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domenica, 30 settembre 2007

Cronache
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Brucia un pino loricato, simbolo del Parco del Pollino

Ancora una volta i volontari in prima linea contro i roghi

Teresa Liguori, Consigliera nazionale ItaliaNostra

Continuano i roghi nel Parco del Pollino.
Questa volta l’episodio è stato particolarmente odioso non per la vastità della superficie percorsa dal fuoco quanto per il fatto l’incendio ha interessato il tronco di un pino loricato. Il fatto è avvenuto il 23 settembre us, in località Piani del Pollino.
Le conseguenze sarebbero state ancora più pesanti, se alcuni escursionisti, presenti sul posto, non fossero subito intervenuti a spegnere il fuoco prima che si propagasse fino alla Serra delle Ciavole. Ancora una volta i volontari in prima linea contro i roghi.
Il pino loricato (Pinus leucodermis), è considerato un relitto di altri tempi, sopravvissuto alle grandi glaciazioni. Un albero monumentale, che cresce isolato su spuntoni di roccia, quasi una sentinella a proteggere il Parco.
Questa volta non è riuscito a proteggersi da mani assassine.
Tra le specie arboree più suggestive ed imponenti della flora italiana ed europea, è molto rara, la sua diffusione è limitata solo alla penisola Balcanica e ad alcuni massicci dell’Appennino meridionale: Monte Alpi e M. La Spina in Basilicata, Pollino e Monti di Orsomarso in Calabria.
L’incendio di domenica scorsa conferma quanto sia urgente che vengano adottate delle misure immediate di salvaguardia per questi pochi esemplari di pino loricati rimasti e per l’intero territorio del Parco del Pollino e quanto sia attuale l’appello del presidente Napolitano per la mobilitazione permanente dei cittadini contro i roghi.
ItaliaNostra chiede che, oltre a coinvolgere la popolazione nella “custodia” vigile del patrimonio naturale, siano chiamati alle loro responsabilità coloro che, pur avendo il compito istituzionale di controllare e tutelare, non hanno adottato le giuste misure di prevenzione e di protezione, mettendo così in serio pericolo l’esistenza di beni preziosi quali i pini loricati e tutta le superfici boscate percorse dai roghi all’interno del Parco del Pollino.
 

PinoLoricato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: gruppo17 alle ore 19:08 | link | commenti
categorie: 06 cronache
venerdì, 14 settembre 2007

Cronache
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DOPO L’ESTATE DEI ROGHI
Emergenza ambientale nei parchi nazionali dell’Appennino meridionale
  
Teresa Liguori, Consigliera nazionale ItaliaNostra
  
Percorrere l’autostrada A3 nel tratto calabro-lucano del Pollino, consente, nonostante gli interventi dell’uomo, di immergersi in un ambiente naturale di un certo fascino, di ammirare un paesaggio ampio, con vette che si stagliano a volte a picco, altre volte con dolci pendii, paesaggio mutevole a seconda delle stagioni e delle ore del giorno.
A fine mese di luglio u.s., siepi di ginestre profumavano l’aria alternando il colore giallo al verde dominante dei faggi, dei pini, degli abeti, delle querce, dei lecci a seconda dell’altitudine.
Ai primi di settembre, lo stesso percorso autostradale, in particolare da Castrovillari a Campotenese, era completamente stravolto per le conseguenze di un gran numero di roghi:
colori dominanti nero e grigio scuro, alberi e siepi a terra, un’ecatombe dell’ambiente, la violenza del fuoco che si abbatte cieca su alberi, siepi, fauna, distruggendo tutto l’ecosistema.
Continuando a bruciare ettari di bosco nel Parco o nelle aree limitrofe, tutti gli sforzi per conservare la biodiversità, per tutelare la presenza della flora e fauna selvatica, protetti dalla legge quadro 394/91, viene ad essere messa in discussione.
Ad essere devastate dai roghi, per lo più dolosi, sempre nel parco del Pollino, alcune lussureggianti aree boschive nella Valle del Fiume Lao e nell'Orsomarso, aree SIC e ZPS: uno scempio terribile (vedi foto). Anche il tratto lucano del Parco non è stato risparmiato: pregevoli aree boschive a Noepoli, Val Sarmento, Latronico, Viggianello, Rotonda, per complessivi circa mille ettari, sono state percorse dai fuochi.
Stessa sorte per 1.600 ettari di superfici boscate nel Parco nazionale della Sila, sopra tutto nella provincia di Catanzaro, comune di Albi, e di Cosenza, comune di San Giovanni in Fiore.
La mappa dei roghi in Calabria somiglia ad un bollettino di guerra: 150 roghi hanno percorso una superficie “protetta” di 6.000 ha., comprendendo, in misura minore, anche il parco regionale delle Serre ed il parco di Aspromonte.
Con amarezza constatiamo che i parchi di Calabria e di Lucania, come quelli di altre regioni dell’Appennino meridionale, hanno subito, nell’estate 2007, danni incalcolabili e conseguenze tragiche per l’ecosistema montano, per la biodiversità, per l’economia dei luoghi, (perdite nel settore turistico e minore produzione agricola e casearia).
Se a questi ingenti danni da incendio nelle superfici protette si aggiungono poi i numerosi tagli realizzati anche in aree di tutela integrale dei Parchi nazionali (Sila e Pollino) per scopi prettamente economici che hanno messo e mettono a rischio notevole estensioni boschive, allora diventa quanto mai condivisibile ed auspicabile la richiesta di una moratoria di tre anni, proposta dalla OLA ambientalista e da altre associazioni, tra cui ItaliaNostra.
Un calcolo per difetto stima in 77.600 gli incendi boschivi in Italia nel 2007, con una superficie totale di 116.000 ha. di territorio coinvolto, compresi gli abitanti ivi residenti, con un incremento del 70 % del numero dei roghi rispetto all’anno precedente. Sono numeri sui quali bisognerà riflettere a lungo e, (chiuso il periodo dell’emergenza grazie alle piogge tanto attese), si dovrà passare alla fase operativa proponendo delle soluzioni per non doversi ritrovare nell’estate 2008 con gli stessi problemi.
Ma, prima di guardare al futuro, a nostro avviso si deve necessariamente osservare criticamente la realtà presente ed inchiodare intanto i colpevoli delle azioni criminose alle loro pesanti responsabilità, ricordando che recentemente il numero di vittime per i roghi è salito a 17.
Si chiede certezza della pena per reati così gravi per l’estensione del fenomeno nonché per l’allarme sociale che provocano. Le leggi ci sono, l’art. 423 bis del c.p. prevede il carcere fino a 10 anni per il reato di incendio boschivo, pena che può arrivare a 13 anni qualora l’incendio si sviluppi in aree protette.
Dall’altra parte, è doveroso ricordare e ringraziare coloto che, tra volontari, vigili del fuoco, Corpo forestale dello Stato ed altri rappresentanti delle forze dell’ordine, si sono impegnati in prima linea a lottare contro i roghi.
Le foreste, preziosi serbatoi di ossigeno per il Pianeta, una volta bruciate, purtroppo contribuiscono ad aumentare le temperature, ad incrementare le emissioni di CO2 nell’aria, producendo oltre 700 tonn. di PM10, particelle notoriamente pericolose per la salute umana come anche la diossina che, accumulata sui prati e sui pascoli dopo un incendio, avvelena il latte degli animali che pascolano, con conseguenze sulla catena alimentare.
A nostro avviso, andrà avviata un’approfondita indagine a livello governativo sulla scarsa o meglio inesistente prevenzione degli incendi, nonostante le previsioni di un’estate torrida, sui ritardi negli interventi di soccorso, sul mancato coordinamento degli stessi, sul mancato rispetto delle leggi (da parte dei Comuni), che pure esistono, vedi la 157/92 e la 353/2000, e della legalità. Ad oggi, solo la regione Puglia ha attivato, e messo a disposizione di tutti, la mappa aggiornata delle aree percorse dal fuoco con una cartografia consultabile anche su internet. Vedremo se anche le altre regioni si attiveranno quanto prima possibile e se le stesse provvederanno a stipulare, a tempo debito, i “patti di solidarietà” con alcune associazioni di volontariato per l’utilizzo dei volontari come vedette nei boschi. Un intervento immediato, entro la prima mezz’ora, sul luogo dell’incendio contribuisce a fermarlo prima che, favorito dai venti caldi, possa estendersi in aree limitrofe.
Per ogni ettaro di foresta distrutta se ne vanno in fumo molte migliaia di euro per danni indotti (tratto da " Il Bosco e il suo valore" di Alberto Quadro Curzio). Piuttosto che intervenire, a livello centrale, con una pioggia di milioni di euro per la ricostruzione di tante migliaia di ettari bruciati, si sarebbe dovuto e potuto rendere effettivamente operativo il Corpo Forestale dello Stato dotandolo di un congruo numero di uomini e di mezzi per l’avvistamento ed il telerilevamento, fornire elicotteri antincendio distribuiti in modo omogeneo in ciascun parco nazionale per il pronto intervento. E non solo… l’elenco delle cose non fatte sarebbe troppo lungo. A questo punto, riteniamo non più rinviabile la preparazione a livello nazionale di un piano di interventi preventivi per gli incendi, da attuarsi entro pochi mesi e, comunque, non più tardi della primavera 2008.
ItaliaNostra, l’associazione onlus che dal 1955 si impegna attivamente per la tutela e salvaguardia del patrimonio culturale e naturale, e che, tra l’altro, si è battuta per l’approvazione della legge quadro 353/1991 per l’istituzione dei parchi nazionali e delle aree protette in Italia, farà responsabilmente la sua parte, con la rete delle sezioni diffuse in tutto il Paese, per sviluppare e divulgare un “comportamento etico”nei confronti dell’ambiente, promuovendo, tra l’altro, iniziative ed attività di educazione e di formazione dei cittadini di tutte le età.
ItaliaNostra aderisce pertanto all’appello del Presidente Napolitano per una “mobilitazione permanente” contro i roghi, per sensibilizzare le persone verso un atteggiamento di empatia nei confronti dell’ambiente, patrimonio di tutti e dimora di ciascuno, bene prezioso da custodire con grande rispetto anche per le generazioni future.

