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domenica, 09 settembre 2007

Segnalazioni
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NO AL FAR WEST DEI CERTIFICATI VERDI
“Eolico e biomassa, rispettando la
sostenibilità dei territori e l’ambiente”

Premesso che:

in Italia è un proliferare di mega impianti eolici ed a biomassa industriali, con il conseguente e ripetuto ricorso da parte delle lobby energetiche all’uso del ricatto economico ed al non rispetto delle leggi, al solo scopo di accaparramento dei “certificati verdi”, ovvero gli incentivi che lo Stato mette a disposizione;

in moltissimi casi le società energetiche e gli enti titolari delle autorizzazioni non prendono in considerazione la sostenibilità territoriale e le norme di tutela dei territori ove tali impianti industriali sorgono, unitamente alle garanzie di trasparenza ed informazione ai cittadini;

le grandi potenze dispiegate per l’eolico sui crinali montuosi dell’Appennino avvengono in assenza di linee guida nazionali in materia che tengano conto dell’allocazione degli impianti e l’effettiva convenienza dal punto di vista della produttività energetica e spesso la “lobby del vento” agisce come se fosse nel Far West, al solo scopo di accaparrarsi i certificati verdi, peraltro in presenza di una totale reticenza da parte dei gestori degli impianti a fornire i dati sull’effettiva produzione di elettricità che, oltre a non garantire la trasparenza necessaria a queste attività industriali, solleva forti dubbi anche sulla validità tecnica di queste scelte;

le società che realizzano grandi impianti a biomassa, con potenze mediamente pari o superiori a 10 MW, talvolta di ben 35-40 MW (Mercure,Calabria, Basilicata, Liguria, Sannio, etc) impongono una “insostenibilità” rispetto al reperimento in loco della biomassa vegetale, dal momento che per far funzionare una centrale da 30 MW è necessario bruciare non meno di 400.000 tonnellate di biomassa vegetale e che tale fatto “innesca” un vero e proprio "disboscamento feroce", in molti luoghi all’interno di aree protette con futuro degrado, dissesti idrogeologico, ed effetti nefasti per le condizioni microclimatiche locali, così come sta avvenendo in silenzio sulla Sila e sul Pollino, dove nell’area dell’Orsomarso una società del nord si è dichiarata pronta a prendere in gestione i boschi comunali in cambio di "un piatto di lenticchie" per trasformali in “biopellets o cippato vergine”.

A meno che non si voglia importare legname dall'est o dall'Amazzonia questo disegno perverso mira a riconvertire le biomasse in impianti funzionanti a CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti) ovvero in veri e propri inceneritori di rifiuti camuffati, così come purtroppo sta accadendo in molte località italiane;

Le scriventi associazioni, comitati e cittadini, nel denunciare torbidi "affarismi” avallati sia a destra sia a sinistra con lo scopo di accaparrarsi i soldi dello Stato, con alcune associazioni di ispirazione ambientalista a fare da “sirene” contro i comitati di cittadini e associazioni schierate a favore del rispetto della legalità e delle garanzie per la salute dell’ambiente e dei cittadini che rischiano di pagare con i propri soldi in molti casi vere e proprie speculazioni ai danni dei contribuenti;

La Ola (Organizzazione Lucana Ambientalista) coordinamento Comitati di cittadini promotrice dell’appello, e le Associazioni firmatarie,

chiedono

che il Ministro dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare promuova l’emanazione, da parte del Governo, delle linee guide in materia di energia prodotta da fonte eolica e da biomasse, con le norme di salvaguardia delle ZPS (Zone di Protezione Speciale) e di tutela dei parchi, oggi esposti ad un degrado ed una distruzione sistematica legalizzata.
Si chiede inoltre una moratoria di tre anni per i tagli forestali produttivi nelle aree protette, SIC e ZPS anche al fine della compensazione delle superfici interessate dagli incendi dell’estate 2007, nella more dell’auspicabile nuova legge quadro forestale.


Organizzazione Lucana Ambientalista

 

postato da: gruppo17 alle ore 15:42 | link | commenti
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domenica, 26 agosto 2007

Segnalazioni
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Goethe e la spazzatura di Napoli

Federico Valerio, Presidente sezione Italia Nostra di Genova
http://www.federicovalerio.splinder.com

A partire dal 1786 e fino al 1788, il poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe, intraprende il suo viaggio in Italia, attraversando tutto il paese, da Trento a Palermo. Le città dove si ferma più a lungo sono Roma e Napoli. Nella sua ricerca non ci sono solo i grandi monumenti del passato e le opere degli artisti italiani del Rinascimento, usi e costumi degli Italiani , così diversi da quelli dei popoli del Nord, attirano la sua attenzione e molte pagine sono dedicate al popolino napoletano, alla sua gaiezza, alla sua gioia di vivere, alla sua arte di arrangiarsi. Un brano, in particolare è di singolare attualità e merita di essere citato alla lettera. "Napoli, 28 Maggio 1787 ... Un numero rilevantissimo di persone, in parte uomini di mezza età, in parte ancora ragazzi, quasi tutti straccioni, sono occupati a trasportare sugli asini la spazzatura fuori dalla città. La campagna che circonda Napoli è tutta un immenso orto: è un piacere osservare l'incredibile quantità di verdura che vien portata in città tutti giorni di mercato e come l'industria umana riporta poi alla campagna i rimasugli e i rifiuti della cucina, per accelerare lo sviluppo della vegetazione. Dato il gran consumo di legumi, i torsoli e le foglie di cavolfiori, dei broccoli, dei carciofi, dei cavoli dell'insalata, dell'aglio costituiscono una parte notevole della spazzatura della città; e ognuno cerca di raccoglierne quanto più può... Servi, ragazzi, i padroni stessi vanno e vengono dalla città durante la giornata quanto più possono, e quella è veramente per loro una preziosa miniera... Mi é stato assicurato che talvolta due di questi individui fanno società, comprano un asino, prendono a fitto da un proprietario più benestante un pezzo di terra, e così, lavorando assiduamente, dato questo clima felice, in cui la vegetazione non si arresta mai, riescono a dare alla loro industria uno sviluppo non indifferente" Alcune informazioni e osservazioni: la Napoli della fine del 1700 conta cinquecentomila abitanti e agli occhi di Goethe Napoli appare una delle città più pulite d'Italia, più di Venezia, Roma e Palermo la cui sporcizia, abbandonata lungo le strade, non sfugge agli occhi del poeta. Il consumo di verdura degli odierni napoletani è ancora oggi alto, e alta è la loro produzione procapite di umido ( torsoli e foglie di cavolfiori, dei broccoli, dei carciofi, dei cavoli dell'insalata, dell'aglio...) e la campagna che circonda Napoli, nonostante discariche abusive e non, stoccaggi di ecoballe, cementificazione legale e abusiva è ancora un immenso orto.

