe Garibaldi e George Gissing.
L’eroe dei due mondi fu salutato da una folla di crotonesi il 25 Marzo 1882, mentre lo scrittore viaggiatore inglese, quindici anni più tardi, il 26 novembre 1897, scese alla stazione di Crotone dopo essere partito da Taranto, descrivendo il suo viaggio e soggiorno nel libro “Sulle Rive dello Ionio”(By the Jonian Sea).
Possiamo immaginare, in un futuro non lontano, di percorrere la linea ferroviaria jonica comodamente seduti in una vettura degna del XXI secolo, dopo aver sostato in un giardinetto piacevolmente curato ed aver ammirato le targhe di marmo, poste sulla facciata della stazione ferroviaria, dedicate a due illustri personaggi?
Crotone, 9 Settembre 2007
 
 
 
postato da: gruppo17 alle ore 21:35 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative
giovedì, 06 settembre 2007

Iniziative
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LUCCA/
È URGENTE UN NUOVO
PIANO URBANISTICO

La Sezione lucchese di Italia Nostra torna a sollecitare una profonda ri-scrittura degli strumenti urbanistici vigenti nella città murata per salvare storia, paesaggio e identità del territorio

Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca


Con soddisfazione abbiamo letto sulla stampa della decisa presa di posizione da parte dell'Assessore lucchese Nanni Santini contro gli attuali strumenti urbanistici che regolano (si fa per dire!) il territorio comunale.
L'intervento di Santini è importante perché dà forza all'intenzione manifestata chiaramente dal Sindaco di addivenire alla revisione di questi strumenti, attestando che questa esigenza è condivisa all'interno della Giunta.
Noi condividiamo molti dei punti toccati da Santini, dallo sviluppo sostenibile all'inefficacia del PIT regionale, dalla necessaria salvaguardia dell'identità e funzionalità dei sobborghi alle pressioni dei piccoli e grandi poteri economici alla deleteria generale trasformazione di garages, serre, capannoni e annessi vari in appartamenti alberghi, strutture commerciali......
Il nostro appello avverso l'urbanistica del "tutto ovunque",  sembra sia stato recepito almeno da qualcuno! Ci scandalizza, invece, l'assoluto silenzio delle forze di opposizione, che pure  durante il trascorso mandato amministrativo si erano schierate con grandi parole  e con dichiarazioni urlate contro questo modo di pianificazione territoriale e che oggi, quando bisogna dare forza e indicazioni per una drastica e urgente ri-scrittura degli strumenti urbanistici per salvare del territorio quello che ancora è possibile, tacciono totalmente, perpetuando l'ambiguità della campagna elettorale in questo settore.
Ribadiamo i principi essenziali che, secondo noi, devono stare alla base in questa revisione degli strumenti urbanistici, che deve essere drastica.
A. Che la revisione sia libera, nell¹esclusivo, superiore e generale interesse dei cittadini e del territorio. I diritti acquisiti esistono solo in casi limitatissimi, non esistono obblighi perequativi, ma devono essere tutelati gli interessi generali.
B. Che la ri-scrittura sia partecipata, chiamando l¹intera cittadinanza a portare idee su quelle che costituiranno le scelte fondamentali e le linee guida del futuro della città (specie in riferimento a quei grandi "contenitori" che definiscono l'assetto urbano e territoriale).
C. Che la ri-scrittura sia tecnicamente all¹altezza del valore del nostro territorio e dello strumento da elaborare e che in essa non siano coinvolte professionalità che possono essere espressione di interessi particolari.
D. Che, nelle more di questa generale ri-definizione, si proceda all¹adozione di norme di salvaguardia specifiche e generali perché le storture più macroscopiche oggi presenti non provochino ulteriori danni (terrazzi nel C.S., serre, volumi seminterrati, assurdi progetti-norma, corti rurali ecc. ecc.).

Ecco noi vorremmo vedere che tutte le forze politiche dessero forza a questi necessari cambiamenti, portando ciascuna un proprio autonomo contributo e coinvolgendo i cittadini  per la ri-scrittura di un vero Piano urbanistico contro quello che è  solo uno sfacciato lasciapassare di operazioni edilizie.

postato da: gruppo17 alle ore 16:40 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative
mercoledì, 29 agosto 2007

Iniziative
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CAPANNORI (LUCCA)/
DISTRUTTE ALTRE CORTI RURALI

Un piano regolatore che non riesce a tutelare gli elementi identificativi di un territorio è un piano "da buttare" o almeno da rivedere integralmente. Non bastano buone parole... amministrare significa fare!
Questa volta è stata distrutta una corte rurale in frazione  Lammari.
Ecco la nota inviata al Sindaco di Capannori dalla Sezione lucchese di Italia Nostra.

Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca


A distanza di pochi mesi questa Associazione è costretta ad intervenire nuovamente sul tema in oggetto.
Questa volta ad obbligarci a questa segnalazione è la brutale “ristrutturazione” che interessa una corte in via dei Leri nelle immediate vicinanze della pieve di Lammari. Qui dei bei cascinali che ancora la caratterizzavano (v. foto1, immagine aerea eseguita per ns. conto solo 3 anni addietro ) ormai non rimane più segno, sostituiti in toto da un nuovo edificio che ha cancellato interamente mandolate e proporzioni, più alto di un intero piano rispetto al volume preesistente (v. foto 2 e 3, eseguite un mese addietro). L’integrale paramento murario misto pietra e laterizio è rimasto solo al piano terra. I muri superiori con mandolate sono stati abbattuti e sostituiti da leggere strutture di “foratini” interrotti da teorie di 7 aperture seriali per piano. Un’edilizia più da condominio di periferia urbana che da “corte rurale”. Qui è stata anche abbattuta una parte consistente dello storico muro di recinzione, in muratura mista pietra e cotto
Certamente si risponderà che quanto è in costruzione (DIA C03/0057 del 2 maggio 2005) è tutto in regola con le norme del Piano urbanistico vigente e che di questo Piano la Sua Amministrazione non è direttamente responsabile, ma solo in parte…
Giustificazioni che non ci confortano per niente! Sono oltre tre anni che la Sua Giunta governa il territorio di Capannori e, a differenza di quanto dichiarato sin dall’inizio del mandato, quando furono prospettati drastici cambiamenti al Piano urbanistico, questa profonda revisione tarda a venire. Certamente non costituiscono un’effettiva novità le ambigue micro-integrazioni normative apportate con la Del. C.C. 50/2006, come abbiamo avuto occasione di dimostrare sia all’Assessore all’Urbanistica che agli Uffici solo qualche mese fa.
Se quanto successo alla corte di Toringo, se quanto sta succedendo accanto alla chiesa di Lammari fossero anche in regola con le norme vigenti (è quello che tendete, con grande coraggio, ad affermare!)… questo significherebbe una cosa sola: queste norme, con le prescrizioni, gli indirizzi, le indicazioni e le “correzioni a pezzi e bocconi” da Voi apportate non sono per niente sufficienti ed efficaci… quindi, se tenete (e non solo a parole) alla salvaguardia degli elementi storici ed identificativi del territorio capannorese, occorre nell’immediato un cambiamento sia di marcia che di contenuti, cambiamento sia normativo che cartografico.
“Sentiamo profondamente il compito di tutelare questo bene simbolo delle nostre tradizioni”, e siamo in “attesa dell’operatività di validi strumenti che stiamo predisponendo per la salvaguardia e la valorizzazione delle corti rurali del nostro territorio”. Così la Sua Amministrazione si esprimeva nella nota di presentazione del nostro volume “La Corte Rurale Lucchese” nel maggio 2005.
I fatti citati, purtroppo, non testimoniano a favore né di questa volontà né di questa strumentazione. Le corti rurali continuano a scomparire e con queste norme vigenti continueranno ancora a sparire!

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categorie: 02 le nostre iniziative
domenica, 12 agosto 2007

Iniziative
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LUCCA  È EMERGENZA!
UN NUOVO PIANO REGOLATORE
PER UN FUTURO ORDINATO
AL TERRITORIO!

Ecco l'appello che la sezione lucchese di Italia Nostra ha inviato a Sindaco di Lucca e Gruppi consiliari comunali: ri-scrivere  e ri-definire integralmente i nuovi strumenti urbanistici, rispettando quattro precisi assunti!

Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca

Questa Associazione ha sempre considerato in maniera molto critica l’attuale strumentazione urbanistica comunale sia quella generale (P.S. e R.U.), sia i diversi piani attuativi o tematici (Caserma Mazzini, Parco Fluviale, Scalo Merci, variante Corti Rurali, ex Lenzi, Arliano, Carignano…), che da quella hanno avuto seguito e che oggi si trovano in stadi diversi del proprio iter amministrativo.
La fondamentale obiezione agli strumenti generali è stata, ed è, di non individuare un indirizzo per il futuro del territorio, ma di predisporre illimitate possibilità edilizie sì che questi Piani/non-piani hanno dato il via a quella metastasi di nuova edilizia e di trasformazioni dell’esistente che è sotto gli occhi di tutti. Niente è stato programmato per il futuro del territorio, ove ogni elemento è stato considerato un anonimo contenitore in grado di accogliere qualsiasi cosa e che può diventare qualsiasi cosa che il mercato vorrà. Puri anonimi contenitori sono i grossi complessi del centro storico (Manifattura, S. Francesco, Carceri, Carmine...), gli edifici industriali dismessi o da dismettere che popolano soprattutto l’immediata periferia, i cunei di verde, i 120 palazzi signorili, le serre agrarie, i complessi ospedalieri, le abitazioni sparse, le corti, il territorio e il paesaggio rurale della piana e della collina, le piazze…Tutto può essere usato ed abusato, ampliato, ristrutturato, snaturato, riempito e i “vuoti” sono tali solo perché in attesa di appetiti per il loro sfruttamento.
A questa mancanza di principi pianificatori, a questa assenza totale di un disegno possibile e condiviso per la città e per il territorio si somma un apparato di norme confuso, contorto, spesso contraddittorio, la cui formulazione quasi “dilettantesca” offre lo spunto a forzature interpretative che privati ed Uffici non mancano mai di usare od avallare. Se sommiamo a questa pochezza strumentale un sostanzialmente inesistente vaglio paesaggistico e idraulico… emerge una necessità assoluta che è un preciso compito della nuova Amministrazione comunale, nella sua interezza: la drastica e urgentissima ri-scrittura del Piano urbanistico. Con soddisfazione abbiamo constatato che il Sindaco condivide questa priorità (come ci ha confermato in un recente incontro) e con questa nota siamo a spronarlo perché quanto prima si dia inizio a questa re-impostazione per salvare quello che ancora si può salvare dell’identità lucchese.
Quattro, a nostro giudizio, i principi che devono stare alla base di questa urgente ri-scrittura del Piano, che deve essere un Nuovo Piano.
- Che essa sia libera, nell’esclusivo, superiore e globale interesse dei cittadini e del territorio. Non esistono né vincoli di diritti acquisiti (se non in casi limitatissimi), né obblighi perequativi, ma interessi generali.
- Che essa sia partecipata, chiamando l’intera cittadinanza a portare idee su quelle che costituiranno le scelte fondamentali e le linee guida del futuro territoriale.
- Che la ri-scrittura sia tecnicamente all’altezza del valore del nostro territorio e dello strumento da elaborare e che in essa non siano coinvolte professionalità che possono essere espressione di interessi particolari.
- Che si proceda, nelle more di questa ponderata ri-definizione, all’adozione di norme di salvaguardia specifiche e generali perché le storture più macroscopiche non provochino ulteriori danni (terrazzi nel C.S., serre, volumi seminterrati, progetti-norma ecc. ecc.)
Ciò di cui Lucca ha bisogno è un’operazione drastica e non facile, ma indispensabile… e, a nostro giudizio, proprio nei termini anzidetti.
Per questo ci sentiamo di inoltrare questo invito, oltre che al Sindaco, agli esponenti delle forze politiche.
Ai membri della maggioranza, un invito ad abbandonare quel ruolo totalmente supino ed acritico che fu assunto nel dibattito consiliare che ha portato Lucca a dotarsi di questi strumenti ora misconosciuti da tutti. Sindaco e Giunta hanno bisogno di stimoli veri per fare drastici cambiamenti e di apporti attivi, anche critici, per evitare nuove possibili storture.
Ai membri dell’opposizione, nel pieno rispetto del proprio distinto ruolo democratico, un invito ad uscire dal perdurante sopore conseguente alle proprie ferite e a condividere, invece, la responsabilità di pretendere l’avvio della ri-scrittura del Piano, che il Sindaco, in totale isolamento, ha annunciato e a confrontarsi con le proprie idee sul territorio e sul futuro della città.
Fiduciosi in un positivo accoglimento dell’appello, con l’occasione, inviamo i migliori saluti.

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categorie: 02 le nostre iniziative
mercoledì, 08 agosto 2007

Iniziative
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TOSCANA/
Territorio, Paesaggio, Pit e Partecipazione

Tanto "sviluppismo" e poca tutela nella politica regionale di governo del
territorio!
Ecco una lettera aperta al Presidente Martini