IncendioParchi1




















INCENDI AG.2007 006



INCENDI AG.2007 004
postato da: gruppo17 alle ore 16:29 | link | commenti (1)
categorie: 06 cronache
sabato, 01 settembre 2007

Cronache
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RIFLESSIONI DOPO L'ESTATE DEI ROGHI

Teresa Liguori, Consigliera nazionale ItaliaNostra

Davanti alla tragica scomparsa di numerose vite umane, alla distruzione di molte migliaia di ettari di aree verdi e di vegetazione protetta andata in fumo, (ben 20.000 ha percorsi dal fuoco solo nei parchi nazionali e nelle riserve), alla perdita di numerosa fauna selvatica, avvenute nel nostro Paese ed in particolare nelle regioni meridionali nel mese di agosto, con il 70% di incendi in più rispetto all’anno precedente, non c’è che da restare impietriti per la vastità dell’emergenza ambientale che ha coinvolto direttamente ed indirettamente un gran numero di cittadini.
Riesce difficile tacere, tanto meno contenere la rabbia e l’indignazione per le sofferenze terribili conseguenti alle azioni criminose di coloro che papa Benedetto XVI non ha esitato a definire "criminali contro l'umanità", che "hanno messo a rischio l'incolumità delle persone" distruggendo "il patrimonio ambientale, bene prezioso dell' intera umanità".
Ad opporsi strenuamente alla distruzione, (ricordiamolo), sono state tanti uomini coraggiosi e generosi che hanno lavorato in condizioni durissime, giorno e notte, per fermare i roghi, per salvare vite umane in pericolo, per consentire ad alberi, siepi, animali di continuare a vivere.
A queste persone straordinarie, volontari, operai, vigili del fuoco e forze dell’ordine, che hanno fatto il loro dovere, anticipando il rientro dalle ferie, non restando negli uffici tra le carte, ma scendendo in azione con senso di responsabilità e spirito di sacrificio, va la nostra riconoscenza.
Ma, aldilà degli episodi di dedizione, bisogna chiedere conto alle autorità responsabili, a tutti i livelli, nessuno escluso, dei tanti errori commessi, a partire dalla scarsa o meglio inesistente prevenzione di questi incendi, pur sapendo che l’estate 2007 sarebbe stata torrida. L’emergenza roghi non è ancora conclusa, purtroppo, ma andrà fatta un’indagine approfondita sui ritardi negli interventi di soccorso, sul mancato coordinamento degli stessi, sui controlli che non si sono fatti, sul mancato rispetto delle leggi, che pure esistono, vedi la 353/2000, e della legalità, sull’nquinamento dell’atmosfera sia per l’incremento delle emissioni di CO2 nell’aria che per l’ aumento delle temperature, sulle pene non adeguate alla gravità ed all’estensione del fenomeno nonché all’allarme sociale che provocano.
Il Presidente Napolitano ha auspicato “una mobilitazione permanente”contro i roghi estivi.
Da parte nostra, faremo responsabilmente la nostra parte, cercando di essere testimoni di un’attenzione costante per l'ambiente, sviluppando e divulgando “l’etica della cura” anche attraverso attività di educazione, formazione e sensibilizzazione dei cittadini e non solo.
L’occasione del prossimo 1° Settembre, proclamato dalla Chiesa cattolica "Giornata per la salvaguardia del Creato", è davvero preziosa per promuovere una riflessione collettiva sulle nostre responsabilità di uomini e donne abitanti nell’unica terra che, per citare un antico detto pellerossa, “non abbiamo ereditato dai nostri padri ma abbiamo ricevuto in prestito dai nostri nipoti”…

Pubblichiamo di seguito una breve cronaca, scritta da un socio di ItaliaNostra, che vive in un piccolo centro montano ricadente nel Parco nazionale del Pollino, in Calabria, territorio percorso nei giorni scorsi da numerosi roghi di origine dolosa.
È una testimonianza delle ferite che il fuoco ha lasciato dietro di sé, sconvolgendo l'ecosistema di buona parte di un territorio montano di straordinaria bellezza, di un paesaggio suggestivo violato da incendiari assassini, delinquenti che hanno causato danni e perdite incalcolabili.

