Rinnovamento nella Tradizione

Rinnovare Italia Nostra conservandone la migliore tradizione.

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giovedì, 01 giugno 2006

Contributi
Programmatici
 
ITALIA NOSTRA/
PROBLEMI E PROSPETTIVE
 
Gaetano Rinaldi
Presidente Sezione di Ascoli Piceno
 
La funzione di Italia Nostra è insostituibile!
La nostra Associazione è un argine contro le devastazioni ambientali, l’occupazione sistematica di ogni angolo del territorio, le cosiddette infrastrutture necessarie realizzate senza tener conto della loro compatibilità con il paesaggio e con le emergenze naturali, i condoni immorali, la distruzione della nostra memoria storica. Di fronte a questo panorama così drammatico è richiesta un’azione concorde, tollerante e compatta di tutti gli iscritti, evitando lo scontro di fazioni, il rinfacciarsi di responsabilità, lo ingiustificabile spargimento di veleni. È fondamentale,.quindi, richiamarsi agli ideali dell’Associazione, a quello che fu lo spirito dei fondatori. È necessario che tutti facciano un passo indietro , che si rinunzi finalmente a volere per forza che si affermi solo ed esclusivamente il proprio punto di vista, che si faccia riferimento solo al freddo e sterile rispetto formale delle norme statutarie. È necessario che ognuno si assuma le proprie responsabilità, senza addossarle sempre ed esclusivamente agli altri. Anche la situazione di crisi finanziaria che ha drammaticamente condizionato gli ultimi mesi di vita dell’Associazione deve vedere la concorde e appassionata partecipazione di tutti i soci dai semplici iscritti ai Presidenti di Sezione ai componenti del Direttivo Nazionale, senza vincitori e vinti, per arrivare uniti al Congresso e definire, poi, in un confronto libero e civile, le ragioni degli uni e degli altri sempre per il bene supremo dell’Associazione e dei suoi intatti ideali. E ciò a maggior ragione di fronte al sostanziale cambiamento delle condizioni di vita del paese verificatesi negli ultimi tempi. Questa nuova realtà richiede, infatti, un adeguamento della politica culturale dell’Associazione che deve vedere un confronto alla luce del sole in modo che ognuno si possa porre di fronte alle nuove sfide con un atteggiamento coerente e positivo. Le battaglie di retroguardia o di chiusura elitaria non si confanno alle nuove sfide da affrontare. Quando Italia Nostra fu fondata, il nostro Paese era essenzialmente agricolo ed era presente una classe dirigente che, ancora figlia delle idee e dello spirito della Costituzione Repubblicana, era disponibile, in certi limiti, al confronto e all’ascolto.
Nel frattempo la ricchezza del paese è aumentata enormemente senza che ci sia stata una corrispondente crescita della cultura, figlia sovente di dozzinali messaggi televisivi o di progetti di un presunto sviluppo economico quale che sia. Questo modo di pensare d’altronde coinvolge gran parte della popolazione, sollecitata e fuorviata dagli enormi interessi in gioco che sono diffusi su tutto il territorio nazionale, compresi gli angoli e i borghi più piccoli e sperduti.
Di fronte a questa nuova situazione, la presenza di Italia Nostra non può più limitarsi a un colloquio di livello più o meno elevato, che coinvolga, in una sorta di elitario egoismo, solo poche persone, che si ritengono dotate di pregi particolari, quasi nuovi soggetti “Unti dal Signore“.