Roberto Mannocci, Consigliere nazionale di Italia Nostra

Illustre Presidente Martini,
anche se senza speranze di incidere sui convincimenti della Giunta Toscana da Lei guidata,  voglio fare alcune considerazioni in merito alla tutela del paesaggio toscano e allo sviluppo urbanistico, temi che in questi giorni hanno trovato ulteriore “sistemazione” normativa con l’approvazione del PIT regionale. Non abbiamo ancora approfondito i dettagli dell’ultima versione di questo strumento, ma le ripetute uscite sulla stampa, Sue, di Assessori e Consulenti, non  lasciano dubbi sulla totale permanenza di un impianto contenutistico e normativo per noi inaccettabile.
Lei ha affermato che la Regione Toscana tiene al suo paesaggio come in passato e che i guasti  ad esso apportati e che si stanno apportando (che lei considera, comunque, limitatissimi) sono tutti conseguenze di un passato avventatamente da più parti rimpianto. Può anche essere che talune scelleratezze attuali siano la concretizzazione di scelte avvenute venti anni addietro, ma le garantisco che la metastasi di nuovi cantieri, di trasformazioni edilizie, di accrescimenti volumetrici che investono l’intera regione, dalle colline al territorio agrario,  dalle città alle coste, alle case isolate…. sono concretizzazioni dovute alle due ultime leggi urbanistiche regionali (L.R.5/95 e L.R. 1/05) e a volontà speculative cui nessuno pone limiti.
C’è una locuzione recentemente adottata (che tanto piace in Giunta da farne una bandiera) per sintetizzare il concetto di governo del territorio: “mettere a reddito il territorio, tutto il territorio, ogni parte del territorio, contro la rendita passiva”. E’ in questa visione esclusivamente economicistica che si inserisce la cosiddetta “conservazione attiva” dei valori storici e paesaggistici chiamati anch’essi, come tutto il territorio, ad essere riconosciuti Beni solo se “utili” e “utilizzabili” e in quanto possibili “produttori di reddito”.  Si conferma appieno, anche a livello regionale toscano, l’allarme già lanciato anni addietro da Salvatore Settis per la perdita del riconoscimento  nel “valore in sé” dei Beni Culturali e per la loro identificazione come “giacimento”, risorsa non sfruttata in tutto quello che può produrre e che invece deve essere chiamata a produrre.
Ed è stato proprio questo il fine della conferenza che l’Assessore Conti il 30 Luglio scorso a Roma ha tenuto con la stampa nazionale ed estera: pubblicizzare le immense possibilità offerte con il nuovo PIT! La Toscana, terra di grandi paesaggi, d’arte, di città storiche, di paesini e di complessi industriali ora è finalmente pronta ad accogliere grandi investimenti europei e mondiali in tutti questi settori. La Toscana non è più meta obbligata, limitata e passiva per il “gran tour” di qualche intellettuale, ma oggi può offrire i suoi immensi giacimenti per una miriade di planetari produttori dinamici. Questo ha affermato Conti,….e a riprova che finalmente la Toscana potrà essere “sfruttata appieno in tutte le sue valenze” (probabilmente di fronte a giornalisti increduli di queste vergognose sirene) si è impegnato ad inviare l’intero testo del PIT a tutte le Regioni d’Europa!
Ma Conti ha voluto dare anche un’altra garanzia agli investitori, contro gli eventi che ultimamente hanno rotto “le uova nel paniere” degli Amministratori: il dissenso e gli ostacoli, pur democratici, frapposti dai cittadini, dalle Associazioni e dagli Asor Rosa di turno alla realizzazione di interventi che stuprano i nostri Beni  territoriali. Questo pericolo non esisterà più, perché ci hanno già pensato l’Assessore Fragai e l’intera Giunta con la Legge sulla partecipazione che è al varo. I cittadini dovranno conoscere prima, collaborare prima, suggerire prima, concertare prima, esprimersi prima, obiettare prima…, prima che un intervento inizi l’iter… in modo che, dopo aver dato  loro questa possibilità di sfogo, non ostacolino più il percorso che separa l’opera (o quant’altro rivesta rilevanza territoriale per una comunità) dalla sua concretizzazione. Essi saranno divenuti compartecipi e quindi corresponsabili in questo “perfetto” quadro democratico e soprattutto saranno guidati, controllati e governati  in questa “partecipazione” a livello regionale dall’apposita Authority (un’Istituzione in più, quando si parla di contenere i costi della pseudo-politica!!!) che dovrà garantire paritaria espressione ad ogni forma di pensiero. Già vediamo le parti politiche e degli affari affannarsi  nel dare forma a gruppi ad essi favorevoli….in modo che il risultato di questa partecipazione sia sempre, per lo meno, bivalente od ambiguo.
Intanto i capitali invocati dall’Assessore  Conti per rendere “iper-attiva” la tutela del paesaggio toscano scendono in forze: la tenuta di Castelfalfi (Comune di Montaione) comprendente un agglomerato ancora abitato, un castello medievale, vigneti e uliveti per 11 Km quadrati è stata acquistata dalla TUI (Turistik Union International), colosso tedesco nel settore turistico, per costruirvi ville e abitazioni di lusso, un Robinson club, alberghi, ristoranti, piscine ecc….insomma un vero e proprio Paese dei Balocchi (tanto per ricordare il Pinocchio di Benigni girato in questo contesto). L’investimento è calcolato in 250 milioni di Euro, il più grosso mai effettuato dalla stessa TUI e il più ingente mai calato in Toscana!
Illustre Presidente Martini, scriviamo queste righe pur nella certezza che non smuoveremo niente in questo matrimonio RegioneToscana/Capitali, ma convinti di evidenziare che esiste una nuova barbarie rampante, più sottile e più infida ed anche più difficile da smascherare e combattere. Ma non smetteremo di vigilare e lottare per la nostra identità usando tutti i mezzi che la legge metterà a disposizione… prima e dopo!