Una settimana di fuoco tra i monti del Parco del Pollino

Io non ho avuto il coraggio di fotografare quello che ho visto nelle ultime settimane nel mio paese. Nemmeno i vecchi con cui ho parlato si ricordano di aver assistito mai ad un disastro simile nei tanti anni della loro vita.
Hanno incendiato tutto nella valle del Lao: leccete, macchia, faggi, querce secolari: tutto. La Fresta (foresta), la Montagnola fino a Scorpani-Orsomarso, La Fagosa, Piano di Fosse, Colle di Trodo, Scaricapietre, Tremoli, Vignali, La Massa-Lariuso, San Rocco, San Filippo.
Gli animali dai boschi scappavano, faine e ricci investiti dalle auto sulla ss Scalea-Mormanno, i falchi gridavano nel cielo pieno di fumo forse avendo abbandonato i piccoli nei nidi tra le fiamme, mentre la gente cercava di salvare i propri orti, gli uliveti sbattendo sulle fiamme disperatamente rami verdi di ginestra. Il sole era rosso, si soffocava.
Ho chiamato alle 13,08 di lunedì 20 Agosto il 1515 per l'incendio che è partito sulla montagna di fronte al paese, poi diverse volte ogni giorno fino all'altro ieri martedì 28 Agosto quando ho lasciato Papasidero mentre il fuoco (quello del 20 trascurato all'inizio per 3 giorni e poi mai spento del tutto!) bruciava le verdi leccete di Lariuso al confine con Laino Castello sul fiume Lao e dove spero che gli imponenti lecci secolari abbiano fermato il fuoco con la frescura e la pulizia naturale del loro sottobosco.
In questi giorni ho parlato più volte col 1515 di Roma, col 800496496 di RC, con la sede operativa di CS. Dall'inizio dell'incendio del 20 Agosto hanno mandato i canadair solo dopo 3 giorni e non hanno nemmeno spento i focolai che il vento ha portato al monte Ciagola e poi giù alla Massa e quindi a Lariuso.
Intanto i piromani (uno vestito bianco è stato avvistato anche in un caso da alcuni anziani mentre innescava un incendio) hanno incendiato le altre località e non bastavano nemmeno 2 canadair solo per Papasidero o gli elicotteri di Mormanno. A Papasidero c'è la sensazione rassegnata che sia tutto finito, il verde si intende, non gli incendi. Alcuni volontari hanno spento un incendio appena appiccato sulla via di contrada Vitimoso nei pressi di una casa con un invalido all'interno. Ora si spera che qualcuno tagli i lecci bruciati per far ricrescere i giovani in modo che tra 10 anni qualcosa ritorni come prima, nuovi incendi permettendo.

IncendioCastrocucco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IncendioTrecchina

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: gruppo17 alle ore 11:34 | link | commenti
categorie: 06 cronache
venerdì, 24 agosto 2007

Cronache
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ANCORA  RUTELLI E "IL NO A TUTTO"
Una replica della Sede Centrale di Italia Nostra

Giovanni Losavio, Presidente Nazionale Italia Nostra

Il Presidente di Italia Nostra Giovanni Losavio si è rivolto al Ministro Rutelli contestando fermamente le dichiarazioni rese al Festambiente di Rispescia nel Grossetano, secondo le quali (come riportato dalla stampa nazionale) Italia Nostra è da considerare tra gli “alleati di chi ogni giorno distrugge il paesaggio”, perché “si oppone alla loggia di Isozaki a Firenze, o alla nuova struttura dell’Ara Pacis a Roma o al ponte progettato da Calatrava a Venezia”. Non preoccupa tanto l’insulto gratuito che si stenta a riferire al consueto stile del ministro, quanto piuttosto il programma cultural-politico del suo ministero(che traspare da quelle dichiarazioni) fatto di dieci, cento logge di Arata Isozaki, di monumentali teche per simil-ara-pacis, di inutili ponti ad effetto che possono soltanto nascondere i veri problemi dell’ambiente urbano in cui siano inseriti.
Dispiace che il Ministro, invece di entrare nel merito degli argomenti critici, si richiami allo schema polemico che evoca il partito del non fare, quando invece proprio Italia Nostra sostiene da sempre il principio di fare presto e bene, ma ciò che davvero è necessario per la salvaguardia del patrimonio culturale. Mentre è inaccettabile l’abbandono dei principi che hanno ispirato la “carta del restauro”, dettata per contrastare l’arbitrio del gusto incontrollabile del progettista e formalmente assunta dalla stessa Amministrazione ministeriale come vincolante regola che guida ogni intervento sul singolo bene culturale, precludendo ogni moderna addizione al suo assetto autentico. Sicché non possono essere poste in gara, e pure attraverso un concorso internazionale, le innovazioni immaginate da Gregotti o Isozaki per abbellire il disadorno prospetto posteriore del monumentale edificio vasariano degli Uffizi.
E altrettanto grave è l’abbandono dei principi del risanamento conservativo e del restauro che la moderna cultura della tutela ha esteso (con gli ovvi adeguamenti alla dimensione urbana) ai centri storici, riconosciuti essi stessi come unitari, benché complessi, beni culturali,ai quali dunque non si addicono gli esercizi di stile della architettura di oggi. Alla quale spetta l’impegno, di alta responsabilità civile,di restituire dignità di moderna città a quella parte assai più estesa degli insediamenti urbani che ancora dobbiamo identificare come periferia della città antica.

postato da: gruppo17 alle ore 16:12 | link | commenti
categorie: 06 cronache
martedì, 21 agosto 2007

Cronache
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RUTELLI E IL "NO A TUTTO"!
(con una nostra replica)

Questo il Comunicato Ansa sulle dichiarazioni rilasciate dal Ministro Rutelli a Rispescia, nel corso di Festambiente, il 17 agosto u.s.

AMBIENTE: RUTELLI, RISCHIO VILLETTOPOLI, MA ANCHE TROPPI NO

«Esiste in Italia una minaccia che si chiama Villettopoli, cioè un’alluvione di cemento che fa male al territorio, ma esiste anche il rischio di troppi no alla trasformazione e alla buona architettura». Lo ha detto il ministro ai Beni Culturali Francesco Rutelli, stasera a Festambiente per partecipare ad un convegno sul tema «Il paesaggio: un patrimonio per l’Italia di qualità». «Quando io voglio combattere i nuovi barbari che vogliono distruggere il paesaggio - ha aggiunto Rutelli - devo avere come alleati coloro che vogliono fare delle buone realizzazioni. Allora, la negatività di chi si oppone alla loggia di Isozaki a Firenze, o alla nuova struttura a Roma dell’Arapacis, o al ponte progettato da Calatrava a Venezia, ecco quelli che dicono no a qualunque trasformazione, in realtà sono alleati di chi ogni giorno distrugge il paesaggio». (ANSA).