Bisogna, invece, assumere un nuovo, diverso atteggiamento, ed essere pronti veramente a “sporcarsi le mani”. Si tratta di abbandonare le chiuse stanze, di coinvolgere in un discorso di comprensione un numero sempre più grande di cittadini, con una presenza diffusa sul territorio, anche nei luoghi più remoti, dove sovente vengono perpetrati i delitti più efferati.
Si tratta di essere innovativi e tolleranti, organizzati e “senza la puzza sotto il naso“.
La nostra presenza non dovrà limitarsi alla sola azione di tutela, quasi a voler apparire come imbalsamatori del paese, con un’immagine che non contribuisce certamente a rendere efficace la nostra azione. Si tratta, invece, di essere positivi per individuare e proporre efficaci forme di tutela del nostro patrimonio, coniugate però con quelle della valorizzazione e fruizione. Il campo di azione in cui potrà affermarsi la nostra azione è entusiasmante ed immenso..In ogni angolo del nostro paese la presenza di Italia Nostra dovrà contribuire alla comprensione del concetto di “cultura del territorio“, per consentire che le immense risorse di cui l’Italia è ricca vengano valorizzate e rese fruibili nel rispetto delle loro più autentiche vocazioni, permettendo al nostro paese di riacquistare quell’immagine, che da sempre l’ha resa celebre e meta ineliminabile del turismo di qualità e della conoscenza. La capacità innovativa, l’attitudine ad utilizzare le nuove tecnologie, l’atteggiamento tollerante dovranno improntare e caratterizzare il nostro comportamento e la nostra azione. La presenza sul territorio dovrà essere capillare e diffusa in modo da consentire una immediata individuazione degli interventi più invasivi, evitarne i danni e sollecitare comportamenti che consentano l’intelligente valorizzazione del nostro ricco patrimonio. L’adeguamento della nostra organizzazione a questo rivoluzionario cambiamento della politica culturale diventa naturalmente fondamentale. Così ad un centro che dovrà dotarsi di nuove professionalità oltre a conservare la collaborazione e il sostegno della parte più sensibile della cultura italiana, per porsi quale sostegno e stimolo all’attività delle Sezioni, corrisponderà l ‘azione innovativa, propositiva, in cui “la fantasia“ sia l’elemento distintivo, di queste ultime, che saranno la finestra aperta sul territorio, fucina dell’elaborazione di nuove proposte e sentinelle di attenti controlli, vere e proprie agenzie e centri di elaborazione e produzione culturale. Inoltre, in corrispondenza del progressivo sviluppo del processo delle autonomie locali, dovrà essere data una maggiore visibilità ed importanza al ruolo dei Consigli Regionali, prevedendo altresì adeguate forme di rappresentanza nel Consiglio Nazionale delle realtà territoriali. A questa nuova immagine dell’Associazione corrisponderà sicuramente l’incremento delle adesioni, la partecipazione alle nostre battaglie di un numero sempre più grande di giovani, siano essi tali per i dati anagrafici o per l ‘atteggiamento mentale, e finalmente potremo ritrovarci, come alleati e non avversari, gli italiani… in un numero sempre più grande!
postato da: gruppo17 alle ore 15:15 | link | commenti
categorie: 05 contributi programmatici
martedì, 30 maggio 2006