Sono graditi i vostri commenti, in particolare quelli degli amici napoletani.

GoetheANapoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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martedì, 26 giugno 2007

Segnalazioni
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LIGURIA/ DEGRADO PAESAGGISTICO

Troppi spettatori inattivi all’invasione del cemento! Leggi inattuate e rimpallo di responsabilità tra MiBAC e Regione. Un’analisi della situazione in Liguria.

Federico Valerio, Presidente Italia Nostra Sezione di Genova
Carlo Raggi, Italia Nostra, Sezione di Genova

da La Repubblica, Cronaca di Genova, 24.06.07
 
Abbiamo seguito sulla stampa locale il palleggiamento di responsabilità tra Regione Liguria e soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per quanto concerne il palese degrado del territorio ligure. E riteniamo necessario segnalare alcune rilevanti omissioni e carenze dell' amministrazione regionale e di quella statale in materia di tutela ambientale, non solo per fornire elementi utili per un giudizio circa l' attribuzione all' una o all' altra della maggiore responsabilità del degrado, ma anche e soprattutto per stimolarle ad un' azione di tutela più efficace. In base all' articolo 138 del Codice del Beni Culturali e del Paesaggio, il potere di richiedere l' avvio del procedimento per l' individuazione dei beni paesaggistici è attribuito tanto alla Regione quanto alle direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici. In Liguria, per quanto ci risulta, né l' una né l' altra hanno formulato richieste in tal senso, da quando è entrato in vigore il Codice, sebbene sia ben noto che aree di rilevante valore paesaggistico, esposte al rischio di interventi distruttivi di tale valore, non sono state ancora individuate ai sensi dell' articolo 136 del Codice, né sono sottoposte dal vigente P. T. C. P. regionale al regime di conservazione. Il D. Lgs. 24/3/2006 n. 157, sostituendo l' articolo 146 del Codice, ha posto rilevanti limitazioni al potere delle Regioni di delegare la funzione autorizzatoria ai Comuni; ma sino ad oggi né la Regione Liguria né la soprintendenza hanno tenuto conto di Queste limitazioni, sebbene siano evidenti le conseguenze negative della delega ai Comuni. Il D. Lgs. n. 157/06, sostituendo l' articolo 146 del Codice, ha anche disposto che il parere della Soprintendenza sulle domande di autorizzazione paesaggistica sia vincolante «fino all' approvazione del piano paesaggistico ai sensi dell' articolo 143, comma 3, e all' avvenuto adeguamento ad esso degli strumenti urbanistici comunali»; ciò comporta che il preventivo parere della soprintendenza debba ritenersi necessario per i procedimenti di autorizzazione anche nella fase transitoria disciplinata dall' articolo 159 (in quanto l' approvazione del piano paesaggistico comporta, ai sensi del c. 1 dell' articolo 159, la fine di tale fase). Eppure (sebbene sia trascorso oltre un anno dall' entrata in vigore del D. Lgs. n. 157/2006) la necessità di tale parere non risulta sia stata segnalata ai Comuni della Liguria dalla soprintendenza o dalla Regione, né che la mancanza del parere sia stata posta a base di annullamenti di autorizzazioni da parte della soprintendenza. Sostituendo l' articolo 148 del Codice, il D. Lgs. n. 157/2006 ha stabilito che entro il 31/12/2006 le Regioni promuovano l' istituzione di «Commissioni Locali per il Paesaggio» - aventi il compito di esprimere parere obbligatorio in merito al rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche - «competenti per ambiti sovracomunali, in modo da realizzare il necessario coordinamento paesaggistico» e «composte da soggetti con particolare, pluriennale e qualificata esperienza nella tutela del paesaggio». Tali commissioni sarebbero certamente in grado di esprimere pareri più qualificati e più autorevoli rispetto ai pareri degli esperti compresi nelle commissioni Edilizie Integrate previste dalla legislazione regionale (pareri che vengono quasi sempre disattesi). Pur essendo trascorsi oltre cinque mesi dal 31/12/2006, la Regione Liguria non ha provveduto all' Istituzione delle «Commissioni Locali»; ma non è stata neppure sollecitata a tale adempimento dalla soprintendenza o dalla direzione regionale. Con il D. P. R. 12/12/2005 (entrato in vigore il 31/7/2006) è stato dettagliatamente precisato il contenuto della «relazione paesaggistica» che deve corredare l' istanza di autorizzazione paesaggistica e che «costituisce per l' amministrazione competente la base di riferimento essenziale per le valutazioni» in ordine alla compatibilità dell' intervento progettato. Non risulta che il decreto sia stato segnalato ai Comuni della Liguria dalla Regione o dalla soprintendenza, né che questa abbia posto a base di annullamenti di autorizzazioni paesaggistiche la violazione delle prescrizioni contenute nel decreto stesso. L' articolo 155 del Codice attribuisce alle Regioni il compito di vigilare sull' ottemperanza alle disposizioni del Codice da parte delle amministrazioni da loro individuate per l' esercizio delle competenze in materia di paesaggio; ma dispone anche che 'l' inottemperanza alla persistente inerzia nell' esercizio di tali competenze comporta l' attivazione dei poteri sostitutivi da parte del ministero». In Liguria l' inerzia della Regione nell' esercizio della funzione di vigilanza è evidente; ma non risulta che vi sia mai stata attivazione di poteri sostitutivi da parte dell' amministrazione Statale. E' evidente che, ad oggi, né la Regione, né la soprintendenza vogliono apparire ai progettisti, ai costruttori, come quelli che dicono NO; ma non vogliono poi apparire come quelli che hanno detto SI, quando gli scempi sono denunciati da cittadini che non rappresentano interessi politici, economici, clientelari, da cittadini che si preoccupano della tutela del paesaggio. Ma se le leggi vigenti attribuiscono alle soprintendenze poteri sostitutivi ed inibitori finalizzati alla salvaguardia, l' ultima parola può sempre essere detta dalla Soprintendenza. Sempre che lo voglia.