ED ECCO LA NOSTRA REPLICA del 20.08.07

Mariarita Signorini, Roberto Mannocci
Consiglieri nazionali di Italia Nostra

Le dichiarazioni di Rutelli a Rispescia fanno, come suol dirsi, "di ogni erba un fascio", arrivando a bollare i contrari a certe opere come "alleati di chi ogni giorno distrugge il paesaggio", pertanto crediamo siano necessarie alcune puntualizzazioni.
1. Gli unici alleati dei distruttori del paesaggio sono indiscutibilmente quelle Amministrazioni comunali, provinciali e regionali che con i miraggi dello sviluppo e della messa a reddito del territorio rendono possibile l'assurda metastasi edilizia da tempo in atto.
2. Della distruzione paesaggistica sono pure corresponsabili gli stessi Uffici delle Soprintendenze,  prive di strumenti sia operativi che economici, che normativi e sempre drammaticamente sotto organico per svolgere la delicata e fondamentale mansione di tutela a cui sono preposti.
Il Ministro Rutelli dovrebbe intervenire con urgenza per verificare lo status di confusione normativa,le criticità e le provvisorietà che affliggono i suoi uffici periferici per porvi immediatamente rimedio.
3. Dire NO a tutto e ovunque, in modo preconcetto, è ovviamente sbagliato, ma sia i NO, che i pletorici SI'devono essere articolati, giustificati e valutati.
Tra i parametri di valutazione devono entrare prepotentemente il rapporto dell'opera nuova con il contesto paesaggistico e il suo effetto su questo contesto.
4. Non può passare il concetto che tutto può essere fatto ovunque, purché sia di qualità!
Il SI' ovunque, purché di alto valore intrinseco, è un motto che piacerebbe a parte degli speculatori e dei distruttori del paesaggio, anche perchè ci si addentrerebbe nei meandri del concetto di estetica, un terreno quando mai scivoloso e opinabile.
Esistono invece situazioni paesaggistiche e storiche che devono soltanto essere "restaurate" e "conservate". Il "bel" pezzo nuovo di architettura non può sostituirsi alla necessaria coerenza urbanistica né al valore storicizzato già presente del contesto.

Entrando nel merito della citata loggia di Isozaki all'uscita degli Uffizi, su questa pensilina, come è stata battezzata sin dalla sua nascita, che risulta ribelle ai principi del restauro architettonico,Italia Nostra ha preso partito 'contro', a suo  tempo, con raccolte di firme e con  dichiarazioni a mezzo stampa.
Si deve dire che l'iter procedurale in questo caso è stato trasparente e regolare e che Isozaki ha vinto un concorso internazionale bandito nell'ormai remoto 1998 (su invito a soli sei partecipanti) e valutato da una commissione mista composta da Comune di Firenze-Soprintendenza-Ministero. Tuttavia  tale progetto prevalse per un solo voto rispetto al progetto di Gregotti, assai più rispettoso del contesto e decisamente meno di rottura, all'uscita di uno dei più importanti musei del mondo.
Ma ormai parrebbe tardi per i se e per i ma, dato che entro l'anno sarà consegnato il progetto esecutivo; se realizzata dunque l'opera è già destinata a scatenare altre interminabili e inevitabili discussioni e polemiche, col risultato che la stessa cittadinanza, che dovrà essere sempre più parte attiva nella tutela del proprio paesaggio, resterà divisa sulla valutazione di un manufatto che va a incidere pesantemente proprio nel cuore degli Uffizi, il luogo simbolo senza il quale una visita nella città medicea è incompleta.
E' naturale perciò che toccando tasti che riguardano il concetto di paesaggio in rapporto all'identità stessa delle popolazioni, si scatenino infiniti dibattiti.
E non crede il Ministro che proprio nel confronto di opinioni stia il fare cultura e la vivacità culturale di una società?
 

postato da: gruppo17 alle ore 23:03 | link | commenti
categorie: 06 cronache

Cronache
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DALLA POLITICA ALLA MORALE!
A Lucca - L'affaire Circoscrizioni

Diamo il via ad una serie di considerazioni e fatti che vanno al di là del territorio e del paesaggio, ma che ci coinvolgono come cittadini. Episodi, atteggiamenti  ed eventi che testimoniano che nessuna salvezza  per il territorio sarà possibile se si disgiunge la politica dalla correttezza e dalla morale... E, purtroppo, le forze politiche, tutte le forze politiche, non se ne accorgono!

"Attraverso la Stampa faccio un appello a tutte le forze politiche e ai Capigruppo Consiliari che presto dovrebbero riunirsi per esaminare lo stallo delle 9 circoscrizioni lucchesi che non riescono a "partire". Eppure sulla carta le maggioranze ci sono, 7 circoscrizioni del centrodestra e due del centrosinistra,.....ma esiste un problema che le accomuna tutte: la spartizione personale dell'indennità prevista per il Presidente (circa 1.900 Euro mensili lordi). Il problema è tutto qui perché questo "stipendio" fa gola a troppe persone all'interno delle maggioranze suddette....Certamente c'é anche il problema di centellinare queste cariche distribuendole ed equilibrandole col bilancino tra i vari partiti delle coalizioni (che è  mala-politica anche questa).....ma l'elemento scatenante di questa pazzesca situazione è proprio e solo questa appetibile indennità. Si è riproposto (come talvolta è successo in passato) la turnazione della carica a metà mandato, ma si è arrivati anche a proporre la turnazione a tre oppure (cosa dell'ultimo momento) l'equa ripartizione di quel "tesoretto" tra ogni presidente e i propri vice.... Proprio questo indegno "mercato" affronteranno i Capigruppo Consiliari nella prossima imminente riunione. Spero (ma senza illudermi) che da tale riunione non nasca nessuna proposta di squallido "accomodamento" portando in Consiglio una revisione del Regolamento delle Circoscrizioni immediatamente operante per distribuire le stesse prebende a rose più ampie. Spero (sempre senza illudermi) che la massima Istituzione comunale non avalli questo concetto di politica-mercato con la scusa di voler fare funzionare questi organismi. Questi Organismi sono espressione di democrazia e di partecipazione dal basso, diranno i soliti! E' questa che si sta manifestando la Democrazia? Ci si dica concretamente quale espressione di democrazia è stata dimostrata da questi Organismi in passato e a cosa sono servite queste strutture se non ad alimentare i primi passi di carriere politico-amministrative e quindi soltanto ad alimentare la classe politica. Ci si dica quale intervento pubblico non sarebbe stato possibile senza la presenza di questi pletorici e presuntuosi parlamentini e quale partecipazione sono in grado di garantire se il loro atteggiamento è sempre di supino supporto o aprioristicamente contrario alle decisioni del Comune a seconda della maggioranza che li governa. Spero (purtroppo senza illusione alcuna) che il Consiglio Comunale voglia salvaguardare quel minimo di dignità che gli compete rigettando qualsiasi modifica delle norme e dei regolamenti per far fronte a questo vero e proprio "mercato delle vacche". Le regole non si cambiano mai quando i giochi sono aperti! Con le regole vigenti (che tutti conoscevano) sono stati formati i consigli circoscrizionali e con tali regole devono (se ci riescono) iniziare a vivere. Se non partono e non operano la responsabilità ricade su di loro ed è esplicita di fronte all'opinione pubblica.  E se non riescono a dar vita ad una struttura operante, c'é una sola cosa da fare: le dimissioni di tutti. Nessuno, ne siamo sicuri, si accorgerà di questa mancanza! Non è qualunquismo....è la realtà! Spero, infine e invece, (con un po' di illusione) che il Consiglio Comunale riveda drasticamente questa abnorme presenza  nel numero delle circoscrizioni. Da parte mia sarei favorevole alla loro totale cancellazione a partire dal prossimo mandato amministrativo. Un bel risparmio per i costi inutili della politica!"