Contributi
Programmatici
Allargare la base!
Presidiare il territorio!
 
Gaetano Rinaldi
Presidente della Sezione di Ascoli Piceno
 
 
Con questa breve nota desidero spiegare i motivi che mi hanno indotto a segnalare, per un eventuale e auspicabile intervento di Italia Nostra, la gravità di quanto, nel più completo silenzio e disinteresse, sta accadendo a Monte S. Angelo, in una località inclusa nei confini del Parco Nazionale del Gargano. Questo episodio, conferma, se ce ne fosse bisogno, l’analisi fatta sulla esigenza di una presenza diffusa della nostra Associazione sul territorio nazionale, in particolare nelle zone periferiche, dove sovente vengono commessi i delitti ambientali più gravi.
 
 
“Originario del Gargano, ho sentito l’esigenza di segnalare al Presidente della Sezione Gargano e al Presidente Nazionale di Italia Nostra (v. Categoria INIZIATIVE su questo BLOG) un intervento edilizio di estrema gravità, che viene realizzato a Monte S.Angelo.
La segnalazione conferma in maniera perfetta i timori da me evidenziati circa i pericoli che corrono il paesaggio e l’ambiente in tutto il nostro paese, in particolare nelle località periferiche, dove nelle classi dirigenti è particolarmente carente la cultura della tutela e dove, per giunta, ulteriore elemento negativo, sono quasi del tutto assenti i volontari delle Associazioni Culturali ed Ambientaliste, compresi quelli di Italia Nostra. È per questo che è stato possibile approvare una variante urbanistica e una lottizzazione in un contesto ambientale di assoluto pregio, che meritava sicuramente un ben diverso rispetto. Da qui l’esigenza di un impegno del nuovo Consiglio Direttivo della nostra Associazione, che si dovrà porre quale primo obiettivo quello di coprire, con sentinelle, avamposti, gruppi di pressione (e qui si possono utilizzare i termini che si vogliono), tutto il territorio nazionale, specialmente quello più isolato e periferico. Questo impegno dovrà riguardare in particolare le regioni del Sud, dove la presenza di Italia Nostra è, purtroppo veramente esigua.
Il problema è come fare per assicurare questa maggiore presenza. Qui vengono in soccorso la nuova idea e la nuova immagine di Italia Nostra. Il nuovo Direttivo dovrà veramente, come ho accennato in un altro documento, “sporcarsi le mani”e “uscire dalle chiuse stanze”.
Con queste frasi ho inteso dire che non è più il tempo di limitarsi ad uno sterile e solipsistico autocompiacimento di proposte ed analisi che ci ripetiamo tra di noi, senza avere la capacità e la forza di incidere efficacemente sul tessuto vivo della società italiana. È necessario, cioè, scendere tra la gente e avere la capacità di coinvolgerla ed interessarla, con strumenti innovativi, a questa battaglia di civiltà. Il nuovo Direttivo dovrà pertanto mostrare una diversa e più tollerante capacità di relazionarsi con i bisogni e le esigenze della società e del territorio, con iniziative innovative, coinvolgenti e propositive, capaci di far apparire la nostra Associazione come una vera e propria agenzia di  elaborazione e promozione culturale, che non vuole “ imbalsamare il paese “, ma intende contribuire fattivamente ed intelligentemente a tutelare, valorizzare e rendere fruibile le sue risorse, nel rispetto delle sue più autentiche vocazioni. È sicuramente un progetto ambizioso, che forse con le forze attuali non ci possiamo permettere di realizzare. Ma è certo che non si può restare fermi. L’Associazione non può più permettersi di essere presente nel paese con soli 10 mila iscritti, concentrati per giunta in poche località. Bisogna che in tutta l’Italia ci sia un’azione che mutui gli strumenti, l’entusiasmo e l’operatività di una Sezione come quella di Fermo, che con il suo attivismo e la sua presenza nel territorio, riesce a superare il numero di 220 iscritti, con un rapporto iscritti abitanti che se si ripetesse in tutto il paese vedrebbe un numero di soci superiore a 100 mila unità. Se ciò avviene a Fermo, perchè non si potrebbe e dovrebbe ripetere la cosa in tutta l’Italia?
Per proporre qualcosa di efficace sul piano operativo ritengo che uno dei primi provvedimenti del nuovo Direttivo debba consistere nella creazione di un gruppo di lavoro o comitato, anche se non previsto dallo Statuto, che comprenda i rappresentanti delle Sezioni con un maggior numero di iscritti, quelle con almeno 100-150 iscritti, per individuare operativamente gli strumenti più efficaci per aumentare il numero di adesioni. D’altronde è sicuro che quando ciò avverrà il dibattito interno all’Associazione assumerà necessariamente una diversa connotazione democratica, un maggiore afflato partecipativo, una minore ristrettezza elitaria e verranno fuori nuove nuove personalità, diverse professionalità e mentalità e proposte più innovative.
E finalmente i giovani si avvicineranno all’Associazione e contribuiranno con la loro freschezza e vivacità a ridare slancio all’insostituibile azione di tutela e salvaguardia dell’immenso patrimonio storico, artistico e naturale del nostro meraviglioso paese”.
postato da: gruppo17 alle ore 17:33 | link | commenti
categorie: 05 contributi programmatici
sabato, 13 maggio 2006

Contributi
Programmatici
"Un impegno personale..."
 