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categorie: 02 le nostre iniziative
giovedì, 02 agosto 2007

Iniziative
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ITALIA NOSTRA COORDINA L'INCONTRO
TRA
LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE ED
IL DIRETTORE DEL PARCO NAZIONALE
DELLA SILA
 
Le associazioni ItaliaNostra LIPU WWF VAS
 
Nei giorni scorsi, a Lorica, presso la sede dell’Ente Parco nazionale della Sila, si è svolto un incontro, tra le associazioni ambientaliste ItaliaNostra, LIPU, WWF e VAS ed il Direttore del Parco, dott. Michele Laudati.
La delegazione, costituita da Teresa Liguori, Consigliera nazionale di ItaliaNostra;
da Maria Acri, Delegata LIPU; da Antonio Guarino, responsabile ATC 3 prov. Cosenza, dal Rappresentante del WWF Sila, Gianluca Congi, da Carmine Quintiero, Presidente regionale dei VAS, da Giuseppe Boccia Presidente dei VAS Cosenza, ha affrontato varie tematiche.
 
Tra queste, la necessità di adottare la pianificazione del Parco, fondamentale per la sua gestione e per la partecipazione condivisa, e l’ampliamento della sua attuale perimetrazione, la cui estensione non arriva ad 80.000 ha. Da questa, infatti, sono state escluse aree di notevole valenza paesistica e naturalistica: le suggestive cascate del Cerasia e del Colognati, per citarne solo alcune, e diverse altre aree che dovrebbero essere adeguatamente tutelate.  
 
Si è rimarcato il rispetto delle finalità della legge quadro sulle aree protette, la L.N. 394 del 1991, i cui principi fondamentali prevedono di garantire e promuovere la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale, comprese le associazioni vegetali o forestali.
La salvaguardia della biodiversità forestale stride, come ribadito dalle associazioni nel corso della riunione, con lo sfruttamento economico dei boschi, vitali serbatoi di ossigeno e diversità biologica, all’interno delle aree protette.
 
È stata espressa, in particolare, contrarietà alle concessioni per tagli di alberi nella zona 1 del Parco nazionale della Sila.
Nella disciplina di tutela del Parco nazionale della Sila, all’art.4, si fa divieto di taglio alberi in zona 1, e due codicilli aggiungono che fanno eccezione gli interventi necessari per la conservazione dei boschi e per la prevenzione degli incendi.
L’incongruenza è stata evidenziata anche in un appello - petizione (recante centinaia di firme) consegnato, il 16 gennaio 2007, al Ministro dell’Ambiente. È auspicabile che non siano i boschi a costituire la materia prima per le diverse centrali a biomasse del territorio calabrese.
 
In riferimento alla questione eolica, Maria Acri ha presentato il “Dossier istruttorio sulla reale dinamica della proliferazione di impianti eolici in Italia”. Un’analisi della situazione nazionale e calabrese, che vede lo sviluppo massiccio di impianti eolici su tutto il territorio. Di fatto, senza una programmazione energetica nazionale, senza assoggettamento a Procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), e nel mancato rispetto delle Direttive Comunitarie in materia di gestione dei siti Natura 2000 e di quelli prossimi a diventarlo, le cosiddette IBA (Important Bird Areas).  L’IBA “Sila Grande”, nelle vicinanze del SIC (Sito di Importanza Comunitaria) di Ariamacina, è interessata da un progetto di centrale eolica industriale.
Si ribadisce che si è favorevoli all’utilizzo delle fonti energetiche alternative, ma l’intera questione va affrontata in modo complessivo, per rispondere alle esigenze di approvvigionamento energetico nel rispetto della sostenibilità ambientale.
 