postato da: gruppo17 alle ore 22:55 | link | commenti
categorie: 06 cronache
sabato, 18 agosto 2007

Cronache
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Italia Nostra perde un eccellente urbanista oltre che un caro amico

Firenze 18 agosto 2007

Dopo lunga malattia è deceduto, venerdì sera, Augusto Boggiano, era docente alla facoltà di Architettura di Firenze, allievo di Edoardo Detti, era urbanista di chiara fama.
Vasta la sua carriera di studioso del paesaggio e di pianificazione urbana. Era membro del consiglio direttivo della sezione fiorentina di Italia Nostra, ed è stato relatore a vari convegni organizzati dall'associazione sulla L.R.1/2005, dal dicembre 2004 in poi.
Ha svolto il ruolo di Consulente per il Paesaggio per l'Assessore regionale Mariella Zoppi, nel precedente mandato amministrativo regionale.
Memorabile il volume che ha curato su incarico del Comune “Passeggiare Firenze” studio di fattibilità di un sistema di percorsi pedonali all'interno delle aree extraurbane, un'opera che resterà a testimonianza del suo grande amore per il paesaggio dei colli fiorentini. Diversi sono stati i piani strutturali ai quali ha lavorato, facendo parte anche della commissione edilizia del Comune di Lucca negli anni '70 dove, in collaborazione con altri professionisti, ha elaborato i piani di recupero delle ex Caseme Lorenzini e Garibaldi su incarico della prima Amministrazione Fazzi, mentre su incarico dell'amministrazione Micheloni, guidò la stesura del primo Piano Strutturale di Capannori. Ad Augusto Boggiano si deve anche il sostanziale contributo per il salvataggio del parco della Versiliana dalla lottizzazione prevista.
Nel mese di giugno 2004 ha partecipato, nella veste di consulente regionale, al convegno organizzato da Italia Nostra Lucca “La Corte Rurale Lucchese” con un importante intervento sulle caratteristiche del paesaggio agrario locale.
I funerali si celebrano oggi, 18 agosto, nella cattedrale di Pietrasanta alle ore 16.00.

Mariarita Signorini e Roberto Mannocci
Consiglio nazionale di Italia Nostra per Italia Nostra Toscana

postato da: gruppo17 alle ore 14:48 | link | commenti
categorie: 06 cronache
mercoledì, 27 giugno 2007

Cronache
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TOSCANA/ ASSEMBLEA DEI COMITATI

La Rete Toscana dei Comitati coordinati da Alberto Asor Rosa ha indetto un'importante assemblea per il giorno sabato 7 Luglio a Firenze.

Cliccare sull'icona per visualizzare la locandina dell'evento:

7 LUGLIO_LOCANDINA

 

postato da: gruppo17 alle ore 20:51 | link | commenti
categorie: 06 cronache
giovedì, 14 giugno 2007

Cronache
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Variante valico e terza corsia si ipotizza il reato ambientale.

Il pm dei danni Tav in Mugello manda gli ispettori: fiumi inquinati e smaltimenti irregolari?

Le aziende interessate sono Baldassini & Tognozzi, Todini e Toto Costruzioni

 

La Repubblica – Firenze 7/6/07

Franca Selvatici

 

Dopo la Tav, anche la variante di valico e la terza corsia dell´autostrada del Sole finiscono all´attenzione della magistratura per i rischi ambientali conseguenti ai vasti lavori di scavo e di sbancamento previsti dai rispettivi progetti. Ieri gli investigatori della sezione di polizia giudiziaria della guardia di finanza hanno eseguito ispezioni e perquisizioni nei cantieri delle aziende che hanno in appalto e in subappalto i lavori per la realizzazione della variante di valico e della terza corsia autostradale del tratto fiorentino dell´Autosole.
Il pm Giulio Monferini - lo stesso magistrato che ha avviato le indagini sui contestati danni ambientali causati al territorio del Mugello dai lavori per l´alta velocità ferroviaria, e che insieme con il collega Gianni Tei sostiene l´accusa nel processo in corso di svolgimento - ha inviato gli uomini della polizia giudiziaria ad ispezionare lo stato dei luoghi e ad acquisire documenti in tutti i cantieri che partecipano ai lavori. Le aziende interessate sono la Baldassini & Tognozzi, la Toto Costruzioni Generali e la Todini, ma numerosi cantieri sono in subappalto, e per ogni situazione deve essere identificato il responsabile della ditta che opera materialmente nonché il direttore del cantiere. Al momento - spiega l´avvocato Sandro Traversi - non risultano indagati.

La procura si è mossa per verificare la sussistenza di due ipotesi di reato: il danneggiamento aggravato di acque e lo smaltimento illegale delle terre di risulta degli scavi e degli sbancamenti. Nel primo caso, con riferimento ai lavori per la variante di valico, al centro dell´indagine vi è lo stato di salute di numerosi corsi d´acqua, come la Sieve, il Casaglia, la Stura e altri, dove sarebbero stati trovati materiali inquinanti in sospensione, fanghi e idrocarburi, verosimilmente provenienti da alcuni dei cantieri o degli impianti di betonaggio impiantati lungo tutto il percorso della nuova autostrada, da Castiglione dei Pepoli, in Emilia Romagna, giù verso sud.

Quanto invece ai lavori per la realizzazione della terza corsia dell´Autostrada del Sole nel tratto fiorentino, la procura intende accertare se le terre di risulta degli sbancamenti e della perforazione delle gallerie vengano smaltite regolarmente. In particolare sono state compiute verifiche sui lavori di scavo delle gallerie del Melarancio, di Pozzolatico, di Poggio Secco e delle Romite, e sono stati ispezionati i cantieri di Scandicci, Impruneta e Firenze presso gli imbocchi delle gallerie.