Federico Valerio
Presidente della Sezione di Genova
 
Se eletto nel Consiglio Nazionale contribuirò a realizzare il programma di “Rinnovamento nella Tradizione”, in particolare vorrei raggiungere i seguenti obiettivi:
-Favorire il costante coordinamento delle attività delle Sezioni, dei Consigli regionali e della Sede Centrale garantendo un costante scambio di informazioni tra tutti questi soggetti. In particolare: Presso la sede centrale sarà predisposto un Ufficio con lo specifico compito di supportare le iniziative delle Sezioni nei confronti dei Ministeri e degli Enti Locali. Per garantire la comunicazione saranno utilizzati sia la Rivista della nostra Associazione, sia il sito Internet, entrambi curati nella grafica e nell’organizzazione ed affidati alla gestione di un comitato di redazione di adeguata esperienza. Tutte le Sezioni saranno messe in grado di poter fruire di collegamento Internet, dotandole della necessaria strumentazione, grazie al riciclaggio di attrezzature e programmi dismessi da Aziende ed affidate in comodato d’uso a I.N.
- Ampliare e ringiovanire la base associativa con regolari campagne di iscrizione annuali gestite e finanziate dalla sede Nazionale e con specifiche iniziative per la fidelizazione dei Soci (sconti per l’ingresso a mostre, musei, teatri, viaggi e visite guidate di interesse nazionale…).
- Fornire supporto per la progettazione, la presentazione e la gestione di progetti per il Servizio Civile da parte delle Sezioni, finalizzati in particolare a tutela paesaggio agrario e parchi storici, promozione risparmio energetico, uso di fonti energetiche rinnovabili.
 
Ovviamente tutte queste iniziative prima di essere attivate, dovranno trovare una adeguata e costante copertura finanziaria. Contributi pubblici su specifici progetti, donazioni, lasciti, spazi pubblicitari sulla Rivista e sul sito, affidate ad aziende e Istituzioni compatibili con le nostre finalità ,dovranno, in modo non occasionale contribuire alle entrate dell’Associazione, in aggiunta alle quote associative e ai contributi del 5 per mille. Anche su questo delicato punto, di importanza vitale per l’Associazione, intendo portare il mio personale contributo di idee ed di esperienze. Comunque andranno le vicende di questa tornata elettorale proseguira’ senz’altro la mia azione di supporto, su base volontaria, a favore dell’Associazione per la definizioni di linee programmatiche, corsi di aggiornamento, conferenze, seminari, riguardanti valutazioni di impatto ambientale e sanitario, strategie per una moderna gestione a “freddo” dei materiali post consumo (ex rifiuti), promozione uso fonti energetiche rinnovabili anche in contesti sensibili (aree protette, centri storici, zone paesaggisticamente pregiate). Mi sembra molto stimolante quest’ultimo punto, che può partire da una non consueta lettura multidisciplinare del paesaggio agrario e del costruito antico: quali accorgimenti sono stati adottati nel passato vicino e remoto, in agricoltura, ma anche nella costruzione di edifici e di centri urbani per massimizzare l’uso attivo e passivo di fonti energetiche rinnovabili, per garantire una buona efficienza energetica delle abitazioni (illuminazione, riscaldamento, rinfrescamento), per i consumi idrici, per l’uso sostenibile delle risorse offerte dal territorio? Quali di questi accorgimenti è opportuno riscoprire? Quali errori occorre evitare durante il restauro e le ristrutturazioni delle abitazioni che avevano adottato questi accorgimenti?
postato da: gruppo17 alle ore 10:38 | link | commenti
categorie: 05 contributi programmatici
venerdì, 12 maggio 2006

Contributi
Programmatici


Territorio e Beni Culturali
Alcuni punti fermi



Irene Berlingò
,
Paolo Berdini
Italia Nostra Sezione di Roma

 
Rivalutare l’art. 9 della Costituzione e l’interesse generale

Occorre riportare al centro di ogni discorso la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, lucidamente prevista all’art.9 della Costituzione. Salvaguardare in tal modo l’interesse generale tante volte manomesso, in questi ultimi anni, mediante l’alienabilità dei beni culturali pubblici, la Patrimonio SpA, la logica delle Scip, i condoni (edilizio e ambientale), l’indebolimento delle leggi di tutela e degli organismi ad essa preposti, centrali e periferici. Di conseguenza, “no”, per sempre, in modo inequivocabile a nuovi condoni e cancellazione della Patrimonio SpA.

