Contributi
Programmatici
Territorio e Beni Culturali
Alcuni punti fermi
Irene Berlingò, Paolo Berdini
Italia Nostra Sezione di Roma
Rivalutare l’art. 9 della Costituzione e l’interesse generale
Occorre riportare al centro di ogni discorso la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, lucidamente prevista all’art.9 della Costituzione. Salvaguardare in tal modo l’interesse generale tante volte manomesso, in questi ultimi anni, mediante l’alienabilità dei beni culturali pubblici, la Patrimonio SpA, la logica delle Scip, i condoni (edilizio e ambientale), l’indebolimento delle leggi di tutela e degli organismi ad essa preposti, centrali e periferici. Di conseguenza, “no”, per sempre, in modo inequivocabile a nuovi condoni e cancellazione della Patrimonio SpA.
Ristabilire l’inalienabilità dei beni culturali pubblici
Occorre ristabilire il principio, plurisecolare nella legislazione italiana, secondo il quale tutti i beni culturali pubblici sono inalienabili salvo le eccezioni stabilite dagli organismi di tutela.
La cultura come valore in sé, indipendente dal valore economico
È indispensabile un accordo chiaro, inequivoco su questo punto fondamentale: la cultura e i suoi beni hanno valore “in sé e per sé” e non in quanto sono “produttivi” e fruttano denari, profitti, ecc. Non c’è alcuna distinzione fra gli Uffizi e un piccolo museo, fra il Colosseo e la più sperduta area di scavo, il grande parco fruibile da milioni di persone e il parco quasi inaccessibile e così via. Non c’è insomma bene maggiore e bene minore. Esiste invece un “contesto” generale da rispettare, rigorosamente.
La questione del Codice Urbani
Appare necessaria un’opera di “ricostruzione” nella legislazione di salvaguardia, tornando al Testo Unico dei Beni Culturali del 1999, eventualmente modificato e integrato in alcune parti, e affossando il confuso e ambiguo Codice Urbani la cui attuazione risulta quanto mai incerta e che sta andando, non a caso, molto a rilento.
Affossare la legge delega per l’ambiente
Non merita altro che l’affossamento la devastante legge delega ambientale. Occorre invece ricostruire pazientemente il preesistente tessuto legislativo che sul piano ambientale è stato ampiamente smagliato e addirittura lacerato, redigendo nuovi Testi Unici per materia, seguendo scrupolosamente le direttive europee ora disattese.
Chiarire in tale ambito il rapporto Stato-Regioni
È indispensabile chiarire, finalmente, nell’ambito di questa “ricostruzione” legislativa dei Beni culturali e ambientali, il rapporto Stato-Regioni-Enti locali in base all’articolo 9 della Costituzione e di un Titolo V riveduto e corretto. Senza più scissioni fra tutela e valorizzazione, puntando sulla salvaguardia del patrimonio nazionale e su accordi regionali e locali di programma, mirati e garantiti.
Quale governo per i Beni Culturali?
Occorre prevedere la ricostruzione di una forma di governo per i Beni Culturali e Ambientali (secondo l’ancora perfetta definizione spadoliniana) seguendo il filo storico che connette in Italia, in modo organico, ambiente-paesaggio-beni culturali. Tale forma di governo deve esaltare il ruolo dei tecnici competenti e risultare la più specifica e la più mirata possibile alla tutela attiva del patrimonio: paesistico e storico-artistico.
Ribadiamo comunque un no ad un Ministero che metta insieme turismo e beni culturali. Il turismo è una importante attività produttiva, ma la logica dell’utilizzo turistico non può essere quella che presiede alla politica dei beni culturali e ambientali. L’Italia è ancora al 1° posto per l’attrattiva esercitata sul turismo mondiale da arte e storia, mentre, significativamente, natura e spiagge, aggredite dal cemento, sono scivolate molto indietro.
Riorganizzare la rete delle Soprintendenze
Bisogna procedere alla riorganizzazione sistematica del governo centrale dei Beni culturali e della rete di Soprintendenze in base ad alcuni criteri di fondo: a) riportare in onore merito e professionalità; b) selezionare le competenze in modo tecnico-scientifico e con la massima trasparenza; c) investire in un programma di formazione dei nuovi quadri, fissando standard di elevata qualificazione tecnica, scientifica e gestionale d’intesa con gli enti pubblici territoriali. Tutto ciò in pieno accordo con le Università e in base alle direttive europee.