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giovedì, 14 giugno 2007

Segnalazioni
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S.O.S., S.O.S. TERRITORIO!!!

Una nuova razzia per il territorio si sta per compiere! Una proposta di legge già liquidata dalla Camera sta per essere approvata dal Senato: permette, in 7 giorni, che ogni area del territorio nazionale possa diventare area produttiva!...

Diffondiamo l’allarme riportato in data 6 giugno 2007 nel sito web www.eddyburg.it

 

Questo articolo è un S.O.S. per evitare un disastro che sta per compiersi al Senato. Perciò lo anticipiamo qui: uscirà sul n. 21 della rivista Carta il 9 giugno 2007

 

“Zone industriali dappertutto, in barba alla pianificazione urbanistica e territoriale: questa è la nuova razzìa di ciò che resta del Belpaese che sta per scatenarsi. Primo responsabile l’on. Capezzone, complici i parlamentari che hanno approvato la proposta di legge alla Camera, e quelli che stanno per approvarla al Senato, dove il provvedimento è approdato col n. 1532.

 

L’hanno soprannominato “un'impresa in 7 giorni”. Se il provvedimento passerà per costruire gli edifici necessari per una qualsiasi attività produttiva in materia di beni e servizi basterà presentare la domanda allo “sportello unico” comunale. La ricevuta della domanda costituisce titolo edilizio. Se l’area non è considerata idonea per quella attività dallo strumento urbanistico (è area agricola, o per attrezzature pubbliche, o residenze o altro), basta che comunque rispetti le normative ambientali e quelle relative ai beni culturali. Viene convocata la conferenza dei servizi che entro sette giorni modifica lo strumento urbanistico! Se poi c’è contrasto con le normative specifiche di tutela ambientale o culturale l’attesa del privato è appena un po’ più lunga, ma l’esito è sicuro: il privato dispone la convocazione della conferenza di servizi, e se c’è l’opposizione di uno dei suoi membri che rappresenta competenze statali decide il governo. Questo ha trenta giorni di tempo per decidere: se non decide, la licenza di uccidere si intende concessa.

 

Numerosi parlamentari hanno firmato proposte di legge che si propongono di restaurare l’autorità pubblica e restituire razionalità al governo del territorio, dichiarando la rilevanza del “principio di pianificazione”. Cinque proposte di legge in materia giacciono nei due rami del Parlamento (in un’attesa che speriamo non diventi letargo). Chiediamo almeno ai firmatari di quelle proposte come mai sia passato sotto il loro naso un provvedimento così distruttivo senza che l’opinione pubblica ne sia stata informata, senza che ci sia stato il segno d’una qualche opposizione. Il nostro timore che l’urbanistica neoliberista avesse già vinto, che la sconfitta di Berlusconi fosse stata una vittoria del berlusconismo, si rivela sempre più fondato. Speriamo di sbagliare.”            

Eddyburg

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lunedì, 21 maggio 2007

Segnalazioni
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ANCORA SU VILLA ADA/
“NO AD UN MUSEO NEL SOTTOSUOLO DELLA VILLA!”
 
Comitato per la Bellezza

I dieci anni dalla legge per Roma Capitale permettono di evidenziare alcuni punti che mancano all’attuazione di questo importante strumento per la salvaguardia e la tutela del patrimonio. Tra questi figura anche l’esproprio della parte di Villa Ada che rischiava, in quegli anni, di subire l’ennesimo attacco della speculazione edilizia: grazie al finanziamento per Roma Capitale Villa Ada fu finalmente acquisita al patrimonio del Comune, diventando una delle aree verdi più grandi della città, un vero tesoro fatto di biodiversità, paesaggi, sentieri, testimonianze archeologiche e storiche.
Nel 1997 Villa Ada fu aperta al pubblico, i cittadini potettero godere di questo patrimonio immenso: da allora fu avviato un complesso progetto finalizzato al recupero e alla valorizzazione degli immobili storici presenti all’interno del parco. Il Piano di assetto, predisposto anche grazie all’impegno delle associazioni, tra cui gli Amici di Villa Ada, il WWF, Italia Nostra, avrebbe dovuto rappresentare lo strumento di gestione del parco. Da allora è stato fatto ben poco: il parco è fruito quotidianamente da migliaia di persone, rappresenta un elemento che rafforza la coesione sociale e la partecipazione, eppure manca quella capacità di gestire, recuperare, restituire alla collettività un patrimonio insostituibile.
La proposta del Comune di realizzare il Museo del giocattolo nei casali delle ex-scuderie reali può rappresentare un primo passo per arricchire il parco e restaurare parti importanti del patrimonio storico. Tuttavia è motivo di allarme e preoccupazione la pesante modifica al progetto iniziale con l’inserimento di una parte del Museo in locali realizzati ex-novo nel sottosuolo. Scelta che non si può condividere. Intanto perché Villa Ada è anch’essa zona archeologica importante. Poi perché costruire nuove cubature, circa 15.000 metri cubi, all’interno di un’area protetta vuol dire investire risorse che potrebbero, viceversa, essere destinate al recupero di altri edifici o al restauro del patrimonio naturale e archeologico.
Non si può condividere neppure la scelta di costruire un museo, destinato principalmente ai bambini, in locali interrati, privando i bambini stessi proprio di quel rapporto con l’ambiente naturale che è alla base di un processo evolutivo e di socializzazione fatto di esperienze e di contatto con la natura. Appare peraltro in aperta contraddizione realizzare un museo, all’interno di un parco che si estende per oltre 150 ettari, e non prevedere la presenza di un centro visita che illustri il valore ambientale di quest’area.
Attualmente una parte consistente della vegetazione appare scarsamente curata e gli interventi, realizzati dal Servizio Giardini del Comune, risultano purtroppo episodici e disorganici. Ciò in aperto contrasto con il rispetto della Carta di Firenze, redatta nel 1981, ma ancora lontana dall’essere attuate e resa uno strumento per valorizzare l’immenso patrimonio costituito dai giardini e dalle ville storiche. Che senso avrebbe costruire un museo, dentro un parco, costringendo i bambini a svolgere le attività didattiche nel sottosuolo? Un parco che tuttora soffre di una scarsa regolamentazione, con l’accesso incontrollato di veicoli a motore e la pressoché assenza di un’attenta gestione finalizzata al recupero del patrimonio naturalistico.
Si rende dunque necessario un impegno straordinario, in grado di restituire valore a Villa Ada, rinnovando la sfida di Roma Capitale, capitale europea in grado di competere con le altre città sul piano della qualità ambientale e della capacità di salvaguardare il patrimonio storico, culturale, naturale. Bisogna allora inserire il progetto del museo in un contesto più complessivo della gestione del parco, rinunciando a interventi costosi, non prioritari e con gravi impatti ambientali. Ciò che occorre è la comprensione dell’importanza delle scelte che si compiono oggi per garantire la tutela di un bene comune destinato alle future generazioni.
 