Ristabilire l’inalienabilità dei beni culturali pubblici
Occorre ristabilire il principio, plurisecolare nella legislazione italiana, secondo il quale tutti i beni culturali pubblici sono inalienabili salvo le eccezioni stabilite dagli organismi di tutela.

La cultura come valore in sé, indipendente dal valore economico 
È indispensabile un accordo chiaro, inequivoco su questo punto fondamentale: la cultura e i suoi beni hanno valore “in sé e per sé” e non in quanto sono “produttivi” e fruttano denari, profitti, ecc. Non c’è alcuna distinzione fra gli Uffizi e un piccolo museo, fra il Colosseo e la più sperduta area di scavo, il grande parco fruibile da milioni di persone e il parco quasi inaccessibile e così via. Non c’è insomma bene maggiore e bene minore. Esiste invece un “contesto” generale da rispettare, rigorosamente.

La questione del Codice Urbani
Appare necessaria un’opera di “ricostruzione” nella legislazione di salvaguardia, tornando al Testo Unico dei Beni Culturali del 1999, eventualmente modificato e integrato in alcune parti, e affossando il confuso e ambiguo Codice Urbani la cui attuazione risulta quanto mai incerta e che sta andando, non a caso, molto a rilento.

Affossare la legge delega per l’ambiente
Non merita altro che l’affossamento la devastante legge delega ambientale. Occorre invece ricostruire pazientemente il preesistente tessuto legislativo che sul piano ambientale è stato ampiamente smagliato e addirittura lacerato, redigendo nuovi Testi Unici per materia, seguendo scrupolosamente le direttive europee ora disattese.

Chiarire in tale ambito il rapporto Stato-Regioni
È indispensabile chiarire, finalmente, nell’ambito di questa “ricostruzione” legislativa dei Beni culturali e ambientali, il rapporto Stato-Regioni-Enti locali in base all’articolo 9 della Costituzione e di un Titolo V riveduto e corretto. Senza più scissioni fra tutela e valorizzazione, puntando sulla salvaguardia del patrimonio nazionale e su accordi regionali e locali di programma, mirati e garantiti.

Quale governo per i Beni Culturali?
Occorre prevedere la ricostruzione di una forma di governo per i Beni Culturali e Ambientali (secondo l’ancora perfetta definizione spadoliniana) seguendo il filo storico che connette in Italia, in modo organico, ambiente-paesaggio-beni culturali. Tale forma di governo deve esaltare il ruolo dei tecnici competenti e risultare la più specifica e la più mirata possibile alla tutela attiva del patrimonio: paesistico e storico-artistico.
Ribadiamo comunque un no ad un Ministero che metta insieme turismo e beni culturali. Il turismo è una importante attività produttiva, ma la logica dell’utilizzo turistico non può essere quella che presiede alla politica dei beni culturali e ambientali. L’Italia è ancora al 1° posto per l’attrattiva esercitata sul turismo mondiale da arte e storia, mentre, significativamente, natura e spiagge, aggredite dal cemento, sono scivolate molto indietro.

Riorganizzare la rete delle Soprintendenze
Bisogna procedere alla riorganizzazione sistematica del governo centrale dei Beni culturali e della rete di Soprintendenze in base ad alcuni criteri di fondo: a) riportare in onore merito e professionalità; b) selezionare le competenze in modo tecnico-scientifico e con la massima trasparenza; c) investire in un programma di formazione dei nuovi quadri, fissando standard di elevata qualificazione tecnica, scientifica e gestionale d’intesa con gli enti pubblici territoriali. Tutto ciò in pieno accordo con le Università e in base alle direttive europee.