Una legge-quadro per l’urbanistica che rispetti il paesaggio
La mancata approvazione della “controriforma” urbanistica (ddl. Lupi approvato dalla Camera dei Deputati) con la quale si intendeva sostituire alla pianificazione nell’interesse generale la contrattazione fra Ente locale e detentori di aree, apre la possibilità di proporre un nuovo testo radicalmente differente. Una legge di principi nazionale per l’urbanistica che fornisca alle Regioni le linee-guida per legiferare ed operare in modo attento e coerente con le realtà e con le vocazioni territoriali.
Una legge che anzitutto a livello regionale e locale integri pianificazione paesistica e pianificazione territoriale, puntando al massimo risparmio possibile di beni primari e quindi di terra libera da insediamenti utilizzata a coltivo, a prato e a bosco, invertendo così una disastrosa tendenza in atto alla dissipazione del territorio, alla conurbazione, allo spreco continuo di terra e di acqua.
La tutela del paesaggio agricolo
In tal senso, andrà ripresa la proposta di legge redatta nello scorso anno da Italia Nostra tesa a includere all’interno della categorie di beni tutelati dalla legge Galasso (oggi d.lgs. n. 42) il territorio non urbanizzato sia in prevalente condizione naturale sia oggetto di attività agricola e forestale. Si tratta in buona sostanza del necessario ampliamento della tutela paesistica a questa grande risorsa che è oggi sottoposto ad una generalizzata aggressione edilizia, in particolare per la realizzazione di edilizia di bassa densità.
Una legge-quadro nazionale per i centri storici
Pieno appoggio ad una legislazione e ad una azione politica che, sul modello del progetto Veltroni rimasto purtroppo nel cassetto, puntino al recupero dei centri storici a fini abitativi e alla riqualificazione residenziale e sociale dei quartieri degradati. Una politica che deve diventare autentica strategia urbana, attraverso una costante azione a livello regionale, provinciale e comunale.
Contributi Programmatici
Alcuni punti gestionali
Roberto Mannocci
Presidente della Sezione di Lucca
Rinnovamento
Rinnovare Italia Nostra significa ribadirne i contenuti, ristrutturandone l’organizzazione e rinnovando le persone, partendo da ciò che è ancora la sua forza: le sezioni e la presenza sul territorio. Una presenza, tuttavia, non ancora sufficiente, ma da estendere, potenziare, supportare e valorizzare. In questa ottica sarà indispensabile una modifica anche statutaria dei Consigli regionali che dovranno assumere maggiori caratteri di autosufficienza operativa rispetto al ruolo attuale che è confinato sostanzialmente in un non cogente ruolo di coordinamento. I Consigli Regionali possono funzionare solo se fruiscono di un proprio vero bilancio economico e assumono dignità rappresentativa. La questione dovrà essere affrontata salvaguardando l’unità indiscutibile dell’Associazione. Una modifica statutaria dovrà altresì proporre possibilità di rappresentanze regionali all’interno dell’Organo direttivo nazionale. Il Consiglio Nazionale sarà l’organo di indirizzo generale cui spetta l’approfondimento delle tematiche e dovrà fare della sede centrale l’officina ove si elaborano i contenuti, anche con il concorso e il supporto volontario di soci e di un forte, esteso e rinnovato Comitato di Consulenti prestigiosi, espressione della cultura del nostro Paese.
Rinnovare Italia Nostra significa altresì superamento di quegli schieramenti preconcetti e di quei personalismi che ne lacerano da troppi lustri l’azione e ne minano la credibilità all’esterno.
Informazione
È compito della sede centrale aggiornare le Sezioni e i C.R. sia sull’elaborazione dei contenuti che sulle novità normative nazionali fornendo testi di legge e analisi degli stessi, indispensabili supporti alle azioni degli organismi locali. Pari compito spetta ai Consigli Regionali per quanto attiene le normative a scala regionale.