Per il Comitato per la Bellezza
Vittorio Emiliani, Luigi Manconi, Desideria Pasolini dall’Onda, Gianfranco Amendola, Paolo Berdini, Irene Berlingò, Filippo Ciccone, Vezio De Lucia, Arturo Osio, Violante Pallavicino, Gaia Pallottino, Bernardo Rossi Doria
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Segnalazioni
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100° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI CESARE BRANDI: UNA MOSTRA A ROMA

L'Associazione Culturale MONUMENTO-DOCUMENTO Onlus ha organizzato la mostra dal titolo: CONTRO L'OBLIO DEL RESTAURO CRITICO.
Rapporto sull'opera di Franco Minissi nell'ambito del restauro archeologico in Sicilia.


Cliccare sull'immagine per i dettagli

invito_mostra_Minissi_

 

 

 

 

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domenica, 06 maggio 2007

Segnalazioni
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ROMA/ A PROPOSITO DI VILLA ADA...

Pubblichiamo tre note elaborate dagli "Amici di Villa Ada", l'associazione nata per la valorizzazione e la tutela del complesso e del parco.

Amici di Villa Ada, Roma

Marzo 2007
Il progetto del Museo, nella sua ultima versione, presenta alcuni punti che necessitano di verifiche e di eventuali modifiche. Le indicazioni progettuali richiedono infatti una variante al PRG, in un’area tutelata, all’interno di una Villa storica.
In particolare si segnala che:
- non sono chiari i motivi che portano alla soluzione progettuale proposta con l’incremento delle cubature attraverso la realizzazione di spazi interrati. Tale soluzione appare infatti complessa e onerosa, inserita in un contesto naturale e non adeguata all’effettiva disponibilità di spazi, essendo costretta tra la strada – che sarà mantenuta per garantire l’accesso al Circolo “Cascianese” – e l’immediata vicinanza con l’area della sede diplomatica della Repubblica Egiziana;
- la limitatezza degli spazi pone evidenti problemi di sicurezza sia riferita alla presenza della sede diplomatica sia al transito di veicoli diretti al circolo ippico;
- il problema relativo agli accessi non è sufficientemente affrontato e risolto. Permane infatti il dubbio relativo all’accessibilità, da parte delle scuole e dei gruppi organizzati al Museo. In particolare se si considera la necessità di garantire l’accesso al Museo alle persone diversamente abili, non potendo basare questo unicamente su un servizio di navette elettriche;
- le stime relative ai flussi di visita e al conseguente congestionamento della viabilità ordinaria circostante, in particolare via Salaria, dovrebbero far considerare la difficoltà di un museo collocato all’interno di un parco. Le strade limitrofe non sono in grado di accogliere ulteriori flussi di traffico né esistono aree di parcheggio che potranno essere utilizzate da pullman;
- il Museo continua a essere presentato come un progetto avulso dalla gestione complessiva di Villa Ada. Non vengono, con l’occasione della realizzazione dell’importante polo museale, proposte soluzioni per la gestione dell’intero parco né, tantomeno, con il progetto, vengono adottate soluzioni per il recupero e la riqualificazione di Forte Antenne e di altri edifici presenti all’interno del Parco;
 - il progetto, che comporta un impegno economico consistente, lascia intravedere evidenti dubbi circa l’economicità della gestione successiva. Ciò in particolare se riferito alla manutenzione degli immobili, soprattutto alla parte realizzata ex novo con scavo nel sottosuolo sia per le soluzioni proposte per garantire l’accesso (navette elettriche, sorveglianza, …).

Cosa manca:
1. l’attuazione del piano di gestione di Villa Ada. In particolare non si fa cenno all’eliminazione delle situazioni di degrado e di illegalità derivanti da una non-gestione del patrimonio immobiliare comunale all’interno della villa;
2. l’individuazione di interventi più propri al parco quali un museo naturalistico, dedicato alla conservazione e conoscenza della natura;
3. l’individuazione di un organismo dedicato alla gestione del parco e che, nel rispetto delle valenze culturali, ne programmi la fruizione;
4. uno studio di fattibilità relativo ai costi e ai benefici derivanti dalla localizzazione del Museo, soprattutto per quanto attiene a: impatti ambientali, impatti sulla viabilità, problemi di sicurezza dell’area, gestione e oneri per l’attività ordinaria, costi per la gestione delle strutture museali.

Conclusioni:
a seguito della verifica delle informazioni ottenute in merito al progetto risulta che:
a) il costo dell’intero progetto è di circa 13.000.000 di Euro, di cui 8.000.000 necessari per realizzare le strutture espositive;
b) una parte consistente degli investimenti è destinata per la realizzazione di una struttura ipogea, per complessivi 13.000 metri cubi, in un’area che per caratteristiche geologiche si presenta estremamente complessa, necessitando di interventi ingenti di consolidamento;
c) il costo del progetto equivale alla somma utilizzata per l’esproprio della parte della Villa recentemente acquisita dallo Stato grazie all’impegno dei cittadini e dell’amministrazione comunale;
d) la realizzazione del Museo, con una parte consistente di locali collocati nel sottosuolo, rappresenterebbe un caso unico di costruzione di nuove cubature all’interno di una Villa Storica, non essendo riscontrabili casi analoghi in altre città. Ciò rischia di divenire un precedente grave, in deroga alla legislazione vigente in materia di tutela del paesaggio e dei beni culturali (rif. L. 1089/39 e L. 1497/39);
e) l’impatto del Museo non è soltanto riferito alla costruzione in sé ma ai riflessi che questo potrà avere sulla viabilità della zona, sulla sicurezza della Villa (tenuto conto della presenza a pochi metri dell’Ambasciata della Repubblica Egiziana) e sulle modalità di accesso;
f) l’importanza attribuita alla collezione di giocattoli e la dimensione dell’investimento rischiano di essere vanificate, in termini di accesso al Museo e di fruizione del patrimonio collettivo, da parte delle bambine e dei bambini che, di fatto, si troverebbero a essere discriminati tra chi può accedere al museo, pagando un biglietto, e chi non può permettersi di sopportare tale onere;
g) non vengono prese in considerazione le esigenze di gestione dell’intera area di Villa Ada nonostante il Piano di Assetto.