Una legge-quadro per l’urbanistica che rispetti il paesaggio
La mancata approvazione della “controriforma” urbanistica (ddl. Lupi approvato dalla Camera dei Deputati) con la quale si intendeva sostituire alla pianificazione nell’interesse generale la contrattazione fra Ente locale e detentori di aree, apre la possibilità di proporre un nuovo testo radicalmente differente. Una legge di principi nazionale per l’urbanistica che fornisca alle Regioni le linee-guida per legiferare ed operare in modo attento e coerente con le realtà e con le vocazioni territoriali.
Una legge che anzitutto a livello regionale e locale integri pianificazione paesistica e pianificazione territoriale, puntando al massimo risparmio possibile di beni primari e quindi di terra libera da insediamenti utilizzata a coltivo, a prato e a bosco, invertendo così una disastrosa tendenza in atto alla dissipazione del territorio, alla conurbazione, allo spreco continuo di terra e di acqua.


La tutela del paesaggio agricolo
In tal senso, andrà ripresa la proposta di legge redatta nello scorso anno da Italia Nostra tesa a includere all’interno della categorie di beni tutelati dalla legge Galasso (oggi d.lgs. n. 42) il territorio non urbanizzato sia in prevalente condizione naturale sia oggetto di attività agricola e forestale. Si tratta in buona sostanza del necessario ampliamento della tutela paesistica a questa grande risorsa che è oggi sottoposto ad una generalizzata aggressione edilizia, in particolare per la realizzazione di edilizia di bassa densità.

Una legge-quadro nazionale per i centri storici
Pieno appoggio ad una legislazione e ad una azione politica che, sul modello del progetto Veltroni rimasto purtroppo nel cassetto, puntino al recupero dei centri storici a fini abitativi e alla riqualificazione residenziale e sociale dei quartieri degradati. Una politica che deve diventare autentica strategia urbana, attraverso una costante azione a livello regionale, provinciale e comunale.

 


postato da: gruppo17 alle ore 13:21 | link | commenti
categorie: 05 contributi programmatici
martedì, 02 maggio 2006

Contributi Programmatici


Alcuni punti gestionali

 Roberto Mannocci
Presidente della Sezione di Lucca


Rinnovamento
Rinnovare Italia Nostra significa ribadirne i contenuti, ristrutturandone l’organizzazione e rinnovando le persone, partendo da ciò che è ancora la sua forza: le sezioni e la presenza sul territorio. Una presenza, tuttavia, non ancora sufficiente, ma da estendere, potenziare, supportare e valorizzare. In questa ottica sarà indispensabile una modifica anche statutaria dei Consigli regionali che dovranno assumere maggiori caratteri di autosufficienza operativa rispetto al ruolo attuale che è confinato sostanzialmente in un non cogente ruolo di coordinamento. I Consigli Regionali possono funzionare solo se fruiscono di un proprio vero bilancio economico e assumono dignità rappresentativa. La questione dovrà essere affrontata salvaguardando l’unità indiscutibile dell’Associazione. Una modifica statutaria dovrà altresì proporre possibilità di rappresentanze regionali all’interno dell’Organo direttivo nazionale. Il Consiglio Nazionale sarà l’organo di indirizzo generale cui spetta l’approfondimento delle tematiche e dovrà fare della sede centrale l’officina ove si elaborano i contenuti, anche con il concorso e il supporto volontario di soci e di un forte, esteso e rinnovato Comitato di Consulenti prestigiosi, espressione della cultura del nostro Paese.
Rinnovare Italia Nostra significa altresì superamento di quegli schieramenti preconcetti e di quei personalismi che ne lacerano da troppi lustri l’azione e ne minano la credibilità all’esterno.



Informazione 
È compito della sede centrale aggiornare le Sezioni e i C.R. sia sull’elaborazione dei contenuti che sulle novità normative nazionali fornendo testi di legge e analisi degli stessi, indispensabili supporti alle azioni degli organismi locali. Pari compito spetta ai Consigli Regionali per quanto attiene le normative a scala regionale.