L’applicazione della legge n. 353 del 2000 sugli incendi boschivi, è stato un altro argomento oggetto della riunione. Le disposizioni della legge sono finalizzate alla conservazione e alla difesa dagli incendi del patrimonio boschivo nazionale, considerato bene insostituibile per la qualità della vita. La segnalazione, nel caso di incendi o di aree interessate da recenti incendi, è di fondamentale
importanza, ai fini dell’inserimento dell’area interessata nel catasto delle aree percorse dal fuoco, con relativo vincolo ai sensi della succitata legge.
Risulta, altresì, necessaria l’attuazione di un piano per la prevenzione ed il controllo degli incendi. Basti citare l’esempio del comune di S. Giovanni in Fiore, con 15.000 ha di superficie boscata all’interno del Parco della Sila. Risultano, ad oggi, danneggiate dal fuoco pregevoli aree boschive. La situazione è grave ed allarmante, dato che il servizio antincendio, attivo fino ad alcuni anni fa, è stato smantellato e pochi operai AFOR sono al lavoro solo dalle 12 alle 20.
 
Si è richiamata, inoltre, una particolare attenzione ai beni culturali presenti nei comuni del Parco, nell’obiettivo di salvaguardarli da non idonei interventi di manutenzione o da nuova cementificazione, com’è avvenuto, ad esempio, per l’anfiteatro costruito nell’area in cui sorgeva l’antico orto medievale dell’Abbazia Florense di S. Giovanni in Fiore.  
 
Il lungo incontro si è concluso auspicando un’accurata tutela del prezioso patrimonio di biodiversità del Parco. Attualmente la tutela della biodiversità (biologica e culturale) è un’urgente questione non solo ambientale: essa è, infatti, indispensabile anche per l’uomo, in quanto siamo strettamente dipendenti dai sistemi biologici.

AssociazioniParcoSila
















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categorie: 02 le nostre iniziative
giovedì, 26 luglio 2007

Iniziative
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LA SEZIONE DI LAMEZIA DENUNCIA

Il complesso archeologico delle ville romane di Pian delle Vigne abbandonato al degrado
 
ItaliaNostra, Sezione di Lamezia Terme

A pochi mesi dalla costituzione a Lamezia Terme della sezione di Italia Nostra (30 iscritti), guidata dal prof. Vincenzo Villella, nasce il presidio di Falerna, la cittadina che sorge sul mar Tirreno e che insieme a Nocera Terinese segna il confine tra le province di Catanzaro e Cosenza.
Si concretizza l’idea del prof. Villella di creare intorno alla sezione lametina diversi presidi di Italia Nostra per la tutela e la valorizzazione dei beni ambientali e culturali in tutti i paesi del comprensorio. Il presidio falernese è fondamentale in quanto l’area su cui agirà è una delle più importanti della Calabria dal punto di vista storico, ambientale e turistico.
Infatti, Falerna, oltre ad essere conosciuta come nota località balneare, possiede all’interno del suo territorio un vasto patrimonio architettonico e nasconde testimonianze della presenza romana e forse pure greca.
“Una citazione particolare – dichiara il responsabile Mario Folino Gallo – merita la Villa romana di Pian delle Vigne che sorge su un pianoro in prossimità del Capo Suvero. L’indicazione del sito è stata opera di Pietro Spinelli, medico ed appassionato del territorio, e qualche anno dopo alcuni giovani del luogo, seguendo le indicazioni, riportarono alla luce del materiale che consegnarono all’autorità comunale. Da quella scoperta ebbero inizio alcune campagne di scavo che fecero emergere la ‘pars rustica’ del complesso e la zona dei ‘torcularia’ per la lavorazione del vino e dell’olio”.
Concepita in origine come semplice fattoria per contenere l’abitazione del padrone e dei lavoratori, la villa romana di Falerna (III sec. circa) assunse poi le caratteristiche di vera e propria azienda agricola, favorita dalle possibilità di sfruttamento offerte dai terreni incolti e dall’introduzione di nuove tecniche di produzione.
I resti archeologici venuti alla luce, opportunamente recintati, anni addietro furono messi a disposizione del pubblico e l’intera storia della villa veniva riepilogata in pannelli esposti all’interno di un locale appositamente costruito nelle vicinanze dell’ingresso. Ma l’incuria degli uomini e l’insensibilità delle istituzioni hanno lasciato al degrado l’intero complesso archeologico ed oggi, come Italia Nostra, dobbiamo denunciare che la casetta che conteneva le vicende storiche è stata abbandonata e i resti dei pavimenti e delle mura della villa appaiono sommersi dalla vegetazione selvaggia. Recentemente un incendio ha danneggiato irreparabilmente altre preziose vestigia.
La sezione di Lamezia di Italia Nostra e il presidio di Falerna denunciano anche la mancata valorizzazione e il degrado dei resti del castello medievale di Castiglione Marittimo, ad un tiro di schioppo da Pian delle Vigne. All’interno del perimetro della costruzione normanna sono stati costruiti negli anni numerosi fabbricati per civile abitazione e dell’antico castello rimane ormai ben poco: mura perimetrali, l’arco d’ingresso e qualche locale interrato.
Italia Nostra vigilerà sugli altri beni di valore storico e ambientale del territorio di Falerna e Nocera: le faggete del monte Mancuso, le strutture megalitiche di Torre Lupo, le strutture arcaiche e romane in località Schipani e Posto del Bosco, tracce relative ad un’antica opera viaria (probabilmente un diverticolo della Via Popilia), alcuni importanti palazzi civili, diversi edifici religiosi, masserie, mulini, icone, portali e quattro torri difensive di origine militare.
 