Bollettino
È da considerare, oltre che il ‘foglio’ di comunicazione interno, il biglietto da visita mensile dell’Associazione. Per questo dovrà essere suddiviso in due parti: nella prima caratterizzarsi come vera e propria rivista mensile ove compaiono le tematiche di approfondimento (con il contributo anche di esponenti della cultura nazionale), nella seconda accogliendo e diffondendo le molte notizie provenienti dal territorio e che illustrano la vitalità dell’Associazione e delle Sezioni. Il Bollettino può essere integrato, al bisogno, da un allegato di News, in veste editoriale più semplice, inerente le novità normative e gli eventi. Analogo potenziamento deve essere riservato al sito web dell’Associazione, da sfruttare appieno come moderno ed economico sistema comunicativo.
Politica culturale e immagine
È indispensabile programmare una campagna per l’estensione della base dei soci, sia per ‘coprire’ meglio il territorio nazionale sia per dare linfa alle sezioni troppo deboli e statiche. Maggior numero di soci significa da un lato maggiore autonomia economica, dall’altro anche maggiore possibilità di incidere e influenzare, se accompagnata naturalmente dall’autorevolezza delle nostre proposte. Evitare sempre generiche contrapposizioni: la credibilità delle nostre affermazioni dipende dalla loro fondatezza tecnica, dall’approfondimento culturale del tema che avremo effettuato ed anche dalla possibile alternativa che saremo in grado di presentare. Competenza e credibilità che hanno caratterizzato l’Associazione sin dal suo nascere devono essere anche oggi i caratteri distintivi. L’azione di Italia Nostra non può limitarsi a inseguire e contrapporsi alle iniziative dei governi nazionali e locali. Deve essere in grado di porre autonomamente e anticipare problemi non avvertiti dalla classe politica. Questo è il ruolo della Cultura. Elaborare inchieste documentarie e statistiche, predisporre progetti e campagne di catalogazione e di sensibilizzazione propositive, in accordo e con la partecipazione attiva delle sezioni, ricercando specifiche forme di auto-finanziamento, sono aspetti indispensabili per far emergere l’immagine dell’Associazione e la sua politica culturale, la sua capacità propositiva, la sua ‘utilità’ sociale e, quindi, per favorire l’avvicinamento dei cittadini all’Associazione. Fondamentale è l’aspetto formativo: è un compito che ci spetta, indiscutibilmente. Quindi potenziamento del settore Educazione/ambiente e campagne di coinvolgimento dei giovani facendoli partecipare proprio a quelle campagne di rilevamento sopra ricordate, facendoli sentire parte attiva al nostro interno.
Autonomia economica /Autonomia culturale
La puntualità delle azioni necessarie ad una moderna Associazione culturale e ambientalista, pur basate in larghissima parte sul volontariato, non possono non essere supportate da una stabile struttura operativa. Gli oneri economici che ne derivano sono quindi notevoli ed occorre pensare a forme di finanziamento che si accompagnino a quelle del contributo soci, del contributo statale, del 5 per mille... Forse, come localmente fanno molte Sezioni, anche per la sede centrale è indispensabile elaborare progetti culturali in grado di essere finanziati. Questo è un tema da approfondire subito nel prossimo Consiglio e con i soci, perché bisogna anche impedire qualsiasi dipendenza economica, qualsiasi sudditanza, e garantire (sempre!) la piena libertà culturale dell’Associazione. Gli introiti della affrettata vendita di Villa Astaldi non devono far ‘dormire sugli allori’ il nuovo Consiglio Direttivo. Occorre che l’Associazione conti su un bilancio annuale ordinario in pareggio senza fare ricorso e affidamento ai consistenti fondi derivati da quella vendita, che comunque devono restare patrimonio collettivo. La nostra netta opposizione a questa iniziativa, che purtroppo il Consiglio uscente ha pervicacemente e immediatamente voluto, ha trovato totale giustificazione proprio nel rifiuto di programmare, elaborare e presentare a tutti i soci un sistema e una proposta di autosufficienza per il futuro, oltre che nella macroscopica sproporzione tra il valore del deficit indicato e il valore dell’immobile che si andava ad alienare e nella mancata presentazione di un completo e dettagliato conto economico, come era corretto e doveroso fare e che il nuovo Consiglio si dovrà impegnare ad illustrare con solerzia… sempre.