 
3 aprile 2007
per leggere la nota cliccare sull'icona

istanza comitato giardini storici

 

27 aprile 2007
Un museo a villa Ada? Una buona occasione per avviare la gestione del parco.
I dieci anni dalla scomparsa di Antonio Cederna sono stati l’occasione per ricordare l’impegno per realizzare importanti interventi riferiti a Roma Capitale.
Tra questi rientrò anche l’esproprio della parte di Villa Ada che rischiava, in quegli anni, di subire l’ennesimo attacco della speculazione edilizia: grazie al finanziamento per Roma Capitale Villa Ada fu finalmente acquisita al patrimonio del Comune, diventando una delle aree verdi più grandi della città, un vero tesoro fatto di biodiversità, paesaggi, sentieri, testimonianze storiche.
Nel 1997 Villa Ada fu aperta al pubblico, i cittadini potettero godere di questo patrimonio immenso: da allora fu avviato un complesso progetto finalizzato al recupero e alla valorizzazione degli immobili storici presenti all’interno del parco. Il Piano di assetto, predisposto anche grazie all’impegno delle associazioni, tra cui gli Amici di Villa Ada, avrebbe dovuto rappresentare lo strumento di gestione del parco.
Da allora è stato fatto ben poco: il parco è fruito quotidianamente da migliaia di persone, rappresenta un elemento che rafforza la coesione sociale e la partecipazione, eppure manca quella capacità di gestire, recuperare, restituire alla collettività un patrimonio insostituibile.
La proposta del Comune di realizzare il Museo del giocattolo nei casali delle ex-scuderie reali può rappresentare un primo passo per arricchire il parco e restaurare parti importanti del patrimonio storico.
Ciò che non vede la condivisione dell’Associazione Amici di Villa Ada è la modifica al progetto iniziale con l’inserimento di una parte del Museo in locali realizzati ex-novo nel sottosuolo: non si concorda sulla scelta di costruire nuove cubature, all’interno di un’area protetta, sostenendo costi che potrebbero, viceversa, essere destinati al recupero di altri edifici o al restauro del patrimonio naturale.
Non si condivide neppure la scelta di costruire un museo, destinato principalmente ai bambini, con dei locali interrati, privando i bambini proprio di quel rapporto con l’ambiente naturale che è alla base di un processo evolutivo e di socializzazione fatto di esperienze e di contatto con la natura. Appare contraddittorio realizzare un museo, all’interno di un parco che si estende per oltre 150 ettari, e non prevedere la presenza di un centro visita che illustri il valore ambientale di quest’area.
Che senso avrebbe costruire un museo, dentro un parco, costringendo i bambini a svolgere le attività didattiche nel sottosuolo? Un parco che tuttora soffre di una scarsa regolamentazione, con l’accesso incontrollato di veicoli a motore e la pressoché assenza di un’attenta gestione finalizzata al recupero del patrimonio naturalistico.
Questi sono i motivi alla base delle critiche che l’Associazione Amici di Villa Ada ha avanzato al progetto predisposto dall’Amministrazione comunale.
Chiediamo invece di inserire il museo nel contesto più complessivo della gestione del parco, rinunciando a interventi costosi, non prioritari e con gravi impatti ambientali.
Sono queste le motivazioni che spingono gli Amici di Villa Ada a chiedere con forza al Sindaco Veltroni e al Comune un incontro per discutere e confrontarsi, affermando quei principi di partecipazione alle scelte che costituiscono il fondamento per realizzare un processo democratico, condiviso e sostenibile.
Invitiamo quindi gli organi di stampa, il II° Municipio, i cittadini e le associazioni a promuovere occasioni di incontro e di riflessione sul futuro di Villa Ada, comprendendo l’importanza delle scelte che si compiono oggi per garantire la tutela di un bene comune destinato alle future generazioni.

Per ulteriori informazioni: Amici di Villa Ada, Piazza Verbano 14, 00199 Roma; tel 06.8416394; e.mail amicivillaada@yahoo.it

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giovedì, 03 maggio 2007

Segnalazioni
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APPIA ANTICA, CHE SPRECO!

Andrea Ferraretto


25 aprile 2007, una splendida giornata per festeggiare l’anniversario della Liberazione e percorrere in bicicletta con i miei bambini uno dei parchi di Roma più belli e affascinanti.
La piacevole passeggiata è però resa meno piacevole dal transito di troppe autovetture, di auto della polizia e furgoni dei carabinieri, di scorte che a sirene spiegate, a velocità pazzesca, corrono per accompagnare personalità di spicco verso l’aeroporto di Ciampino. Addirittura un’auto della municipale impegnata in un sorpasso di un’altra macchina, laddove dovrebbe esser fatto rispettare il limite di 30 Km orari. Ho visto un ragazzo percorrere con lo scooterone il tratto di basolato, vicino al Mausoleo di Cecilia Metella e i turisti costretti a schivare le sue prodezze e i gas di scarico. Il tutto in un quadro di sconforto, di incuria, di abbandono. Ovunque rifiuti, sporcizia e degrado.
Quale altra nazione civile, progredita, europea, ammette che un patrimonio storico, ambientale, paesaggistico di questa importanza sia ridotto a strada di transito per vip e abbandonato a se stesso? Dove avviene che gli interessi di pochi siano anteposti al bene delle collettività? Non si dica che tutto sta per cambiare, che saranno adottati piani e programmi, che gli enti saranno nominati e avvieranno progetti innovativi. In realtà la storia dell’Appia antica è emblematica per descrivere l’assenza di lungimiranza e di impegno per riconoscere il valore delle risorse naturali e culturali: da oltre 100 anni si susseguono proposte, dibattiti e impegni per salvaguardare un patrimonio inestimabile. Eppure si è sempre al punto di partenza, con auto che sfrecciano, l’assenza di un progetto di tutela e di valorizzazione, tra muri che crollano e l’illegalità che diventa consuetudine. Pochi giorni fa un grande convegno, in Campidoglio, per ricordare Cederna e l’impegno per Roma Capitale: oltre alle parole servirebbero i fatti. Non è proprio un bel modo per ricordare l’impegno di Antonio Cederna, a dieci anni dalla morte: è, piuttosto, la dimostrazione dell’incapacità di costruire un futuro, di avere una visione rivolta alle prossime generazioni.