FalernaVillaRomana


































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categorie: 02 le nostre iniziative
venerdì, 20 luglio 2007

Iniziative
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LUCCA- ILLEGITTIMA LA MATTANZA
DEGLI ALBERI!

Una rilettura delle norme e dell'iter che ha portato all'abbattimento degli alberi del viale Giusti, mostra la grave magagna che nessuno, nemmeno la stessa Soprintendenza, ha rilevato o voluto rilevare.
Ecco la nuova nota sella Sezione lucchese di Italia Nostra inviata il 19 Luglio 2007 agli Enti competenti.

Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca

Con nota del 22 giugno u.s., indirizzata a Comune di Lucca, Opera delle Mura e Soprintendenza, ponevamo quesiti sul perché della mattanza degli alberi lungo il lato esterno di Viale Giusti, a ridosso delle Mura Urbane, e chiedevamo se l’operazione aveva avuto tutti i pareri di competenza.
L’Opera delle Mura (unico Ente che ci ha risposto) ha affermato che questa Istituzione non centra niente con l’intervento anche se questo patrimonio arboreo (“esemplari di acer negundo per l’esattezza” e solo un po’ “storti”)era stato dalla stessa censito (a che scopo, diciamo noi?).
A Comune e Soprintendenza, invece, abbiamo dovuto rivolgerci personalmente. Dal Comune abbiamo saputo e verificato che lo scellerato intervento fa parte di un piano di “riqualificazione” del lato esterno di viale Giusti perché lì, assolutamente lì, il Comune vuole utilizzare gli oneri di urbanizzazione provenienti dall’intervento di ristrutturazione dell’adiacente ex fabbrica SAFILL.
Così il Comune ha sentito il bisogno/dovere di re-impiegare (anzi di far re-impiegare) questi fondi (che in realtà potrebbero essere destinati ad opere di urbanizzazione urgenti e necessarie in qualsiasi parte del suo territorio) per “abbellirne” lo scenario intorno. Così il Comune ha elaborato il progetto di “riqualificazione”, partendo dall’abbattimento dei sanissimi e vecchi alberi esistenti al solo scopo di “ rimetterli nuovi” (sic!, che diamine!), i quali saranno però essenze di carpinus betulus piramidalis. Unprogetto cheprevede la realizzazione di una decina di passi carrabili in “pietra ricostruita” (cioè falsa), cordoli in “macigno Balducci” (falso), nuova illuminazione, …. e i restanti tratti di marciapiede ancora con ghiaia, oltre alla sistemazione dei servizi a rete nella trincea già eseguita. Questo progetto di “riqualificazione” sarà eseguito e diretto non dal Comune stesso, ma dalle imprese e dai tecnici di quei privati proprietari dell’ex Safill che devono erogare gli oneri di urbanizzazione e che in questo modo li “auto-pagano” !
Il Comune, tuttavia, (bontà loro e beneficio nostro) potrà svolgere azione di controllo! Non resta che sperare, almeno, che in questo mare di inutili nuove luci, inutili nuovi alberelli, inutile nuovo falso pietrame (povero e ricostruito)….. non scompaia definitivamente l’attuale cordolo in vera pietra di Matraia (come puntualmente avvenuto altrove: borgata di Ponte a Moriano, via Guidiccioni, Mura urbane, viale S. Concordio…..).
Questo (inutile) fantastico intervento sembrerebbe aver avuto un iter regolare. Tutta l’area attorno alle Mura fino alla linea ferrata è sottoposta al vincolo paesaggistico ai sensi della PARTE TERZA del vigente Codice dei BB. CC. e PP. (ex Legge 1497/39). In base a ciò è stata richiesta dal Comune di Lucca l’autorizzazione ambientale. La pratica ha così avuto il benestare paesaggistico dell’apposito Collegio (non sono da abolire gli enti inutili?), in data 15 febbraio u.s., e successivamente è stata inviata alla locale Soprintendenza per il controllo previsto dalle normative. Questa non si è espressa nel tempo a sua disposizione di 60 gg., causa assenza (?) per malattia del funzionario destinatario della pratica, che, naturalmente, non è stato sostituito da alcuno. E’ così scattata la norma del silenzio/assenso che grava su questi tipi di controlli per interventi che ricadono in aree sottoposte a questi vincoli generali.