Bollettino 
È da considerare, oltre che il ‘foglio’ di comunicazione interno, il biglietto da visita mensile dell’Associazione. Per questo dovrà essere suddiviso in due parti: nella prima caratterizzarsi come vera e propria rivista mensile ove compaiono le tematiche di approfondimento (con il contributo anche di esponenti della cultura nazionale), nella seconda accogliendo e diffondendo le molte notizie provenienti dal territorio e che illustrano la vitalità dell’Associazione e delle Sezioni. Il Bollettino può essere integrato, al bisogno, da un allegato di News, in veste editoriale più semplice, inerente le novità normative e gli eventi. Analogo potenziamento deve essere riservato al sito web dell’Associazione, da sfruttare appieno come moderno ed economico sistema comunicativo.


Politica culturale e immagine 
È indispensabile programmare una campagna per l’estensione della base dei soci, sia per ‘coprire’ meglio il territorio nazionale sia per dare linfa alle sezioni troppo deboli e statiche. Maggior numero di soci significa da un lato maggiore autonomia economica, dall’altro anche maggiore possibilità di incidere e influenzare, se accompagnata naturalmente dall’autorevolezza delle nostre proposte. Evitare sempre generiche contrapposizioni: la credibilità delle nostre affermazioni dipende dalla loro fondatezza tecnica, dall’approfondimento culturale del tema che avremo effettuato ed anche dalla possibile alternativa che saremo in grado di presentare. Competenza e credibilità che hanno caratterizzato l’Associazione sin dal suo nascere devono essere anche oggi i caratteri distintivi. L’azione di Italia Nostra non può limitarsi a inseguire e contrapporsi alle iniziative dei governi nazionali e locali. Deve essere in grado di porre autonomamente e anticipare problemi non avvertiti dalla classe politica. Questo è il ruolo della Cultura. Elaborare inchieste documentarie e statistiche, predisporre progetti e campagne di catalogazione e di sensibilizzazione propositive, in accordo e con la partecipazione attiva delle sezioni, ricercando specifiche forme di auto-finanziamento, sono aspetti indispensabili per far emergere l’immagine dell’Associazione e la sua politica culturale, la sua capacità propositiva, la sua ‘utilità’ sociale e, quindi, per favorire l’avvicinamento dei cittadini all’Associazione. Fondamentale è l’aspetto formativo: è un compito che ci spetta, indiscutibilmente. Quindi potenziamento del settore Educazione/ambiente e campagne di coinvolgimento dei giovani facendoli partecipare proprio a quelle campagne di rilevamento sopra ricordate, facendoli sentire parte attiva al nostro interno.


Autonomia economica /Autonomia culturale
La puntualità delle azioni necessarie ad una moderna Associazione culturale e ambientalista, pur basate in larghissima parte sul volontariato, non possono non essere supportate da una stabile struttura operativa. Gli oneri economici che ne derivano sono quindi notevoli ed occorre pensare a forme di finanziamento che si accompagnino a quelle del contributo soci, del contributo statale, del 5 per mille... Forse, come localmente fanno molte Sezioni, anche per la sede centrale è indispensabile elaborare progetti culturali in grado di essere finanziati. Questo è un tema da approfondire subito nel prossimo Consiglio e con i soci, perché bisogna anche impedire qualsiasi dipendenza economica, qualsiasi sudditanza, e garantire (sempre!) la piena libertà culturale dell’Associazione. Gli introiti della affrettata vendita di Villa Astaldi non devono far ‘dormire sugli allori’ il nuovo Consiglio Direttivo. Occorre che l’Associazione conti su un bilancio annuale ordinario in pareggio senza fare ricorso e affidamento ai consistenti fondi derivati da quella vendita, che comunque devono restare patrimonio collettivo. La nostra netta opposizione a questa iniziativa, che purtroppo il Consiglio uscente ha pervicacemente e immediatamente voluto, ha trovato totale giustificazione proprio nel rifiuto di programmare, elaborare e presentare a tutti i soci un sistema e una proposta di autosufficienza per il futuro, oltre che nella macroscopica sproporzione tra il valore del deficit indicato e il valore dell’immobile che si andava ad alienare e nella mancata presentazione di un completo e dettagliato conto economico, come era corretto e doveroso fare e che il nuovo Consiglio si dovrà impegnare ad illustrare con solerzia… sempre.

postato da: gruppo17 alle ore 17:06 | link | commenti
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