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mercoledì, 02 maggio 2007

Segnalazioni
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CONVEGNO:
LA RACCOLTA DIFFERENZIATA NELLA PROVINCIA JONICA

Cliccare sull'immagine per i dettagli 

RaccDiffJonica

 

 

 

 

 

 

 

 

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giovedì, 26 aprile 2007

Segnalazioni
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ANTONIO CEDERNA: UNA VITA DI BATTAGLIE CIVILI A DIFESA DEL PATRIMONIO STORICO E CULTURALE ITALIANO

Una riflessione sul degrado delle città italiane e sullo scempio perpetrato ai danni del patrimonio storico e architettonico del nostro paese, ripercorrendo gli scritti e le denunce di Antonio Cederna, padre del movimento ambientalista in Italia e tra i fondatori di Italia Nostra.

Giovedì 10 maggio 2007 ore 18.30 - Villa Belgiojoso Bonaparte,
Salone delle Colonne - via Palestro, 16 - Milano.

Cederna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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mercoledì, 28 marzo 2007

Segnalazioni
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DRESDA IN PERICOLO!
No al Ponte ed all'autostrada tra i bellissimi prati!

Firmiamo l'appello degli amici di Dresda!

http://www.elbwiesen-erhalten.de/unterschriftenliste/en.php

Dresda_1


















Manifestazione di protesta con 10000 persone
contro il ponte e l'autostrada a Dresda 8 e 9 Marzo 2007

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sabato, 17 marzo 2007

Segnalazioni
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VENDITORI DI VERONESITÀ!

Giorgio Chelidonio, Verona

BoscoLaceratoSanCastagné


















Copio e diffondo questo ennesimo articolo sulle trasformazioni mercantili e galoppanti (finanziate, credo, dalla Regione) perché possiate farne esercizio di analisi:


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la solita piaggeria dei notisti areniani (Un’importante azienda vinicola di San Pietro in Cariano, con clienti in tutto il mondo)
- il livello cultura dei soliti noti (ma anonimi) vignanioli (il paesaggio gli interessa solo in quanto stereotipo dell'interesse dei loro clienti).
- il solito defilarsi (proverbio: ci la slonga la scampa) delle autorità negraresi e veronesi, in modo che se ne parli a "fatto compiuto".

Aggiungo che nessuna delle parti in causa ha minimamente notato che del paesaggio del Maso e dintorni fanno parte numerosi siti preistorici segnalati (già 50 anni) e riportati nella "Carta Archeologica del Veneto". Ne cito alcuni, a memoria: "le svolte derl Maso", Roccolo del Gabbi, Monte Roccolo, Monte Tre Tempi, etc., tutti luoghi che, quando erano diligentemente arati, resituivano manufatti preistorici a decine se non a centinaia, come ho potuto constatare quando (1970-1975) mi ero preso la briga di ri-visitarli.
Ora con gli scempi paesaggistici spacciati per miglioramenti fondiari chissà che fine avrà fatto la stratigrafia diffusa.
Forse la stessa che esisteva fra "Le Carriole" e Montericco, sparita sotto la prima fase di "negrarizzazione" ambientale della collina. O la stessa che ha ruspato alla roccia e ricoperto di terra di pianura il versante sud di Monte Gardon (Tregnago). O la stessa che sta sfregiando questo ex-versante boschivo fra Trezzolano e Pian di Castagné (allego foto).
Cos'altro aggiungere ingordigia dei mercanti nostrani ed alla paralizzata ottusità degli amministratori competenti?
Magari ci faranno un convegno "postumo" con gli "aggressori alla cultura"...


Ecco l'articolo de L'Arena di Verona del 12 marzo 2007 cui si riferisce Chelidonio.

NEGRAR. Continua la polemica sui lavori in corso per impiantare i filari: alle lamentele per i danni e i disagi, l’azienda agricola replica: «Non è solo colpa nostra» - Maso, la contesa dei vigneti - I proprietari: «Sono autorizzati». I residenti: «Distrutto un antico sentiero»

Negrar. Sembra non avere fine la polemica che da mesi investe il Maso, la località a 430 metri di altitudine a metà tra il comune di Negrar e quello di Verona. Un’importante azienda vinicola di San Pietro in Cariano, con clienti in tutto il mondo, ha acquistato alcuni anni fa da un industriale milanese quattro ettari di terreno collinare per impiantarvi un moderno vigneto. Sull’area grava un vincolo di non edificabilità della cui esistenza i proprietari, per loro stessa ammissione, sono venuti a conoscenza solo da pochi mesi.