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mercoledì, 09 maggio 2007

Cronache
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ALLARME DA NANTO (Vicenza)
“L'UNESCO VUOLE CANCELLARE LE VILLE PALLADIANE”
Allarme al convegno “Gli anni dell’abbandono” lanciato da Italia Nostra, Sezione Medio e Basso Vicentino.
Ecco il resoconto della giornata come pubblicato sul Gazzettino del 6 maggio 2007
 
Roberto Luciani
 
Nanto
Vicenza depennata dal World Heritage List dell'Unesco? Mentre capoluogo e provincia si avvicinano alla ricorrenza dei 500 anni della nascita di Andrea Palladio, Italia Nostra rilancia l'ipotesi. Lo fa da Nanto per bocca dell'avvocato Gianluigi Ceruti, moderatore al convegno "Gli anni dell'abbandono" sull'urbanizzazione e la gestione del territorio del Basso Vicentino e uno dei tre avvocati del ricorso opposto dall'Onlus ambientalista contro la Autostrada Valdastico Sud.
«Il tracciato previsto, oltre a tagliare in due fiorenti aziende agricole, sfiora siti architettonici di grande pregio, come la palladiana Villa Saraceno a Finale di Agugliaro o Villa Fogazzaro a Rovolon. Per questo l'Unesco sta discutendo se togliere Vicenza dall'elenco dei luoghi patrimonio dell'Umanità». Nervo sempre scoperto quello della A31, "l'autostrada della vergogna" come l'ha definita in ogni passaggio l'avvocato moderatore. Un po' per quella sentenza del Consiglio di Stato che ha ribaltato il verdetto del Tar del Veneto, molto per le conseguenze che, a detta degli ambientalisti, avrebbe sulla zona, ultimo lembo di pianura agraria della provincia. Lungi dal darsi per vinta, Italia Nostra continua a puntare il dito contro i sindaci berici e padovani, per il loro appoggio ad un'opera ritenuta inutile e pericolosa. E a sperare che per il 2013, quando scadrà la concessione della Brescia-Padova, si provveda ad una gara europea. «In Trentino, dove molti Comuni vicentini chiedono provocatoriamente e polemicamente di approdare, tutti i sindaci dei centri che dovrebbero essere interessati dal prolungamento a nord dell'A31 hanno già detto "no". Risultato: l'autostrada non è stata neppure inserita nel Piano provinciale della viabilità. Riguardo alla concessione abbiamo manifestato al ministro Di Pietro tutto il nostro disappunto per una concessione affidata direttamente, eludendo la normativa comunitaria». Uno scontro ideologico ma anche politico, con Italia Nostra che boccia senza appello "l'urbanistica fai da te" del Veneto e accusa addirittura di fallimento la Giunta Galan: «Il Veneto e la provincia di Vicenza più in basso di così non potevano cadere. Non a caso siamo la Regione con la più alta presenza di Comitati di cittadini. Per non parlare delle varianti richieste e dei sotterfugi adoperati per aggirare la legge». Nel mirino allora anche gli strumenti urbanistici, a cominciare da un VIA italiano che sconfessa la direttiva Cee. Così a rimetterci, accusa Margherita Verlato, presidente della sezione Medio Basso Vicentino, è un territorio come quello del Basso Vicentino preso d'assalto anche da zone industriali e artigianali slegate fra loro e con capannoni spesso vuoti; ferito da numerose cave e messo a rischio da richieste di ampliamento e apertura. Un territorio sprecato, per il professor veneziano Francesco Vallerani, una costante del Veneto, dove l'eccesso di urbanizzazione porta a centri commerciali e lottizzazioni dedicati paradossalmente a Giotto, Giorgione, Tiziano, Palladio e pure a Petrarca, e alla perdita dello spazio. Una città generica, fuori controllo e senza memoria. Sulla quale il documentario di Cristian Zoccato sui luoghi del tracciato dell'A31, moderno "c'era una volta il paesaggio tutelato e la campagna vicentina", diventa epitaffio dolcissimo e nostalgico di un tempo che rischia di sparire per sempre sotto i colpi delle benne. 
 
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mercoledì, 02 maggio 2007

Cronache
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CROTONE CONTRO LA DISCARICA

Un vasto movimento civico formato da molte Associazioni si batte contro l’ampliamento della discarica e la realizzazione di un altro impianto di selezione a Crotone.
 
 
Noi cittadini del Movimento civico “No Alle Discariche”, composto dalle associazioni: Arci Nuova Associazione Crotone, Cittadinanzattiva, L’Iride, Associazione Cooperativa Giovanni Paolo II, Legambiente, Emily, Italia Nostra, Ass. Culturale Paideia, Comitato Centro Storico, Ass. I Geografi, Ass. Città dell’Uomo, Coop. Soc. “Agorà Kroton”, Cirolo Arci “ulture in… Movimento”, LiberAssociazione degli Aderenti Individuali alla Sinistra Europea, Lipu, WWF Crotone, Circolo Arci “Pagania”, Circolo Arci “Cutro XXI”, Circolo Arci “Libreria Cerrelli”, Aranceto, ENPA, Amici del Neto,CEA del Marchesato, Don Tonino Bello e da singoli cittadini, abbiamo deciso di far sentire le nostre ragioni e di dire chiaramente un chiaro NO all’ampliamento della discarica RSU di Columbra ed alla realizzazione di un altro impianto di selezione. Queste sono le ragioni:
Il Piano dell’emergenza rifiuti è miseramente fallito, nonostante sia stato approvato con ordinanza commissariale nel 1998, integrato con la redazione di uno specifico Piano generale della raccolta differenziata nel 1999, completato con il Piano delle bonifiche dei siti inquinati da Rifiuti solidi urbani sempre nel 1999 e trasformato in Piano regionale di gestione rifiuti nel 2002, tra l’altro approvato dall’Unione Europea.
Parmente falliti i quattro principi ispiratori del decreto Ronchi (legge n.22 del 5 febbraio 1997): la “responsabilità condivisa”, le “4R”, la “prossimità” e “l’autosufficienza”, pienamente sposati dal Piano regionale dei rifiuti.
In Calabria, come dimostrato dal Rapporto rifiuti 2006 dell’Apat, presentato il 13 febbraio scorso, non c’è stata ancora nessuna riduzione della produzione dei rifiuti, il conseguimento dell’obiettivo minimo pari al 35% di raccolta differenziata, da raggiungere a partire dal 2003, è un mero sogno, e la discarica non è stata assolutamente abbandonata come sistema di smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Tant’è che a Crotone il privato, che già smaltisce i rifiuti di gran parte dei Comuni della provincia e quelli provenienti da fuori provincia, ha chiesto alla Regione Calabria l’autorizzazione per l’ampliamento della discarica per Rsu e la realizzazione di un impianto di selezione in località Columbra.
Noi del Movimento civico “No Alle Discariche” rispondiamo con un convinto NO a questa richiesta.
Infatti, Crotone non ha bisogno di nessun’altra discarica poiché, come previsto nel Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, i RSU dovrebbero essere conferiti all’impianto di selezione di Ponticelli che è finalizzato a produrre FOS (Frazione organica stabilizzata) e CDR (Combustibile derivato dei rifiuti) da inviare al termovalorizzatore di Gioia Tauro.
 Lo stesso vale per la raccolta differenziata il cui stoccaggio dovrebbe avvenire sempre nell’impianto di selezione che sarebbe finalizzato alla selezione e separazione del rifiuto da riciclare ed alla produzione di compost da destinare alle attività agricole. In realtà, come già detto, nulla di tutto questo avviene.
Pertanto, la richiesta del privato di aumentare la capacità della propria discarica, così come quella di realizzare un nuovo impianto di selezione, non è motivata sicuramente dalla necessità di affrontare un’esigenza del territorio crotonese, ma sarebbe finalizzata unicamente a smaltire i rifiuti della provincia di Cosenza, in contrasto con quanto previsto dal Piano Regionale dei Rifiuti, che peraltro in detta Provincia non è mai stato attuato.
A ciò si aggiunge che Crotone, ai sensi della legge n.426/98, è già Sito di interesse nazionale da bonificare come “area del crotonese interessata da inquinamento di tipo industriale e da inquinamento derivato da RSU e rifiuti alluvionali - località Passovecchio, fascia costiera e discarica di Tufolo-Farina”.
Per tutti questi motivi le associazioni chiedono che, per il rispetto della legge, i competenti uffici regionali non concedano le autorizzazioni richieste e si impegnino per il futuro ad attenersi alle norme enunciate nel Piano Regionale dei Rifiuti, per impedire che il territorio di Crotone, già fortemente inquinato, sia sempre più circondato da troppi impianti di smaltimento che costituiscono fonte di serio e grave pericolo per la salute dei cittadini e per la tutela dell’ambiente.
Sarà data, in seguito, comunicazione delle ulteriori iniziative che il Movimento Civico “No Alle Discariche” intende promuovere.
Invitiamo tutta la cittadinanza a mobilitarsi.
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martedì, 01 maggio 2007