In sostanza, poiché la Soprintendenza non ha neanche guardato la pratica paesaggistica…. , gli storici alberi si sono potuti abbattere e tutto il progetto/insulto in falso pietrame può essere realizzato. A cosa vale, oggi, l’asserzione del coordinatore della Soprintendenza per il settore ambientale/paesaggistico che se avesse visionato la pratica mai la avrebbe passata?
Tutta questa operazione evidenzia carenze organizzative per noi, e per tutti, inaccettabili.
Eppure questa pratica, questo progetto, questi lavori, secondo noi, presentano una grossissima magagna (e appare perlomeno strano che siamo solo noi ad averlo notato)!
In realtà, secondo il nostro giudizio, l’iter della pratica non è così regolare come parrebbe a prima vista! Sull’area pubblica dell’intervento in questione infatti non grava solo il vincolo ambientale d’area di cui alla PARTE TERZA del Codice, ma trattandosi di bene immobile di proprietà pubblica, è automaticamente classificato Bene Culturale e in quanto tale è sottoposto ai vincoli della PARTE SECONDA del Codice che, all’art. 10, c. 2, lettera g), recita:
“Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali …….:
g)- pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani che rivestono interesse artistico e storico. ………………..”
L’art. 12 dello stesso Codice precisa, poi, che se le cose pubbliche di cui all’art. 10 hanno più di 50 anni l’interesse storico artistico è automatico, salva apposita specifica verifica liberatoria da parte del Ministero per i BB. CC.
Sui viali della circonvallazione muraria lucchese, quindi, vigono contemporaneamente due tipi di vincolo: l’uno (ai sensi della PARTE TERZA del Codice, ex L. 1497/39) che è un vincolo generale, indiretto, paesaggistico di area che investe tutti i beni privati e pubblici dal centro storico alla ferrovia, l’altro (ai sensi dell’art.10, PARTE SECONDA del Codice, ex L. 1089/39) che è un vincolo diretto (quale bene culturale) su tutto lo spazio pubblico la cui sistemazione ha più di 50 anni (salvo la verifica liberatoria di cui sopra e che non c’è mai stata nel caso in esame).
L’annotazione non è ininfluente. Se (come noi sosteniamo) sul viale della circonvallazione delle Mura Urbane vige il vincolo di Bene Culturale, è ai sensi di questa specifica norma della PARTE SECONDA del CODICE che doveva essere richiesta l’autorizzazione alla Soprintendenza per effettuare l’intervento in atto e , per questo tipo di vincoli, non solo la Soprintendenza ha potere assoluto e non limitato ad un semplice controllo di quanto già autorizzato dal Collegio Ambientale, ma non è contemplato lo strumento del silenzio/assenso dopo i 60 giorni dal ricevimento della pratica.
Pertanto, secondo la nostra interpretazione delle norme, i lavori effettuati risulterebbero incompleti nella richiesta e illegittimi nell’esecuzione e pertanto penalmente perseguibili.
Chiediamo pertanto alla Soprintendenza, verificato quanto sopra da noi esposto, di bloccare immediatamente quanto illegittimamente si sta effettuando senza la Sua autorizzazione, di procedere a segnalare alle Autorità competenti, come dovuto, tutti gli abusi riscontrati e di pretendere che la richiesta di autorizzazione a realizzare il progetto di cosiddetta riqualificazione del viale Giusti venga ad Essa inoltrata ai sensi della PARTE SECONDA del Codice e di esprimersi compiutamente su tale nuova richiesta secondo le proprie valutazioni a tutela del patrimonio culturale.
Certo questo non ridarà a Lucca gli alberi abbattuti, ma impedirà, forse, facendo osservare il pieno rispetto della legge, che danni simili siano nuovamente perpetrati.
In attesa, inviamo distinti saluti