Da quattro anni i lavori al Maso sono contestati dai residenti per i disagi (rumori, buche, smottamenti) e si moltiplicano le lamentele anche degli abitanti delle frazioni del Maso Basso e del Maso Alto. Alle proteste replicano con durezza i proprietari del terreno: «Per cominciare, i vigneti non sono abusivi. Siamo in possesso di tutte le autorizzazioni; abbiamo acquistato regolarmente il diritto di reimpianto dei vigneti nella zona classica del Valpolicella; siamo stati autorizzati dalla Regione e, in base al regolamento Cee, anche i lavori sono stati tutti autorizzati dalla Forestale. Si è verificato solo qualche disguido nella misurazione al momento dello sbancamento» e, assicurano, «tutta la documentazione è consultabile. «La faccenda è stata montata in maniera assurda e si stanno mettendo in giro notizie false», continuano i proprietari dell’azienda vinicola, appoggiati dal loro consulente, l’agronomo Francesco Bertaia. «Non abbiamo abbattuto marogne, perché lì non ce n’erano in quanto la pendenza non le richiedeva; e neppure tagliato boschi, perché il terreno era incolto, c’erano solo cespugli spontanei, e ci sono le fotografie aeree che lo dimostrano. Per quanto riguarda le   buche sulla strada vicinale, non è solo colpa nostra».
«Siamo in Valpolicella, è logico che si facciano vigneti», continuano.
«Potremmo capire un simile attacco se fosse nostra intenzione costruire villette. Il vincolo sull’area riguarda solo l’edificabilità, non i vigneti». I proprietari del Maso si sfogano: «Veniamo accusati di rovinare il paesaggio? Non è vero, perchè ci siamo impegnati a ripristinare l’ambiente, a valorizzare le colture tradizionali della zona, salvaguardando l’agricoltura, ed è nostro interesse mantenere l’immagine della Valpolicella, perché i nostri clienti stranieri tengono a queste cose. Da tempo abbiamo fatto richiesta per realizzare un piccolo bacino di accumulo delle acque, ma non abbiamo ancora ricevuto una risposta». Lo sbancamento per la realizzazione del contestato vigneto è ben visibile anche dalla vallata. E questo ha accentuato le critiche all’intervento. «La stradina stretta, ma asfaltata, una strada vicinale, che passa per il Maso e va verso Quinzano, è piena di crateri, determinati dal passaggio dei camion che trasportano le enormi ruspe per la movimentazione della terra», spiega un residente. «Il peso ha creato delle buche che sembrano voragini. Alcune sono state riempite dai proprietari con lo stabilizzato, il pietrisco delle cave, che le piogge probabilmente porteranno via. Le altre buche sono ancora lì e molte sono le persone che hanno rotto la coppa dell’olio o bucato gli pneumatici». Come se non bastasse, «una parte del sentiero storico del Carcador è stato chiuso», attacca Mario Spezia. Il sentiero è segnato sui mappali austriaci e su quelli di Verona, con cui confina il terreno. Il tratto chiuso è lungo circa 400 metri e impedisce il passaggio da un versante all’altro. Un danno non solo per i residenti, ma anche  per chi va a passeggio nei boschi, va a cavallo o in bicicletta. «Una rete che non c’era mai stata delimita ora il sentiero chiuso al transito», continua Spezia. «Quando piove, e lo scorso autunno è successo almeno tre volte, si verificano smottamenti del terreno che finisce nel laghetto naturale sottostante, detto Fonte San, utilizzato all’acquedotto che serve la pianura. Lo smottamento ha obbligato i tecnici comunali a intervenire per pulire la fonte».  «Abbiamo segnalato tutti i disagi ai comuni di Negrar e Verona, ma i lavori sono andati avanti normalmente, nonostante le denunce», incalza Spezia. «Il sindaco di Verona si è impegnato in prima persona a controllare la situazione. Anche il comune di Negrar aveva intimato di ripristinare la strada entro dicembre, ma i termini non sono stati rispettati. E, a completare l’opera, una parte del terreno è Sito di interesse comunitario e quindi tutelato dalla Comunità europea».

Giancarla Gallo

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martedì, 06 marzo 2007

Segnalazioni
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BASTA AL CEMENTO ED ALLA IMPROVVISAZIONE A PAPASIDERO!

Ci sembra molto grave che, nonostante le rassicurazioni espresse in seguito al sopralluogo dello scorso novembre dalla Soprintendenza di Cosenza e dal sindaco Mario Bloise sull’utilizzo di tecniche e materiali di qualità per il cosiddetto “restauro” del Santuario di Santa Maria di Costantinopoli, la colorazione della torre campanaria sia già ora in cattivo stato, tanto da richiedere un restauro del restauro.

Il contestatissimo blu della cuspide, dopo le proteste occultato dal colore grigio, riaffiora ridicolmente in alcuni punti come testimoniano anche le fotografie che i soci di ItaliaNostra ci hanno fornito (foto1) mentre la colorazione bianca nella parte superiore del campanile è visibilmente danneggiata (foto2), cosa davvero assurda, ancora prima della riapertura al culto del tempio.

foto1
Papasidero_1

  


 

 

 

 

 

 




foto2
Papasidero_2






















Sul ponte fatto costruire dal benemerito papasiderese Nicola Dario su quello medievale sottostante, è stato posto in questi giorni uno strato di cemento (foto3), cosa incredibile eppur vera, con alcuni quadri chiari a distanze regolari che lascerebbero intendere l’intenzione di porre ex novo dei lampioni sopra il ponte!! Ci si chiede se questo amore per il cemento e per la novità non sia un po’ troppo esagerato e fuori luogo in un borgo medievale così caratteristico come Papasidero e se sono stati effettuati studi e relazioni tecniche adeguate prima di ricorrere al cemento armato come unica soluzione per consolidare il bellissimo ponte sullo spumeggiante fiume Lao in pieno Parco Nazionale del Pollino nel cuore del Sito di Interesse Comunitario “Valle del Fiume Lao”.


foto3Papasidero_3

 


























Ancora ci domandiamo: ma che restauro è quello di Papasidero? Un campanile con colori forti, infedeli alla memoria storica, inopportuni e danneggiati ancor prima della consegna del santuario al culto, una roccia senza alberi violata barbaramente col cemento e puntellata da ganci metallici, forse lampioni mai visti prima sul ponte e tanto altro ancora!

Chiediamo urgentemente di evitare ulteriori scempi, di restaurare la torre campanaria secondo quanto riportato dalla documentazione fotografica oggettiva (mica chiacchiere!) a disposizione dei privati e delle istituzioni, di restaurare con le tecniche tradizionali e non realizzare ex novo le interessanti gradinate in pietra locale, rispettando le porzioni non distrutte dai mezzi meccanici che le hanno calpestate in questi mesi senza rispetto durante i lavori, di non usare altro cemento nemmeno per la regimazione delle aque meteoriche; insomma auspichiamo che le decine di migliaia di euro provenienti dalle tasche di tutti gli Italiani ancora a disposizione per il restauro del Santuario di Papasidero vengano spesi per restaurare la bellezza oltraggiata dai recenti lavori pagati salatamene e inconsapevolmente dai contribuenti, e non per il puro bisogno di consumarli.

Firma la petizione!
http://www.petizionexcostantinopoli.blogspot.com/

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giovedì, 01 marzo 2007

Segnalazioni
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FORESTE ITALIANE A RISCHIO