Cronache
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INCONTRO-DIBATTITO:
“I centri storici sotto assedio:
i cambiamenti e gli interventi degli ultimi anni”

Italia Nostra Medio Valdarno Inferiore

Venerdì 4 maggio, ore 21:15 

Auditorium della Fondazione Montanelli Bassi, nei locali superiori del Palazzo della Volta,
via G. di San Giorgio 2 - Fucecchio.

Interverrà Marco Baldacci (architetto)

Per Informazioni: 3281289087 
mediovaldarno@italianostra.org

La S.V. è invitata a partecipare.

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lunedì, 30 aprile 2007

Cronache
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NANTO (VI) - GLI ANNI DELL'ABBANDONO

Un convegno organizzato da Italia Nostra, Sezione Medio e Basso Vicentino

Cliccare sull'immagine per i dettagli 

Convegno 

 

 

 

 

 

 

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martedì, 24 aprile 2007

Cronache
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LIRICA, INDAGINE DEL MINISTERO SULLE TORRI DEL NUOVO TEATRO

Laura Marchetti. Il sottosegretario: mi risultano non rispettati alcuni parametri ambientali.

Il Tirreno, Cronaca di Viareggio 22/4/07

TORRE DEL LAGO. Ridotte al minimo e in metallo rivestito da speciale legno lamellare. Sarà il nuovo volto delle due torri sceniche, lato lago, del nuovo Teatro della musica. Che il ministro Rutelli ha inserito nel censimento dei casi più critici in Italia.
Il clamore suscitato dalle posizioni di Simonetta Puccini, nipote del maestro della lirica, e da Italia Nostra e la conseguente decisione del ministero dei beni culturali di considerare le torri del costruendo teatro tra gli “ecomostri” hanno portato ieri, sul Belvedere, le telecamere di “Ambiente Italia”, trasmissione di Rai Tre.
Il ministero. In diretta da Roma, Laura Marchetti - sottosegretario, con delega al paesaggio, al ministero retto da Rutelli - non ha avuto parole tenere per la costruzione sorta sulle rive care a Giacomo Puccini: «Sulle rive del Massaciuccoli - ha dichiarato Marchetti - l’ambiente non è uno sfondo e non ci può essere differenza alcuna tra natura e cultura». Su quello che ritiene «un oltraggio», Marchetti ha annunciato che il ministero «sta indagando, perché mi risultano non essere stati rispettati alcuni parametri ambientali».
Risponde il sindaco. Un’affermazione che suscita una secca replica da parte del sindaco Marco Marcucci. Il quale, a telecamere spente, dichiara: «Ho un grande desiderio che vorrei fosse esaudito: quando un sottosegretario teme irregolarità quali che siano, il giorno dopo vada in ufficio e se ha detto una sciocchezza si scusi».
Replica Italia Nostra. A sostenere la tesi di Marchetti, sono i rappresentanti di Italia Nostra. Per Nicola Caracciolo (presidente regionale) - secondo il quale «quando un progetto nasce male è bene dimenticarlo»
- e Maria Rita Signorini (esponente nazionale) il teatro della lirica è venuto su «senza poter dimostrare di aver avuto una valutazione di impatto ambientale positiva».
Le spiegazioni del Parco. Un’affermazione alla quale ha risposto direttamente il presidente del Parco di Migliarino-San Rossore, Giancarlo Lunardi: «Il teatro ha ottenuto la sola valutazione di incidenza ambientale, perché la legge numero 79/1998 della Regione Toscana non prevede la “Via” citata da Italia Nostra». La differenza è presto detta: mentre il primo documento è uno «studio di incidenza a salvaguardia della biodiversità», come spiega ancora Lunardi, la valutazione di impatto ambientale «si occupa anche di quale rapporto avrà col paesaggio ciò che si andrà a costruire», come sottolinea Italia Nostra.
«Per una struttura del genere, con così tanti metri quadrati di cemento sulla riva del lago - insiste Maria Rita Signorini - non poteva non essere richiesta un’analisi di come finiva per essere inserita nel paesaggio circostante».
A spingere sull’acceleratore in questo senso - è il senso del dibattito improvvisato a fine trasmissione - avrebbe dovuto essere il governo.
Legno contro cemento. A prendersi la responsabilità, pochi giorni fa, di annunciare l’abbattimento delle due torri lato lago e la loro sostituzione con due elementi più bassi e più fini, era stato il sindaco Marcucci. Che davanti alle telecamere di Rai Tre, ha confermato la scelta spiegando: «Saranno due strutture in acciaio e legno, molto più leggere». Un «compromesso», insomma, gli ha ribattuto Vittorio Sgarbi in collegamento da Milano» definendo «orrido» il cemento e spiegando che «le torri sceniche si costruiscono con il legno, del tipo più resistente, ma sempre legno. Perché niente degrada più rapidamente del cemento armato». Per il critico ed ex ministro, le quattro torri vista lago di Massaciuccoli «sono un cancro e un insulto alla memoria di Puccini stesso».
La parola a Simonetta. Simonetta Puccini, interpellata sul progetto di ridimensionamento delle torri e sulla copertura in legno lamellare, non si è sbilanciata né a favore né contro: «Bisogna vedere», è stata la risposta laconica alla quale è seguito un ribadire che «il Festival si è sempre adoperato per la riuscita della stagione musicale, ma è stato scelto male il luogo dove far nascere il teatro».
Dal punto di vista sentimentale, ha concluso la nipote del maestro, «fosse per me non vorrei nessuna torre. Per me il lago doveva restare com’era».
«Rispetto l’idea di Simonetta Puccini», è stata la risposta di Manrico Nicolai, presidente della Fondazione Festival Pucciniano: «La vera sfida - e ci tengo a ribadirlo - è però avere il teatro sul lago. Ed è perché crediamo in questo progetto che abbiamo accettato di rivedere le torri per ridurre l’impatto e la funzionalità». Al ministero dei beni culturali, Nicolai ha lanciato vai tubo catodico una proposta: arrivare a siglare «un accordo di programma per rivedere l’intera funzionalità del palcoscenico del nuovo teatro in funzione di un’acustica migliore». Da tempo il presidente della Fondazione coltiva l’idea di una «conchiglia acustica» sopra il palcoscenico: «Credo che, sia pur di tipo mobile, sia un accorgimento indispensabile».
Alla domanda sugli eventuali problemi, proprio sull’acustica, che il ridimensionamento di due delle quattro torri sceniche potrebbe causare, Nicolai glissa e si limita a commentare «bisogna capire che cosa vogliamo intendere per acustica».
Anche il primo cittadino, una volta finita la trasmissione, ha parole positive per le dichiarazioni di Simonetta Puccini: «Ho apprezzato - spiega - che sia Simonetta che Vittorio Sgarbi abbiano per così dire sospeso il loro giudizio. Mi pare confortante».
Il ricorso al Tar. Resta pendente sul capo del futuro teatro della lirica, nella frazione pucciniana, il ricorso al Tar presentato da Rifondazione comunista come ha ricordato la capogruppo in consiglio comunale, Rossella Giusti: «Il lago è un sito delicatissimo, un territorio umido che le leggi nazionali ed europee impongono di non stravolgere». Questo teatro - ha replicato Marcucci - «è inserito nei piani regionali di riferimento. E tutte le scelte sono state fatte passando per la conferenza dei servizi».
Su questo istituto dice la sua anche la rappresentante nazionale di Italia Nostra: «Sempre di più riteniamo - spiega Signorini - che le conferenze dei servizi altro non siano che grimaldelli per scardinare l’impianto legislativo esistente». Nient’altro, insomma, che «il luogo dove ci si ritrova unicamente per mettere nero su bianco che siamo già tutti d’accordo».
Sulle note di “un bel dì vedremo...” le luci della ribalta si spengono e altre voci la fanno da padrone sul Belvedere: quelle delle scolaresche in visita a villa Puccini dove il tempo, per dirla con la nipote, si è fermato.
 

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Il Tirreno, Cronaca di Viareggio

Il consigliere Roggiolani: «Critiche anche per gli assessori distratti»

Chiamato in causa dal sindaco Marcucci che ha ricordato di aver preso ogni decisione relativa al nuovo teatro nell’ambito di quanto indicato dalla Regione, il consigliere regionale dei Verdi, Fabio Roggiolani, ha dichiarato: «È evidente che c’è stato, da parte di Parco e Regione un ritardo nell’intervento» che avrebbe dovuto portare ad uno stop preventivo del progetto così come oggi è sotto gli occhi di tutti. «Critico anche i miei assessori - ha detto ancora Roggiolani - che evidentemente sono stati distratti. Su una questione come questa occorreva sicuramente maggiore rigidità».

D.F.

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domenica, 22 aprile 2007

Cronache
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RUTELLI E GLI ECOMOSTRI

Il ministro Rutelli presenta un elenco di ecomostri e per combatterne la nascita offre intese e  collaborazione ai Comuni. Ecco la nota giornalistica di Paola Pierotti  estratta da "Il Sole 24 Ore", Edilizia e Territorio, del 18 aprile 2007.
 

Rutelli scende in campo a difesa del paesaggio italiano annunciando una controffensiva che porterà tra l'altro a censire le emergenze del territorio, modificare il Codice dei beni culturali, demolire dove possibile gli ecomostri, rafforzare le soprintendenze e attivare intese ad hoc con le Regioni. «Il paesaggio italiano è uno dei nostri più grandi patrimoni - spiega il vicepremier e ministro dei Beni culturali - difendiamo lo sviluppo economico, l'industria dell'edilizia, ma scongiuriamo una crescita delle edificazioni che non lascino più ai nostri figli il paesaggio come bene insostituibile per il futuro, per la salute, per l'identità nazionale». Un appello deciso contro «la crescita esponenziale dei valori immobiliari» che spinge a «cementificare il territorio dell'Italia profonda». Nei giorni scorsi è stato presentato il primo esito del censimento dei casi più critici messo a punto con le relazioni che il ministero ha chiesto a 17 direzioni regionali e 30 soprintendenze per i beni architettonici e del paesaggio. In prima fila il dramma degli ecomostri come quello di Alimuri, lo scheletro in cemento che da più di 15 anni incombe sulla baia di Vico Equense: un albergo a più piani che non è mai stato completato; un impianto che poggia quasi sull'acqua diventato da tempo oggetto di vicende giudiziarie dall'esito controverso e per il quale il Comune campano ha recentemente deliberato a favore della definitiva demolizione. Tra gli altri casi che il ministero ha sotto gli occhi anche le 30 torri per l'eolico bloccate di recente dalla direzione regionale della Puglia vicino all'area archeologica di Saepinum, le torri innalzate per il teatro pucciniano a Torre del Lago, la variante urbanistica che avrebbe permesso una speculazione nella zona di Vigna Santuc-ci, teatro nel 1867 della celebre Battaglia di Mentana. E poi ancora l'area archeologica di Gravisca, sul Lido di Tarquinia, su cui insiste un ultimo scheletro abusivo in cemento armato che si sovrappone ai resti di un'antica struttura di domus romana. Un atlante degli ecomostri ma anche delle mega costruzioni in via di realizzazione in territori vincolati. Tra queste anche un porto turistico con banchina in cemento armato lunga 350 metri e con un intervento alberghiero con otto piani fuori terra in località Caviate, a Lecco; una lottizzazione residenziale a più ville con più piani in un'area verde compresa tra la strada provinciale Desenzano-Salò e il castello di Moniga sul Lago di Garda; il progetto di stabilimenti balneari, approdi per sport nautici, percorsi pedonali e ciclabili sull'unico tratto di spiaggia ancora integra per una lunghezza di 4 km a Sant'Andrea Apostolo dello Jonio, in provincia di Catanzaro.
«Oggi - osserva il ministro - si moltiplicano lottizzazioni e insediamenti» e «c'è la necessità di governare queste trasformazioni. L'80% del nostro territorio infatti è amministrato da Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti, da municipi che spesso non hanno neanche un geometra, figuriamoci l'architetto paesaggista». Insomma «l'unica strada è la collaborazione - conclude Rutelli -, non possiamo pensare che i Comuni privi di ufficio tecnico possano fronteggiare da soli le richieste».