Inquinamento da ozono e cambiamenti climatici mettono a rischio gli ecosistemi forestali italiani. La superificie comunque è in aumento. Secondo un rapporto del Corpo Forestale dello Stato cresce il patrimonio forestale italiano ma aumentano inquinanti come l’ozono che ne minano la salute, mentre i cambiamenti climatici metteranno a rischio nei prossimi decenni molte specie locali. Lo rende noto il rapporto del Cfs, il corpo forestale dello Stato. La superficie delle foreste ha fatto segnare nel corso degli ultimi 20 anni un incremento del 23%. Lo studio “Foreste, cambiamenti climatici e biodiversità”, è stato redatto dal Cfs su dati del Conecofor, la rete nazionale integrata per il Controllo degli Ecosistemi Forestali. Sempre i dati raccolti dal Conecofor indicano come la deposizione di sostanze azotate (come gli ossidi di azoto emessi dai cicli produttivi e dal traffico veicolare) raggiunga al momento picchi di oltre 30 kg l'anno per ettaro nella zona della Pianura Padana, con valori comunque alti in tutte le altre aree controllate, ''provocando tra l'altro - viene sottolineato - l'inquinamento delle falde idriche e dei corsi d'acqua''. Le concentrazioni di ozono, conseguenza delle emissioni di ossidi di azoto, raggiungono perciò ''picchi preoccupanti, fino a 60-70 parti per miliardo, specialmente nel periodo estivo e nelle aree più meridionali, determinando forti danni alla vegetazione forestale''. I dati raccolti indicano che la superficie forestale era pari nel 2005 a circa 10 milioni di ettari, rispetto agli 8 milioni censiti nel precedente inventario del 1985, con un incremento complessivo del 23%. La graduatoria delle regioni che presentano una superficie forestale più alta rispetto alle altre sono la Sardegna e la Toscana, con circa 1 milione di ettari ciascuna, seguite da Piemonte e Lombardia, con circa 800 mila ettari ciascuna. In relazione ai cambiamenti climatici il rapporto osserva che nei prossimi 100 anni si potrà assistere a ''una progressiva disgregazione di tutti gli ecosistemi forestali della penisola''. Di questi, ''solo poche componenti potranno migrare in aree più adatte ai mutati scenari climatici, mentre la maggior parte sarà  destinata all'estinzione, almeno a livello locale''. 


Parco della Sila, alberi tagliati SilaTaglioAlberi2003















postato da: gruppo17 alle ore 21:28 | link | commenti (1)
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mercoledì, 07 febbraio 2007

Segnalazioni
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------SANTUARIO DI PAPASIDERO:
APPELLO AL PAPA

Postiamo l'articolo apparso su Calabria Ora del 6 febbraio 2007

Cliccare sull'icona per visulaizzare l'articolo:

Calabria_Ora_6.2.2007

postato da: gruppo17 alle ore 18:32 | link | commenti (8)
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Segnalazioni
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Non è Calabria, non è Basilicata o Puglia: è sud della Campania infelix, nessuno si senta fuori luogo, si tratta di solidarieta'. Basta scrivere, discuterne, parlarne!

Solidarietà ai cittadini di Serre Persano (SA) e dei 20 comuni limitrofi che stanno protestando contro la decisione del Commissario per l'emergenza Rifiuti in Campania G. Bertolaso di aprire proprio a Serre Persano (vicino alla Oasi WWF, Lago di Persano, a pochi metri dal fiume Sele - acque di irrigazione a rischio infiltrazioni da discarica) una megadiscarica che mette in pericolo la salute di questi cittadini (che stanno già presidiando da circa venti giorni il sito giorno e notte) oltre all'habitat della LONTRA, protetta da norme specifiche di tutela "Direttiva Habitat" e dalla Convenzione internazionale di Berna!!  La Provincia di Salerno ha votato ad unanimità una delibera in cui si chiede la provincializzazione delle discariche e nello stesso tempo si è fatta carico di indicare 4 siti da adibire a discarica.  Pochi giorni c'è stata una riunione tra 20 sindaci di comuni limitrofi ed hanno deciso di andare a Roma martedì prossimo per esporre la questione al Presidente del consiglio Romano Prodi e/o al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. C'è già stata una riunione tra il Ministro Pecoraro Scanio, Bertolaso, l'Assessore all'Ambiente della Provincia di Salerno e Grazia Francescato che non ha portato nessun effetto. Intanto sia Prodi che Napolitano hanno ribadito piena fiducia a Bertolaso il quale sembra deciso a non abbandonare l'idea di portare i rifiuti di tutta la Campania a Serre. Ci sono azioni legali in corso messe in atto dall'Amministrazione locale poiché il commissario straordinario ha violato il trattato di Aalborg e ci sono state due interrogazioni parlamentari. L'assesore al turismo della Regione Campania ha scritto a Bertolaso una lettera in cui fa sapere che la Regione sta investendo nell'area circa 50milioni di euro per relizzare il Royal Golf di Serre - Persano. Nonostante questo la notizia non riesce a superare l'ambito regionale. Le varie associazioni ambientaliste  stanno ignorando il problema. Proprio qualche giorno fà è arrivata la notizia che Bertolaso resterà sulla sua posizione.

Cliccare sull'icona per visualizzare il file con la mappa:

Oasi_Serre Persano

postato da: gruppo17 alle ore 18:24 | link | commenti (4)
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lunedì, 22 gennaio 2007

Segnalazioni
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EMERGENZA PARCO DELLE CAVE

Per chiedere al Comune di Milano di rinnovare la concessione del Parco delle Cave a Italia Nostra e completare l’esperienza che in soli 10 anni ha trasformato un’area degradata in un’area di natura e agricoltura in città - frequentata ogni giorno da migliaia di cittadini - laboratorio di nuove forme di partecipazione.


parco cave

 per maggiori informazioni:

 comitato.cave@yahoo.it  - cell. 328 59 84 501

postato da: gruppo17 alle ore 16:51 | link | commenti
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mercoledì, 10 gennaio 2007

Segnalazioni


ECOVILLAGGIO A TREVINANO? 
NO, GRAZIE!

Questa storia somiglia forse a tante altre storie, ma secondo noi va raccontata e ascoltata come se fosse la prima volta che certe cose, che non sarebbero dovute accadere, stanno invece per verificarsi. Tutto si svolge a Trevinano, nel Lazio, al confine fra Umbria e Toscana (lo chiamano "il triangolo benedetto"). È un posto davvero speciale per un solo vero motivo: qui la natura è davvero incontaminata, ricca e forte tanto da aver retto bene l'impatto umano, consistente di piccoli centri storici e casali e poderi piacevolmente distribuiti lungo e fra le pieghe del paesaggio. Ecco, il paesaggio. Qui è semplicemente spettacolare, lo sguardo scorre  libero in tutte le direzioni, senza stancarsi mai. La vista "aerea" che si gode da qui è eccitante: il Monte Amiata offre il suo profilo più maestoso, la valle del Paglia  gli si distende sotto, e poi il Monte Cetona e ancora il panorama sconfinato a sud, e i boschi fitti della Riserva Monte Rufeno. Anche chi ci vive qui, a Trevinano, non si abitua